martedì 25 agosto 2020

Il movimento, cortigiano della storia?

La sgradevole sensazione che mi cresce da qualche tempo è che cielloti e giussanologi - cioè quelli che riducono il movimento a un attivismo e quelli che lo riducono ad un discorsetto postprandiale salottiero - abbiano irreparabilmente preso il sopravvento. Inutile nasconderselo tentando di dirsi che se una cosa era vera quindici anni fa è vera ancor oggi: lo sbando è delle persone, non di ciò che a suo tempo abbiamo vissuto.[1] Se quelle persone non hanno più molto da spartire con quel vissuto - perché hanno cambiato idea, perché hanno ridotto il movimento a un discorsino compatibile coi salotti televisivi e con le anticamere curiali - non è colpa mia, ed è disonesto chiamarmi nostalgico.[2]

Nel frattempo costa sempre più fatica dimostrare a un loro seguace il cambiamento avvenuto nel movimento, anche se loro stessi lo hanno visto e vissuto. Come per l'effetto Chernobyl di cui parlò don Giussani, "fuori" sembra tutto più o meno uguale: è "dentro" che qualcosa è cambiato. Quando ci si sacrificava non poco per andare al Meeting era perché quell'università estiva ripagava ampiamente ogni sacrificio fatto.[3] Per qualcosa che ti faceva verificabilmente crescere era facile affrontare traffico, intemperie, ritardi ferroviari, persino gli sguardini di sufficienza di amici e familiari.

Il cambiamento nel movimento è stato lento e lungo, ed è forse iniziato da prima della morte di don Giussani. C'è stata una costante crescita di autoimpegnati e di professoroni da salotto (per l'appunto, cielloti e giussanologi), entrambi dalla pancia piena, che per qualche misterioso motivo hanno confuso l'ubbidienza con l'esecuzione di ordini, l'ossequio alla gerarchia ecclesiale con l'adulazione, la passione per la società civile con l'applauso automatico a politici e imprenditori, l'impegnarsi di cuore con un mini-volontarismo ossessionato dal misurare i propri successi… Ed è tutta gente teoricamente d'accordissimo che c'è una grossa differenza tra uno che attinge con entusiasmo ai testi di don Giussani e uno che ripete la Predica Ciellina™ omnicomprensiva di pause, turpiloquio, sospiri, espressioni preconfezionate e finale prevedibile.[4]

Il movimento sta andando lentamente incontro alla peggior sorte che gli si poteva augurare: quella della decrescita felice, dove "felice" va inteso in senso di beota.[5]


1) Bei tempi quelli in cui s'andava al Meeting per apprendere, in cui c'era ressa perfino per riuscire ad entrare ad un incontro contro l'aborto, tempi in cui gli applausi agli invitati erano commisurati all'intelligenza delle affermazioni. Ma da qualche tempo i vertici del movimento sono stati espropriati da giussanologi e cielloti, e la linea di Giussani è stata sostituita da un fumoso carronismo costantemente plaudente.

2) Per esempio, ha un che di spettacolare - in senso grottesco - ciò che il movimento è riuscito a dire e a non dire riguardo al Covid-19.

3) Abbiamo a suo tempo seguito anche incontri con personaggi non esattamente limpidi, che però giungevano al Meeting convinti di dover convincere, convinti di avere una platea a cui per strappare applausi occorre guadagnarseli. Ironia della sorte, in tv dicevano che il Meeting era la passerella di politici e imprenditori. Oggi invece arrivano convinti di avere l'applauso garantito e la comoda intervista leccapiedi. Proprio come ci dipingeva la tv all'epoca.

4) Per fortuna i carroniani son più facili da riconoscere, visto che sono perfettamente allineati al capo.

5) Il cringe che costella i gruppi Whatsapp ciellini è da tempo palpabile.

mercoledì 19 agosto 2020

Materialmente poveri

Ricordo un racconto dove il giovane protagonista incontra un uomo misterioso che lungo dieci anni lo educa e lo porta al successo nella vita. L'uomo misterioso è in realtà lui stesso proveniente dal futuro, ed è il motivo per cui il giovane riconosceva tanto facilmente l'affinità con lui, ed è anche il motivo per cui costui sa già quali scelte sbagliate farà, quali sprechi e quali illusioni seguiranno.[1]

Ma per stavolta l'aspetto della storia che mi ha colpito non è la rappresentazione della fortuna di avere un adulto da seguire, in cui riporre fiducia, e da cui apprendere.[2] Quello che mi ha colpito è che per garantire il successo del ragazzo viene descritto come indispensabile un fiume di soldi. Stabilito un solido rapporto di fiducia con un adulto (evento statisticamente improbabile), partendo da una buona condizione familiare e sociale (il giovane non aveva problemi economici, né mancavano adulti da seguire), fin dalle scene iniziali l'uomo misterioso ha bisogno di estrarre denaro da qua e là e di spenderlo con discrezione per costruire e consolidare il "nido" in cui far fruttare i talenti del giovane, cioè di sé stesso. Col caldo che fa, vuoi metterti a studiare senza accendere il climatizzatore?[3] Ti illudi che quella moda durerà più di un paio d'anni? Devi marcar presenza lì perché a suo tempo si ricorderanno di te…

La missione dell'uomo misterioso è in realtà la funzione di padre (la letteratura moderna è curiosamente orbitante sul tema del supplire all'assenza del padre). L'educazione non consiste nel riempire un secchio, ma nell'accendere un fuoco (e di conseguenza, scegliere oculatamente i materiali con cui accenderlo, la posizione in cui accenderlo…). È una missione difficile, bisognosa di tempo, soldi e dedizione. In mancanza di almeno uno di questi tre fattori[4] il risultato sarà meno che ottimale (ferma restando l'inclinazione al peccato del singolo: dopotutto non siamo macchine da programmare).

Mi tornano in mente tre compagni di liceo. Il Chad della classe, l'obeso, l'intellettuale. Tutti e tre caratterizzati da famiglia ricca, grande casa, stanza personale, e larga collezione di "giocattoli seri" a cominciare dal canonico pianoforte a coda. Il Chad si rovinerà con la cocaina a vent'anni, non si hanno più sue notizie. L'obeso resterà tale, ereditando un'attività imprenditoriale già avviata e collaudata, cioè una rendita. L'intellettuale invece l'ha sfangata avviando una carriera presso una grossa azienda (un altro, suo simile ma con meno soldi e meno conoscenze, si ritroverà invece a tentar mille mestieri prima di arrendersi a fare l'impiegato precario). Ci vuole un padre, sì, ad accendere il fuoco, ma ci vogliono anche circostanze favorevoli. Il sottoscritto, essendo nato povero, è rimasto povero,[5] sia pure con notevoli risultati rispetto alla magra disponibilità di risorse lungo tutta una vita. Studiare col cappotto, d'inverno, o prima dell'alba, d'estate ,perché non c'era il climatizzatore. Appassionarsi alla musica classica senza aver mai avuto uno strumento musicale in casa. Costruirsi con pazienza il proprio arsenale (libri e strumenti di lavoro, scelti con pignoleria) lungo gli anni anziché nell'arco di poche cliccate di mouse. Non riesco a invidiare quella carriera prestigiosa o il diploma di direttore d'orchestra, ma non posso fare a meno di notare come il sottoscritto sia sempre stato effettivamente fuori da quei giochi - forse la stessa cosa che direbbe l'obeso del Chad a proposito di ragazze.[6]

La società del "produci-consuma-crepa" ha accentuato quei requisiti. Un adulto è condizione necessaria, ma - a meno di miracoli - non sufficiente. Occorrono mezzi materiali. Il mecenatismo non esiste più[7] perché i nuovi ricchi bramano di assecondare qualche vizietto, non qualcosa che elevi loro lo spirito o almeno il livello culturale.[8] L'educazione, cioè ē-dūcĕre, tirar fuori il meglio di ognuno, non esiste più: si riempiono secchi, si costruisce il mito dell'uomo di successo con macchinone, stipendione, e magari casone e femminone.[9] E quindi, alla fine della fiera, l'infanzia e l'adolescenza sono solo dei vuoti da riempire con attività e oggetti[10] in attesa che il pargolo faccia le sue esperienze e si tolga finalmente dalle balle andando a farsi stritolare nel "produci-consuma-crepa".

La crescita della povertà spirituale è sostenuta dalla crescita della povertà materiale, a sua volta sostenuta dallo spreco. La barbarie avanza a grandi (sempre più grandi) passi, sostenuta dall'impoverimento materiale, in quel circolo vizioso che ha il nome di decadenza.


1) Infatti c'è un piano morale di scelte personali "giuste", adeguate alle circostanze (circostanze in cui il "giusto" è ampiamente sub-ottimale), e un piano complessivo di scelte "indovinate" - giuste o apparentemente sbagliate sul piano morale ma ultimamente vantaggiose per la vita materiale e ancor più per quella spirituale a causa di bizzarre circostanze. È per questo motivo che di fronte al mondo occorre anzitutto il disincanto, occorre aver buona memoria (affinché gli errori passati non solo non vengano ripetuti in futuro ma siano sempre di lezione per il presente), e che per sostenere la vita morale occorre con urgenza una buona vita di fede (il solo "ingrediente" che può darvi senso non pateticamente kantiano). La claque ciellina che ieri ha tanto applaudito Draghi è uno di quei casi cringe che mi fanno sentir fiero di essere rimasto a casa anche per questo Meeting di Rimini. "Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza" disse colui che impose la deflazione salariale all'Italia. Ma i neo-ciellini, diversamente dai ciellini della vecchia guardia, hanno la memoria corta e l'applauso facile. Carità uguale galateo, no?

2) La presenza dell'adulto è necessaria perché il buonsenso non si può comprare - ed è il motivo per cui esistono tanti figli degeneri di riccastri che si sono illusi di comprarlo assumendo il più titolato tutor sul mercato.

3) Viviamo in una società di poveracci. Un mio compagno di classe poteva permettersi di studiare piano perché oltre al climatizzatore aveva anche un'ampia stanza libera per il pianoforte (strumento musicale notoriamente non alla portata del ceto medio-basso) in una villa isolata (niente vicinato, niente ore di silenzio da rispettare).

4) In una società a misura d'uomo, il padre riesce ad essere presente ed anche con un minimo sindacale di risorse da investire sui figli. In una società schiavista, è già tanto che il padre riesca a spanarsi il sedere per garantire la sussistenza e a non far tracimare sulla famiglia lo stress accumulato.

5) Leggo che a Firenze, dai tempi di Dante ad oggi, c'è in tutto una dozzina di famiglie (diciamo casati) che si è sempre trasmessa le grosse proprietà nonostante la frequenza di figliuoli prodighi. Nel senso che lungo i secoli i ricchi son rimasti ricchi, i poveri e il ceto medio hanno al massimo avuto qualche vicendevole scambio di posizioni.

6) Quando vivi di rendita trovi automaticamente moglie, ma per tutta la vita - o fino allo statisticamente probabile divorzio - ti resterà il dubbio sui suoi veri sentimenti per te.

7) Un cinese compra una grossa villa nel nord Italia. Durante i lavori affiora un pavimento mosaicato di origine romana. Il cinese, con la sua mentalità secondo cui "ciò che è antico è vecchio", comanda di coprirlo a secchiate di malta, e gli operai desolatamente eseguono. Questa mentalità da barbari senza storia è anche qui. La mammetta spende fior di quattrini per la collezione di Pokemon al bimbetto viziato. Poco più di un anno dopo il bimbetto, ormai dodicenne, ha già dimenticato i Pokemon. La mammetta gli chiede, timorosa, se ci gioca ancora. "No". Allora li butto via? "Ma sì". Mai giocati, solo lì un anno e mezzo a prendere polvere. La mammetta si giustifica con me: sai, ho assecondato un suo desiderio, e poi quando non desiderava più ho fatto pulizie, almeno non gli resta il trauma di non aver avuto da piccolo ciò che desiderava. I nuovi barbari verticali - tra cui i cinesi naturalizzati italiani, e i giovani italiani figli di italiani - crescono nell'abbondanza degli sfizi, nel disprezzo del passato, e nella carenza di un padre, di un adulto da seguire, di una passione da ereditare (da non confondersi con la moda del momento dei compagni di classe).

8) Scenetta tipica. Impari il giapponese? Allora hai la yellow fever, sei un weaboo. Ma come, sei uscito con una cicciona? Allora non hai più la yellow fever? Ma allora perché sprechi tempo ad imparare qualcosa che non è strumentale ad assecondare gli istinti più belluini? Ti piace perdere tempo? Impari il turco, il russo, il greco antico? Ma se non serve a niente! Forse il russo può servirti a rimorchiare qualche ragazza, ma dove le vedi tutte 'ste russe in questa landa brulla e desolata?

9) Merce cinese, femminone di seconda mano e assurdamente propense al divorzio, remunerazioni "grosse" per modo di dire e comunque tali solo finché non arriva la Guardia di Finanza, più il sostanziale e irrecuperabile blocco degli ascensori sociali… Decadentismo terminale di fine Impero.

10) I bambini vengono diseducati con eccesso di gratificazioni e scarsità di punizioni. Questo aberrante sbilanciamento li rende drogati di stimoli. Non riescono ad appassionarsi perché anche lo stimolo più accattivante ed intelligente è percepito sullo stesso piano di tutti gli altri. Il loro perdere spropositate ore su Brawlhalla, Roblox e cagate che fra pochi anni nessuno ricorderà più è dovuto non ad un appassionarsi, ma all'animalesco istinto di conformarsi al branco.

martedì 18 agosto 2020

Personaggi e persone

Sversare online le piccole cose belle (e meno belle) che vivevo o di cui venivo a conoscenza era passato da piacevole diversivo a valvola di sfogo. Parlare ad una platea immaginaria è sterile, ma scrivere un blog - con una platea non immaginaria, ma distante nello spazio e talvolta anche nel tempo - fa effettivamente crescere, anche se trattata solo come valvola di sfogo. Mettere in ordine le parole significa far spazio nella testa. Come a casa, mettere ordine significa talvolta occupare più spazio ma anche possedere di più le cose appena riordinate.[1]

Una delle domande più fastidiose ricevute in diverse occasioni in questi anni di blog è "chi sei?". A leggere Tolstoj non viene una simile domanda. Nemmeno a leggere l'autobiografia scientifica di Einstein. O di Woody Allen. Di loro sappiamo già quel che ci interessa sapere, di loro possiamo aggiungere conoscenza culturale, ma nulla di umano.[2] Invece, quando mi chiedono chi sono, è perché sono vivo. Sono vivo come Woody Allen, ma non sono un prodotto. Quando Allen scrive di sé sta pensandoti come cliente, non come amico. Lui (o meglio, il suo ghostwriter) sta calibrando le parole in funzione del successo di pubblico e critica, non in funzione di ciò che ritiene vero per sé e per gli altri. Ed anche a me è capitato di conoscere qualcuno solo on-line, e di ritenere entusiasmante - sebbene quasi sempre irrealizzabile - il conoscerli anche di persona.[3]

Come costoro anch'io sono allergico al far sapere chi sono.[4] La mia persona e il mio nome non aggiungono nulla a ciò che ho scritto qua e là nell'internet, potrebbero al massimo meravigliare - e non molto in positivo - i miei amici.[5] È come quando desiderano ascoltare il personaggio ma non la persona e si illudono che la persona completerebbe in grande stile il personaggio.[6]

In un consesso on-line, tempo fa, sono stato sgamato. Più volte, visto che mi iscrivevo con nuovi nomi, cambiavo stile di scrittura e argomenti preferiti, cambiavo posizioni politiche, ma su certi punti - quelli che toccano il profondo della mia fede - non riuscivo proprio a fingere. Fui sgamato da uno di quei soggetti che fanno dell'odio una ragione di vita, uno di quelli che a prima vista sembrano civili ma che a conoscerlo a poco a poco scopri che vivono per odiare, ossessionati dal "chi devo odiare oggi" ma in maniera elegante e forbita, con un'attenzione maniacale ai particolari e una suscettibilità da strumenti di precisione. Mi sgamò per un paio di battutine insignificanti, un blando beffarsi di un paio dei suoi più rinomati idoli. Non sapevo che sarei stato un Fantozzi che facendo il tiro al piattello fa esplodere una nave con una fucilata, contavo - come sempre - sul fatto che non tutti leggono tra le righe, non tutti stanno ad analizzare ogni tua mossa, non tutti scavano nei tuoi interventi passati a cercare il pelo nell'uovo. Contavo insomma sulla distrazione conseguente al "c'è troppo da leggere oggi".[7]

Ho detto sgamato perché il soggetto ha capito bene che avevo cambiato nom de plume più volte e che stavo per cambiare di nuovo.[8] Mai sottovalutare lo zelo di chi ha le fiamme infernali che gli sprizzano dagli occhi e dalle orecchie, specialmente se una battutina, in modo involontario, centra perfettamente il bersaglio con effetti più devastanti del gridare che il re è nudo. Mi toccò dunque abbandonare per un bel pezzo quello spazio on-line, immaginando - magra consolazione - il rosicamento del soggetto che probabilmente avrebbe voluto suonarmele per bene (e alquanto a lungo, e senza freno alla crudeltà) e magari anche offrirmi una birra a mo' di onore delle armi per essere stato tra i pochi a farlo infuriare così tanto. Se sapesse che abitiamo a neanche quindici chilometri di distanza in questa landa brulla e desolata e che forse abbiamo anche un parente comune…

Insomma, ci sono almeno due buone categorie di motivi per conservare il proprio flebile anonimato nell'internet. Non me ne vogliano coloro a cui ho risposto senza firmarmi col nome. Le persone passano, i personaggi rischiano di sopravvivere loro.


1) Dovendo in queste settimane affrontare l'hoarding altrui con più calma di uno scacchista, di spazi apparentemente persi ma riconquistati ne so qualcosa.

2) Salvo clamorosi successi ciellini nelle mostre dei Meeting degli anni passati, con notevole dispendio di risorse mentali e qualche colpetto di fortuna.

3) Roberto - uno di questi - è muto da un mese, temo seriamente per motivi di salute.

4) Inutile tirarmi sardoni, non risponderò. Ho una pagina blog che lo spiega, programmata in pubblicazione fra un annetto, scadenza che ogni tanto prorogo. Così, quando non sarò più in grado di scrivere qui, comparirà la pagina conclusiva.

5) C'è anche il fatto che le pagine di questo blog restano come "bozza" per molto tempo - alcune sono ferme da parecchi anni perché non mi convincono, non trovo un finale, o le trovo ancora carenti - prima di venir pubblicate. Non ho alcuna fretta. Del resto non posso permettermi di aggiungere correzioni e rincorrere i lettori per dire: ehi, ho corretto la svista, ho aggiustato la forma, torneresti a rileggere la pagina?

6) Ho già braggato riguardo un caso vagamente attinente.

7) In questa triste epoca di youtuber è diventato impossibile. È un prezzo altissimo, quello pagato dai fanatici dell'esprimersi in video (cioè dai pigroni che preferiscono fare un video di quattro minuti invece di scrivere una pagina blog di due righe): il non poter cambiare personaggio e il dover sperare che il proprio cringe finisca tutto nell'oblìo nel momento della cancellazione del canale. Vale anche per tiktok e affini.

8) Per rendere più difficile il compito ai miei inseguitori, imparavo dagli altri. Facevo mie espressioni altrui - gergali, idiomatiche, politiche, fissazioni, risposte già date a quesiti a cui intendevo rispondere io - in onore del volkoffiano "non ti darò informazioni false ma consentirò che me le rubi".

venerdì 31 luglio 2020

E ti prolungano pure lo stato di emergenza

La cosa più spaventosa di questa pandemia è la velocità con cui le masse[1] (e ancor prima i capi in alto loco, da quelli religiosi a quelli civili) si sono adeguate ai dettami televisivi.[2] È stato un risultato eccellente dal punto di vista del terrorismo mediatico. È stata la dimostrazione che si può costruire efficacemente una dittatura ottenendo la collaborazione della popolazione[3] bramosa di farsi mettere catene, guinzaglio e cappio.

Quel virus tanto tanto pericoloso si è rivelato letale quanto una tipica influenza stagionale.[4] Ogni anno in Italia muoiono 1500 persone per incidenti stradali, 4000-5000 di suicidio, 13.000 di polmonite, 18.000 di influenza stagionale, 31.000 di problematiche del sistema nervoso, 53.000 del sistema respiratorio, 81.000 di aborto procurato, 180.000 di tumori, 240.000 per problemi cardiaci, a fronte alle 35.000 vittime "del Covid (o col Covid)". Ma quando l'opinione autorizzata è solo quella dettata dai media, per quanto irragionevole, il dato della realtà viene volontariamente ignorato,[5] il passato - anche recente - viene subito dimenticato, vige implacabile La Paura Del Giorno (detta anche Notizie di Oggi), come un branco di lemmings volenterosi ci si lascia guidare (anzi, si chiede imperiosamente di farsi guidare) dagli Spaventi Ufficiali ufficialmente spaventosi.

Spazzato via il dato della realtà, resta solo l'invincibile brama di apparire come Cittadino Modello™ approvabile dai telegiornali (cioè dalla società schiava del sacro notiziario). Quando fa la spesa il sottoscritto indossa la mascherina (cioè il costume di scena obbligatorio, la novella coccarda rivoluzionaria tricolore) solo perché si rende conto che sono tutti così televisionati che il non indossarla implicherebbe tutto un drama e una commotion, come dicono gli americani, o una inutile e fastidiosissima caciara, come dicono gli italiani.[6] Ci adeguiamo, pur senza credere al Super Mega Imminente Pericolo, alla nuova morale obbligatoria imposta al popolo.[7] Quando ti tocca assecondare le masse su una convenzione di cui le stesse masse farebbero volentieri a meno, è il segno vincente della nuova dittatura.[8] Quando in pochi mesi la libera opinione diventa reato sociale o addirittura penale, capisci che vivi in una dittatura molto più cruenta di quelle ufficiali descritte nei libri di storia.[9]

Il Cittadino Modello™ è tale non perché tema "il virus", ma perché teme molto di più la morte sociale, teme di sembrare un Complottista© (termine con cui si definiscono i novelli untori, gli eretici che i talebani laicisti intendono sterminare), il tutto senza pensare a quanto questa pagliacciata delle mascherine comporterà danni alla salute a medio e lungo termine (tanto più che grandissima parte delle mascherine sono vecchie di settimane o mesi).

In giro non si parla d'altro che di depressioni e di psicologi, si sente sempre più gente vantarsi della propria Diagnosi Ufficiale di ("inserire un disturbo psichico a caso, specialmente se di quelli alla moda: OCD BPD ADHD…"). Faccio i miei complimenti agli autori della "pandemia" sul piano mediatico: un bombardamento a tappeto su tutta l'Italia sarebbe stato più costoso e avrebbe fatto meno danni materiali e molti meno danni psicologici.

Ci siamo dati tanto da fare per la nostra comunità e per il nostro popolo, ma di fronte a questo triste spettacolo vien da chiedersi che fine abbiano fatto quel popolo, quei legami, quei denti bianchi, quando in tempi meno indecenti, cioè sei mesi fa, ancora potevamo liberamente lamentarci dell'insulsaggine delle prediche salottiere e del bramare di farsi guidare dalla Notizia del Giorno.[10]


1) Uso di proposito il termine "masse" perché sono il risultato di una massificazione ben riuscita.

2) Mi sono sempre lamentato della droga più amata dagli italiani: il telegiornale, cioè "ehi, mi si dica di cosa devo preoccuparmi oggi". L'avevo associata solo ai salottieri dalla pancia piena… che ingenuo.

3) Si considerino ad esempio gli occhiuti kapò zelantissimi nel denunciare e ridicolizzare chiunque vedano senza mascherina (e c'è stato persino il rischio che venissero istituzionalizzati: per fortuna in Italia tante epiche decisioni finiscono rapidamente in farsa). O anche solo il tempo che dedicano, sui social, a raccontare i propri stracciamenti di vesti riguardo a coloro che non sono completamente credenti e praticanti del nuovo andazzo imposto dai media (una sorta di "pornografia per indinniati cronici", dove ognuno racconta cose che triggerano gli altri "indinniati" come lui).

4) La disonestà del voler attribuire al virus le morti in cui il virus era al massimo una concausa in una situazione clinica già grave, più la virus-fobia autoalimentatasi sui giornali, basterebbe da sola a confermarlo.

5) È una malattia che don Giussani aveva già diagnosticato 65 anni fa: gran parte de Il senso religioso - e di tutta la sua produzione successiva - batte sull'avere uno sguardo leale sulla realtà, sul non censurare la realtà, sul prendere atto della realtà, sull'adeguarsi alla realtà, sul riconoscere la realtà… A giudicare da quanto siano stati zelanti i neo-ciellini (cioè i carroniani dell'era post-Giussani) nel conformarsi alla figura del Cittadino Modello™ imposta dai telegiornali, si direbbe che è l'ennesima conferma che l'opera di don Giussani è stata da loro veramente sepolta tra le scartoffie della soffitta.

6) I novelli Desmoulins de' noantri pare quasi che l'abbiano imposta senza ricevere ordini perentori da parecchio più in alto di loro.

7) Una tassa sul quieto vivere. Il quieto vivere è la merce più tassata in assoluto.

8) Riduttivo chiamarla "dittatura terapeutica", visto quanto è pervasiva in tutti i campi, e visto quanto si accanisce contro la Chiesa e la scuola.

9) Parte del successo della dittatura è l'estremizzazione delle sfumature. È in voga, specialmente tra i 'gggiovani che vogliono sentirsi dank, deep, edgy e perspicacemente intelligenti, l'idea che chiunque nutra dubbi sulla Versione Ufficiale™ dev'essere per forza un cretino negazionista. Se hai dubbi sulla pericolosità del virus devi essere per forza un nemico della ragione, del buon senso, della società, della pace. Se credi che il virus abbia un tasso di mortalità pari a quello di un'influenza stagionale, devi essere per forza uno che nega l'esistenza del virus. Nel peggior periodo della rivoluzione francese o dello stalinismo erano tutto sommato le istituzioni il motore principale del terrore. Oggi gran parte del lavoro lo hanno fatto i don Abbondio - quelli in alto loco per primi, e giù fino al popolino bue che fino a sei mesi fa ancora aveva un briciolo di buonsenso.

10) Quello che don Giussani voleva fosse un evitare di estraniarsi dalla realtà è diventato una foga di prendere posizione sulla notizia del giorno e di mostrarsi Cittadini Modello™ in attesa di applauso da platee immaginarie. Lo è diventato in tempi non sospetti, parecchi anni fa. Un esempio fulgido è quella clamorosa castroneria di Carrón alla conclusione degli esercizi della Fraternità del 2013, quando esigette imperiosamente un applauso a Napolitano che aveva nientepopodimeno che accettato di restare in carica come presidente della repubblica per qualche altro mese.

lunedì 8 giugno 2020

Friendzone, stavolta dal lato facile

Qualche tempo fa nello svegliarmi un mattino mi accorsi di aver sognato di stare sotto mentite spoglie in una specie di Mordor, in un pubblico assembramento di strani mostri, e per non farmi scoprire mi toccava ballare come un idiota davanti ad un'orco femmina. Praticamente la descrizione di una discoteca, in realtà era il mio subconscio che interpretava correttamente la cena della sera prima.

Un vecchio amico si era rifatto vivo e aveva proposto una cena in un superbo ristorantino a qualche decina di chilometri da qui. Venne a prendermi presentandosi senza preavviso con un esemplare di orco femmina (absit iniuria verbis). A tavola mi raccontano di un loro grazioso week-end di cui fatico a cogliere i sottintesi, e delle interazioni familiari e sociali, su cui metto all'opera il vecchio talento acquisito fin dalle scuole medie - risvegliarsi dal torpore ogni tanto e combinare brillantemente qualcuna delle ultime buzz-word ostentando attenzione e interesse. All'uscita la gentile donzella vuole andare a braccetto col sottoscritto: essendo bassina, l'aggancio involontariamente all'ascella. Insomma, il contenuto del sogno non era "discoteca" ma solo l'eco della serata e della fatica del digerire le pietanze.

Come potevasi facilmente prevedere, durante il ritorno in macchina, dopo averla accompagnata a casa, l'amico mi confida che la fanciulla vorrebbe finalmente una storia seria (notare l'avverbio finalmente[1] detto a mezza voce,[2] che non poteva tacere), e che lei avrebbe visto qualcosa in me (suppongo il mio status di celibe senza manovre in corso). Nientemeno, vorrebbe "aggiustarmi" un po' - sic! Statisticamente ho bisogno di un po' di aggiustaggio perché non appena faccio "blip" in qualche radar femminile, per prima cosa decidono di cambiarmi tutta la configurazione.[3] Suppongo che la radarista di turno non sarebbe tanto allegra[4] se sul "blip" comparisse l'indicazione "occhio che anche lui potrebbe voler riconfigurarti (a cominciare magari dal peso)".[5]

A distanza di poche settimane, me ne capita un'altra. Una che che conoscendomi quasi esclusivamente da ciò che scrivo, più forse un paio di mie vecchie foto e una singola telefonata in tempi lontani, ha scoperto di provare qualcosa per me.[6] Mi aveva lanciato più di qualche segnale - segnali che per loro natura, essendo sufficientemente ambigui e non "compromettenti", puntualmente avevo ignorato (a mia discolpa posso però dire che succede sempre e ovunque così). Avevo avuto qualche avvisaglia che avevo ignorato sapendo bene che manifestazioni di affetto non sono certo rarità in campo femminile.[7] Così, un mattino presto, mi sveglio e mi accorgo che mi ha scritto chiedendomi se sono interessato a lei come un uomo è interessato a una donna.

Da adolescente semi-ribelle moderato scoprii con dolore cosa significa essere rifiutato. Inspirai una buona dose d'ossigeno per mantenere insieme le ramificazioni del sistema nervoso e risposi da uomo, accettando la sconfitta senza i sindacalismi del "ma tu mi avevi sempre fatto capire che", sorprendendomi successivamente per la dignità delle parole con cui mi accollavo persino il conto dei suoi segnali contrastanti: "se ti dicono qualcosa, rispondi che mi sono inventato tutto". Avevo scoperto, ancor prima di leggerne come situazione drammaticamente frequente, cos'era la friendzone, diventando perciò da quel momento in poi inguaribilmente diffidente nei confronti dei mixed signals e piuttosto severo riguardo all'umano difetto di ammorbidire la propria percezione della realtà a suon di sogni e sensazioni.[8]

Dunque, quel mattino presto, appena possibile, le ho telegrafato: "Risposta breve: no", riservandomi mentalmente di dare spiegazioni più tardi visto il momentaccio. Il medico pietoso fa soffrire inutilmente il paziente, per cui meglio sembrare cinico che menare il can per l'aia. Naturalmente lei non l'ha presa bene, e mi ha scaricato addosso una serie di accuse che si riassumevano in: non sei quello che speravo che fossi. Sarà stato per l'imprinting che mi ha lasciato il movimento (l'unico posto dove si seguono ideali senza legittimare sogni), l'ho percepita come una conferma di aver fatto bene.[9]

La legge marziale in vigore (attenuata ma tuttora in corso) ha impedito ulteriori sviluppi.[10] Non ha impedito, però, di far sì che il sottoscritto facesse "blip" in qualche altro radar femminile,[11] probabilmente mi toccherà friendzonare mio malgrado una terza damigella in pochi mesi.

Mi sia consentito un voletto pindarico. Qualche tempo fa un gattino randagio era davanti alla porta di casa ad aspettarmi per farmi le feste. Giocherellone e affettuoso, incurante del rischio che avrei potuto allontanarlo in modo poco gentile. Il giorno dopo era di nuovo lì, sul pianerottolo, altrettanto affettuoso e giocherellone, ne approfittai per scattargli una foto. E il giorno dopo era di nuovo lì ad aspettarmi. Mi si era affezionato senza contropartita. Ero sempre stato scettico e beffardo tutte le volte che qualche gattara mi diceva che "i gatti ti scelgono", stavolta ero stato "scelto". Gli ho allungato uno straccetto di carne avanzata, che ha mangiato facendo le fusa come un trattore a regime. Non l'ho accolto in casa perché non posso permettermelo, ma non ho più perso occasione di dargli qualche avanzo.

Da allora sono comparsi altri gatti.[12] L'odore dei residui di brodo di pollo è stato un richiamo irresistibile. Commisi il madornale errore di darne un po' per ciascuno, e qualche gatto più famelico già cercava di arraffare ciò che non gli spettava, addirittura aggredendo a zampate.[13] Da allora ho accuratamente evitato di dar da mangiare agli altri gatti, e fatto sempre la guardia al micetto "che mi ha scelto" fino all'ultima leccata alla scodellina. I gatti ingordi e quelli mafiosi, nel giro di qualche settimana, non si sono più fatti vivi. Non è che morissero di fame, eh, visto che nei giorni in cui si saziavano dal vicinato non sprecavano troppe energie per passare anche dalle mie parti.

Uno di loro che era sempre stato piuttosto sfuggente e sospettoso, si è a poco a poco trasformato in un coccolone machiavello. Le carezze sono sempre gratis, ma sei fuori tempo massimo per guadagnarti il pranzo. E dopotutto ci dev'essere più di qualche gattara nei dintorni, visto che non sembri affatto dimagrito. Se l'altro mangia e tu no, è perché l'altro quando non era garantito che avesse nulla in cambio è stato giocherellone anziché evasivo, è stato affettuoso anziché diffidente, era l'intimidito anziché il mafioso. E poi se do qualcosa a te, andrai comunque anche dalla gattara per fare il bis e il tris. Spiacente, un randagio basta e avanza - e mi basta quello che mi ha scelto pur non ricevendo niente in cambio.

Anche se detestano a morte il sentirlo accennare, le donne sono come quei gatti randagi. Opporturnismi, fusa interessate, mafia, sgomitare per salire un gradino più su, c'è chi cavalca la giostra finché non riesce ad accasarsi, e in generale non si stancano mai di controllare se il radar fa "blip".[14] Uno come me può commuoversi di fronte ad un offrirsi gratuito e senza certezze, ma resta indifferente - se non diffidente - di fronte a una contrattazione (come l'orco femmina di cui sopra, che aveva "visto qualcosa in me" ma già pianificava di riconfigurarmi per bene), e non troppo convinto della sincerità delle fusa di chi evidentemente cerca di scroccare un pasto gratis.[15]


1) Come scriveva un amico, «praticamente tutti i consigli normie su come approcciare le ragazze si basano "sull'essere se stessi": ma se il me stesso vuole sapere se l'hai data a mezza Casalpusterlengo, perché dovrei fingere di essere un altro al quale non interessa di essere cornuto ancor prima di nascere?».

2) Mi diverto spesso a punzecchiare questi giovincelli che credono di essere edgy perché disprezzano la "verginella" e trovano addirittura consigliabile stabilire una relazione con una "che ha esperienza" (cioè un troione). Che poi è un modo infantile di nascondere la disperata voglia di far sesso (cioè la droga di cui sono disperatamente schiavi). La "verginella", infatti, potrebbe "avere i suoi tempi", o addirittura decidere di aspettare fino al matrimonio.

3) Salvo rare eccezioni, una donna non ha altro da offrire in cambio che sesso (e manutenzione figli), servizi di casa, e compagnia. Tutte le menate sull'innamorarsi, sui "progetti insieme", eccetera, sono un sentimentalismo piuttosto passeggero (ed infatti per il sacramento del matrimonio occorre un libero impegnarsi, non un dolce infatuarsi; è un contratto a vita, non un certificato di avvenuto giretto di farfalle nello stomaco). Doveva saperlo bene il don Giussani, che non ebbe mai tempo da perdere sui sentimentalismi se non in modo canzonatorio. E no, non è un discorso di emancipazione o banalmente economico (dopotto la moglie che lavora finisce sempre per sacrificare tempo che avrebbe potuto dedicare ai figli; e mi fermo qui perché il filone è piuttosto vasto, costellato di tabù e di neo-dogmi a cui han finito per credere anche tanti cattolici), ma si viene etichettati talebani e retrogradi a farlo notare.

4) "Quando hai vent'anni ti ci vuole la mogliera": una società che procrastina tranquillamente oltre i trenta e vede il primo figlio quando già sfiora i quaranta e comincia a pensare di tirare i remi in barca, è matematicamente una società di vecchi. Vecchi che sentono l'urgenza di "finalmente" accasarsi, e di avere una bestia da compagnia, possibilmente umana. Non ci sarebbe da ridire se non fosse così frequente. Lascia sgomenti il veder quasi ovunque che il pieno del matrimonio è nei quaranta anziché nei venti.

5) Qualche giorno prima lo stesso amico mi aveva esibito il profilo Facebook di un'altra possibile riconfiguratrice che riteneva adatta ai miei gusti: "tutta casa e chiesa" (salvo poi esibirsi in bikini in spiaggia in foto "pubbliche", probabilmente con qualche sottinteso) annuncia trionfante l'autodiplomato sensale, precisando che lei viaggia solo coi pellegrinaggi parrocchiali e fa la babysitter. Poi, nell'enfasi del momento, si lascia sfuggire che "se si trucca è anche caruccia". Sfodero fulmineo il deprecabile Wilde - "il volto di un uomo è la sua autobiografia, il volto di una donna è la sua fiction" - e le grasse risate probabilmente rinviano l'inconsapevole poveretta al prossimo Buon Partito che si premureranno di procurarle.

6) Sto braggando senza sosta.

7) Le manifestazioni d'affetto non sono rarità nemmeno da parte di donne che ti avevano friendzonato irrevocabilmente nel momento esatto in cui si erano accorte della tua esistenza, senza possibilità di appello.

8) Che è pure uno dei principali motivi per cui la tomistica insistenza del movimento sul partire dalla realtà mi trovò sempre così entusiasta.

9) Magari lei minaccerà di abbandonare anche la Chiesa, senza rendersi conto che ciò implicherebbe che se io avessi corrisposto ai suoi sentimenti la sua fede sarebbe stata una finzione intesa a tenermi buono.

10) C'è stato un periodo in cui il mio blog era salito in vetta alle ricerche per una paginetta intitolata "innamorarsi di una persona sposata" in cui riflettevo sul caso di persone di mia conoscenza che in nome di un'infatuazione hanno scatenato inutili pasticciacci. Viste le keyword con cui veniva raggiunta la pagina fui costretto a toglierla: le ricerche erano tutte autogiustificatorie.

11) La solitudine è una brutta bestia, beato chi può desiderarla.

12) Sembravano più presenti quando il vicino cucinava carne alla griglia.

13) "Siccome qui si mangia, allora è mio territorio!".

14) A costo di urtare qualche sensibilità, devo ricordare le tre droghe irresistibili per la donna: ricevere attenzioni, sentirsi "validata", e ovviamente i soldi. Il "buon partito" sta bene a soldi, ti circonda di attenzioni e ti convalida ogni volta che ne hai voglia. Ovviamente c'è sempre un "partito" migliore del tuo a fare "blip" sul radar, e quando sarà diventato troppo oneroso fare monkey-branching esternerai la solita pioggia di micro-veleni addosso a quello che era "buon" partito.

15) Al gattino randagio è andata bene, a me da giovane non andò bene - e non è andata bene nemmeno alla lettrice dei miei scritti, che si è trovata friendzonata non per il suo valore "economico" e sociale, non per il suo aspetto fisico, non per la sua storia, ma perché non aveva ancora scoperto che il sottoscritto ha ancora una missione da compiere.

lunedì 11 maggio 2020

Le mmmmmmani!

Anzitutto alcune date da ricordare. Nigro notandas lapillo: lo scorso 23 febbraio 2020 l'eroico donabbondio Delpini chiudeva le chiese a Milano. Il successivo 12 marzo l'eroico donabbondio De Donatis chiudeva quelle della capitale della cristianità. Lo scorso 27 aprile, contraddicendo la già tardiva e patetica presa di posizione della CEI, Bergoglio comanda di ubbidire alla chiusura imposta dall'autorità civile. «Riceveranno la loro ricompensa», tutt'altro che invidiabile ricompensa.[1]

Sono passati più di due mesi dall'ultima volta che ho potuto confessarmi e comunicarmi. La parrocchia di questo desolato paesetto, ed ancor più il suo gaio parroco, sono l'epicentro di quella desolazione e sono siti ben lontano dai posti dove far la spesa, cioè lontano da un alibi.[2] Avrei potuto autocertificarmi come in "stato di necessità" di sacramenti, sperando di non trovare quei soggetti delle forze dell'ordine che interromperebbero qualsiasi celebrazione: sai che divertente essere bloccati proprio mentre il prete dice "ti assolv---" per beccarsi una fragorosa e sanguinosa multa. Roba da URSS staliniana.[3]

Così a inizio marzo, quando le cose si stavano mettendo male, andai in un paesetto vicino (quasi un'ora a piedi attraverso una periferia desolata e brulla), nell'unica chiesa della zona in cui durante la settimana è possibile riuscire a confessarsi e comunicarsi.[4] Dopo una snervante attesa per il mio turno - sembrava che quelli prima di me dovessero farsi spiegare dal confessore tutta la storia della salvezza a partire da Abramo[5] - finalmente ci riesco e due minuti dopo entro nella navata centrale, appena in tempo per la consacrazione e la comunione. Mi pongo negli ultimi banchi con la solita ardita manovra mentre il celebrante si gira, affinché non mi noti entrare (c'è sempre il rischio che sia un pirla che neghi la comunione a chi è giunto in chiesa "dopo il Vangelo"). Finalmente il prezioso momento della comunione. Sono tra gli ultimi nella fila. Davanti a me una signora bassina s'inginocchia e riceve la comunione alla bocca, e la cosa mi rasserena tantissimo, liberandomi di tutta l'ansia e lasciandomi in testa solo il desiderio di accedere alla comunione.[6] Arriva il mio turno e il pretino, con una voce tagliente se stesse rivolgendosi al peggior malfattore mai immaginabile mi dice, marcando lungamente la elle e la emme ed in modo da farsi sentire dagli altri in fila: "llle mmmmmani".[7]

Sono riuscito a non reagire solo perché ero stato ben rasserenato dalla scena di un attimo prima. Ho guardato negli occhi il prete, per un interminabile attimo, come se gli stessi chiedendo: sei sicuro di volerti assumere questa responsabilità, o almeno, sei sicuro di non voler finire sui giornali domattina?[8] Il soggetto, con l'arroganza che gli straripava dal volto, restava fermo, non cedeva. Così ho dovuto fare la comunione "con le mani".[9]

Durante il ringraziamento per la comunione ho percepito perfettamente l'inizio della persecuzione. Ho capito che era appena scattato l'inizio della "dieta dei sacramenti" imposta dagli stessi pastori ufficiali della Chiesa che hanno completato la loro trasformazione in «mercenari» a cui per definizione «non gli importa delle pecore».[10] Tutte le peggiori cose che potevamo temere si sono avverate. La grande stangata del mettere sullo stesso piano la presenza fisica in chiesa e il videostreaming, la riduzione dei sacramenti ad attività ludiche-ricreative da sospendere in presenza di un qualsiasi alibi, il servilismo verso le eminenze grigie della dittatura sanitaria e dei potentati politici, e soprattutto lo storico inaudito precedente dell'autoriduzione della missione della Chiesa laddove era andata a regime e con zelo persino durante le apocalittiche epidemie tardomedievali, sono il segno inequivocabile che "questa Chiesa" è morta. Non rifugiamoci nei sogni, non facciamoci pie illusioni: è un cadavere ancora tiepido, di qualcosa che ha smarrito da tempo la sua ragione di esistere, un sale che ha perso sapore e che domanda con sempre maggior insistenza di essere trattato di conseguenza.[11]

Bei tempi quando la Chiesa reagiva contro ingerenze e persecuzioni, fosse pure soltanto con un non expedit; bei tempi quelli in cui si continuava a celebrare mentre i fedeli erano letteralmente costretti a imbracciare il fucile e metter mano ai forconi; bei tempi quando persino i lapsi che per salvare la pelle avevano incensato gli idoli, tornavano a celebrare dopo averla sfangata. Invece questi "pastori" di oggi - virgolette d'obbligo - hanno proattivamente battuto tutti i record di servilismo[12]. Fino a qualche mese fa potevamo ancora farci beffe di certi discorsoni in toni apocalittici. Oggi ci tocca invece prendere atto del loro gettare la maschera,[13] con la stessa rassegnata pacatezza di un Romano Amerio. E no, inutile darsi da fare con spiegoni di epidemiologia, legalismi da azzeccagarbugli, statistiche sui contagi, melensi inviti alla collaborazione e alla preghiera: la questione principale è l'aver privato dei sacramenti l'intero popolo, l'aver affamato ("affamare" inteso come il contrario di "pascere") il gregge, e - ciliegina sulla torta - l'aver addirittura chiesto alle autorità civili di sostituirsi al Messale e alla Redemptionis Sacramentum per dirci come vanno ricevuti i sacramenti.

Per questo è inevitabile concludere che questa "Chiesa" è al capolinea. Non la santa Chiesa istituita dal Signore, s'intende, ma questa generazione di sedicenti pastori, in realtà mercenari, e i loro metodi burocratici, le loro attitudini salottiere, la loro untuosità a senso unico, i loro concili pastorali, in realtà "mercenariali", il loro elegante e assiduo sputare sui fedeli, sulle vocazioni, sul buon senso. Fino a qualche mese fa si poteva ancora criticarli o detestarli, oggi c'è solo da prendere atto della sparizione definitiva della loro dignità e della loro funzione. Qualsiasi cosa faranno "dopo" la crisi (ammesso che si possa tornare un giorno alla normalità)[14] resterà sempre imperdonabile il loro solenne consegnare ad una sgangherata autorità civile (e alle eminenze grigie che guidano il gioco) le chiavi del tabernacolo, del confessionale e delle chiese: esattamente il contrario di ciò che si faceva in tempi di pace, di guerra, di carestia, di epidemia.[15] Così come non vennero promossi all'episcopato i lapsi al termine delle persecuzioni, così questi affamatori del gregge non devono vedersi riconosciuta più alcuna dignità, alcun incarico, alcuna autorità.

Hanno dimenticato di essere solo uno strumento. Erano troppo impegnati nelle loro curialate da ricordarsi di essere utili solo proporzionalmente al loro impegno nel santificare, insegnare, guidare.[16] Fino a pochi mesi fa, già in tempi di pace, c'era parecchio da ridire per ciò che professavano e insegnavano (e noialtri intenti a fingere di non sentire o a sforzarci di guardare "i denti bianchi" della carcassa del cane morto), e per ciò che combattevano e ostacolavano (cioè il gregge loro affidato).[17] La gratitudine per la possibilità di ricevere i sacramenti e persino l'entusiasmo per quelle rare volte che dicevano una mezza sillaba a favore della vera fede, non possono far ricrescere una fiducia che per loro scelta, visibile, deliberata, accanita, irrazionale loro stessi hanno distrutto, scegliendo di diventare nemici della Chiesa e dunque miei nemici e miei traditori.[18]


1) C'era da temerlo, il giorno in cui avremmo chiesto almeno l'applicazione del cavouriano «libera Chiesa in libero Stato», cioè "Chiesa suo malgrado prigioniera dello Stato". Oggi invece la Chiesa è prigioniera di qualcos'altro. E i vescovi si sono infilati nei ceppi da soli, con zelo, volontariamente, bramosi di compiacere i loro ridanciani carnefici.

2) Gli amici che hanno potuto accedere ai sacramenti in questo periodo lo devono esclusivamente ad una fortunata combinazione di geografia e circostanze sociali e qualche sacerdote d'eccezione. Chi l'avrebbe mai potuto immaginare che per potersi confessare era necessario avere in mano la spesa e lo scontrino e non imbattersi in un tutore dell'ordine con la Luna leggermente di traverso? Del resto, c'è francescano e francescano: c'è chi è disponibile a confessare a condizione che stai lì con la mascherina, e c'è quello che per imperscrutabili motivi ti dice che non è possibile. Non c'è neppure bisogno di maledirlo, ed è fiato sprecato tentare di fargli notare che ha tradito la sua vocazione sacerdotale. Riceverà «la sua ricompensa».

3) Lo stalinismo soft uccide al rallentatore, e nel frattempo stressa dannatamente i nervi. Se ti fermano "forse ti multano", anche se eri in regola. E anche se nessuno ti vede, non puoi sottovalutare la presenza di spioni dietro le tapparelle, e uno di questi potrebbe ricordarsi di avere un conto in sospeso con te da una ventina d'anni, e magari la volante era proprio nei dintorni. E poi con le strade senza traffico corrono tutti come al Gran Premio. E poi….

4) Avevamo dunque pienamente ragione, in tutti questi anni, a lamentarci che i preti hanno sempre "da fare", specialmente nel momento in cui umilmente chiediamo loro di amministrarci un'assoluzione, cioè di compiere il loro dovere (e possibilmente di gioire perché un'anima rinuncia di nuovo al peccato e mendica la grazia di Dio). E non parliamo dell'incredibile silenzio riguardo alla Comunione fuori dalla Messa, non sia mai che qualcuno scopra che i sacramenti si potevano continuare ad amministrare anche senza supplicare la Dittatura Sanitaria di concedere la pubblica celebrazione delle Messe e regolamentare la liturgia.

5) Dunque avevamo pienamente ragione, in tutti questi anni, a lamentarci di quelle confessioni-sedute psicanalitiche che si trascinano fiaccamente per parecchie decine di minuti, laddove le mie confessioni, dal cenno che mi indica che posso parlare fino a quando concludo con "è tutto", raramente passano più di 60 secondi.

6) Pur essendo cosciente che nel Santissimo Sacramento è realmente presente Nostro Signore Gesù Cristo, sono purtroppo sufficientemente malmesso - fisicamente, geograficamente, economicamente… - da non poter compiere atti clamorosi per poter procurare di fare la comunione durante gli Arresti Domiciliari di Massa. Come me, un intero popolo di cattolici, più o meno ferventi, non ce l'ha fatta. Da questo deriva il mio profondo fastidio nei confronti della vergognosa autorità ecclesiastica, che in tempi più comodi - cioè fino a tre mesi fa - ci sforzavamo di rispettare (e di criticare solo sullo stretto necessario).

7) Non aveva diritto di imporlo. Ma lo ha fatto. Mi toccò subire questo sopruso una volta anche da un prete del movimento. E una volta anche dal vescovo. È in occasioni come queste che tutti i pessimi ricordi, faticosamente seppelliti nel dimenticatoio per evitare di subisssare clero e vescovi delle peggiori imprecazioni, tornano a galla.

8) Certi pretastri meriterebbero di essere videoregistrati in ogni liturgia per poi venir smerdati in pubblico e in curia ogni volta che compiono un sopruso. Purtroppo la scarsità di clero ha garantito l'impunità agli elementi peggiori: un po' di decenni fa i preti non scarseggiavano, e quindi chi non rigava dritto aveva sempre il terrore di perdere la prebenda; oggi, al contrario, chi non riga dritto, può minacciare di dar le dimissioni da parroco, facendo subito ammutolire vescovo e curia perché con la scarsità di vocazioni e di preti, è diventato piuttosto difficile trovare veloci rimpiazzi.

9) Sebbene nelle grandi occasioni del movimento di Comunione e Liberazione fosse uso di far la comunione "con le mani" (esclusivamente per un fattore velocità: agli esercizi, con ventiseimila comunioni, sarebbe stato scomodo perdere più di una decina di minuti), non mi ci ero mai veramente assuefatto. La Comunione riguarda la mia salvezza, non il velocizzare del trenta per cento lo smaltimento della fila dei comunicandi. In un'occasione, poi, mi venne uno scrupolo pazzesco perché per distratta abitudine mi ero strofinato le dita sui pantaloni. Ripercorsi mentalmente tutti i movimenti che avevo fatto con le mani e tutte le doppie e triple auto-rassicurazioni visive e tattili del non aver trascurato frammenti prima di quel distratto strofinìo. Mi riservai di fare la ocmunione sulle mani solo in caso di assoluta necessità. Non immaginavo che nel 2020 la necessità sarebbe stata descrivibile in: o subisci l'angheria di questo pretastro della malora nemico di Dio e della sua santa Chiesa, oppure resti senza comunione per tre mesi.

10) Il prevedibile battage pubblicitario a favore della comunione sulle mani a inizio crisi era basato sul falso assunto che sarebbe più igienica e più antivirale. La donna in fila prima di me, a cui era stata concessa la comunione in ginocchio e alla bocca, doveva essere una di quelle a cui "non si può dir di no", per motivi economici e sociali. Il sottoscritto, invece, è un emerito fedele qualsiasi. Anche mentre distribuiva la comunione, proprio mentre le sue dita toccavano continuamente il Corpo di Cristo, quel prete era orwellianamente convinto che tutti i cristiani sono uguali «ma alcuni sono più uguali degli altri».

11) Con le forze dell'ordine che facevano caccia all'uomo e che non consideravano legittimo recarsi in chiesa, con tanti preti che già in tempi normali erano poco disponibili a confessare e per nulla disponibili ad amministrare la Comunione fuori dalla Messa, l'errore dei vescovi è stato indubbiamente madornale e deliberato, perché lo sapevano benissimo, lo sapevano meglio di noi come sarebbe andata a finire. I rari fortunati che hanno avuto la grazia di avere un sacerdote accessibile per confessione e comunione nonostante il lockdown potranno non essere d'accordo ma è proprio come quel detto secondo cui al sazio riesce difficile credere a colui che è a digiuno, letteralmente. È innegabile che la volenterosa "dieta dai sacramenti" sia stata imposta ai fedeli dai vescovi, e che i vescovi residenziali si sono improvvisamente trovati concordi un cuor solo e un'anima sola solo quando c'è stato da privare dei sacramenti il gregge. I pochi sacerdoti che hanno avuto l'ardire di non subire al cento per cento sono stati multati dalla polizia, ridicolizzati dai giornali, e probabilmente anche rimbrottati dai rispettivi vescovi (non risulta che alcuno dei multati sia tornato in strada in processione col crocifisso o col Santissimo).

12) L'unico che in questo momento parla autorevolmente è costretto a nascondersi per non farsi rintracciare dai… suoi stessi confratelli nell'episcopato. Ed è tutto dire. Il suo appello, ormai sopra le ventisettemila firme, è già sparito dalle pagine di cronaca ecclesiale, mentre qualche cardinale altro - timoroso di chissà cosa - "ritira la firma".

13) Il pretino "llle mmmani" non è dissimile dal vescovone che ha fabbricato il video dell'affidamento senza "affidarsi" da rifilare ai fedeli qualche giorno dopo. Oh, sì, sono certissimo che lui e i suoi complici avranno un gran bello spiegone da ammannirci, se dovesse proprio servire. Ma questo genere di stronzate episcopali ci apre gli occhi su tutte quelle precedenti che ci eravamo ostinatamente impegnati a valutare positivamente e ossequiosamente convinti che l'ubbidienza esige l'adulazione (ahimé, tipico peccato di Comunione e Liberazione, dovuto ai giussanologi che credevano che l'appartenenza equivalesse alla tifoseria). Dopo che per tanti anni ti sforzi di vedere i "denti bianchi", alla fine ti accorgi improvvisamente che hai perso tanto tempo attorno ad una lurida carogna.

14) Già ci dicono con strepitosa certezza che il virus "tornerà a settembre". Gli stalinisti erano dei dilettanti, a confronto, perché si conoscevano i nomi di Stalin e dei suoi scagnozzi: annunciavano piani quinquennali sapendo già che sarebbero comparsi "sabotatori" immaginari a rovinare le previsioni di crescita, ma almeno sapevi con chi prendertela. Ora invece non c'è proclama che non implichi un proseguimento della crisi, dello stato di polizia, dell'impoverimento generale. Nei GULag potevi riuscire a sfangarla (Solženicyn ci riuscì), ma solo perché il sanguinario stalinismo non era pervasivo come la dittatura delle mascherine e dei vaccini.

15) Naturalmente la responsabilità dei chierici è variabile e non sempre stimabile con esattezza. Alcuni preti hanno beccato multe per aver portato in processione il crocifisso o il Santissimo. E nessun vescovo o chierico oserebbe sfidare il blocco monolitico dei confratelli impauriti e pronti a sputarti addosso e a denunciarti.

16) Se ci tieni alle anime, ti sarà impossibile nasconderlo. Preti e vescovi fuori da questa categoria li conto sulle dita delle mani.

17) Come nel classico "e dai, D'Alema, di' qualcosa di sinistra, o almeno, di' qualcosa!", era una fatica doversi sorbire fiumi di aria fritta nelle prediche e alla fine tentare di entusiasmarsi perché una o due sillabe sembravano compatibili col Catechismo.

18) L'evento epocale che andrà registrato nei libri di storia del venticinquesimo-ventiseiesimo secolo sarà la creduloneria popolare - anche della politica - riguardo al coronavirus. Si è detto di tutto, e il contrario di tutto, si sono prese decisioni drastiche, si sono fatte delle scelte autodistruttive in nome di inenarrabili paure ancestrali. Se c'era bisogno di una dimostrazione definitiva che i destini dei popoli non sono più in mano alla politica, l'abbiamo avuta. Lasciamo dunque che il Titanic Conciliare completi il suo autoaffondamento, e prepariamoci per una Chiesa e una società completamente diverse.

sabato 25 aprile 2020

Stierlitz

C'era una volta un'amica consacrata che lesse l'intera saga di Harry Potter perché "se per i giovani è così accattivante, bisogna pur scoprirne il motivo". In qualità di femmina non si accorse che con lo stesso metodo si potrebbero giustificare i pornazzi, ma pazienza. Non è che il successone "tra i 'gggiovani" rende automaticamente di qualità un racconto.[1]

E quindi il sottoscritto, in questi giorni di arresti domiciliari di massa, ha visto con comodo - una puntata a sera, come durante la trasmissione originale - Семнадцать мгновений весны ("Diciassette momenti di primavera"), sceneggiato di spionaggio trasmesso sulla prima rete dell'URSS nel 1973, un successone replicato per decenni, una delle pietre miliari delle serie televisive sovietiche,[2] le cui novelle originali avevano convinto il giovanissimo Putin ad entrare nel KGB. Mi permetto qui qualche considerazione, senza spoilerare nulla.[3]

Mi dicono che nella mentalità russa l'uomo vero si innamora una sola volta nella vita, e resta fedele a quella donna in ogni circostanza, anche dopo essere stato abbandonato per sempre.[4] Queste ineluttabilità e tragicità sono espresse con un carattere cupo e distaccato, con uno sguardo enigmatico puntato lontano e inafferrabile.[5] Il protagonista di quei diciassette momenti primaverili, "von Stierlitz", è quell'uomo con in più tutte le caratteristiche ideali di un agente sovietico. Scaltrezza, impassibilità di fronte alle difficoltà, capacità di sfruttare le esitazioni del nemico e di provocarlo quanto basta, accurata pianificazione, ottima memoria, logica ferrea. Cioè quello che personalmente definirei un ottimo giocatore di scacchi. Soggetto recitato ottimamente: non meraviglia che i russi - a cominciare da Brežnev - ne andassero così fieri.[6]

Stierlitz non è un Getmanov, la storia non è di candidi e virtuosi operai del Soviet comunisti fino al midollo che sconfiggono il lercio e schifoso borghese nemico del proletariato. È solo uno che sta facendo bene il suo mestiere. Perfettamente compenetrato nel personaggio nazista che riveste, pronto ad uccidere a sangue freddo o a domare i propri sentimenti, senza mai tradire ciò che sta pensando. Alla fine della serie uno si chiederà per cosa vive la sua vita l'agente Isaev, alias il "compagno Yustas", alias lo Standartenführer Stierlitz, per cosa ha ripetutamente rischiato tutto. Non è che la moglie - lontana, presente solo in una lunga sequenza muta che è di fatto solo un riempitivo per "umanizzare" il protagonista - e il privilegio della cittadinanza sovietica siano sufficiente motivazione a farlo aggirare perennemente nella fossa dei leoni. Per cosa combatteva? Mistero. Tesseva la sua trama, seguiva gli ordini, affrontava i rischi del mestiere (l'indicibile è che quelli fossero i rischi minori: nel caso di qualche nota stonata, avrebbe dovuto temere molto più i sovietici che i nazisti).[7]

Intendo dire che quel "per cosa" è un non-detto che gli spettatori sovietici del '73 dovevano assolutamente fingere di non conoscere: cioè che un vero "Stierlitz" avesse non solo un punto di riferimento remoto da contattare periodicamente via radiotelegrafia, ma diversi agenti sul campo a cui fare frequentemente rapporto, da cui prendere continuamente ordini contraddittori, da cui venir seguito, controllato, valutato, come esemplarmente descritto ne Il montaggio di Volkoff. Nella loro sospensione dell'incredulità quegli spettatori immaginavano Stierlitz piuttosto libero di muoversi[8] ed agire e senza nessuno che segretamente lo tenesse d'occhio fin nei minimi particolari, senza nessuna commissione segreta pronta a chiedersi severamente "quale rotella non ha funzionato", senza nessuna "squadra" pronta a terminarlo senza dare nell'occhio.[9]

La storia è piuttosto intricata[10] e richiede memoria visiva e ragionamento,[11] pena il perdersi facilmente nella fitta trama di eventi e dialoghi. Gli inserti sui file top secret hanno un che di comico: ogni nazista è descritto come un Vero Ariano, di Carattere Nordico, Implacabile coi Nemici del Reich. Ma è solo un espediente per imprimere nella testa dello spettatore la faccia e il nome del personaggio da "gestire" mentalmente per comprendere la serie da quel punto in poi.

Nella serie abbondano momenti un po' troppo "borghesi" per quelli che teoricamente dovevano essere i gusti di un regime sovietico, anche quando si trattava solo di mettere in cattiva luce i nazisti. A quanto pare anche nelle serie sovietiche si consentiva allo spettatore di sognarsi nei panni di uno dei protagonisti - cioè ricco, di vita mondana, di elevato status sociale, di grande potere, sempre in abiti puliti e di pregiata fattura, magari intento a giostrare congiure di palazzo pasteggiando cognac mentre il popolino hitleriano va alla guerra o patisce i bombardamenti. Le immagini dei nazisti, nelle loro impeccabili divise, quasi stridono con le immagini di repertorio.

Salvo che per certi pezzi grossi - per i quali la serie non si risparmia nel rappresentarne beghe, invidie, avidità[12] -, i nazisti vi vengono dipinti in maniera piuttosto benevola. Gente che fa il proprio dovere, che ubbidisce agli ordini, che ha scrupoli di coscienza, che è dalla parte del popolo, gente a cui i pezzi grossi fanno pagare amare conseguenze per essersi trovata per caso nei paraggi di un sospettato.[13] La Germania nazista vi appare quasi un paese legittimo con una politica legittima (e forze armate degne di questo nome) ma che ha commesso l'errore di aggredire l'Unione Sovietica,[14] mentre la questione della Shoah non viene quasi per nulla menzionata,[15] forse il motivo per cui in Italia la serie è piuttosto poco conosciuta (erano gli stessi anni in cui in un paesetto emiliano si installava in pubblica piazza un busto di Lenin, esposto ancor oggi all'adorazione pubblica dai fedeli).

La serie me la sono gustata, pur chiudendo un occhio su alcune imperfezioni[16] e notando quante volte sui nazisti venivano proiettate attitudini e abitudini dell'apparato repressivo sovietico. Ho qualche sospetto, però, che l'amica di cui sopra non sia troppo disposta a vederlo, benché abbia appassionato più di una generazione di russi.



1) I 'gggiovani avvertono la sola urgenza di auto-convalidarsi come tali, e quindi sono un target ideale di mercato. "Se tutti hanno La Plei, devo averla anch'io! Se tutti leggono Harry Potter, devo legg-- uhm-- dovrò magari prima o poi considerarlo anch'io". Il risultato è questo branco amorfo di 25-45enni autoconvinti di essere adulti e di idee originali, che proclama la propria fede nei più triti luoghi comuni in tema di vaccini, boomer, politica, relazioni sentimentali, Chiesa, ecc.

2) Tradurrei volentieri l'articolo di wikipedia in italiano, ma penso che l'ambiente tossico dei moderatori wikipediani italioti, a furia di lasciarsi andare a modifiche che alterano il senso (quando la fanno loro non è mai "edit war"), a revert arbitrari, a cancellazioni per presunta "non enciclopedicità" (avvenute addirittura su voci create negli edit-a-thon a tema) e a "la verità è data dal consenso" (col sottinteso che la minoranza chiassosa dei moderatori e dei wikipediani più ostinati è quella che letteralmente vota cosa sarebbe "vero" e cosa no, ogni volta che le prove non siano davvero schiaccianti), non meriti il tempo altrui, men che meno il mio, specialmente quando una voce tocca parecchie buzz-word "sensibili".

3) Sebbene affascinato da sempre dalla lingua russa (il cui alfabeto lo imparai già da bambino), ogni volta che mi cimento a imparacchiarne un po' ottengo risultati magrissimi a fronte di sforzi titanici.

4) Al russo piace raccontare e ascoltare. Ne parla - sospirante e compiaciuto - Solženicyn in Arcipelago GULag, soprattutto quando spiega come è riuscito a venire a conoscenza di tutto ciò che ha trascritto.

5) Forse dovrei dire epicamente tolstoiano? Verso il Tolstoj non ho una gran simpatia. Da piccolo mi regalarono da leggere Guerra e Pace, mi piacque così tanto che non arrivai neppure a pagina 99, e da allora non ha fatto altro che prendere polvere.

6) Vero è che l'autore delle novelle, Semënov, era stato incaricato da Andropov nei primi anni '60 (toh, quando Putin era adolescente) di scriverle per mettere in buona luce "patriottica" il lavoro squisitamente repressivo del KGB. Миссия выполнена.

7) È un racconto di spionaggio, cioè dove i colloqui e le mosse di poche persone decidono destini immensi, e il KGB giustamente temette che potesse dare l'impressione che "la guerra l'hanno vinta le spie", obbligando la regista a inserire immagini di repertorio di eroici soldati russi che distruggono il nemico nazista.

8) Epica la trollata dell'attore protagonista Tichonov che, nella ex DDR dove si stavano girando alcune scene, esce per strada già vestito da Standartenführer nazista (ufficialmente per risparmiare tempo sul set) e percorre poche centinaia di metri a piedi prima di essere bloccato dalla polizia tedesca. Occorse un po' di fatica per non venire arrestato, e le riprese poterono proseguire.

9) Squadre, peraltro, composte da uomini soggetti allo stesso pericolo: al primo presunto errore sei finito. L'episodio di Getmanov, in cui un'accidentale menzione di un argomento tabù a tavola non verrà dimenticata e rovinerà una carriera al momento giusto, è solo la versione più dolce. Come incessantemente spiegato da Solženicyn in Arcipelago GULag, quando tutti sono controllori di tutti non hai scampo.

10) Sarà che l'ho seguito con sottotitoli in inglese e inespressivo doppiatore polacco, perché non volevo la versione a colori ma accorciata. Quanto ho odiato quel "gencùia!" (dziękuję) a ridosso di ogni "spasìba" (спасибо).

11) Per esempio non viene spiegata la scala gerarchica dei protagonisti nazisti e dei complessi rapporti di collaborazione e rivalità tra le diverse entità militari tedesche. La cinematografia americanoide, e dunque anche quella della colonia americana dello Stivale, presuppone spettatori piuttosto distratti e scemi, al punto da dover semplificare tutti gli schemi, spiegare le allusioni fatte, mostrando spesso visivamente un dettaglio mettendolo in primo piano per un attimo (e inducendoti a pensare: "sì, l'avevo già capito, grazie"). Mi dico sempre che dovrei curare un'antologia di scemenze cinematografiche hollywoodiane (in due categorie: "originale", e "ulteriormente deturpata dal doppiaggio italiota"). Già oggi Hollywood è difficilmente distinguibile da Bollywood, e non certo per i meriti di quest'ultima.

12) Non meno ripugnanti saranno gli americani (tanto più che settantacinque anni dopo sono ancora come venivano dipinti).

13) Non a caso la critica dirà che i nazisti vi erano rappresentati come se fossero staliniani.

14) Che l'Unione Sovietica staliniana avesse rischiato seriamente di essere sconfitta dai nazisti è testimoniato anzitutto dal fatto che Stalin volle chiamarla "guerra patriottica". Quando un comunista parla di patria e ti consente addirittura la riapertura delle chiese, significa che è con l'acqua alla gola. La vulgata sulla "guerra patriottica" vige ancor oggi: non c'è russo che non sia fiero che il suo popolo abbia "sconfitto i nazisti" (intesi non in termini di "campi di concentramento" ma in termini di "nemico forte, efficiente e potente"), e perciò non è strano che in uno spettacolo televisivo d'epoca brežneviana occorresse presentare la Germania nazista come un nemico di tutto rispetto, temibile, serio, organizzato, elegante. È imbarazzante la somiglianza scenografica fra l'apparatchik sovietico e il gauleiter nazista: stessa scrivania, stessa inquadratura, stesso campanellino per chiamare l'attendente, stessa serietà nel parlare. Altro che gli ottant'anni di hollywoodismo, che ci hanno imposto la rappresentazione esclusivamente caricaturale dei nazisti: bestie sanguinarie, robot prevedibili, perfidi idioti, sadici selvaggi.

15) Penso che ad annacquare il fatto storico della Shoah, qui in Occidente, sia quel rituale pseudoreligioso ai limiti dell'isteria che impone di recitare determinate formule per non ricevere l'immediato linciaggio sociale (come minimo) riservato ai così detti "antisemiti". Nell'URSS brežneviana il problema non si poneva. Come documentato magistralmente da Solženicyn in Due secoli insieme, e come ricordato qualche anno fa dallo stesso Putin in un discorso al museo ebraico di Mosca, «fino all'80-85 per cento dei primi membri del governo dell'Unione Sovietica erano ebrei». Esercizio (sconsigliato) per i lettori: si provi a fare la stessa affermazione in un compito in classe o nella sala mensa aziendale.

16) Come il pastore Schlagg, indicato come prete cattolico ma vestito da protestante.

domenica 29 marzo 2020

Ant-cuck-man

Quando si parla della Marvel mi sento come uno che parla della sua ex commentandone divertito e amareggiato l'ampiamente previsto affondamento morale mentre davanti ad una buona birra gli vien risposto: non preoccuparti, potrà solo che peggiorare.

In sintesi: mi hanno rovinato Ant-Man. Hanno ricostruito il personaggio su misura di uno dei neodogmi dell'immoralismo americano, quello del cuck, consistente nel cornificato che non solo non trova alcun problema nell'essere tale ma che addirittura ne va fiero, al punto di indurre la figlia a ritenere normale voler bene ai suoi "due papà" - quello naturale, e il nuovo marito della sua ex moglie. La sdolcinata protagonista della figlia, le scene multi-cuck di abbracci multipadre e sorrisi, l'accondiscendenza di The Wasp che non ci trova nulla da ridire sul soggetto ancora così legato alla propria ex (dunque la Wasp lo considera solo un simpatico giocattolo sessuale che scommetto scaricherà senza rimpianti non appena deciderà di poter far di meglio)… entrambi i film sono un articolato elogio propagandistico della cuckoldry e del polyamory, in cui la storietta di super-battaglie di super-eroi è solo lo sfondo.

Quando il Duce diceva che la cinematografia è l'arma più forte, non scherzava. La mano gli sarebbe corsa alla pistola nel vedere la dirigenza della Marvel Studios ossessivamente impegnata a veicolare la Nuova Morale Americana facendo leva sulla fanbase di prodotti che erano sempre stati di intrattenimento, pur di fronte ai ciclopici fallimenti - quelli su cui non si può barare: le vendite degli albi cartacei, drammaticamente crollate non appena qualche supereroe faceva outing o abbracciava qualcuno dei ridicoli dogmi dell'SJW (Social Justice Warriors, cioè tutto il progressismo sinistroide più sfacciato e ridicolo). Come un Baal a cui sacrificare i propri figli e a costo di massacrare il proprio stesso core business, la Marvel ha immolato sull'ara del perbenismo idiota tutti i suoi migliori asset.



sabato 28 marzo 2020

La cartina dei confini morali

Sarebbe divertente tornare indietro nel tempo e dire al me stesso di allora: un giorno ti qualificherai ciellino non praticante. Probabilmente avrei ribattuto che non sono così facile a cambiar convinzioni, e dopotutto il movimento mica può riuscire ad annacquare l'eredità che ha ricevuto… (Il tono di voce, nella seconda parte di questa frase, forse non sarebbe stato tanto baldanzoso).

Un tizio si licenzia da una Super Grossa Azienda e scrive una pagina blog per lamentarsi di aver sentito traditi i suoi valori morali. Vista la notevole quantità di gente che usa un insieme di imprecisati e mutevoli valori per giustificare scelte di carattere meramente economico, ho letto la sua lamentela cercando altri spunti per farmi due risate. Ma vi ho trovato un sorprendente consiglio che dà agli altri nei suoi stessi panni. Prima di considerare di lavorare per un'azienda, per non fare la fine della proverbiale rana che si ritrova bollita, occorrerebbe meditare a lungo e infine trascrivere in un diario quali sono le linee che esigono un licenziarsi qualora l'azienda le oltrepassi. Una specie di cartina geografica degli inviolabili confini morali.[1]

Ora, è un concetto interessante. Sia nei confronti del movimento di Comunione e Liberazione, sia nei confronti della Chiesa bergogliana.[2]

Sono divenuto ciellino non praticante perché la memoria di ciò che mi è stato insegnato e di ciò che ho vissuto era talmente viva e forte, che quando ho visto oltrepassare una certa linea ho capito il grosso e osceno cambiamento nel movimento c'era già stato. Quella linea è stata il capo del movimento - che consideravo un grande amico - calpestare miei grandi amici, per il fatto stesso che questi ultimi non erano disposti a dimenticare ciò che il movimento aveva loro trasmesso.[3] Il movimento prendeva una direzione nuova, impartita a forza da chi lo guida,[4] a costo di calpestare i motivi che giustificano l'esistenza stessa del movimento[5]e le persone che riconoscevano ancora validi tali motivi.[6]

Sta dolorosamente succedendo una cosa simile nella Chiesa forzosamente aggiornata[7] al "carisma bargogliano" (chiamiamolo così). È facile stabilire che i confini morali siano le verità di fede, ma dopo anni di sorpresacce (come Amoris Laetitia, affermazioni estemporanee, Pachamama, sinodi germano-amazzonici, sciopero dei sacramenti…) cosa mi può far restare sicuro di non essere una rana in fase di bollitura?[8] Si sono susseguiti troppi cambiamenti dagli anni '50 ad oggi: quanti di questi erano davvero necessari o almeno inevitabili? Quanti di questi non erano considerati aberranti una o due generazioni prima?[9]

Trentotto anni fa arrivò il riconoscimento ecclesiale tanto ambìto dalla Fraternità di Comunione e Liberazione. Il primo risultato della svolta fu che non si poterono più fare certe battutacce in pubblico (specie nei confronti dei soggetti ossessionati dall'"avviare processi di dialogo"[10]), ed anzi bisognava operosamente operare distinti distinguo. Un bel po' di anni dopo, quando ho conosciuto il movimento, le sviolinate ai vescovi erano onnipresenti ma ancora si capiva che erano pro forma, perché restava comunque evidente (anche ai nemici) che il movimento era una realtà educativa, uno strumento piuttosto buono che ti dava qualcosa in più della normale vita di parrocchia,[11] era qualcosa che ti faceva crescere sull'essenziale. Se il destino del movimento fosse stato quello di farsi fagocitare dalle parrocchie anziché quello di aggiungerti continuamente ottime ragioni per vivere più intensamente la vita e la fede (e la stessa parrocchia), allora non avrebbero avuto senso i tanti sacrifici fatti per sostenerlo.[12] E invece…

A tracciare alcuni solidi confini alla mia "cartina dei confini morali" furono gli stessi amici del movimento a suo tempo, vaccinandomi contro la riduzione del movimento ad associazionismo dopolavoristico. Non serve a niente imbarcarsi in un'associazione, se non ti fa crescere nella fede. E lo stesso don Giussani: se la scuola di comunità non ti fa crescere, è inutile andarci. Se si riduce ad un "parlarsi addosso", è una snervante perdita di tempo. Se la carità si riduce a volontariato, scusate, ho altro da fare. I miei amici già allora sapevano che il movimento ridotto ad una pia associazione andava bene solo per i cristianoni dalla pancia piena col vezzo di cercarsi un passatempo da vantare in salotto. Quando uno senza scherzare parla di "avviare processi di dialogo", significa che è da un pezzo che non ha più niente da dire.[13] Giussanologi e cielloti, dopo aver stravinto, sono rimasti da soli a cantarsela e suonarsela nei rispettivi circoli. Non credo che Edimar avrebbe dato la vita in nome di un avvio di "processi di dialogo".


1) Pur partendo da pie intenzioni, l'autore di quell'articolo non si rendeva conto che una tale cartina risente della contingenza, delle sensibilità personali del momento, delle mode in vigore. Penso ad esempio ai presbiteriani americani che vent'anni fa potevano ancora spiegare cosa ne pensa la Bibbia dell'omosessualità, e che sono stati sconfitti dalle nuove mode LGBTQP* dall'interno della loro stessa congregazione. È dura la vita di chi non ha dei dogmi veri a cui agrapparsi.

2) Magari anziché "confini morali" avrei dovuto chiamarli "confini teologici", ma ciò avrebbe complicato troppo il discorso. Del resto non mi interessa tanto se un medico o un prete fumano come turchi; l'importante è che il medico faccia bene il medico e che il prete faccia bene il prete. Nel senso che considero profondamente immorale il venir meno alla propria "missione".

3) Ed infatti, avendo posto sotto di sé solo dei suoi fedelissimi, si è fatto comodamente rieleggere all'unanimità per un altro sessennio. Questo sì che è stato un successo dell'"avviare processi di dialogo".

4) Era tutto sommato una tentazione prevedibile: "il movimento è così grosso, possiamo mica sprecare qualche opportunità politica, economica o ecclesiale?" Così, anziché deridere e mettere alla porta qualche esimio furbetto, si comanda di far finta di niente, anzi, di applaudire, perché "Essendo Nostro Amico, ci Farà dei Favori". Sì, certo, come no. Dai domiciliari o dalla galera.

5) Ci siamo sempre detti che l'ubbidienza è una forma di amicizia. E che il movimento non è un club che porta avanti un programma politico o teologico. E che Cristo c'entra con tutto, anche con la matematica. Uno sguardo leale sulla realtà non poteva ridurre l'appartenenza alla Chiesa ad un coro ultrà di papisti autocompiaciuti. Una forma di amicizia unidirezionale è solo una sudditanza. Un affannarsi a discettare di imprecisate "nuove sfide" e di improbabili costruzioni "di ponti anziché muri", è sostanzialmente un programma politico/teologico fumoso e bramoso di raccogliere applausi mondani. E quando la figura di Pietro diventa sommamente imbarazzante, si poteva avere almeno il buonsenso di tacere e aspettare giornate migliori. E invece no: il movimento, per ordine perentorio ai sudditi, sta diventando la barzelletta su sé stesso, quella raccontata per decenni dai pigri sinistrorsi. Scusate, ma era meglio quando la gerarchia ci perseguitava pur senza conoscerci e quando le sinistre ci tiravano le molotov: almeno, in quei momenti, non era obbligatorio incensare e adulare politici e prelati. Ah, la prossima volta si eviti di calpestare gente "colpevole" di non aver dimenticato ciò che il movimento era stato in quei frangenti.

6) Perché? Per un malinteso senso di appartenenza alla Chiesa: dopo la gratitudine a Woytila (dovutissima), dopo l'entusiasmo per Ratzinger (giustificatissimo), ci piovve addosso l'obbligo di adulare Bergoglio (laddove era opportuno tacere e curare la vita interna), col risultato di trasformare certi cielloti - dal capetto universitario fino alla diaconia centrale - in melensi incensatori del clerically correct. Cioè il movimento che diventa identico alle barzellette sul movimento perché dopo aver sempre esibito un papismo virile e giustificato, hanno ritenuto impossibile evitare di esibire un papismo mieloso e ingiustificato.

7) Forse non dappertutto, ma specialmente qui. «Nel Portogallo si conserverà la fede ecc.», ed infatti i vescovi italiani risultano "non pervenuti".

8) La domanda è più seria di quel che sembra perché se è vero che non sono io a dover stabilire cosa deve fare e dire la Chiesa, è anche vero che i cambiamenti avvenuti sono grossi ma astutamente calibrati per non tirar troppo la corda. Sono rivoluzioni "all'italiana", cioè riuscite solo a metà. Sono finestre di Overton aperte quel tanto che basta per aggiungere una nuova picconata. Sono un adeguarsi ai tempi, in senso deteriore, come se la Chiesa avesse una gran fretta di piacere al mondo. Dunque: non è che dietro l'accusarti di voler insegnare alla Chiesa quel che deve dire e fare, si nasconde invece il lamento di chi dice che questa "sauna gratuita per rane" ha solo accidentalmente la forma di pentola?

9) A buon diritto don Elia scrive che la Conferenza Episcopale Italiana è diventata uguale all'Associazione Patriottica cinese.

10) Confesso la mia grande ignoranza: so cos'è il dialogo ma faccio fatica a capire cosa sia un "processo di dialogo" e come si faccia ad essere sicuri di aver "avviato" uno o più di tali "processi".

11) La confusione imperante nelle parrocchie, quei circolini di autoimpegnati con diritto di prelazione perché sono stati i primi a conquistarne il "territorio", è il motivo per cui - con scarse e giustificate eccezioni - il cattolico sano di mente ne sta alla larga salvo che per Messa e sacramenti.

12) Nel mio piccolo, in qualità di unico ciellino della parrocchia, ho avuto la mia non piccolissima razione di insulti, insinuazioni, dispettucci e dispettoni, diffidenze, mormorazioni, accuse gratuite, nonostante mi sia intrepidamente dato da fare quando c'era da darsi da fare e persino dopo aver ricevuto tale trattamento dai laici e dal parroco.

13) A lungo l'avevo voluta interpretare come una ben pianificata adulazione intesa a recuperare punti nel borsino di corte bergogliana. Ma è passato troppo tempo, senza altri risultati che la ripetizione di un discorso (accuratamente punteggiato di accalorarsi programmati) e l'appiattimento.

giovedì 26 marzo 2020

La legge marziale in vigore

Mi lamento di essere grafomane ma quando gli eventi incalzano mi rendo conto di aver scritto pochissimo, e che quasi tutti i blog che ancora seguivo erano, alla luce delle circostanze attuali ("in Italia le cose vanno selvaggiamente"), riassuntini commentati della cronaca del giorno. Cioè un guazzabuglio di prediche, un esercizio stilistico. Sembra che tutti si siano improvvisamente ritrovati con un sacco di tempo libero per scrivere e commentare. In questo diluvio di parole - che rende quello precedente una timida pioggerellina - è però diventato complicato discutere, proprio perché non si distingue più il segnale dal rumore.

Infatti, quando quel guazzabuglio non somiglia ai titoli di giornale ti danno subito del complottista, o altre etichette in crescente ordine di pericolosità.[1] Il Discorso si può fare a favore o contro, ma solo sui temi Autorizzati. Guai a usare troppo la logica,[2] guai a toccare un argomento esterno al menu del giorno, guai a sfiorare anche accidentalmente un tabù: nel migliore dei casi si viene ignorati o derisi. In altri tempi don Giussani poteva ancora consigliare ai preti di avere sul comodino "breviario e giornale", cioè pregare e avere un occhio aperto sull'attualità. Tanti volenterosi hanno creduto che fosse necessario strafare (e non col breviario), finendo per farsi dettare l'agenda: "di cosa mi devo preoccupare oggi? su cosa mi vien chiesto dai media di prendere posizione?"[3] - e così il movimento si è ridotto da una novità imprevedibile a un'etichetta prevedibile.[4]

"Sovrano è chi decide lo stato d'eccezione", e dunque anche chi ha la capacità di fabbricarla. In tempi non sospetti mi sono lungamente lamentato che l'Italia era allo sfascio,[5] è arrivata la "dittatura sanitaria" e lo sbando.[6] Nulla sarà più come prima (un "prima" vicinissimo: neanche tre mesi fa), e dal contraccolpo di queste poche settimane non ci riprenderemo più. Non solo per motivi di ordine finanziario,[7] ma anche per sentire comune: il popolo italiano è tale solo nelle partite dei mondiali di calcio. Siamo praticamente sotto legge marziale.[8]


1) Il potere delle etichette è micidiale. Viene il voltastomaco a sentire queste conversazioni di under 30 che credono di aver già capito tutto della vita e di avere davanti non meno di cinquant'anni di salute e opportunità. Che godono alla notizia di un pensionato che per morte o altro motivo smette di essere a carico dell'INPS. Che credono che ogni problema origini dai boomer. Che sognano di andarsene all'estero, in qualche paese dal nome prestigioso, e che gli expat che si lamentano sono solo dei mammoni incapaci e sfaticati. Che credono che bestemmiare, abortire, sbronzarsi, siano sacri diritti acquisiti. Sono esattamente come li vuole il Potere, e non se ne rendono conto. E a me che mi accorgo dello stato delle cose danno subito etichette infamanti e ban perpetui.

2) Si scoprirebbe la sorprendente somiglianza fra Conferenza Episcopale Italiana e l'Associazione Patriottica cinese. Proprio dopo aver scoperto quella fra Comunione e Liberazione e l'Azione Cattolica.

3) Come il caso di una donna che reputavo intelligente e che è partita per la tangente col suo intercalare "il-giornale-più-bello-che-c'è", quello di Ferrara, e non voglio infierire ulteriormente.

4) I vertici della Chiesa, col loro divieto di Messa e sacramenti, hanno scaraventato nel cesso quel poco di onore che ancora rimaneva loro. Il Signore saprà ricompensarli con tutti gli interessi (e devo dire persino che un po' mi dispiace). Nel frattempo le forze dell'ordine fanno irruzione per stanare non pericolosi criminali ma chi partecipa a una Messa o una processione. L'imminente ferocissima persecuzione, l'episcopato non potrà dire di non essersela meritata fino all'ultimo spicciolo, anche se ospedali, luoghi geografici, cattedrali, opere d'arte, perfino teoremi di matematica portano i nomi di fior di santi, ma con la Chiesa-istituzione non hanno più molto a che fare, autoridottasi a ONG ossessionata di dover piacere al mondo.

5) Come ad esempio nel caso notevole delle aziende virtualmente già fallite, incapaci di stare a galla senza continuo flusso di cassa. Non avevo certo scoperto l'acqua calda. Se qualcuno avesse voluto mettere in ginocchio l'Italia, non aveva altro da fare che innescare qualche processo che producesse qualche settimana di panico e di necessarie chiusure.

6) Si preannuncia una perdita di almeno dieci punti del PIL, ma non è che il giorno dopo tale perdita tutto si assesta magicamente.

7) 2409 miliardi di debito publico, cioè una media di 40393 euro a cittadino italiano, inclusi neonati e ultracentenari. Non va meglio in USA, dove il debito pubblico è di 65mila dollari a cittadino. Il mondo siede su un'immensa catasta di debiti interconnessi. E non parliamo di interessi….

8) E atea. "Non è la stessa cosa che pregare a casa?" Se fossi un nemico della Chiesa e dello Stato, vista la situazione starei applaudendo con incontrollabile entusiasmo a ciò che han fatto governo e conferenza episcopale.