Gradisco Youtube solo grazie all'estensione del browser che ne elimina la pubblicità e a quella che salta automaticamente le sezioni segnalate come “sponsorizzate” (si tratta di uBlock Origin e di SponsorBlock).
I video di walking in grossi centri urbani (telecamera sul petto mentre si passeggia per strade e vicoli) hanno un involontario pregio: farti immaginare per un attimo come sarebbe il trasferirsi lì. Sarebbe solo un cambiare le coordinate geografiche della propria prigione comunemente detta “casa e lavoro”. Siamo nostro malgrado ingabbiati in un sistema lunedì-venerdì, con scompartimenti precisi (il sabato sera esiste “per fare qualcosa”, qualsiasi cosa, pur di dare al cervello - e soprattutto agli altri - l'impressione di aver rotto un po' il tran-tran “carcerario”), con rituali precisi (l'aperibrunch, il giretto, l'aperisushi, il localino, la partitella, l'ape), con luoghi di culto precisi (la palestra, l'iper, il parrucchiere, il week-end fuoriporta), e veicoli precisi (tutti uguali a meno di dimensioni, costi, peso): le scatolette a quattro ruote, gli over-engineered aggeggi a due ruote, e i bestioni della strada (e della rotaia). E poi lo shopping, tessuti sintetici, oggettistica in plastica, cibarie ultraprocessate, acqua zuccherata e gasata e vagamente aromatizzata (talvolta persino con una gradazione alcolica, ovviamente dubbia). Nel trasferirsi in un paese lontano cambierebbero praticamente solo le coordinate geografiche e la lingua. Chissà com'è articolato, complesso, nebbioso, il sogno di tanti di trasferirsi all'estero.
Turista americano viene in Italia e pretende di entrare in fiera ancora col casco. Gli addetti alla sicurezza gli dicono di toglierlo. L'americano obietta: “ma qui siamo all'esterno, qui voi non avete giurisdizione”. Perfetto modello di moralismo protestante, dove le norme valgono più del buon senso. O forse era solo felicissimo di avere qualcosa di più instagrammabile del solito.
Un video di urbex si sofferma di proposito su una parete dove c'è spennellata una bestemmia. Pare una tradizione tutta italiana quella del sentirsi adulti solo esibendo la capacità di sciorinare patetiche blasfemie. Avrei voluto chiedere al graffitaro (pardon: “writer”): ma cos'è che ti ha reso così speciale nel farlo? Quanto misurabilmente sei diventato adulto e importante tracciandola con lo spray? A proposito: chi ti ha dato i soldini per comprare la bomboletta? Su un'altra parete, stessa grafia, una scritta in rosso che recita: “vescovi al rogo”. Ohibò, prima blasfemo e ora tradizionalista? Mi si consenta il sarcasmo: i vescovi son tutti conciliari, allineati alle mode ecowokelgbtimmigrazioniste, sono fervidamente impegnati a renderti la fede il più noiosa possibile, scacciano le vocazioni virili, e tu li vuoi “al rogo”? Per quale crimine? Per falso ideologico quando predicano o scrivono lettere pastorali?
Sta per uscire la nuova release di un famoso aggeggio elettronico e i social a base di video si imbottiscono di anticipazioni in cui dicono… il nulla del nulla. I leak arrivano col contagocce, e ad ogni goccia è tutto un fiorire di autonominati esperti che sparano un lungo video per commentare le grandi novità (con immagini di repertorio) e per chiedere alla platea (per gran parte immaginaria) cosa ne pensa (ossia “se non racimolo interazioni, la piattaforma non mi promuove”). E sono ancor più i video generati algoritmicamente, con la cosiddetta intelligenza artificiale, incaricata di raschiare il fondo del barile per stuzzicare gli entusiasmi. Passata la sbornia, si resta tranquilli per intere settimane (ma i commenti “grandi novità confermate ufficiali” continuano a far capolino), per poi veder arrivare una nuova goccia di possibile leak. Quando finalmente avverrà il rilascio ufficiale compariranno immediatamente numerose recensioni prezzolate che non faranno altro che ripetere acriticamente il marketing, dove tutto sembra megagalattico, anche le insulsaggini più secondarie, stavolta però corredandole dei soliti aggettivi: assurdo, eccezionale, incredibile. Sembra che la gente abbia una vita vuota e che per riempirla non trovi altro modo che ripetere le buzz-word degli aggeggini elettronici di moda al momento.
L'algoritmo di Youtube si sforza di suggerirmi contenuti “relativi” a ciò che ho visto. Insiste a propormi canzonette di un paese lontano, solo perché ne avevo ascoltata una con un motivetto che mi sembrava familiare. Tali sforzi titanici si scontrano col fatto che il browser che uso per le cose poco importanti (come Youtube) non è quello dove faccio la login sui servizi di Google. Di quando in quando ne ripulisco la cache, costringendo l'algoritmo a ricominciare per tentativi.
Ho installato un'estensione del browser che sostituisce la copertina ufficiale con un frame preso a caso dal video. Quando sul PC desktop scorro la paginata di Youtube, vedo per gran parte solo facce. Letteralmente il nome di Youtube: you too (can) be, anche tu (puoi) essere, anche tu sarai (famoso), sii (esisti!) anche tu. L'insano piacere di infliggere la propria faccia e la propria voce agli altri. I titoli contengono spesso una domanda, a cui istintivamente aspetteresti un “sì” o “no”, o al massimo di una riga o due di spiegazione. Ma è un video. Va riempito. E senza nulla togliere all'insano piacere di esibire la propria faccia, di non tagliar via alcuna inquadratura, di aggiungere fronzoli (transizioni, sigle, presentazioni, e soprattutto mendicare i “punti internet”: Like e Subscribe). E non è come la logorrea in forma scritta che ti invita a saltare paragrafi o pagine non appena l'intuito ti dice “quanto la sta facendo lunga”.
Hanno per questo dovuto inventare i tastini per seguire i video in forma accelerata: 25% in più, 50%, 65%… ai non paganti, come me, è concesso al massimo “2×”, velocità doppia, che in molti casi di “prediche online” sembra comicamente l'ideale: si capisce ciò che hanno da dire, si risparmia metà del tempo. E il bello delle prediche online è nel poterle ascoltare senza dover guardare uno schermo. Cioè in giro, o distesi ad occhi chiusi.
mercoledì 17 giugno 2026
Frattaglie - 34 - Youtube
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