martedì 27 gennaio 2026

Frattaglie - 30 - altre brevi riflessioni sparse

Nel considerare viaggi di più giorni (che comunque non ho intenzione di fare perché la mia vita è radicata qui, allontanarmi solo un week-end potrebbe essere problematico) mi pongo sempre il problema di come andare a Messa. Ed è più difficile di quel che sembra perché l'ultima cosa che vorrei è ritrovarmi in una parrocchietta a subire la caciara locale (“uuuh, la Messa dei panpini!! animiamola insieme, su!”).

Deludente visita di gruppo ad un santuario di un Santo Famoso™. Ci accoglie un pasciuto boomer dalla voce non spettacolarmente virile, ripetendoci la cantilena biografica del santo, ben farcita di terminologie à la page sui poveri e sull'ascolto. Dall'abbigliamento non si capiva bene se era prete. L'ambiente è ben riscaldato ma piuttosto freddo nei colori: statue e affreschi imbruniti dal tempo, intonaci biancastri di umidità, teche con oggetti sparpagliate a mo' di riempimento spazi. Grandi assenti i membri della congrega e novizi (avranno tutti avuto da fare). Sicuramente fa bene andarci di persona anziché limitarsi a guardare qualche video, ma avere una guida-robot è deludente.

Effetti della società scristianizzata: il ritualismo laicista del “devo assolutamente fare pazzie”. Una volta la povera gente faceva “pazzie” (cioè un bel pranzo di tutta la famiglia, anziché gli avanzi) solo a Natale e Pasqua e un po' nelle feste comandate. I poveracci moderni si sentono in dovere di fare “pazzie” (megavacanze megaabbuffate megabevute) in occasione di quelle che erano le feste cristiane. Nella festa della repubblica nessuno sente il bisogno di scatenarsi. Fra Natale e l'Epifania, come un branco di posseduti, devono imbottirsi fino a scoppiare, fino al coma etilico, fino a perdere contatto con la realtà.

L'anziana e sbuffante signora insiste per avere un mio parere su un libro. Le faccio presente, mentre mi alzo, che è il momento della comunione. Quando torno ha il buonsenso di lasciarmi fare 25 secondi di ringraziamento, per poi subito tornare alla carica. Con quel libro. Per elencarmi i blog che segue, cercando di carpire un giudizio da miei minuscoli gesti involontari (e sì che ho pensato “quello è eretico, quello è un finto conservatore, quello è solo un narcisista”). Questa chiesetta da un po' di tempo sembra calamitare ogni sorta di svitati. Come il tizio che è entrato e uscito più volte dalla chiesa, evidentemente poco avvezzo a composizione e durata delle liturgie. O forse cercava altro. Sarà corsa voce che con un idoneo pianto greco il pretino potrebbe sganciare qualche euro. O forse stava prendendo mentalmente nota di quale borsetta o cappotto fossero arraffabili (come l'amica che tornando dalla fila per la comunione non trovò più la borsetta).

Finalmente l'attesissima piattaforma Open, di cui nessuno sentiva il bisogno. Mi fa sospettare che sia stata attivata sia per sfoltire l'archivio della Fraternità di Comunione e Liberazione da nomi di gente che non ha comunicato di essere defunta, sia per sfoltirlo da gente che non ha mai avuto la più pallida idea di come usare password ed email. Ai bei tempi, agli esercizi della Fraternità, veniva menzionata una certa zona d'Italia (oggi diremmo: “poteva succedere ovunque, e invece…”) che deteneva il record assoluto di mancati pagamenti del fondo comune. I mancati pagamenti saranno cresciuti anche altrove. Chissà, magari Open farà capire che c'è gente che non ha ancora digerito né il carronismo, né la bergoglieria: come osano costoro non voler sostituire don Giussani con ciò che il don Giussani ci aveva educato a irridere e deprecare?

C'è quel santuarietto che frequento solo perché ha qualche confessionale quasi sempre presidiato. Diventa sempre più raro trovare un prete italiano. Il vizietto dei preti è quello di imbottirti di banalità. Gli stranieri, avendo poca padronanza dell'italiano, delle sue sfumature, del suo bizantino gergo teologico, dei suoi sottintesi, finiscono per smollarti trite e ritrite banalità. Non mi sembra particolarmente difficile distinguere fra un penitente renitente e uno che invece è lì solo per vuotare il sacco. Il primo parla, biparla e straparla, proprio perché non vuol dire niente, vuole solo sentire la propria voce, vuol dare aria all'ugola, esattamente come fa nelle nefande “preghiere dei fedeli”. E il prete, di conseguenza, parla ancora di più… e continua a parlare e pluriparlare anche col penitente successivo. E scusate se è poco. Ma se la vecchia signora ti monopolizza per quaranta minuti, concediti una pausa, lascia che il successivo (il sottoscritto) vuoti il sacco, lucri rapidamente l'assoluzione, e scappi via prima dello scoccare del secondo minuto. No: deve infliggerti tutta la spiegazione da Abramo e tutti i profeti fino a oggi.

La sbobba dell'intelligenza artificiale sta felicemente tracimando. Interi siti web dedicati a stanare le allucinazioni - citazioni di paper inesistenti, o di autori inesistenti, o semplicemente campate in aria. L'AI che si addestra dai frutti di altre AI, degradandosi e appiattendosi. Che scenario celestiale.

In questa brulla e desolata contrada prosegue lo stillicidio di defunti. Che negli ultimi anni della loro vita avevano avuto come compagnia un televisore o qualche squallida e avida badante. “Vorrei essere un frate quando il respiro manca”, cioè almeno aver passato l'ultimo periodo della vita con preghiere e sacramenti, anche senza strafare. All'ennesimo funerale ci si sforza di restare svegli durante la nauseabonda predica del parroco. E di non ridere quando costui sciorina un tanto inutile quanto fantasioso peana del defunto, che magari i più detestavano o sopportavano. Peggio ancora, poi, se il soggetto fino a non troppi mesi prima avesse le forze per passare ore al bar con gli amici, ma non la disposizione per andare a Messa (a onor del vero va considerata una disposizione eroica, visto quanto sono utili e appassionati i preti moderni).