martedì 31 maggio 2022

I credenti ne Lascenzah

La comparsa dei meme è il diretto risultato del drammatico calo, nelle ultime generazioni,[1] della capacità di astrarre, del senso critico, e della soglia di attenzione. È come un'epidemia. È una versione cento volte peggiore di quel che don Giussani chiamava "effetto Chernobyl": i giovani sembrano sempre gli stessi, ma hanno una incredibile desolazione dentro. Solo che stavolta non sono più solo i giovani. Sono anche quei giovani - oggi non più tali - di cui si lamentò il donGiuss.[2]

Non si può più parlare: c'è sempre il cretino prontissimo a redarguirti severamente: recenti studi dicono che, uno studio in pre-print afferma che, certi scienziati hanno scoperto che, molti esperti son d'accordo che, uno studio del 2015 dice che, dei ricercatori di Harvard hanno scoperto che… Solo che non stanno parlando della scienza - quella capace di contraddire ciò che aveva affermato prima purché ci siano nuove evidenze, ma stanno parlando de lascenzah, quella spacciata per tale sui mass-media, quella dei titoloni dei giornali e dietro cui ci sono considerazioni politiche e sociali, e c'è anzitutto la voglia di esibirsi come "quelli dalla parte giusta", come quelli che possono rinfacciarti di essere dalla parte sbagliata. Vorrei tanto fosse solo una tara psicologica ma ha tutti gli incontrovertibili contorni di una religione. La religione dei televisionati, come mi piaceva chiamarla una volta. Talmente televisionati che di fronte alla novità della "pandemia", e del caso "Ucraina", non riuscivano a concepir nulla di diverso che l'atteggiamento da massa di pecoroni, proprio mentre si autoproclamavano fieri di essere "dalla parte giusta, mica come te e voialtri".

Questo vecchio meme è uno di quelli che non invecchiano. La bocca aperta fino a rischiare di fracassare la mandibola, lo sguardo accusatorio o sognante, gli occhialetti da intellettuale, la fronte corrugata, la dentatura in piena vista, l'aspetto trasandato, a rappresentare gente per la quale non importa né la verità, né l'evidenza, ma solo il professare religiosamente - da veri talebani - una Versione Ufficiale, quella in voga al momento, completamente dimentichi della versione precedente del giorno prima, e di sbatterti in faccia i titoloni dei giornali per dire che loro sono moralmente e religiosamente superiori a te, miscredente complottaro della domenica.

È gente che ti scaccia brutalmente dal consesso sociale perché hai osato dare le prove inoppugnabili di ciò che avevi affermato.[3] Amano più l'idea di "aver ragione" che la ragione stessa.[4] Vivono in un mondo pavloviano in attesa del prossimo stimolo, pronti ad eseguire la reazione che è stata loro programmata, e persino ad esserne fieri, orgogliosamente convinti. È l'esito finale (e prevedibile) di quando la fede non c'entra più con la vita.


1) Mi sento improvvisamente molto più anziano di quanto non dica la mia carta d'identità.

2) Don Giussani l'aveva capito benissimo e con sorprendente anticipo, che la società procedeva orgogliosamente e a grandi passi verso la perdita della fede e la sua sostituzione con qualche nuova forma di paganesimo.

3) È finito anche maggio e c'è ancora gente in giro col mutandone facciale, perfino da soli in macchina a finestrini chiusi e condizionatore a tutta manetta. Tutta la gazzarra sul certificato razziale sanitario che ha impegnato menti e cuori da prima di Natale a dopo Pasqua, comincia finalmente a sbiadire. Mannaggia alla mia pigrizia: da quella storica calata proattiva di braghe delpiniana avrei dovuto collezionare compulsivamente le affermazioni di Certuni e Certaltri - a cominciar dal parentame - per poi sbattergliele in faccia adesso. Magari uno su dieci avrebbe capito.

4) Perfino nel movimento - e in tempi non sospetti - rilevai quest'atteggiamento clericalista di certi sommi capi e capetti, gli stessi che pensosamente elucubravano arditi voli pindarici perfino sulle espressioni scherzose del don Gius, erano gli stessi del "si fa così e basta, si è deciso così e basta" (notare le espressioni perentorie in forma impersonale).

sabato 30 aprile 2022

Turismo da tastiera

Certre volte vado vagando su Google Street View. Cerco una stazione ferroviaria ben servita e di una linea ferroviaria che non sembri prossima alla soppressione. Cerco nei dintorni, entro i cinque minuti a piedi, una casa che mi ispiri. Stavolta era una di lontana periferia, di fronte al mare. Negozietti, casette sparse, un alberghetto. Scelgo la casetta più piccola e meno appariscente, mi dico che c'è bisogno di lavori perché non dà l'impressione che passerà indenne l'inverno. Su Street View dice che è luglio ma pare di un nuvoloso tardo autunnale, c'è in giro solo una donna anziana, rare auto. Percorro stradina e scale, è come se avvertissi l'umidità e il freddo, attraverso il soprapassaggio immaginando a come dovrei imbacuccarmi se vivessi lì (poiché tutto il percorso non ha nemmeno un angolino per ripararsi in caso di pioggia), eccomi finalmente davanti alla stazione. Ma invece di entrarvi, continuo a girare nei dintorni. Un asilo. Una pescheria. Un ristorantino. Un altro improbabile alberghetto. Strano, ancora nessuno per strada. Che sia di mattino presto?

Ma più giro nei dintorni e più qualcosa bussa alla mia memoria recente. C'è stato il maledetto coviddi, che ha distrutto anche quel genere di sogni. Si esce di casa solo per lo stretto essenziale. Mascherine, contagi, vaccini, paure, sanificare, ti controllano, autocertificazioni, un colpetto di tosse e ti guardano tutti in modo torvo, e pensare che fino al 2019 il colpetto di tosse lo davi solo per rompere il silenzio. Nulla è più come prima. Ci vorranno parecchi decenni per riuscire a dimenticare questi ultimi anni horribiles (e il presente, che ugualmente non promette bene)[1] e abituarsi di nuovo a vedere i volti umani senza il pannolone facciale. Viviamo tuttora come in un grosso film dell'orrore, sia pure avendo messo un po' in sordina la psicosi virus per far posto alla psicosi guerra. È come se quelle vecchie fiction, a meno di dettagli superficiali, ci avessero anticipato tutto, talora figurativamente, talaltra letteralmente. O forse siamo noi ad esserci adagiati comodamente sui raccontini che per una vita intera ci hanno inflitto i media. Abbiamo imparato a vivere come in quei film. Non conta più la realtà dei fatti: conta l'essere compatibili con le grida manzoniane mediatiche, vedendo realizzata la profezia di Chesterton perché ormai occorre attizzare fuochi per testimoniare che due più due fa quattro, e sguainare spade per dimostrare che le foglie son verdi d'estate.

In tempi non sospetti mi ero lamentato senza sosta sui cretini postmoderni che bramavano di conoscere dalla tivù la cretinata del giorno. Ehi, sacro televisore, tabernacolo del demonio,[2] di cosa mi devo preoccupare oggi? Verso cosa devo esprimere il mio sdegno? Cosa deve provocare le mie reazioni, le mie paure, i miei bassi istinti, la mia rabbia, la mia noia? Su, ti prego, dammi qualcosa per esercitarmi. Se proprio non c'è nulla di grosso, dammi almeno un'altra dose di intrattenimento, qualcosa che mi distragga, che porti la mia testa lontano dalla vita quotidiana, e che a poco a poco mi plasmi l'animo e l'anima, cosicché un giorno potrò esser pronto all'ennesima Emergenza Mondiale Del Mese senza percepirne né gli esatti contorni, né la vera pericolosità, né un brandello di significato.

Infatti quel momento è venuto. Prima della pandemia quelle stradine erano deserte per maltempo e ferie, negli inutilissimi lockdown sono state deserte per la paura di uscir di casa, ora non sono più deserte ma è un po' di traffico che si alterna ad ambulanze a sirene spiegate.[3] Prima della pandemia lamentavo le facili isterie, le epidemie multiple di saccenza, perbenismo, arroganza, ipersuscettibilità. Non sapevo ancora che l'isteria collettiva sarebbe diventata quotidianità.


1) Emergenza finita ma restrizioni prorogate: come a dire guerra in Etiopia finita ma accise prorogate per novant'anni.

2) Fu padre Pio da Pietrelcina a qualificare "tabernacolo del demonio" il televisore in tutte le case.

3) C'è l'epidemia di "malore improvviso" in pieno svolgimento e la forsennata e isterica guerra angloamericana-NATO contro la Russia.

sabato 26 marzo 2022

La liberazione sessuale ha prodotto anzitutto gattare

Prima o poi dovrò decidermi a scrivere un saggio sulla psicologia delle gattare. Oggi ne ho aggiunta un'altra alla collezione. Si tratta di una che non vedevo da molto, molto tempo. La conobbi in un evento di parrocchia.[1] Il tempo di scambiare poche parole di circostanza e avvertii quella tempesta di ormoni e feromoni addensarsi attorno a noi, un percepire un'attrazione ricambiata che bastava non ostacolare affinché si sviluppasse.

Preferii ostacolare: l'istinto mi diceva che coinvolgermi con lei mi avrebbe tolto tempo ed energie per altre cose.[2] Avevo da poco scoperto il movimento di CL e la settimana successiva sarei stato per la prima volta agli Esercizi, un evento che consideravo prezioso e carico di conseguenze. Gliene parlai quando mi chiese cosa avessi in programma per i giorni successivi, incuriosendola,[3] e la conversazione proseguì senza toccare altri argomenti.[4]

Spesso è sufficiente scambiar poche parole per farsi un'idea abbastanza fondata di una sensibilità e di una cultura,[5] e in quel caso non era stato solo l'occhio ad aver avuto la sua parte. Ma pur non sapendolo descrivere avevo un obiettivo, ed era fondamentale godermi quegli Esercizi libero da distrazioni. Dopo quella festa ci perdemmo di vista. Non era la sua parrocchia, non era la mia parrocchia, dimenticai anche il suo nome… se non fosse che un vecchio amico che sentivo di rado mi disse che era sua cugina. Passano gli anni - molti anni - sbiadendo ricordi e volti, finché quest'ultimo mi parla di nuovo di lei perché presente a diversi eventi pubblici. Riesco così a rinfrescarmi la memoria, rivedendo sui social quel suo volto, gli stessi lineamenti e lo stesso sorriso col peso degli anni. Passa qualche altro annetto.

Qualche giorno fa, durante un giretto in bici dopo pranzo, mi è parso di vederla a passeggio. Ho rifatto di proposito il giro della piazza e l'ho rivista all'incrocio in attesa di attraversare. L'ho salutata e ho proseguito. In quella frazione di secondo la sua espressione sorpresa sembrava quella di chi rivede un amico ma non ricorda più come e quando lo ha conosciuto.[6] O forse a sorprenderla è stato il tono della mia voce, quello di una familiarità che a tantissimi la pandemia[7] ha spazzato via quasi del tutto.[8]

Rientrando, mi ripropongo di contattarla, ma ho bisogno anzitutto di un alibi per fermare le bordate sarcastiche che giungono a raffiche dall'interno della mia stessa testa. Non ho mai avuto tempo di mettermi a fare l'adolescente infatuato. Ne sfoglio dunque i social e comincio a scoprire qualcosa di più di lei. E iniziano le sgradite sorprese. Da ciò che scrive e da ciò che ha pubblicato negli ultimi anni è una inguaribile gattara. Dice di esser fiera di essere single (proprio ciò che dicono tutte quelle che passano i 40 senza aver rimediato un buon partito), fa varie allusioni alla sua vita passata, la sua cultura è degradata negli scrittori di moda, cantanti di moda, cinema di moda, e i soliti shopping e vacanze.[9] Dopo aver scoperto e perso me si era data da fare per accumulare "esperienze" (oggi così si chiamano) per "capire sé stessa" (oggi così si dice), con le ultime allusioni a "uomini" (ah, i sottintesi) anche datate quest'anno (sia pure sembrando ricordi di un tempo che fu).

Così ho dovuto mettere un po' di musica di quella forte, prima di proseguire il cascamento di braccia. Quei latrati a ritmo forsennato si agganciano alla delusione e ne trascinano con sé buona parte al togliere le cuffie. Dopo, a freddo, ci si può domandare come diavolo sia possibile che una vita debba essere spesa attorno a frivolezze, mode passeggere, frasette poetiche e "ricerche di sé stessi" che sono in realtà solo un tentativo di ammazzare la noia. La speranza che una persona sia molto diversa da ciò che esibisce sui social pare un disperato tentare di farsene una ragione.

Da quella sera i suoi post sui social sono diventati alquanto più frequenti. Quasi come se volesse comunicarmi di farmi vivo. Ma ogni volta che ne sfoglio le pagine, le braccia mi cadono ancor di più, come uno che l'avesse forzatamente angelicata per poi scontrarsi fragorosamente con la realtà.


1) La riduzione di parrocchie e attività caritative a centri sociali per gente che ha tempo da perdere è l'evoluzione in farsa del vecchio sfidare le sezioni di Partito a chi vantasse più cineforum e calciobalilla. Ricordo con affetto un parroco molto poco acculturato, che si domandava seriamente i motivi per cui l'ordine di scuderia curiale fosse quello di far socializzare i ragazzi, organizzare feste, giochi, incontrini perditempo: "come se non avessero già tante possibilità di socializzare a scuola e fuori della scuola".

2) Sono stato adolescente anch'io e so benissimo cosa significa quando dopo cena sei stanchissimo, appena rientrato dall'aver buttato la spazzatura, vorresti dedicarti ai videogiochi e invece devi stupire la ragazzetta che già tamburella le dita perché il messaggino di attenzione è in ritardo. Presto, cerchiamo una frase poetica da mandarle - un po' come "presto, la lezione è finita, prepara una domanda intelligente", sperando che non susciti un supplemento di lezione.

3) Anche i ragazzi della parrocchia fanno tante attività chiesastico-pretesche ma evidentemente molto meno stuzzicanti, nonostante lo zelo degli organizzatori nel tentare di rendere pepata e avvincente l'attività.

4) Non penso che il parlarle del movimento e degli esercizi me l'avesse allontanata. Ricordo bene che fu del tutto fortuito il non riuscire a scambiarsi i contatti prima di sparire da quella festa. Mi è capitato tante volte di incontrare qualcuno e di parlargli - meravigliandomi che si meravigliasse - di ciò che avevo trovato nel movimento. Gente che ancora porto nel cuore, più i tanti di cui occasionalmente mi torna memoria. Perfino coloro che nel migliore dei casi dovevano solo marcar presenza e fingere interesse per acquisire un ulteriore bollino per la propria tessera immaginaria di bontà.

5) Cose che personalmente ho sempre valutato molto più dell'aspetto fisico, per cui il parco ragazze fidanzabili con me non è mai stato troppo vasto.

6) Lo riconosco perché è un topos frequente nei miei sogni, incontrare qualcuno che mi saluta, mi chiama per nome, mi dice qualcosa che può aver saputo solo da me, ma in sogno non riesco proprio a ricordare chi sia. In qualche caso, dopo un po' di fatica, finalmente ricordo che è qualcuno incontrato in un sogno precedente.

7) L'emergenza è ormai terminata ma certe restrizioni vengono prorogate. Che è la stessa cosa del dire che la guerra in Etiopia del 1935-1936 è terminata ma le accise sui carburanti sono state prorogate al 2022 e oltre.

8) Eravamo entrambi sprovvisti del mutandone facciale obbligatorio. È stato un momento "2019", in quella frazione di secondo la pandemia disumanizzante non c'era.

9) Ho una notevole allergia alle attività che richiedono sospiri e facce perse, tanto più che certo clero locale crede che i fedeli siano drogati di emozioni sdolcinate, e non manca mai di ammannirne loro.

mercoledì 9 febbraio 2022

Cento euro in cambio della tua anima

Da più di un anno ci ripetiamo che non sanno più cosa inventarsi per rifilarci l'Elisir di Lunga Vita e Prosperità. L'ultima novità, che porta anche la firma del rieletto Presidente della Repubblica, è la multina di cent'euro per gli sfortunati ultracinquantenni. L'ennesima piccola estorsione che crea diversi precedenti giuridici.[1] Il primo è quello dell'aberrante commistione fra Sanità e Tasse (immaginate domani di dover pagare una multa in quanto fumatori). Il secondo è quello della multabilità di chi non firma "liberamente" il consenso di moda al momento (se si tratta di un consenso informato, cosa dovrebbe pensare qualcuno che informandosi ritiene di non poter acconsentire?). L'entità abbordabile della multina garantisce il successo perché la pigrizia e il desiderio di alzare meno polveroni possibili sono fattori fondamentali nella riuscita delle imposture. E tutti sappiamo già che domani spetterà agli over 35, poi agli over 18… (e poi ai fumatori, e poi a chi prende più di un caffè al giorno, e poi a chi beve un goccetto o una bibita gassata…)[2]

Il movimento di Comunione e Liberazione ci aveva insegnato a riconoscere certi pattern. Ci ha sempre messo in guardia contro le furbate stile "creare un precedente". Ci ha invitato a guardare la realtà secondo la totalità dei suoi fattori, anziché secondo la versione addomesticata da sé stessi, dalle masse, dai media, dalle mode. Il fallimento educativo del movimento, di fronte agli eventi di questi ultimi due anni, è stato spettacolare. Il movimento poteva funzionara solo in un mondo normale, quello in vigore fino al 2013, quello delle contrapposizioni facili da distinguere, quello delle pance piene e dei bar aperti e affollati, quello non in preda a isterie e fobie[3] quello dove col "nemico" politico si poteva ancora dibattere, ragionare, combattere con l'ironia. Provate oggi a fare ironia - o anche solo ragionare - sull'Elisir di Lunga Prosperità e Vita o sui suoi fautori. "Sì ma mi attenua le conseguenze!", dice il cretino di turno spaventatissimo ma con la faccia da pensoso esperto. "Sì ma mi avrebbero tolto lo stipendio", dice l'insegnante che un po' di settimane fa ha preferito svendersi alla neoreligione neotalebana. "Che si prendano pure questi centeuri, che lo sappiamo già che le denunce saranno cestinate comunque". Come a dire: che ci mandino pure nei lager e nei gulag, tanto andrà comunque a finire così.[4]

Tanti discorsi sulla speranza, tanto ripetere dell'Incontro Eccezionale, tanto ciarlare sulla Novità contro gli Schemi Vuoti, e alla fine il sunto di tantissime scuole di comunità è solo un "ma dai, ma su, ma dai", è solo un invito ad accettar di pagare il pizzo per poter continuare a campare.[5] Come se i ciellini moderni fossero allo sbando e vivessero in un mondo a parte, un mondo di fantasia, un sogno che non ama essere disturbato e che perciò paga la gabella per continuare ad essere sognato. Di fronte ad un mondo che crolla arrivano belle prediche - proprio ciò di cui il movimento ci aveva sempre messo in guardia. Per carità, giustissimo parlare dell'incontro che ti cambia la vita, sacrosanto ricordare la positività del reale.[6] Ma davanti a un mondo che crolla le frasi fatte e le astrazioni eleganti sembrano solo un invito a rintanarsi nei sogni. Se ciò che ci diciamo non è solidamente agganciato alla concretezza della vita reale, sono nient'altro che belle prediche. Proprio da parte di quelli che ci mettevano in guardia dal ridurre il movimento a un convegnino di giussanologi ammannitore di predichette.[7]

«Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione». Da due anni a questa parte - ed in ogni mefitico dipiciemme[8] - abbiamo visto una pioggia di stati di eccezione, che per i ciellini intelligenti doveva essere la cartina definitiva di tornasole per capire che il tempo investito nella politica - anche solo nell'elargire un applauso d'ordinanza a qualche impresentabile presentato al Meeting di Rimini - è stato in fin dei conti sprecato. Mai una lezione che inizi con: hai sprecato un mucchio di tempo inseguendo fantasmi.[9] Anche perché il ciellino medio avrebbe pensato: dunque anche i nostri capi capetti e megacapi possono prendere lucciole per lanterne? Dunque anche loro devono tornare all'essenziale del movimento oppure farsi da parte senza trucchetti? Tanto più che dopo infinite spiegazioni sullo sguardo leale sulla realtà, hanno fatto la fine di coloro che sanno tutto del singolo pelo del leone, ma trovandosi davanti un leone vero sono stati incapaci di riconoscerlo.


1) I professorini che vogliono spiegarmi la common law dimenticano che il "precedente" qui è qualcosa di anzitutto psicologico. Se ieri hai "fatto trenta", ti accuseranno domani di esserti rifiutato di "far trentuno". Il problema è che gli over 50 che conosco si sono o già arresi o dichiarati pronti ad arrendersi.

2) Le prediche sulle slippery slope le fanno coloro che han già dimenticato che la sceneggiata internazionale era iniziata chiudendo le chiese e con quel «due settimane per appiattire la curva».

3) Girare per queste lande brulle e desolate e vedere la folla di tamponandi in religiosa attesa davanti alle farmacie, sentirli parlare di multidose dell'Elisir e di "casi" e "contatti", è stata sempre una scena piuttosto pietosa. Per comprare delle aspirine mi è convenuto andare ad una farmacia più lontana dove non tamponavano e quindi non c'era la snervante e deprimente attesa per entrare.

4) Non si diventa eroi a comando - don Abbondio purtroppo aveva ragione - e quindi non si può pretendere che "gli altri" diventino eroi a nostra richiesta. Le uniche armi rimasteci sono l'ironia, il sarcasmo, i tanto disprezzati meme inventati da chi vedendosi rifiutare l'agibilità per anche solo una domandina ragionevole non aveva altra scelta che ricorrere ad un concentrato di dissacrazione degli idoli moderni.

5) Certi compromessi sono inevitabili - "mandateci in giro nudi ma lasciateci la libertà di insegnare" - ma la pigrizia mentale induce a credere che qualsiasi compromesso sarebbe buono. Se per campare dipendi da lavoro e stipendio non posso suggerirti atti eroici che rischierebbero di farti perdere reputazione, lavoro e stipendio. Ma siccome sei permaloso non posso nemmeno ricordarti che scendere sempre a compromessi è tipico dello schiavo che non ha speranza né orizzonte di vita. Disumanità totale, che non cambia nemmeno se inforchi il più ciellino dei sorrisoni mentre pronunci il più ciellino degli slogan sulla positività del reale e sull'imbattersi in una Presenza.

6) Ai bei tempi - e ancor oggi - le indicazioni di ubbidienza arrivavano talvolta al nome del soggetto da votare: se dunque capi e capetti sono capaci di dare indicazioni concrete per le elezioni, era legittimo aspettarsi indicazioni ancor più concrete riguardo agli eventi 2020-2021. E invece….

7) Oggi diremmo carronologi perché il don Giuss viene compulsivamente sostituito dal commento carroniano sul don Giuss, pur nel momento in cui (si spera) il Carrón dovrebbe passare finalmente in secondo piano e far voltar pagina al movimento.

8) Nel nostro movimento, la positiva fiducia nella politica - solo perché fin dagli anni '70 qualche aderente si diede alla politica - è cresciuta esattamente come cresce un cancro. La sviolinata carroniana a Napolitano negli Esercizi della Fraternità 2013 fu la pistola fumante che per un po' cercai di convincermi che non fosse tale. Il fatto stesso di sforzarmi di cercare di convincere me stesso iniziò a farmi cambiare idea. Non era un imperscrutabile dogma di fede (su cui più rifletti e più cresci). Non era una considerazione scientifica su un argomento di cui ero ignaro. Non era una considerazione politica che ci avrebbe aperto la mente, tanto più a valle degli Esercizi. Era solo un'untuosa sviolinata. La sviolinata dell'annus horribilis. Pensate un po' a Edimar che senza nemmeno aver chiaro il nome di Nostro Signore Gesù Cristo ne percepiva la presenza. Pensate un po' Edimar di fronte al Carrón che comanda l'applauso sviolinante ai partecipanti degli Esercizi Spirituali. Pensate un po' che abisso fra la Cielle vera - quella che Edimar aveva appena intravisto - e la Cielle carroniana.

9) Lo sapeva bene Stalin inventando (di fatto) il lysenkoismo.

sabato 8 gennaio 2022

Non mi avrebbero creduto

Da quel tristissimo giorno in cui la curia delpiniana ha annunciato che la Messa "potete seguirvela in tivvù" ho capito - seppur tribolando un po' prima di accettarlo - che la valanga era irrimediabilmente cominciata. Le valanghe non c'è verso di fermarle, tanto meno con ragionevoli parole.[1] A confermare quel senso di completa disfatta c'è stato tutto il pregresso di anni e anni di delusioni cocenti («spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate…»), alternate a piccoli momenti di gioia per delle quisquilie che andavano controcorrente. Nel mio piccolo ho sperato - in tanti abbiamo voluto sperare - di contribuire a tener sveglio un piccolo resto, vedendo che quel piccolo resto si riduceva sempre di più.[2]

Si è ridotto ancor più oggi. Amici che avevano faticosamente (e costosamente) resistito al farsi amministrare l'Elisir di Lunga Vita e Prosperità hanno accettato di svendere la propria salute in cambio dello stipendio.[3] Già da tempo, memore delle numerose pagine a cui Solženicyn aveva dedicato a rispondere alle obiezioni "ma non potevate far qualcosa? non potevate dir qualcosa?", ho cominciato a prepararmi le sgradite (tali saranno) risposte. E cioè che non potevo essere io a decidere nelle loro tasche. E che qualsiasi cosa avessi detto di non allineato all'orchestra mediatica avrebbero sospettosamente e retoricamente reclamato "fonte? fonte? fonte?", col sottinteso che qualsiasi fosse stata la fonte doveva essere troppo poco importante visto che i media non ne parlavano con religioso ossequio. E che non potevo capire le pressioni sociali e lavorative che loro - raramente a torto - ritenevano di subire. E che non capivano (o fingevano di non capire) che è completamente irrazionale pagare per la prima volta il pizzo al mafioso nella speranza che non te lo chieda più.

Perfino gli amici del movimento - quelli che mi spiegavano lo sguardo leale sulla realtà secondo tutti i suoi fattori - si sono arresi. Arresi perché hanno confuso il decidere col decisionismo. Arresi perché hanno creduto che tutti i fattori della realtà fossero perfettamente rappresentati dai notiziari e dalle grida manzoniane mediatiche. Arresi perché erano di quelli espertissimi della composizione del singolo pelo del leone, ma un leone intero non l'avevano mai visto.[4] Ergo, se il notiziario ti dice che c'è l'Apocalisse ma che ti salverai grazie all'Elisir di Lunga Vita e a un po' di restrizioni ("due settimane per appiattire la curva" delle banane, e il resto è stato la prevedibile valanga), hanno scambiato l'ingenua baldanza con l'ingenua ignoranza. E pure quelli dotati di sufficienti (e più che fondate) paure riguardo all'Elisir anti-Sovrappopolazione, alla fine hanno ceduto: "non posso fare a meno dello stipendio".[5]

"Mi tolgono lo stipendio" mi è stato detto da più persone - e sempre con la voce stridula di chi ha un problema da risolvere e non sa immaginare altra soluzione che quella fornita dai telegiornali - nel corso di diversi mesi, quando ancora si poteva sperare che per settembre-ottobre, novembre al massimo, la valanga si sarebbe fermata. Se un giorno avranno ancora vita e salute per rimproverarmi, dovrò rispondere anche che conoscevo benissimo i sacrifici da loro fatti per una vita intera per guadagnarsi quel posto di lavoro, e che sarei apparso fastidiosissimo se avessi detto una qualsiasi parola vagamente interpretabile a "rinuncia al posto". E soprattutto, che loro non erano così stupidi e ignoranti da non sapere quanto svantaggioso (e tutt'altro che autoconclusivo) fosse il mercimonio sull'Elisir.

Non avevo autorità. Non mi avrebbero creduto. Avrebbero provato enorme fastidio anche solo ad ascoltare la sintesi della sintesi delle principali motivazioni.[6] Un giorno i sopravvissuti tenteranno di chiedere (a me e a quelli come me) dove diavolo eravamo durante i bombardamenti (mediatici e sanitari), perché non abbiamo reagito con parole e opere.[7] Non avevamo autorità, non saremmo stati ascoltati nemmeno ricordando loro "fino a poco tempo fa voi stessi mi dicevate così e cosà".[8] Non ci avreste creduto. Magari, addirittura, avreste lamentato che eravamo i soliti piagnoni lamentosi, che non avevamo lavorato abbastanza per documentarci bene e spiegar meglio, che agivamo secondo le nostre paure anziché secondo la loro "ragione". E così i ragionatori - anche quelli del movimento -, a furia di "ma dai, ma su, ma dai" hanno volenterosamente ceduto. Via il dente, via il dolore? Macché.

Non hanno voluto credere, nemmeno quando le libertà diventavano dipendenti dall'abbonamento all'Elisir. Non hanno voluto credere, neppure quando si ammalavano. Nemmeno quando ci rimaneva secco un amico o parente. Nemmeno quando la luce in fondo al tunnel, anziché avvicinarsi, si allontanava. Soprattutto, non hanno voluto distaccarsi da quel conformismo che per una vita intera, a parole, avevano sempre combattuto. Avendo smesso di credere in Dio, hanno cominciato a credere nel Fato anche contro l'evidenza.[9] Eppure, ve l'avevamo raccontata un milione di volta la barzelletta dei detenuti che vorrebbero fuggire dal carcere: quel carcere ha dieci cinte murarie concentriche, e quando arrivano a superare la nona e vedono la decima dicono: "no, basta, torniamo indietro, troppo faticoso, non ne usciremo mai". E sì che l'uscita si sarebbe avvicinata proprio se la percentuale di chi accanitamente boicottava la pagliacciata fosse stata un pochino maggiore.

Mi tornano in mente con un pizzico di nostalgia quei momenti degli esercizi della Fraternità in cui ci si diceva che Cristo c'è ed opera. Ascoltare parole come quelle - quasi da pigra omelia domenicale - mi facevano crescere, perché per tutti gli esercizi si era insistito sul prendere sul serio la realtà, riconoscere la realtà, tutti i fattori della realtà, senza censurare nessun aspetto della realtà… La domanda lancinante, oggi, è come mai chi ha gustato quelle stesse lezioni è poi diventato giussanologo ed esperto del singolo pelo del lupo ma incapace di accorgersi del lupo rapace di questi ultimi due anni.


1) Il sacro Elisir, stando ai siti web "con le fonti", è stato amministrato ad un'enorme fetta della popolazione mondiale. E non sarà un caso che i paesi del centro Africa sono quelli dove c'è stata meno insistenza. Noialtri qui a bloccare tutto e tutti, a somministrare l'Elisir a tappe forzate perfino a gente che non ne aveva bisogno (i guariti, i giovani), a diventare delatori da far invidia agli apparatchik dell'epoca d'oro dello stalinismo.

2) E per soprammercato vengo sgridato: ma come, non sai che tutti nella nostra categoria hanno ottemperato? Ma come, non capisci? Ma come, pensi di saperne più di me? Eppure chi mi sgrida così sa bene di aver torto. E sa che lo so anch'io. È proprio una religione talebana, che non tollera osservazioni critiche nemmeno quando consistano nella ripetizione delle stesse parole da loro proferite fino a poche settimane fa. L'Italia che ha perso la fede in Cristo ha subito abbracciato la fede nell'Elisir di Lunga Vita e Prosperità, "grazie al quale possiamo andare al cinema e alle Poste".

3) "Comunione e Vaccinazione", ahinoi. Ahinoi.

4) Triste l'epoca in cui tutti gli isterici scovatori di rigurgiti di nazifascismo credano che in assenza di svastiche e busti del Duce non possa sussistere alcuna dittatura.

5) Non vorrei fare i conti nelle tasche altrui ma l'impressione è che costoro potessero ben sopravvivere per sei mesi senza stipendio. Ma chi sono io per giudicare coloro che per non intaccare di qualche migliaio di euro i propri sudatissimi risparmi preferiscono svendere la salute e rischiare la vita?

6) Ci si è messo di traverso anche il Bergoglio, ma guai a dirlo ai ciellini orgogliosamente intrisi di tifoseria papista.

7) Intere classi sociali si son vendute per un piatto di lenticchie perché era un'occasione tanto rara quanto ghiotta. Eppure una tale convergenza di interessi sull'Elisir non poteva essere frutto delle sole circostanze.

8) Sarebbe stato bello disporre di qualche milione di euro in banca per sopperire ai presunti mancati stipendi di tutti gli amici e parenti.

9) È proprio una neoreligione neotalebana: di fronte a "bestemmie" recitano subito le loro "giaculatorie" riparatrici, e lanciano fulmini e fiamme contro i "blasfemi" e i "non credenti".

martedì 16 novembre 2021

La riduzione di CL ad AC

La laconica lettera di dimissioni del Carrón, di ieri, è una buona notizia per ciò che resta del movimento, la prima buona notizia da molto tempo a questa parte.[1] L'esponente del problema principale di Comunione e Liberazione si allontana dai riflettori, seppur (temo) non sparendo di scena. Ironia della sorte, quelle dimissioni avvengono a causa di quel collaudatissimo malinteso[2] sulla fedeltà a Pietro ridotta a tifoseria di Pietro già ai tempi di Giovanni Paolo II, quando ancora poteva essere ingenua conseguenza del sentirsi finalmente riconosciuti, apprezzati e incoraggiati dopo decenni di fischi, calunnie, pestaggi, molotov.

Quando fu tempo di pensare alla "vita interna" parve troppo comodo voltare altrove lo sguardo e leccarsi i baffi per la crescita tumultuosa in tanti campi, senza accorgersi che si procedeva d'inerzia in un percorso in salita.[3] Così le tipiche figure medio-alte del movimento, dai capetti in su, si divisero in giussanologi - che riducevano il movimento a una cultura, ad un discorso sul movimento - e i cielloti - quelli che si affannavano a moltiplicare iniziative e presenze. Guidare gente passò dall'essere faticoso servizio (che garantiva guai e crescita personale a chi si affaticava) a comodo mestiere e invidiato titolo nobiliare, un po' più elegante ma non dissimile da quel bigottume autoreferenziale da sagrestia che davanti ad una buona birra avevamo sempre deriso e spernacchiato.[4]

Che il Bergoglio ce l'avesse con noi fu chiaro fin dal suo famoso "Buonasera".[5] E che il destino fosse segnato lo si capì ancor di più dalla risposta di Carrón alle critiche bergogliane al movimento campate in aria: belando, laddove un eloquente e virile silenzio o una risposta "a nuora perché suocera intenda" sarebbe stato meglio.[6] L'avevamo sempre saputo che il potere è forte con i deboli e debole con i forti, ma eravamo sempre quelli tenuti a plaudir sorridendo, incensando, adulando, mentre i nostri esimi capetti ci tiravan le orecchie ogni volta che fiutavano il rischio che da noialtri ci scappasse di mettere qualche puntino sulle "i".[7] Il movimento in fase terminale, quello che si fa stangare dal Bergoglio, da tempo era divenuto troppo simile alle caricature velenose che laicisti e clericali ne avevano sempre fatto.

Tolto di mezzo - almeno ufficialmente - il Carrón, resta da mandare in soffitta la mentalità carroniana.[8] Cioè resta da ripartire da quel curare la "vita interna". Pur sperando in un volto nuovo (nuovo nel senso che non vorrà assecondare i difensori dei ruderi carroniani) per quella ripartenza, per onestà devo constatare che il piano bergogliano di far confluire la Cielle in Azione Cattolica sta avanzando a grandi passi. Sostituire il carismatico capo con un apparato burocratico a porta girevole significa che saremo diversi dall'AC solo riguardo ai libri che leggiamo - e successivamente nemmeno quelli.


1) Quando in seminario proibirono (ingiustamente) lo Studium Christi al giovanissimo Giussani diedero (loro malgrado) buone ragioni a quest'ultimo, che pur sempre professò l'ubbidienza ai superiori. Colpire alla testa la Cielle nel 2021 ha, paradossalmente, effetti da considerare positivi. Carrón, proprietario del "carisma del movimento", l'ha di fatto snaturato, consacrando definitivamente la figura del neociellino OGM, giussanologo o ciellota, purché carroniano.

2) Non sto dicendo che sarebbe stato meglio resistere in faccia al successore di Pietro. Sto dicendo che a furia di adularlo ci si è castrati da soli la possibilità di farlo quando si sarebbe reso necessario.

3) Eppure, per accorgersene, bastava notare come la scuola di comunità fosse diventata un parlarsi addosso secondo i paroloni del momento. Ci fu ad esempio la moda del "si gioca", tutto si giocava su tutto, "l'appartenenza si gioca nell'esperienza", "l'esperienza si gioca nella concretezza di un volto, la concretezza di un volto si gioca nell'appartenenza": la traduzione in ciellinese di "la Chiesa è icona della salvezza", "la salvezza è icona della fede", "la fede è icona della Chiesa".

4) Se nelle scuole di comunità il linguaggio era un miscuglio di microesperienze ("ieri mi è successo questo, stamattina ho pensato questo": all'assemblea mensile delle domande tutti parlavano di qualcosa databile al massimo a 24 ore prima) e di politically correct (giacché ora siamo riconosciuti, siamo sulla cresta dell'onda), nei momenti informali non era cambiato nulla, e ci permettevamo goliardie e motteggi che avrebbero mandato su tutte le furie anche il più posato dei curiali.

5) Mi parve strano che gente con appartenenza pluridecennale al movimento non fosse stata in grado di cogliere quel gravissimo segnale, quantomeno per la considerazione che non importa quanto ti sbilanci a sinistra, ci sarà sempre qualcuno grosso che sarà ancora più a sinistra. Il leccapiedismo è una strategia notoriamente perdente, e il papismo di maniera era già da molti anni degradato in tifoseria.

6) Se in passato la Cielle fosse stata meno tifosa del Papa e avesse evitato di scodinzolare davanti al Papa almeno nei momenti in cui non ci riguardava, avremmo silenziosamente acquisito il diritto di non dover scodinzolare ad ogni colpetto di tosse udito nei sacri corridoi.

7) Quando il Tettamanzi prese possesso della diocesi ambrosiana nel 2002 e cominciò con tutto un peana della Sant'Egidio dimenticando la Cielle, un baldo prete del nostro movimento gli ricordò che di tutte le cose che aveva menzionato era la sola Cielle ad aver sempre sgobbato sodo e in modo capillare in diocesi. Si beccò successivamente una tirata d'orecchie epica dal don Giussani in persona, tirata probabilmente non troppo convinta ma "dovuta". Però, dai, don Giuss, lo sapevi benissimo anche tu che tacere sarebbe stato peggio, e che la "dovuta" avrebbe fatto ringalluzzire i fautori della scodinzolante adulazione al nuovo imam della diocesi ambrosiana.

8) Sarebbe bello il termine "tornare alle origini" se non fosse inflazionatissimo. Ci siam persi Giussani per strada. Verrà pure nominato mille (facciamo cento, ma anche solo cinquanta) volte ad ogni scuola di comunità, ma ce lo siam persi, la scuola di comunità è diventata una parlantina carroniana, un'omelia prestampata, qualcosa che non ti cambia la vita e che perciò - come ci diceva il don Giuss - va abbandonata.

martedì 28 settembre 2021

Stanno per iniziare i titoli di coda della Cielle OGM

L'epoca d'oro del movimento di Comunione e Liberazione è finita col secolo scorso, proprio quando il giovanissimo sottoscritto vi aderiva con crescente entusiasmo. Nei primi anni Duemila c'erano ancora grandi figure ai piani alti, quelle che potevi considerare più amici che capi, che ancora ritenevano sinceramente di non aver scoperto abbastanza del carisma di don Giussani e che ancora provavano genuina meraviglia nell'accorgersi che c'era molto più di ciò che avevano già visto e vissuto. E c'era ancora la speranza che i loro successori avessero altrettanto fuoco nelle vene. In altre parole, era ancora "movimento". Nel 2005 gioimmo tutti perché onore e onere passarono nelle mani del Carrón mentre Benedetto XVI ascendeva al soglio, non avremmo potuto chiedere di meglio. Pochi anni dopo e gli scricchiolii non furono più un fatto raro e inatteso.

A firmare la condanna a morte dei movimenti era stato proprio Giovanni Paolo II col suo desiderio di istituzionalizzarli. Fu come voler assumere i graffitari per metterli a fare gli imbianchini. Che ci sta pure benissimo, visto che uno dei graffitari sapeva davvero tenere in mano un pennello.[1] I movimenti erano stati linfa vitale per le parrocchie - nel senso che hanno riportato alla fede[2] gente che non l'avrebbe più ritrovata grazie alla pastorale convenzionale -, ma nelle sagrestie che contano si decise di ammazzare la gallina dalle uova d'oro[3] ingabbiando i movimenti in una cornice istituzionale, cioè dando loro la burocrazia che avevano sempre sognato. L'esser capi e capetti passava così dalla categoria "cresco nella fede" alla categoria "conto qualcosa in quest'associazione", cioè alla professione di ammannitore di prediche preconfezionate e clerically correct. Fu una valanga, perché anche nella Cielle capi e capetti sotto sotto non aspettavano altro.[4] Al punto che nel 2013 ai piani alti del movimento davvero speravano nel colpaccio (palazzo Chigi e palazzo Apostolico), salvo poi veder naufragare Scola e Formigoni e andare a regime nella spirale discendente del servile leccapiedismo clerical-untuoso.[5]

Subito dopo la recente e prevedibile stangata bergogliana ai movimenti,[6] sui gruppi social del movimento sono circolate vignette satiriche sul Carrón "il Papa mi dà altri due anni". L'impero continua a sgretolarsi, con la recente stangata ai Memores Domini, che preannunciava perfino la minaccia di uscire in massa dall'associazione (magari per fondare un Memores Carróni?) ma stavolta è Golìa ad aver ragione, visto che nella Cielle attuale il "carisma" è ufficialmente proprietà del successore (ed è triste che in tanti credano sul serio a questa cosa, anche se solo per abitudine). Davvero, bei tempi quando in qualità di ciellino ti beccavi il disprezzo del vescovo, le calunnie dei media, le molotov dei comunisti.[7] È perché non rientravi negli schemini preconfezionati di nessuno di loro. È perché portavi una novità assoluta, come Edimar, non un'omelia e un corredo di canzonette e gadget.

Ma non è solo sbarazzandosi di Carrón che guarirà il movimento.[8] È un'intera mentalità che deve andare in soffitta, c'è poco da salvare. Non ci servono discorsetti sul "tornare alle origini", perché dopo aver messo sale nel caffè è difficile convertirlo in zucchero.


1) I complimenti fatti da Giovanni Paolo II a don Giussani - «non una strada ma la strada» - dovrebbero essere sufficienti a capire quale.

2) Your mileage may vary. Diciamo meglio: che hanno evitato che affondassero nel generico ateismo paganeggiante di oggi.

3) Ammetto che l'unica seria alternativa sarebbe stata strigliare seriamente vescovi e parroci, "multando" o "tassando" chi proferisce vaccate o celebra in modo imbarazzante. Vaste programme, per dirla alla De Gaulle: è la controrivoluzione di cui la Chiesa avrebbe avuto bisogno (allontanandosi sempre più il complesso di circostanze per realizzarla) e che continua a sussistere solo in un piccolo resto costantemente aggredito e vilipeso.

4) Quando uno ritiene di non aver più altro da imparare si fa da parte con la scusa di motivi personali e familiari, lasciando convintamente le redini a chi ha energie ed entusiasmo. L'istituzionalizzazione dei movimenti ha invece trasformato i ruoli di comando in titoli nobiliari, professioni e rendite da cui non vuol staccarsi nemmeno chi non ci crede più: dopotutto bastava continuare a recitare l'omelia e distribuire ordini di servizio, bella pacchia.

5) L'ubbidienza è una forma di amicizia ma l'amicizia non può essere unilaterale. L'ubbidienza di don Giussani aveva un che di eroico che non può essere pedissequamente eseguito come se fosse una ricetta magica. Altrimenti si riduce a servilismo buonista: vedansi le lettere al Corriere, gli elogi al cardinale ateo Martini, gli applausi all'abortista Bonino….

6) Un Decreto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita dell'11 giugno 2021 esige che i capi dei movimenti restino in sella per non più di cinque anni e nelle alte sfere per non più di dieci anni consecutivi, e dà 24 mesi di tempo per eleggere i successori di coloro che hanno già superato quei termini. Che il Bergoglio abbia il dente avvelenato coi movimenti non è una novità, e la costanza vendicativa di un gesuita fa invidia a vibranio e adamantio. Naturalmente i diretti interessati stanno facendo di tutto per escogitare trucchi per schiodarsi dalla poltrona solo formalmente, ma ormai la frittata è fatta. Prima fu l'esca dell'istituzionalizzazione (cioè dell'inchiodarsi alla poltrona), quindi della bella vita (mentre i movimenti crescevano solo in irrilevanza chiesastica e in baldanza di chi abbandona), infine dell'improvviso afflosciarsi - per via amministrativa - della pacchia.

7) Sono sufficientemente giovane da aver solo potuto leggere di quel clima. Ma le battutacce squallide persino dal vescovo le ricordo bene e mi bruciano ancora. Come quando ci rispose disgustato: "quindi son questi i vostri nuovi ordini di scuderia?", senza neppure tentare di ammorbidire il tono arrogante.

8) E nemmeno facendo salire al comando quelli che da Carrón hanno avuto solo "piedi in testa" e ridicole imposizioni - come ad esempio l'esser dirottati nella San Giuseppe, la serie B dei Memores (talvolta solo per far quadrare le caselline Excel delle case o assecondare le antipatie personali di alcuni a cui non si poteva dir di no). Il problema non è organizzativo, ma di mentalità. Abbiamo una stratosferica percentuale di aderenti che magari addirittura in buona fede credono che il carronismo sia tutto sommato il movimento (cioè la giussanologia da cielloti che avevano sempre professato), limitandosi a seguire il sermone della settimana e a ripetere acriticamente il discorsetto preconfezionato del mese. Davvero, come disse don Giussani quarant'anni fa, oggi «sarebbe bello essere solo in dodici in tutto il mondo».

sabato 25 settembre 2021

La stangata ai Memores

Come previsto con largo anticipo, la Cielle Geneticamente Modificata - quella alla ricerca di Nuovi Percorsi (esclusivamente carroniani) e che perseguita i suoi membri non carroniani[1] - comincia ad essere chiaramente in rotta di collisione con la realtà. Non era difficile profetizzare cosa sarebbe successo ai Memores Domini che avevano aderito per donarsi a Cristo e che d'improvviso si ritrovano donati al clericalismo.

Così, come nei filmetti di seconda serata, la stangata arriva col sorrisetto del serpente che sta per mordere. Da oggi l'eccellentissimo Delegato Speciale - accidentalmente proveniente dalle file del movimento - assume pieni poteri sui Memores per "custodirne il carisma" (nella lingua di legno clerical-stalinista è generalmente il termine che indica la condanna a morte mediante lenta e inesorabile eutanasia). Per un Memor mancato come me[2] è ugualmente una pugnalata, sebbene inevitabile perché naturale e prevedibile epilogo di ciò a cui da tanti anni i vertici carroniani avevano preparato.

Una "fonte interna" del movimento, nel commentare come "la maggioranza dei Memores - confrontandosi con lo stesso Carrón - hanno osteggiato i provvedimenti vaticani", ha dimenticato di precisare che noi del movimento eravamo sempre stati quelli dell'ubbidienza e del massimo ossequio all'autorità della Chiesa[3] e che accoglievamo con una certa fanfara le notizie di Carrón ricevuto dal Papa, Carrón a predicare esercizi, Carrón a colloquio con tale o talaltro alto papavero ecclesiastico. Il "piano di abbandonare in massa l'associazione Memores Domini, e confluire nella Fraternità di CL", è il punto più inquietante perché si intersecano da un lato il malinteso senso di appartenenza a Carrón, e dall'altro il fondato timore che l'associazione sta per venir snaturata. Entrambe le cose indicano che è il movimento ad essere già snaturato di suo e da tempo.


1) In tempi non sospetti lamentavo l'autoriduzione a tifoserie e ad esecutori di ordini, nella Chiesa come nel movimento. Da qualche anno se ne vede l'epilogo: l'appartenenza a Comunione e Liberazione esige una professione di fede nel carronismo con particolar riguardo alle sue sottili e continue evoluzioni future. Nel piccolo come nel grande, nell'unico ciellino della parrocchia come nei Memores Domini, la persecuzione è riconoscibile, avallata dai collaborazionisti a suon di "ma dai, ma dai".

2) La tumultuosa crescita dei Memores in epoca giussaniana è stata sostituita dal fenomeno della porta girevole - tanti entrano quanti ne escono - e all'inaudita decrescita. Pur attratto da quel tipo di vita avvertivo che qualcosa non andava bene (vedasi anche nota 7 sui soviet) e mi sono trattenuto dal far passi avanti. Finché un caro amico sacerdote butta lì l'idea senza scherzare, sorprendendosi di non aver scatenato il mio entusiasmo. Accetto anche l'invito a salire sul Titanic che affonda, ma non per suonare nell'orchestrina. Se sospetto che lì dovrò donarmi anche al "dialogo" (inteso come il collaborare con entusiasmo e zelo alla quadripiloctomia apologetica dei temi clerical-bergoglioni-sagrestia) allora "scusate, ma anche no".

3) Non senza qualche goliardata. Bei tempi quando il Tettamanzi entrato in conclave Papa ed uscitone cardinale, tornato a Milano si vide accolto dallo striscione "bentornato eminenza!".

giovedì 23 settembre 2021

Frattaglie - 18

E così diverse associazioni hanno messo in piedi un piccolo spettacolino con dei disabili sul palcoscenico a recitare delle frasi di una banalità sconcertante. Se io fossi stato uno di loro, mi sarei sentito quantomeno enormemente imbarazzato. Nella mentalità comune, in quest'Epoca Televisionata, vige il dogma warholiano del Quarto d'Ora di Notorietà. Per questo mondo non puoi salvarti se non hai neppure un momento, nella tua vita, in cui sotto i riflettori raccogli applausi per aver detto o fatto una scemenza qualsiasi.

D'inverno annotavo: il freddo incattivisce. D'estate mi trovavo ad annotare: il caldo incattivisce. Mi riferivo alle temperature "estreme"… cioè, l'aver dentro casa meno di 15 gradi d'inverno o più di 27 gradi d'estate, "incattivisce".

L'epilogo della Chiesa che si vergogna di dire chi è Cristo, è la riduzione della fede al "condividi" di immaginette sdolcinate su Facebook. In particolare da parte di persone che non solo non entrano fisicamente in una chiesa da interi decenni, ma di quelle tra loro note in tutta la città per le loro malefatte e i loro peccati non esattamente nascosti.[1]

Proprio quando stavo per appassionarmi ad un autore leggo nella biografia la sua parabola discendente verso una bislacca religione e il conseguente aggiustamento dei suoi studi e del suo pensiero in funzione della sua conversione. Come a dire che un esperto di automobili si converte ai tricicli per poi dedicare le sue migliori risorse ad un vecchio catorcio di campagna abbandonato da trent'anni. Che potrebbe essere anche una cosa lodevole, se fosse stato solo un hobby. Ma mi torna in mente il principio secondo cui a furia di leggere un autore si percepisce di averlo capito, e a furia di percepire di averlo capito si pensa di essere simili a lui, cioè ci si converte alle stesse baggianate, si abbracciano le stesse stupide manie,[2] si finisce a sguazzare in una fogna qualsiasi. Avevano ragione gli antichi a dire di star lontani dai libri non santi (perché a lungo leggere, lentamente ti corrompono l'anima).

I computer di oggi hanno sufficiente potenza di calcolo, memoria e dischi da poter permettere analisi inimmaginabili fino a pochi anni fa.[3] Non a caso è in corso una guerra per il possesso dei dati, delle fonti e dei canali di trasmissione - cioè il vero petrolio del XXI secolo, e relativi "pozzi" e "tubature".[4]

Uno dei segni distintivi della società moderna è che la Patente Europea del Computer consiste nel saper maneggiare robe come Word ed Excel, prodotti commerciali della società americana Microsoft. Fino a non molti anni fa, "patente" era la dimostrazione di una abilità non vincolata a determinati prodotti di una singola azienda. Con l'epidemia della pandemenza occorre urgentemente impratichirsi sulle nuove Piattaforme (Teams, Cisco Webex, eccetera).

Trovo nella cartella spam una email che comincia con qualcosa come: ricevi questo messaggio perché desideriamo contattarti… L'egoismo moderno è sempre spacciato per un innocente e sacrosanto desiderio.

Un vecchio amico si vanta di aver diffuso nella sua università un sistema rivoluzionario (per l'epoca) che nessuno dei suoi professori fu in grado, se non di apprezzare, almeno di capire. Diversi anni dopo, quando di quel sistema se ne iniziò a parlare in TV, all'improvviso cominciò ad essere citato dai professori come una conquista della civiltà, e a poco a poco la sua esistenza veniva ufficialmente "scoperta" nelle università italiane. L'episodio, raccontatomi con aria da pionieri della tecnologia, è tristemente rivelatore di quanta ricerca si faccia nelle università italiane.

Ricordo un vecchio articolo di Tracce sul "prepararsi" per l'arrivo di don Carròn.[5] "Prepararsi", come in attesa di qualcuno importante. Sembrava di leggere il Nuovo Testamento, quando si attendeva la visita di un apostolo. O come Zaccheo che ha appena avuto risposta per l'invito che non avrebbe mai avuto il coraggio di gridare. Ed il "merito" di Carròn è tutto condensato in quelle parole: «cristianesimo: c'è qualcosa di diverso, adesso devono scoprire cos'è». Ancor prima di una dottrina, di una teoria, di una serie di operazioni liturgiche e caritative, ancor prima, c'è un "qualcosa di diverso", riconoscibile anche se non immediatamente descrivibile. È il cristianesimo, affrontato con la ragione anziché con le emozioni o l'intellettualismo.


1) E non parliamo dei Credenti nella Magica Pozione Magica, né di quelli che nonostante l'ostentata attività di sagrestia sono apertissimi ad ogni "novità" contraria al sesto e al quinto comandamento.

2) Un po' come per me, che non me n'è mai importato un fico secco di calcio, e però mi proclamo interista (perché lo era don Giussani).

3) Il mio tablet ha memoria sufficiente per contenere l'intero Pubblico Registro Automobilistico italiano (PRA).

4) Questo blog è su piattaforma Blogspot. La mia posta è Gmail. Il mio cellulare è Android. Tutti prodotti Google. Per i server dell'azienda Google io sono solo un numeretto, un insieme di informazioni, nelle quali si sa cosa cerco, a che ora cerco, quali mappe ho visualizzato, quali email ho scritto (e se le ho scritte on-line, quali bozze intermedie, dunque quale fraseggio, quali correzioni, quanto tempo ho riflettuto prima di scrivere o correggere qualcosa, quali errori grammaticali commetto e correggo…). Hanno memoria storica di me molto più di quanta ne abbia io.

5) È un ricordo lontano, di tempi non sospetti, prima che il movimento di Comunione e Liberazione si riducesse al carronismo. È sparito anche dal sito web di Tracce nonostante la propensione a non gettar via nemmeno una briciola. Lo ritrovo solo in web archive.

martedì 17 agosto 2021

Il coraggio di dire IO...non ci vado!

A furia di applaudire acriticamente ai poteri mondani (nelle pie intenzioni doveva essere solo un modo per essere ingraziarseli per poter procedere con le attività del movimento), è andata a finire che il Meeting di Rimini ottempera con zelo al ricatto governativo del Passapeto Verde. E pensare che ai bei tempi si era ultrà di Giovanni Paolo II che condannava i prodotti biogenetici fabbricati con cellule di un feto appositamente abortito.

E pensare che neanche troppi anni fa i cremlinologi televisivi, della radio e della carta stampata, esaminavano con grottesca e ossessiva concentrazione la scaletta delle presenze al Meeting per decifrare i piani quinquennali dell'inarrestabile movimento di Comunione e Liberazione. Occorreva pensare alla vita interna ma, Giussani vivente, ai piani alti avevano grandi progetti. Sono bastati appena due decenni per scendere così in basso. Chissà se fra altri due esisterà ancora la Cielle.

mercoledì 21 luglio 2021

Divorzi ciellini

Quel vecchio detto ("parroco santo, parrocchia fervente; parroco fervente, parrocchia pia; parroco pio, parrocchia tiepida; parroco tiepido, parrocchia devastata") si può applicare anche al rapporto fra vescovi e parroci, e anche al rapporto fra il movimento (la Fraternità, e anche i Memores) e gli aderenti.

Credo di essere abbastanza vecchio perché già da ragazzino ho sentito continuamente dire: "mandateci in giro nudi ma non togliereci la libertà di educare", un'espressione usata fin dagli inizi del movimento e che ci veniva commentata con "non serve conservare le strutture", ma il fuoco dentro, la possibilità di educare, di far conoscere ciò che di grande abbiamo incontrato. Invece, da un po' di anni a questa parte[1] - e in modo stranamente più marcato a partire dal pontificato Bergoglio - l'imbattibile sottinteso sembra essere quello di conservare le strutture principali (a cominciare dal fondo comune, con un'insistenza divenuta ormai sospetta), o abbandonarle per inedia e farsene persino un vanto, mentre l'educare diventa se non secondario, annacquato.

Vengo oggi a sapere dell'ennesimo divorzio di una coppia di ciellini,[2] con amarezza e senza troppa sorpresa, aggravato dal fatto che lei ora è "compagna" di un ex Memor,[3] il quale evidentemente al calore della vita consacrata ha preferito quello della sottana usata e appassita. Ora, a mia memoria, statisticamente gli aderenti al movimento avevano più coscienza del matrimonio che non i loro equivalenti di altri ambienti più o meno cristiani. Avevamo sempre considerato una cosa seria il matrimonio,[4] perché ce lo avevano sempre detto, a cominciare dai Memores fattisi "eunuchi per il regno dei cieli", che avevano capito benissimo ciò a cui rinunciavano e ciò che di ancora più grande stavano ottenendo.

Se al vecchio detto sopra citato sostituiamo a "parroco" diaconia centrale del movimento di Comunione e Liberazione e a "parrocchia" gli aderenti al movimento e alla Fraternità, qualche incomprimibile domanda salta su. Ed è di quelle domande che un tempo sembravano inutilmente sarcastiche o del tutto ignoranti, perché un tempo era piuttosto chiaro quello che avveniva ai piani alti, perché non ci venivano somministrate omelie ma testimonianze, fatti, scoperte.


1) Nella primavera del 2012 Carrón nella solita lettera a Repubblica diceva: «Qualche pretesto dobbiamo averlo dato». Era il segnale di una ritirata, perché lui stesso si era reso conto che certe "figure di spicco" del movimento erano responsabili dell'aver creato "qualche pretesto", ma per una bizzarra ragnatela di equilibri quelle figure non potevano essere messe ai margini (nonostante gli infaticabili distinguo del Savorana). Che poi è lo stesso motivo per cui il movimento in certe regioni non è mai cresciuto: soggetti stranamente inamovibili.

2) "Ciellino" nacque come termine insultante. Divenne poi indicazione di rispetto (nel senso di: è ciellino, non riuscirai a vendergli chiacchiere o a corromperlo), quindi titolo nobiliare (cioè: è ciellino, ha una rete di contatti che non puoi smontargli), infine è tornato ad essere insultante.

3) Che qualche prete ciellino gettasse la tonaca alle ortiche per fuggire con una donna sposata, pazienza: in quanto prete era soggetto anzitutto ai superiori (diocesani o religiosi), che potevano rendergli la vita sufficientemente impossibile mettendo le sue debolezze in condizioni di produrre il triste "risultato". Di questi tempi, per essere preti, occorre una notevole ipocrisia, una capacità di sorridere pacatamente a coloro che non vedono l'ora di pugnalarti alla schiena - a cominciare da sua eccellenza monsignor vescovo e dai confratelli nel sacerdozio -, un carattere solo apparentemente estroverso, e una cura paranoica per la propria vita privata. Ma tutto questo è vero solo perché siamo nell'epoca in cui ai vescovi interessa non che venga acceso nelle anime il fuoco della fede, ma che a fine anno pastorale tutte le caselline di tutte le parrocchie risultino marcate. Così, statisticamente, può succedere che qualche prete ciellino (cioè non robotico) si stufi di essere pressato e programmato e ceda alle grazie di qualche fiore appassito. Peccato che il fenomeno sembri non più tanto raro come una volta.

4) Perfino nelle occasioni in cui era un matrimonio "riparatore" di una gravidanza "imprevista", magari con un annetto di preparazione in più, ma sempre con la coscienza di star prendendo atto delle circostanze e con la certezza di fare ciò che è gradito a Dio.

giovedì 15 luglio 2021

Quando perfino il movimento non ha niente di concreto da dire

Sono preoccupato perché diverse persone a me care si son fatte bucare per la pozione magica e tutte solo per la "peer pressure", alla faccia di qualsivoglia consenso informato.[1] Il sapere che è un test su vastissima scala in doppio cieco, cioè che una percentuale di fortunati riceverà a sua insaputa un placebo,[2] non basta a consolarmi.

Nonostante i titanici sforzi della redazione di Tracce per produrre fervorini speranzosi, praticamente nulla di questa pandemia ha le caratteristiche di calamità naturale affrontabile da credenti e non credenti allo stesso modo. L'esecrabile Delpini e la sua esecrabile Curia ("la Messa? guardatevela in televisione"), diedero una specie di fischio d'inizio. Le immagini agghiaccianti di cinesini che morivano stecchiti all'improvviso come mosche a favor di telecamere, delle colonne di autocarri militari del Figliuolo, dell'apocalittico e irripetibile focolaio di Codogno e Vo', ormai nessuno le ricorda abbastanza da farsi qualche domanda. Le domande in voga oggi sono: l'hai ricevuto l'elisir di lunga vita?[3] Ti è arrivato il passaverde per le vacanze?[4]

Mi sento vecchio, perché ricordo un tempo - che mi sembra lontanissimo - in cui l'aver a che fare anche solo indirettamente col movimento[5] assicurava uno sguardo leale sulla realtà.[6] Leale include anzitutto onesto. Onesto implicava anzitutto il non perdere tempo in chiacchiere. Ho ricevuto vere lezioni di vita - di quelle che aprono la mente e rendono adulti - in poche parole (e zero dolore), sebbene non fossi un buon intenditore. Ho perciò sofferto come un bambino obbligato in prima fila al comizio del sindaco quando assistevo al movimento delle chiacchiere, per esempio durante quelle assemblee delle domande in cui presentatore e partecipanti si sforzavano di mettere in scena uno spettacolo ciellino[7] o durante quelle scuole di comunità in cui il presentatore faceva il solito esercizio stilistico di parlantina ciellina costellato di espressioni che nemmeno lui capiva e che accidentalmente ricordava da Milano.[8]

La crisi del movimento l'avevo correttamente identificata nel successo crescente di giussanologi e cielloti, cioè nei ciellini da salotto impegnati in un'autoriduzione cultural-professorale, o in un'autoriduzione attivistico-dopolavoristica. Non ci voleva chissà che genio per scoprirla: sarebbe stato sufficiente cronometrare la durata degli incontri, anche senza confrontarla con la densità degli argomenti trattati. Le mie migliori scuole di comunità sono state in ascensore, in auto a tarda sera, al telefono in attesa del treno, passeggiando in centro con una mezza birra in mano.[9] Ormai perfino il movimento non ha niente di concreto da dire: le solite prediche stantìe che ricalcano i titoli dei giornali di regime, sono come il sale che ha perso sapore.[10]


1) Quando ti fanno firmare una liberatoria lunga diverse pagine (come quella bancaria o assicurativa), non è mai per cautelare te.

2) Saranno altrettanto fortunati in caso di seconda dose? E nove mesi dopo, alla scadenza dell'efficacia e si porrà il problema di una nuova pozione magica, quanti saranno i fortunati ancora fortunati? È una roulette russa e coi richiami.

3) Certi ambienti (non solo on-line) sono diventati infrequentabili. I Nuovi Credenti non parlano d'altro che della sacra pozione magica da rifilare a tutti, anche ai bimbi, anche ai più riluttanti, perché i Nuovi Credenti non vedono l'ora di "uscire" dall'emergenza. Come se lo scopo della guerra contro l'Oceania (ah, non più contro l'Eurasia?) fosse non vincere, ma farla durare all'infinito.

4) Il nostro beneamato governo ha comandato che il Veerus all'aperto stia in ferie. Eppure c'è ancora gente autorinchiusa nel proprio mutandone facciale perfino quando non c'è anima viva nel raggio di chilometri.

5) Nessuno lo indicava col nome formale di "Comunione e Liberazione", che serviva solo per parlare con i giornalisti o i vescovi.

6) Quando tutti i tuoi migliori amici sono allergici al raccontarsi frottole, a poco a poco anche tu faticherai parecchio a raccontartene.

7) Ho speso ore di viaggio ed euro sonanti per una roba che a consuntivo è solo una fila di sbadigli? Se la scuola di comunità non ti cambia la vita significa che è inutile. Mi sono sforzato di parteciparvi anche nonostante gli sbadigli, per infine dover ammettere che tutte quelle che potevo raggiungere erano solo una fila di sbadigli. Mi erano rimasti solo i gioielli lontanucci - il Meeting, gli Esercizi, le vacanze, per poi vederli crollare uno a uno, fino al giorno in cui mi scoprii inevitabilmente ciellino non praticante.

8) "Ammilàno" era sempre stato il modo comune per indicare don Giussani e i suoi più vicini collaboratori.

9) Vale anche per i miei amici. Un pomeriggio, in auto, una mia reazione appena percettibilmente nervosetta insegnò ad una ragazza con un top un po' succinto molto più che un corso di teologia morale.

10) Quando è spuntato il "leone", gli esperti ciellini del "pelo di leone" non l'hanno saputo riconoscere. Nonostante il meticoloso studio del Senso Religioso e di qualsiasi cosa detta da don Giussani - persino le barzellette -, è come se fossero stati addestrati solo a tentare di farsi accettare dal mondo, dalle sagrestie e dalle curie, e prepararsi a sacrificare i figli al nuovo Baal.

martedì 13 luglio 2021

Un invito a riaccorgersi di come stanno davvero le cose

Riaccendo dopo mesi il vecchio laptop che uso solo per questo blog.[1] Sono ancora stordito dalla partita di domenica sera. Una vera liturgia, vissuta dal popolo con grande partecipazione, davanti al tabernacolo del demonio allestito in ogni dove,[2] con spirito di preghiera e di attesa, fino alla "consacrazione" conclusiva e alle manifestazioni di giubilo proseguite quasi fino all'alba.[3] Da quando l'italiano non crede più in Dio, non è che non crede più in nulla: al contrario, crede a tutto.[4] E tra le principali religioni nel Pantheon attuale - in cui non licet esse christianos[5] - vigono incontrastate il coveediotismo, il pallone, l'Elleggibbittì. Con i sommi sacerdoti del primo che acconsentono benevolmente ai partecipatissimi assembramenti liturgici del secondo e del terzo.[6]

Dalla Francia hanno appena proclamato che servirà il Passa Verde[7] perfino per un caffè al bar, scatenando lo zelo fervoroso dei fautori della Pozione Magica sperimentale che esigono che tutti se la facciano somministrare,[8] ed io che insisto a pensare che quella del presidente francese sia solo di una provocazione, che alla fine dei conti non intendano davvero obbligare i baristi a farsi poliziotti e delatori, e che la boutade serva solo per mantener viva e pimpante la comodissima aura del "vi possiamo sempre togliere i diritti acquisiti", del "gioirete quando vi restituiremo alcuni dei diritti acquisiti che vi avevamo arbitrariamente cancellato". C'è per esempio gente che ha gioito perché il Pannolone Facciale all'aperto non è più obbligatorio: evviva, il Potere Senza Nome ci ha ridato un pezzettino della libertà che ci aveva tolto:[9] tira un'arietta che nemmeno a Mosca nel 1952.[10]

Con qualche settimana di ritardo leggo che anche l'accesso al Meeting di Rimini è normato dalla Nuova Religione,[11] coi suoi obbligatorissimi sacramenti e sacramentali (Passa Verde, tamponamenti…) per consentire l'ingresso:[12] ironia della sorte, è intitolato "Il coraggio di dire io".[13] Che fine abbia fatto questo "io" di cui tanto si è parlato nel movimento da decenni a questa parte, è un mistero. È come se ogni volta che dicono che occorre riandare alle radici dell'io a riscoprire l'io nell'affermazione dell'io del cugino dell'io, significasse solo che il Buon Ciellino™ è quello che si adegua all'andazzo di moda seppellendo poi nell'intimismo ciò che ha appreso dal movimento.[14] È la prevedibile degenerazione del motto di don Giussani, "sul comodino breviario e giornale": breviario andato a farsi friggere, giornale prende posto del breviario e del cervello. Lo sguardo leale sulla realtà è diventato lo sguardo leccapiedale.[15] La libertà di nutrire qualche dubbio sui neodogmi delle neoreligioni attira quei fastidiosissimi "ma dai, ma dai" di scherno e di ordine di tacere: il Buon Ciellino™ deve per forza essere sorridente e plaudente.

Mi sembra di essere vecchio, perché ricordo un tempo in cui nel movimento chi faceva la predichetta farcita di giussanologia veniva accompagnato da derisione e sbadigli. Era un tempo in cui tutto sommato c'era un Papa non grande ma almeno decente. Era un tempo in cui ampie sacche del movimento, talvolta anche dietro una facciata "parrocchial-compatibile", erano ancora luoghi dove si viveva qualcosa di grande, qualcosa per cui persone che avevi appena conosciuto si dicevano fiere di essere parte di quella storia - ed proprio ciò che avresti detto anche tu in quel momento. Non dovrei dunque sorprendermi che il movimento, efficacemente snaturato e ormai prossimo al capolinea, sia sempre più ossequioso e servile verso il mondo.[16]


1) Grande lezione di informatica: usare dispositivi diversi per compiti diversi. Non usare il cellulare per Amazon. Non usare il PC di lavoro per il blog personale. Non navigare spensieratamente col browser in cui sei loggato col tuo nome e cognome a vari servizi….

2) In spregio alla religione calcistica, durante la Sacra Funzione della Finale degli Europei sono uscito per una passeggiata. Ed ho notato questi circoli di preghiera nei cortiletti e nei crocicchi, con gente di tutte le età assorte davanti al tabernacolo del demonio, e l'unico traffico di veicoli era composto dai rari ritardatari - frettolosissimi di rientrare a casa per la sacra liturgia - e dai rider che correvano a consegnare cibo.

3) Una squadra di pagatissimi scalcianti pallone si è aggiudicata un trofeo europeo nel contesto delle attività di una branca dell'industria dell'entertainment. Ho chiesto retoricamente agli amici quanta cagnara avrebbero fatto gli italiani se anziché una vittoria calcistica ci fosse stato l'annuncio dell'improvvisa e definitiva conclusione della pandemia.

4) Con questo caldo di metà luglio c'è gente che indossa il Mutandone facciale anche in auto guidando sulle colline deserte. Roba che neanche il rosario nella borsetta di un'aspirante suora.

5) Nerone è all'opera in Canada: è bastato qualche titolone sparato in prima pagina per veder dar fuoco alle chiese nella generale indifferenza.

6) Inutile dire che passate le canoniche due settimane, non ci sarà il super-mega-boom di nuovi "casi", né tra i tifosi della nazionale, né tra i partecipanti al Pride: non si trattava mica di un assembramento per la consumazione di un caffè al tavolino del bar. Ormai del Variantissimo Veerus sappiamo tutto, orari di lavoro con turni di notte, straordinari contro il mondo della ristorazione, assembramenti accettabili e inaccettabili, rispetto pedante dei confini amministrativi regionali… Seguiamo con attenzione i telegiornali per conoscere la Novità della Settimana, la castroneria a cui improvvisamente - contrordine compagni! - dobbiamo prestare l'ubbidienza della neo-fede.

7) L'uso maniacale di sinonimi è necessario perché i filtri automatici delle Grandi Piattaforme dell'Internet potrebbero preventivamente censurare qualsiasi cosa bestemmi i Nomi Sacri della NeoReligione, i suoi Sommi Sacerdoti, i suoi Sacramenti.

8) Circola (inutilmente) la vignetta satirica: "ma se sono così sicuri della sua efficacia, perché hanno paura di chi non se lo fa?".

9) Come quella scena orwelliana in cui arriva la notizia che la razione di cioccolato è stata elevata a 25 grammi alla settimana, accolta da un interminabile applauso, poco tempo dopo che era stata dimezzata da 40 a 20 grammi alla settimana….

10) Solženicyn dedica lunghe pagine di Arcipelago GULag per tentare di rispondere alle domande retoriche di chi non ha assaggiato lo stalinismo: "perché non vi siete ribellati? perché eravate così ligi al sistema? perché non siete scappati?…".

11) Ormai da un po' sono un ciellino credente ma non praticante il movimento di Comunione e Liberazione, in speranzosa attesa che venga svecchiato e ripulito dalle incrostazioni che lo hanno reso identico alla caricatura di sé stesso. Molto comico che nella sezione Fruizione Digitale delle Info Utili del sito web del Meeting si dica che posso nientemeno che "scoprire la ristorazione": il gelato me lo devo gustare in streaming?

12) Il sottinteso è che il sacramentale dei Mutandoni Facciali è pressoché inefficace, ma ugualmente obbligatorio. Bispensiero orwelliano, requisito fondamentale della neo-religione.

13) Si tratta ovviamente di un "io" non autorizzato a pensare che nella Pozione Magica siano possibilmente presenti linee cellulari di bambini abortiti. Dopo aver procurato una plaudente claque alla Bonino presso il Centro Internazionale del movimento, non c'è da meravigliarsi.

14) Certi capetti del movimento non si rendono conto di star facendoti un predicozzo interminabile per dirti che la massima libertà dell'io sarebbe quella di adeguarsi alle mode del momento. Cianciano di libertà e poi ti guardano in cagnesco se nutri legittimi dubbi sulla Pozione Magica. Dai vertici del movimento mi sarei aspettato sul tema almeno un invito alla cautela e alla libertà personale. Ma mentre il don Giuss era ancora vivo era già tutto un fervido tentare di sdoganarsi presso la società civile, cioè in quello che nel Vangelo di Giovanni vien chiamato sprezzantemente "il mondo".

15) Comprensibile - ma non sempre giustificabile - che il Meeting debba adeguarsi alle normative civili, anche quelle più discutibili, anche quando è richiesto di bruciare incenso agli idoli, e ci saranno dei capetti d'alto loco del movimento che diranno: abbiam sempre fatto trenta, dai, facciamo trentuno, non vorrete mica lamentarvi proprio adesso?

16) Con "movimento" si indicano non le intuizioni fondamentali del fondatore che non voleva fondare nulla, ma la "linea" di capi e capetti (che è la prima cosa che motiva ad entrare o a uscire). Per questo il movimento può affondare (o rinascere altrove) nonostante le intuizioni fondamentali del Giuss restino valide. Il carronismo oggi vigente è una buona strada verso l'eutanasia di quell'aggregazione ecclesiale che in tempi non lontani era l'incubo e la malasorte di progressisti laici e non. Probabilmente oggi Giussani ripeterebbe di nuovo ciò che disse nel 1981, «sarebbe bello essere solo in dodici in tutto il mondo».

venerdì 21 maggio 2021

Vietato parlarne con qualche decennio di anticipo

Un amico mi chiama per annunciarmi con scatenata gioia che son partite le prenotazioni per la sua fascia di età. Tento di sviare la conversazione su qualcosa di più interessante ed è subito sentenza severa: "ho capito, tu sei uno di quelli che non vogliono farlo". Con quel tono tagliente da operativnik dell'Arcipelago GULag, che ti provoca un brivido di terrore lungo la schiena perché significa che da quel momento sei schedato. Finalmente cambiamo argomento. Mi ha mandato un paio di link ad un prodotto "interessante" con cui vorrebbe costruire poco meno che una centrale nucleare. Non so perché abbia chiamato proprio me, visto che la densità di esperti di elettronica e di computer nella popolazione italiana è in costante crescita da decenni; forse sarà stato solo per la vaga assonanza del prodotto col mio cognome. Se un attimo prima vestiva i panni dello zelante delatore, ora è passato a quelli del narcisista con manie di grandezza. Tento di fargli capire la storiella dell'usare il cannone per ammazzare l'uccellino, tento di spiegargli inutilmente il concetto di bike-shedding ma alla fine per evitare ulteriori strascichi di telefonate mi tocca promettergli che darò un'occhiata al sito web e ai video che mi ha segnalato. Quando finalmente riesco a pigiare il tasto di fine telefonata, il mesto sospiro di sollievo è rovinato dal rivivere il brivido dell'essere entrati in un'altra epoca: mi accorgo di nuovo che l'Epoca Ancora Normale è finita da ormai 15 mesi, cedendo il posto - esattamente dal momento in cui la curia milanese proclamò che le Messe "seguitevele in TV" - all'Epoca delle Pandemie.

In tempi non sospetti, cioè nell'Epoca Ancora Normale, mi sono molto, molto lamentato del popolo di televisionati. Gente apparentemente normale che però con un fervore che ha del religioso si fa "dettare l'agenda" del giorno dai notiziari. Gente che si pone davanti al televisore come se fosse il tabernacolo,[1] domandando con umiltà ed entusiasmo: di cosa devo esser terrorizzato oggi? Da quali pensieri dev'essere infognata la mia testa oggi? Cosa deve scatenare oggi le mie paure ancestrali? Ecco, quella mentalità "popolare" (nel senso di efficacemente indotta al popolo) è stata lo strumento ideale per far partire la Grande Epoca delle Pandemie. Non è che son tutti rincitrulliti contemporaneamente. È che anche prima bramavano di farsi dettare la Paura del Giorno, la Liturgia da Seguire, l'Oggetto Sacro da Adoperare.

Per esempio, il talebanesimo dei fautori dei pannoloni facciali ha sempre deliberatamente trascurato due punti fondamentali. Il primo è che andrebbero valutate quantitativamente, perché "mascherine" è una categoria piuttosto ampia di prodotti che generalmente vanno dalla sontuosa FFP3 alla patetica striscetta di carta, con estremamente diversi valori di difesa attiva e passiva dalle infezioni. Ed invece vengono valutate qualitativamente: per i talebani conta solo se la indossi o no, poco importa che sia una insignificante striscetta di carta o stoffa.[2] (Lo stesso si può dire della pozione magica da farsi iniettare in più dosi, per poter lucrare il Verde Passare in scadenza a nove mesi - con sottintesi sul "rinnovo dopo la scadenza" di cui praticamente nessuno per ora si sta interrogando)

Il secondo punto è che lo stesso zelante attivismo delatorio dei fautori ha consolidato fin dai primi giorni della Nuova Epoca l'ipocrisia come virtù civica, persino tra coloro che sono genuinamente convinti dell'efficacia del magico talismano facciale obbligatorio, da esibire quando richiesto, da metter "comodo" (scoprendo almeno il naso) quando non indispensabile. Esattamente come per la coccarda tricolore della Rivoluzione Francese, una specie di autocertificazione necessaria per poter passare tranquilli davanti ai miliziotti in servizio.[3]

Ogni regime esige l'ipocrisia come virtù sociale, e di fatto la produce per modellare la clientela adeguandola alla propria capacità di produzione, come già avvenuto per cibi, sigarette, alcolici, e altri prodotti di massa che hanno effetti a lungo termine sulla salute: farli sembrare socialmente accettabili, o addirittura desiderabili, pur sapendo - produttori e consumatori - che ciò non è vero. Il marketing[4] ci sta dicendo che "grasso è bello" (ci sta dicendo di essere ipocriti), e le persone sovrappeso si sentono non solo placate e "vendicate", ma addirittura autorizzate a permanere in uno stato di squilibrio, tutto perché la catena di produzione del junk food resti in piedi. E nel frattempo far decollare anche il marketing dei "cibi sani", "vitaminizzati", "dietetici", non come alternativi al junk food ma come complementari.[5]

Negli anni '50 la pubblicità delle sigarette batteva forte sul tasto del "non fanno mica male, perfino i medici le consigliano!", e pochi decenni dopo giunge il "contrordine compagni" e perfino la legge che impone di scrivere sui pacchetti che sono cancerogene. Fra pochi decenni avverrà magari lo stesso per i mutandoni facciali e per la pozione magica, e quelli che oggi vengono disprezzati come complottisti verranno lodati come profeti.


1) In tempi non sospetti, padre Pio da Pietrelcina chiamava "tabernacolo del demonio" il televisore nelle case.

2) Leggo che ad un tizio hanno impedito di entrare in un supermercato perché non aveva una FFP2. Cioè anche in tal caso c'entrava l'aspetto anziché la funzionalità. Dopotutto, come si fa a verificare che il mutandone facciale in questione è davvero nuovo, ancora entro i termini di utilizzo, efficace, dotato di marchio CE, e tutto il resto? Conta l'apparenza, cioè vige l'ipocrisia imposta dalla legge.

3) Certuni, un po' per convinta religiosità, un po' per ottemperanza all'ipocrisia imposta dalla legge, la indossano addirittura mentre viaggiano da soli in auto, o mentre sono al lavoro nei campi senza nessuno nel raggio di centinaia di metri.

4) Il "bello" della globalizzazione è che certe entità commerciali sono talmente grosse da riuscire ad influenzare comodamente la politica, cioè andrebbero considerate nazioni ostili che hanno già conquistato degli avamposti sul nostro territorio. Quando a suo tempo lamentavamo lo statalismo auspicando che l'iniziativa privata alleggerisse lo Stato da compiti che non gli competono, ci illudevamo che l'iniziativa privata fosse quasi esclusivamente quella medio-piccola, quella a cui conviene rispettare le leggi, conviene favorire il benessere dei clienti, conviene migliorarsi per battere la concorrenza. I miei compagni dell'epoca che hanno "continuato a crederci" hanno fatto la fine descritta da don Giussani, quelli degli espertissimi del singolo pelo del leone che però non riescono ad accorgersi di avere un leone intero davanti quando lo vedono (e, aggiungo io con tristezza, meritano di esserne mangiati).

5) Il reparto schifezze del supermercato locale tracima di prodotti sedicenti al "cioccolato", biscottame e bevande zuccherosi, tutti con minuziose percentuali scritte in basso, ad uso e consumo dell'ipocrisia.