lunedì 17 marzo 2025

Carrón y Liberación

Accolgo con divertito stupore la notizia delle “prove tecniche di scissione” nel movimento di Comunione e Liberazione.[1] Mi vien da ridere perché la situazione “è grave ma non è seria”: le accuse al movimento (una vera e propria supercazzola), il commissariamento di fatto (blindato fino al 2031), il Prosperi che per spiegare le accuse si limita ad un “arrangiatevi”,[2] la fazione dei “carroniani” (ereditanti carisma), tutti tasselli che sembrano compatibili col grande progetto clerical-curiale di appiattire la Cielle e farla confluire nella zombificata Azione Cattolica.

La crisi del movimento ha radici lontane e complesse ma riconoscerei come tappe principali l'istituzionalizzazione (il periodo 1982-2002, cioè Giovanni Paolo II che riconosce la Fraternità di CL e vent'anni dopo conferma), la carronizzazione (il periodo 2005-2013), e la bergoglieria[3] (2013-oggi).

Dal 1954, da quei passi sulla brevissima gradinata del liceo Berchet, al 1982, i momenti difficili erano stati tanti sia per la furiosa opposizione di clero e vescovi,[4] sia per l'aspetto di movimento - cioè la facilità con cui gli aderenti venivano influenzati da dibattiti e mode politiche del momento (nel 1976 ad Assago don Giussani doveva ancora una volta tirare le redini; nel 1981, in seguito al fallimento del referendum contro l'aborto, gli sfuggiva un “sarebbe bello essere solo in dodici in tutto il mondo”). Lo chiamerei volentieri il periodo d'oro.[5]

L'istituzionalizzazione è stata di fatto una pugnalata[6] perché il fastidiosissimo e prevedibilissimo effetto è stato quello di doversi rendere presentabili nelle curie, nelle sagrestie e negli episcopii (che fino a quel momento ci avevano attivamente perseguitato, ostinatamente boicottato, o almeno trattato come estranei che non meritano neppure una briciola),[7] quello del dover lasciarsi “inserire” in qualche “pastorale”,[8] scendendo a compromessi perfino su cosa si poteva dire e fare.[9] Probabilmente Giovanni Paolo II intendeva solo rimpolpare le stantìe e desertificate parrocchie e dare una strigliata alle devianze di tanti altri movimenti.[10] Il principale (indesiderato?) risultato fu quello di “clericalizzarli”.[11]

S'è detto che il 2013 fu l'annus horribilis per il movimento in quanto fallirono entrambi i sogni di gloria (Scola papa[12] e Formigoni capo del governo). È l'inizio della bergoglieria e anche il momento in cui Carrón finalmente getta la maschera e procede, agli esercizi spirituali della Fraternità, ad una spettacolare sviolinata a favore di un certo Napolitano, eroe per essere rimasto incollato a una poltrona. L'istituzionalizzazione del movimento aveva prodotto solo conformismo e sfascio, mentre il “papismo di maniera” comodamente abituato a un Wojtyła e a un Ratzinger, doveva improvvisamente bergoglizzarsi (don Pino, ma che stracazzo mi combini?).

E quindi ora ci ritroviamo il movimento “commissariato”[13] da un Prosperi che sta barcamenandosi in attesa che passi la tempesta,[14] mentre la fazione emergente dei bergoglian-prosperiani auspica[15] una scissione di cui già sabato prossimo a Caravaggio intravedrà le “prove tecniche”.[16]

Davanti a tale auspicata scissione sono solo un osservatore. Sono entrato nel movimento non per tesseramento o per pensosa decisione di aderire, ma perché tutti quelli che più mi rappresentavano la vita di fede erano del movimento.[17] Le dinamiche interne (dal gossip alle nomine importanti) non mi hanno mai stuzzicato (tranne qualche motteggio), ancor meno entusiasmato. Ho però avuto sentore che non tutto fosse bellissimo, anche solo per aver dovuto sopportare prediche (quando non interi esercizi spirituali) di gente che del movimento aveva capito solo “platea plaudente, pacchetto di voti, lavoro, appalti”.[18] Dunque da osservatore vedo che fra commissariamento e scissione, in ballo non c'è il santificarsi attraverso ciò che ci ha insegnato il don Giuss, ma un assicurarsi un peso nello scenario ecclesiale[19] (come se fosse urgente) e l'autocertificarsi come papisti (come se dal 1954 ad oggi ciò ci fosse stato almeno una volta necessario). Vale a dire che le fosche nubi che s'addensano su quel che resta del movimento non possono che diventar tempesta e diluvio. Chissà, magari ripartiremo da “solo in dodici”.


1) Scrivo questa paginetta senza che sia minimamente scalfita la gratitudine per aver incontrato il movimento (quei volti, non “quella struttura”), e vedendo ben separati i venti di crisi dall'oggettivo bene ricevuto dagli esercizi degli universitari, dal Meeting di Rimini, fino a vacanzine e incontri con gli amici che vivevano la stessa fede. L'ipotesi di una scissione, sebbene occasionalmente discussa (sottovoce) fin da quando il carronismo cominciava a sgomitare, non cambia ciò che abbiamo vissuto, e non cambia né la “scelta religiosa” carroniana (che -ahinoi!- purtroppo non è consistita nel “curare la vita interna”), né le manovre bergogliane (atte a snaturare il movimento e i Memores Domini a suon di commissariamenti e sinodalizzazioni), nè certe decisioni e prese di posizione di soggetti importanti del movimento (come ad esempio l'invitare la Bonino, o prendersela tragicomicamente contro “il Papa dell'Adriatico”).

2) Sul serio: nel movimento siamo stati educati ad essere allergici alle prediche fumose, alle supercazzole, alle accuse kafkiane. Perciò se lo spiegone ufficiale, alla semplice domanda «quali sarebbero gli errori che la Chiesa ci ha fatto notare?» risponde solo con «Ciascuno di noi è chiamato a rispondere personalmente a questa domanda e ha a disposizione gli strumenti per farlo», cioè con “arrangiatevi”, si deve dedurre come minimo che non sa cosa rispondere… oppure che qualsiasi altra risposta verrebbe usata dal circolo bergogliano contro il movimento. Come se Prosperi volesse solo aspettare che passi la tempesta.

3) Chi accusa Carrón di non aver seguito le indicazioni bergogliane gli sta facendo un favore, gli sta riconoscendo un merito che non è detto che abbia. Infatti per la maggioranza di parroci, curie, prelati, e per lo stesso Bergoglio, la Cielle non è un popolo nato dal prendere sul serio gli aspetti elementari della fede, ma solo una massa di gente con capacità organizzative un po' sopra la media, e quindi comoda da utilizzare una volta che sia stata sinodalizzata e normalizzata, ma che essendo una massa ciellina non merita nulla, nemmeno per le numerose volte che ha già gratuitamente e silenziosamente tappato i buchi della pastorale (vedasi ad esempio la gentile obiezione al Tettamanzi quando nel 2002 s'insediò a Milano). Non siamo visti come gregge da guidare e da confermare nella fede, e veniamo dunque subdolamente invitati a sostituire l'ubbidienza col servilismo.

4) Ai bei tempi gli aspiranti sacerdoti provenienti dalla Cielle venivano rifiutati dai seminari, tra cui gli stessi Negri e Scola, checché ne dicano certi giornalisti azzeccagarbugli che non sono stati né nel movimento, né vicini ai fatti, né adeguatamente documentati; la cieca ostilità contro seminaristi ciellini perdurerà in tante diocesi italiane almeno fino ai primi anni Duemila.

5) Pur avendo aderito al movimento solo molto tempo dopo, riuscii comunque a goderne dei buoni effetti. Se ti si spegne il motore mentre sei in autostrada, prosegui comunque per un bel tratto prima di fermarti.

6) Giovanni Paolo II, esigendo che i movimenti ecclesiali avessero una regolazione statutaria, li ha di fatto sterilizzati. Sebbene nella gran maggioranza dei casi c'è solo di che applaudire - a causa delle loro derive settarie e del culto della personalità dei propri fondatori -, in qualche caso (come anche il nostro) è stata - suo malgrado? - una pugnalata alle spalle. Il tanto desiderato riconoscimento dall'autorità, che per noi era praticamente l'agognata autorizzazione a continuare ad esistere, a continuare a promuovere le cose buone che don Giussani ci aveva estratto dall'infinito tesoro spirituale della Chiesa, all'improvviso diventava un'etichetta su un prodotto inscatolato, con codice a barre e arbitrarie date di scadenza e indicazioni burocratiche. Diventavamo una pedina variamente colorata da far spostare spocchiosamente qua e là sulla scacchiera delle manovre curiali. Avevamo sperato in una carezza paterna, ci ritrovammo solo gratuite pedate negli stinchi. Nelle sagrestie e curie non ci era più vietato l'accesso, ma annotavano minuziosamente le nostre presenze e assenze. A nulla valse far buon viso a cattivo gioco, e il darsi da fare per parrocchie e diocesi fu sempre un frustrante constatare che il marchio d'infamia “ciellino” era ancora valido, e che al massimo anziché taglienti parole di disprezzo provocavamo risatine e diffidenza. Qualcuno è stato più fortunato, magari anche spesso, ma non al punto di non aver mai dovuto strozzare in gola risposte cielline ai clericalismi, come quella al Tettamanzi nel 2002.

7) Tutti quei vescovi che ti avevano sempre boicottato o almeno aristocraticamente ignorato, erano poi gli stessi che per ordine di Giovanni Paolo II dovevano in qualche modo valorizzarti (e liberi di non scegliere mai il modo migliore). Non fa meraviglia che anche decenni dopo ci considerassero solo un club dotato di alcuni inutili libri, di un po' di melensi canti, di rognose posizioni politiche.

8) Finché i ciellini erano per le curie emeriti sconosciuti, sconosciuti anche di consistenza numerica, si era più liberi. Finita quell'epoca, ora sinodalmente va più o meno così: “Sei ciellino!” “Sì, ma non praticante” “Non è vero, tu leggi Tracce, eri agli Esercizi!” “Ma sono miei gesti personali, non ho mica coinvolto…” “No, questa cosa non va bene! Bisogna essere aperti a tutti! la Chiesa in uscita! avviare processi! eleggere delegati! cammino sinodale!…” E a quel punto stai valutando se è il caso di mandarlo a Fanculo™ o se una professione di fede nel Dialogo ti salverà. Opti per la seconda e scopri che non basta. In qualità di ciellino - non importa di quale risma, non importa quanto carroniano o prosperiano, non importa se giussanologo o ciellota, non importa se fresco entrato o col numero di tessera della Fraternità a due o tre cifre - sei marchiato a vita.

9) Una scena tipica di tale istituzionalizzazione: il pellegrinaggio Macerata-Loreto passò dall'essere un'iniziativa “del movimento” ad un'iniziativa in cui il movimento era solo uno dei 157 ingredienti pur curandone l'organizzazione, dove gli altri 156 infaticabilmente sgomitavano per i posti d'onore. Da un lato, l'onore che un'iniziativa del movimento venisse “fatta sua” dall'istituzione, cioè dalla diocesi; dall'altro, il vederla ridurre a folklore canterino, a show trascinato perché bisogna pur riempire i notiziari. L'inventore fu poi premiato con l'episcopato, e a sua volta si “istituzionalizzò”.

10) Grandissima parte degli altri movimenti ecclesiali, grandi e piccoli, parte dal neanche troppo celato presupposto che la Chiesa sbaglia e che loro sono la correzione. In realtà la crisi ecclesiale è una crisi di fede (oggettivamente constatabile anche solo dallo squallore liturgico postconciliare), ed era proprio tale crisi ad aver reso accattivante l'idea di fondare qualcosa di nuovo. Ad eccezione di don Giussani (che non intendeva fondare alcunché ma solo ribadire aspetti elementari della fede) il boom dei movimenti è stato una risposta fai da te alla crisi, per lo più nel senso di un avvantaggiarsi del momento propizio per costituire qualcosa che la Chiesa “dovrà riconoscerci”, di un ubriacarsi per non sentire la fame.

11) Per clericalismo deve intendersi anche la sostituzione dell'autorità con l'autoritarismo, la distinzione tra figli e figliastri, il trattarti a pesci in faccia solo per onorare il capo-capetto del momento, il non indicare i fatti concreti che danno sostanza alle accuse…

12) Quella degli auguri della CEI a Scola per essere stato eletto Papa è una delle storie che non ci si stancherà mai di raccontare ai propri nipotini. Scola aveva occupato entrambe le massime rampe di lancio per il pontificato - Venezia e Milano - e si era ulteriormente accreditato con gli auguri per il Ramadan (come se nel conclave entrassero più imam che cardinali), aveva persino ottenuto la maggioranza nei primi scrutini. Poi è successo qualcosa di tuttora poco chiaro - in cui “rivalità” e “Comunione e Liberazione” non sono spiegazioni ragionevoli - per cui ci ritrovammo l'impresentabile papa Buonasera.

13) Ironia della sorte, il commissariamento è stato uno degli ultimi atti del Bergoglio prima di dipartire, perfetta sintesi della famigerata “misericordia” gesuitica del colpire duramente gli innocenti affinché i colpevoli possano provare un pochino di dispiacere. Pur di fronte a tre problemi seri - “cielloti, giussanologi e carroniani”, cioè la riduzione del movimento ad attivismo, a un club culturale, o a un culto della personalità -, il Pachapapa è riuscito a scegliere la strategia più funesta (sarà magari per l'innata ostilità gesuitica verso il movimento). E a quanto pare è riuscito a lasciare in pace qualche altro movimento il cui fondatore è alla guida da oltre sessant'anni. Come sempre, il Potere è forte con i deboli (e ubbidienti), e debole con i forti (e disubbidienti).

14) Bene ha fatto il caro Martinelli (che è stato ai vertici dei Memores Domini) qualche giorno fa a ricordare che le foglie sono verdi in estate, cioè che «…mancano i fatti concreti che diano sostanza a queste affermazioni… Del resto, non è la ripetizione continua di preoccupazioni e richiami a renderli più veri, ma la conoscenza dei fatti che li motivano… il rischio è di creare situazioni di falsa obbedienza e sottomissione che possono diventare la premessa per situazioni di abusi… finché le questioni non si chiariranno fino in fondo, non sarà possibile nel caso correggersi, e rimarrà un alone di sfiducia sul cammino fatto e che si sta facendo, con il rischio che queste affermazioni non chiarite vengano usate per demonizzare alcuni…».

15) “Teme”, cioè auspica: come nelle partitelle fra ragazzini in cui ci si accorda per non passare mai la palla all'antipatico, sperando che si stufi e se ne vada spontaneamente (possibilmente dando di matto), per poter ponziopilatescamente lavarsene le mani: “è stato lui il problematico, è stato lui lo scismatico”.

16) Riuscirà il nuovo movimento Carrone e Liberazione a conservarsi un po' di rilevanza ecclesiale e i comodi strapuntini qua e là? Riusciranno i carroniani a continuare a considerare accettabili le napolitanate e le boninate?

17) Dopo tanti anni di militanza nel movimento, qualcuno può essersi ritirato dietro le quinte, i più sono invecchiati (nel senso che hanno scelto un percorso più da poltrona che da battaglia - come persino certi Memores che si accontentano di distribuire graziose citazioni del Gius e di cardinali e santi, per poi ruggire solo quando qualcuno fa notare l'ambiguità degli strali di Bergoglio e Farrell) mentre non avveniva un ricambio generazionale.

18) Tanto più quando applausi e altri tipi di sviolinate erano principalmente intesi a garantire una poltrona a qualche amico del movimento o qualche appalto o permesso.

19) È pur vero che molte “opere del movimento” sono a rischio di sequestro e snaturamento da parte di curie e clero. Quando però sono in gioco posti di lavoro, spese consistenti mai rientrate, buone attività di lungo corso su cui molti fanno ancora affidamento per il futuro, è purtroppo non illegittimo tentare di acquisire “peso ecclesiale” al solo scopo di difendere quelle opere dagli elefanti vogliosi di farsi una cavalcata nella cristalleria. Ma è esattamente il motivo per cui si evitava il più possibile di coinvolgere anche solo indirettamente gli elefanti curiali. Mandateci pure nudi, ma lasciateci la libertà di educare: persa quella, possiamo anche essere ben vestiti, ma non ha più senso di spendersi.

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