domenica 20 agosto 2017

Fantozzi aveva improvvisamente capito di doversi dare al ciclismo

La seria crisi del movimento di Comunione e Liberazione era già cominciata da anni ma fu ufficializzata da quella sferzata a piazza san Pietro due anni fa, che dai piani alti ci comandarono fin da subito di spacciare per carezza. La recente intervista di don Carrón conferma quell'ordine perentorio di scuderia insistendo nel sostenere la teoria dei Grandi Cambiamenti Radicali Senza Precedenti[1] che forse non sono tanto grandi, e ancor meno radicali, e ancor meno senza precedenti, visto che noialtri popolino bue veniamo ossessivamente considerati incapaci di notare.

Ho sempre diffidato di coloro che ad ogni questione replicano cambiando discorso e infilando le parole "ben altro". Me lo ha insegnato il movimento, a diffidare di chi declassa questioni teologiche a pastorali, psicologiche, politiche, quando non addirittura a slogan e sofismi. Me lo ha insegnato don Giussani, specialmente per ciò che riguarda la fede, il riandare agli aspetti essenziali piuttosto che crogiolarsi nel benaltrismo. Per questo mi addolora leggere don Carrón paragonare le esternazioni del Papa al linguaggio sì duro, ma non imbarazzante, usato da Cristo. La fedeltà al Suo Vicario andrebbe intesa come tifoseria? Quando il Papa fa un pasticcio, occorre in verità tacere e pregare perché si ravveda e confermi i suoi fratelli, non ostentargli appoggio incondizionato, non tentare di far sembrare sacrosanta e infallibile l'imbarazzante esternazione.[2] Quando dice che Bergoglio sarebbe la "radicalizzazione" di Ratzinger, restiamo a bocca aperta pensando che si tratti di una barzelletta di cattivo gusto.[3]

Ed è imbarazzante perché il Papa non si rivolge a qualche novello Zaccheo - che, ricordiamolo anzitutto a Carrón, già desiderava vedere il Signore e ha cambiato vita ancor prima che il Signore entrasse in casa sua. Ed è imbarazzante che Carrón ci ammannisca un discorso su un'imprecisata libertà, imprecisati conflitti, imprecisati confronti, imprecisato ottimismo... ma scusate, Carrón è il capo del movimento o è l'ultimo arrivato in Azione Cattolica? Non è che a un discorso fumoso si appiccica l'etichetta "Cristo ha incontrato" e improvvisamente il tutto diventa ciellinissimo e cattolicissimo.[4] Un sazio perbenismo non si combatte con un perbenismo imborghesito, e ancor meno un donchisciottesco attaccare nemici pressoché inesistenti, come il presunto moralismo dei presunti fanatici delle regole, sostituito da un incontrismo senza regole in cui magicamente l'incontrarsi fa diventare tutti più buoni.[5]

Ma forse Carrón, dopo due sessenni alla guida del movimento, ha in agenda qualcos'altro.


1) Per parlare di "cambiamenti" occorre precisare rispetto a cosa. E perciò dare anche un giudizio. Mancano nelle scuole di comunità sia il primo che il secondo. Un cambiamento di cui è vietato parlare è -ad esempio- l'avere un Papa di cui vergognarsi. Un altro tabù è l'autoriduzione del movimento a ciò che avevamo sempre criticato, a partire dalle alte sfere. Ma non sono questi i "grandi cambiamenti epocali" di cui parla Carrón.

2) Che il Papa abbia sempre bisogno di "ravvedersi" per confermare i suoi fratelli non è un'opinione. C'è qualcuno che si è ravveduto di più, qualcuno di meno. Questi due punti dovrebbero essere sufficienti a capire che è un errore madornale l'atteggiamento di tifoseria, e lo sapeva anche don Bosco, e lo sapeva ancor più l'Apostolo delle genti.

3) A chi si rivolge esattamente Carrón? Nonostante la collaudata abilità dialettica, ad un lettore più attento non sfuggirà che il suo papismo di maniera è stato inserito a forza nell'intervista per farlo apparire compatibile con la terminologia in voga nel movimento. Dico terminologia perché ho l'impressione che Carrón abbia annacquato i termini quanto basta, come se l'intervista fosse mirata a spacciarsi - dentro e fuori del movimento - per tifoso ultrà di papa Bergoglio. Ma a che serve esattamente?

4) Questo metodo funziona solo al contrario. Prendi una torta di qualsiasi qualità, appiccicale sopra una defecazione del tuo cane, e il risultato è sempre uguale qualsiasi torta tu abbia scelto.

5) È anche peggio di quando a furia di parlare di avvenimento i ciellini dimenticano che se avvenimento c'è stato, c'è poi anche l'invincibile sete di conoscenza delle verità di fede.

9 commenti:

Luca Gili ha detto...

grazie, bel post.
dice che Carron vuole diventare vescovo?

ciellino ha detto...

Non so immaginare cosa gli sia stato promesso o imposto, ma di sicuro da quell'annus horribilis del 2013 si direbbe che ci sia in ballo molto più del canonico piatto di lenticchie.

Luca Gili ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Luca Gili ha detto...
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ciellino ha detto...

Temo che gran parte del problema sia stato l'essersi autoridotti a tifosi del Papa (fu facile con Giovanni Paolo II, e fin troppo facile con Benedetto XVI) e quindi autocondannati ad essere coerenti con tale atteggiamento.

alphiton ha detto...

Questo post mi conferma sul fatto che in CL rispetto alla gestione del movimento da parte di Carron esiste un malpancismo piuttosto diffuso, che va ben oltre le maleducate e scomposte sparate di Socci e altri.
Il fatto è che il pontificato di Bergoglio si qualifica per una sensibilità teologica e pastorale molto diversa da quella dei due predecessori idolatrati da CL e di conseguenza si capisce lo spaesamento del ciellino minimamente accorto (molti si sono adeguati al nuovo corso senza neanche accorgersi di esso) che vede in Carron l'espressione di idee e modalità circa la fede non in linea con la storia pregressa del movimento. Da osservatore esterno devo dire che a me la linea di Carron piace, perché tenta di correggere le derive a cui il movimento oramai era soggetto.
Io credo che lo spartiacque sia stata la pubblicazione della lettera di Don Carron al nunzio apostolico Bertello in cui veniva indicata la figura di Angelo Scola come successore del Card. Tettamanzi a Milano. Una lettera firmata da Carron, ma in gran parte a lui non ascrivibile visto che in modo livoroso e privo di carità parlava della diocesi ambrosiana riferendosi ad un arco temporale rispetto al quale Carron non era ancora a Milano. Tale lettera, evidentemente frutto dello zoccolo duro della dirigenza del movimento, ha recato più di un problema a Carron, ma gli ha anche fatto aprire gli occhi. Quindi, secondo me, non c'è tifoseria a prescindere, ma un cambiamento di sensibilità che il sacerdote spagnolo sta tentando di trasmettere al movimento, portandolo su posizioni più "miti" rispetto all'esposizione pubblica e insistendo maggiormente sull'aspetto formativo dei membri di CL, vero tallone d'Achille del movimento.

ciellino ha detto...

Non troppi anni fa, quando mi sono accorto di aver aderito al movimento (poiché tutti i miei migliori amici vi erano dentro e con loro condividevo qualcosa di assolutamente grande), l'aspetto formativo riguardava la fede cattolica. Oggi comincio a nutrire qualche dubbio che sia ancora così. Il movimento non è più lo stesso che ho incontrato, lo noto per esempio dai patetici atteggiamenti di servilismo e tifoseria che fino a cinque o sei anni fa erano per noi esclusivamente oggetto di motteggi e sberleffi. Temo di non essere il solo a notarlo, visto che altri indizi (in particolare la decrescita dei Memores, un fatto assolutamente inaudito), non riducibili ad un malpancismo (cfr. il blog La Baionetta o l'impeccabile articolo Lo scivolamento di Comunione e Liberazione), lo stanno confermando. E pensare che il presunto "zoccolo duro della dirigenza del movimento" era già stato drasticamente ridimensionato nei primi anni del carronismo (a cominciare dall'incredibile epurazione di Cesana).

Per quanto si voglia accusare la linea di Carrón per questa crisi (le posizioni "miti" sono in realtà l'insulso parolame sinistrorso e il ritirarsi in un intimismo), resta il fatto che le sue accuse alla diocesi ambrosiana in quella fatidica lettera non solo erano fondate e verificabili (e sostanzialmente valide anche per il resto della Chiesa italiana), ma erano espresse col tono asettico di un ingegnere che parla del problema tecnico di un impianto. Per evitare di ammetterlo bisogna essere convintamente parte di quegli ambienti irrazionalmente terrorizzati dall'idea di un vescovo ciellino a Milano. Che peraltro, una volta in cattedra, ha fatto di tutto per mostrare al mondo di essere estraneo al movimento, prendendo sottogamba quello stesso "programma" indicato da Carrón (ma mai mancando di fare gli auguri per il Ramadàn ai fratelli islamici, come se questa fosse l'urgente priorità della fede cattolica oggi).

alphiton ha detto...

La nomina di Scola ad Arcivescovo della Diocesi di Milano è stata un clamoroso errore perché rispondeva a finalità di politica ecclesiastica e non ad esigenze pastorali. Trasferire a Milano il Patriarca di Venezia (cosa mai accaduta in precedenza)era un'evidente indicazione di Ratzinger sul suo successore; di conseguenza l'episcopato retto da Scola si è rivelato del tutto incolore, privo di presa tanto ecclesiale quanto civile. La mancata elezione a Pontefice ha fatto il resto: caduto in depressione, di lui si sono praticamente perse le tracce finché ha stancamente raggiunto i 75 anni. Quanto hai rapporti di Scola con Cl sono stati piuttosto ambigui: la sua presa di distanza dal movimento faceva a pugni con la presenza nel 2009 al convegno di ReteItalia, l'allora corrente di Formigoni in Forza Italia. D'altronde, vista l'estraneità che c'è sempre stata a Milano fra CL e la diocesi, fra i ciellini e il resto del popolo cristiano, gestire il proprio ruolo da parte di uno che a suo tempo era stato cacciato dal seminario di Milano perché più incline a seguire le indicazioni di Don Giussani che non gli insegnamenti dei suoi superiori,non deve essere stato facile. Comunque è passato e nessuno si ricorda più di lui...

ciellino ha detto...

Sul resto si può anche essere d'accordo, ma quella che tu chiami estraneità è solo la persecuzione passiva patita dal movimento (prosegue ancor oggi anche se i "vertici" insistono a voler normalizzare la "base"), nonostante le numerosissime opere educative e caritative del movimento, nonostante il sostegno alle iniziative della diocesi (almeno laddove non si veniva subito emarginati in qualità di ciellini) ecc.