domenica 29 marzo 2020
Ant-cuck-man
In sintesi: mi hanno rovinato Ant-Man. Hanno ricostruito il personaggio su misura di uno dei neodogmi dell'immoralismo americano, quello del cuck, consistente nel cornificato che non solo non trova alcun problema nell'essere tale ma che addirittura ne va fiero, al punto di indurre la figlia a ritenere normale voler bene ai suoi "due papà" - quello naturale, e il nuovo marito della sua ex moglie. La sdolcinata protagonista della figlia, le scene multi-cuck di abbracci multipadre e sorrisi, l'accondiscendenza di The Wasp che non ci trova nulla da ridire sul soggetto ancora così legato alla propria ex (dunque la Wasp lo considera solo un simpatico giocattolo sessuale che scommetto scaricherà senza rimpianti non appena deciderà di poter far di meglio)… entrambi i film sono un articolato elogio propagandistico della cuckoldry e del polyamory, in cui la storietta di super-battaglie di super-eroi è solo lo sfondo.
Quando il Duce diceva che la cinematografia è l'arma più forte, non scherzava. La mano gli sarebbe corsa alla pistola nel vedere la dirigenza della Marvel Studios ossessivamente impegnata a veicolare la Nuova Morale Americana facendo leva sulla fanbase di prodotti che erano sempre stati di intrattenimento, pur di fronte ai ciclopici fallimenti - quelli su cui non si può barare: le vendite degli albi cartacei, drammaticamente crollate non appena qualche supereroe faceva outing o abbracciava qualcuno dei ridicoli dogmi dell'SJW (Social Justice Warriors, cioè tutto il progressismo sinistroide più sfacciato e ridicolo). Come un Baal a cui sacrificare i propri figli e a costo di massacrare il proprio stesso core business, la Marvel ha immolato sull'ara del perbenismo idiota tutti i suoi migliori asset.
sabato 28 marzo 2020
La cartina dei confini morali
Un tizio si licenzia da una Super Grossa Azienda e scrive una pagina blog per lamentarsi di aver sentito traditi i suoi valori morali. Vista la notevole quantità di gente che usa un insieme di imprecisati e mutevoli valori per giustificare scelte di carattere meramente economico, ho letto la sua lamentela cercando altri spunti per farmi due risate. Ma vi ho trovato un sorprendente consiglio che dà agli altri nei suoi stessi panni. Prima di considerare di lavorare per un'azienda, per non fare la fine della proverbiale rana che si ritrova bollita, occorrerebbe meditare a lungo e infine trascrivere in un diario quali sono le linee che esigono un licenziarsi qualora l'azienda le oltrepassi. Una specie di cartina geografica degli inviolabili confini morali.[1]
Ora, è un concetto interessante. Sia nei confronti del movimento di Comunione e Liberazione, sia nei confronti della Chiesa bergogliana.[2]
Sono divenuto ciellino non praticante perché la memoria di ciò che mi è stato insegnato e di ciò che ho vissuto era talmente viva e forte, che quando ho visto oltrepassare una certa linea ho capito il grosso e osceno cambiamento nel movimento c'era già stato. Quella linea è stata il capo del movimento - che consideravo un grande amico - calpestare miei grandi amici, per il fatto stesso che questi ultimi non erano disposti a dimenticare ciò che il movimento aveva loro trasmesso.[3] Il movimento prendeva una direzione nuova, impartita a forza da chi lo guida,[4] a costo di calpestare i motivi che giustificano l'esistenza stessa del movimento[5]e le persone che riconoscevano ancora validi tali motivi.[6]
Sta dolorosamente succedendo una cosa simile nella Chiesa forzosamente aggiornata[7] al "carisma bargogliano" (chiamiamolo così). È facile stabilire che i confini morali siano le verità di fede, ma dopo anni di sorpresacce (come Amoris Laetitia, affermazioni estemporanee, Pachamama, sinodi germano-amazzonici, sciopero dei sacramenti…) cosa mi può far restare sicuro di non essere una rana in fase di bollitura?[8] Si sono susseguiti troppi cambiamenti dagli anni '50 ad oggi: quanti di questi erano davvero necessari o almeno inevitabili? Quanti di questi non erano considerati aberranti una o due generazioni prima?[9]
Trentotto anni fa arrivò il riconoscimento ecclesiale tanto ambìto dalla Fraternità di Comunione e Liberazione. Il primo risultato della svolta fu che non si poterono più fare certe battutacce in pubblico (specie nei confronti dei soggetti ossessionati dall'"avviare processi di dialogo"[10]), ed anzi bisognava operosamente operare distinti distinguo. Un bel po' di anni dopo, quando ho conosciuto il movimento, le sviolinate ai vescovi erano onnipresenti ma ancora si capiva che erano pro forma, perché restava comunque evidente (anche ai nemici) che il movimento era una realtà educativa, uno strumento piuttosto buono che ti dava qualcosa in più della normale vita di parrocchia,[11] era qualcosa che ti faceva crescere sull'essenziale. Se il destino del movimento fosse stato quello di farsi fagocitare dalle parrocchie anziché quello di aggiungerti continuamente ottime ragioni per vivere più intensamente la vita e la fede (e la stessa parrocchia), allora non avrebbero avuto senso i tanti sacrifici fatti per sostenerlo.[12] E invece…
A tracciare alcuni solidi confini alla mia "cartina dei confini morali" furono gli stessi amici del movimento a suo tempo, vaccinandomi contro la riduzione del movimento ad associazionismo dopolavoristico. Non serve a niente imbarcarsi in un'associazione, se non ti fa crescere nella fede. E lo stesso don Giussani: se la scuola di comunità non ti fa crescere, è inutile andarci. Se si riduce ad un "parlarsi addosso", è una snervante perdita di tempo. Se la carità si riduce a volontariato, scusate, ho altro da fare. I miei amici già allora sapevano che il movimento ridotto ad una pia associazione andava bene solo per i cristianoni dalla pancia piena col vezzo di cercarsi un passatempo da vantare in salotto. Quando uno senza scherzare parla di "avviare processi di dialogo", significa che è da un pezzo che non ha più niente da dire.[13] Giussanologi e cielloti, dopo aver stravinto, sono rimasti da soli a cantarsela e suonarsela nei rispettivi circoli. Non credo che Edimar avrebbe dato la vita in nome di un avvio di "processi di dialogo".
1) Pur partendo da pie intenzioni, l'autore di quell'articolo non si rendeva conto che una tale cartina risente della contingenza, delle sensibilità personali del momento, delle mode in vigore. Penso ad esempio ai presbiteriani americani che vent'anni fa potevano ancora spiegare cosa ne pensa la Bibbia dell'omosessualità, e che sono stati sconfitti dalle nuove mode LGBTQP* dall'interno della loro stessa congregazione. È dura la vita di chi non ha dei dogmi veri a cui agrapparsi.
2) Magari anziché "confini morali" avrei dovuto chiamarli "confini teologici", ma ciò avrebbe complicato troppo il discorso. Del resto non mi interessa tanto se un medico o un prete fumano come turchi; l'importante è che il medico faccia bene il medico e che il prete faccia bene il prete. Nel senso che considero profondamente immorale il venir meno alla propria "missione".
3) Ed infatti, avendo posto sotto di sé solo dei suoi fedelissimi, si è fatto comodamente rieleggere all'unanimità per un altro sessennio. Questo sì che è stato un successo dell'"avviare processi di dialogo".
4) Era tutto sommato una tentazione prevedibile: "il movimento è così grosso, possiamo mica sprecare qualche opportunità politica, economica o ecclesiale?" Così, anziché deridere e mettere alla porta qualche esimio furbetto, si comanda di far finta di niente, anzi, di applaudire, perché "Essendo Nostro Amico, ci Farà dei Favori". Sì, certo, come no. Dai domiciliari o dalla galera.
5) Ci siamo sempre detti che l'ubbidienza è una forma di amicizia. E che il movimento non è un club che porta avanti un programma politico o teologico. E che Cristo c'entra con tutto, anche con la matematica. Uno sguardo leale sulla realtà non poteva ridurre l'appartenenza alla Chiesa ad un coro ultrà di papisti autocompiaciuti. Una forma di amicizia unidirezionale è solo una sudditanza. Un affannarsi a discettare di imprecisate "nuove sfide" e di improbabili costruzioni "di ponti anziché muri", è sostanzialmente un programma politico/teologico fumoso e bramoso di raccogliere applausi mondani. E quando la figura di Pietro diventa sommamente imbarazzante, si poteva avere almeno il buonsenso di tacere e aspettare giornate migliori. E invece no: il movimento, per ordine perentorio ai sudditi, sta diventando la barzelletta su sé stesso, quella raccontata per decenni dai pigri sinistrorsi. Scusate, ma era meglio quando la gerarchia ci perseguitava pur senza conoscerci e quando le sinistre ci tiravano le molotov: almeno, in quei momenti, non era obbligatorio incensare e adulare politici e prelati. Ah, la prossima volta si eviti di calpestare gente "colpevole" di non aver dimenticato ciò che il movimento era stato in quei frangenti.
6) Perché? Per un malinteso senso di appartenenza alla Chiesa: dopo la gratitudine a Woytila (dovutissima), dopo l'entusiasmo per Ratzinger (giustificatissimo), ci piovve addosso l'obbligo di adulare Bergoglio (laddove era opportuno tacere e curare la vita interna), col risultato di trasformare certi cielloti - dal capetto universitario fino alla diaconia centrale - in melensi incensatori del clerically correct. Cioè il movimento che diventa identico alle barzellette sul movimento perché dopo aver sempre esibito un papismo virile e giustificato, hanno ritenuto impossibile evitare di esibire un papismo mieloso e ingiustificato.
7) Forse non dappertutto, ma specialmente qui. «Nel Portogallo si conserverà la fede ecc.», ed infatti i vescovi italiani risultano "non pervenuti".
8) La domanda è più seria di quel che sembra perché se è vero che non sono io a dover stabilire cosa deve fare e dire la Chiesa, è anche vero che i cambiamenti avvenuti sono grossi ma astutamente calibrati per non tirar troppo la corda. Sono rivoluzioni "all'italiana", cioè riuscite solo a metà. Sono finestre di Overton aperte quel tanto che basta per aggiungere una nuova picconata. Sono un adeguarsi ai tempi, in senso deteriore, come se la Chiesa avesse una gran fretta di piacere al mondo. Dunque: non è che dietro l'accusarti di voler insegnare alla Chiesa quel che deve dire e fare, si nasconde invece il lamento di chi dice che questa "sauna gratuita per rane" ha solo accidentalmente la forma di pentola?
9) A buon diritto don Elia scrive che la Conferenza Episcopale Italiana è diventata uguale all'Associazione Patriottica cinese.
10) Confesso la mia grande ignoranza: so cos'è il dialogo ma faccio fatica a capire cosa sia un "processo di dialogo" e come si faccia ad essere sicuri di aver "avviato" uno o più di tali "processi".
11) La confusione imperante nelle parrocchie, quei circolini di autoimpegnati con diritto di prelazione perché sono stati i primi a conquistarne il "territorio", è il motivo per cui - con scarse e giustificate eccezioni - il cattolico sano di mente ne sta alla larga salvo che per Messa e sacramenti.
12) Nel mio piccolo, in qualità di unico ciellino della parrocchia, ho avuto la mia non piccolissima razione di insulti, insinuazioni, dispettucci e dispettoni, diffidenze, mormorazioni, accuse gratuite, nonostante mi sia intrepidamente dato da fare quando c'era da darsi da fare e persino dopo aver ricevuto tale trattamento dai laici e dal parroco.
13) A lungo l'avevo voluta interpretare come una ben pianificata adulazione intesa a recuperare punti nel borsino di corte bergogliana. Ma è passato troppo tempo, senza altri risultati che la ripetizione di un discorso (accuratamente punteggiato di accalorarsi programmati) e l'appiattimento.
giovedì 26 marzo 2020
La legge marziale in vigore
Infatti, quando quel guazzabuglio non somiglia ai titoli di giornale ti danno subito del complottista, o altre etichette in crescente ordine di pericolosità.[1] Il Discorso si può fare a favore o contro, ma solo sui temi Autorizzati. Guai a usare troppo la logica,[2] guai a toccare un argomento esterno al menu del giorno, guai a sfiorare anche accidentalmente un tabù: nel migliore dei casi si viene ignorati o derisi. In altri tempi don Giussani poteva ancora consigliare ai preti di avere sul comodino "breviario e giornale", cioè pregare e avere un occhio aperto sull'attualità. Tanti volenterosi hanno creduto che fosse necessario strafare (e non col breviario), finendo per farsi dettare l'agenda: "di cosa mi devo preoccupare oggi? su cosa mi vien chiesto dai media di prendere posizione?"[3] - e così il movimento si è ridotto da una novità imprevedibile a un'etichetta prevedibile.[4]
"Sovrano è chi decide lo stato d'eccezione", e dunque anche chi ha la capacità di fabbricarla. In tempi non sospetti mi sono lungamente lamentato che l'Italia era allo sfascio,[5] è arrivata la "dittatura sanitaria" e lo sbando.[6] Nulla sarà più come prima (un "prima" vicinissimo: neanche tre mesi fa), e dal contraccolpo di queste poche settimane non ci riprenderemo più. Non solo per motivi di ordine finanziario,[7] ma anche per sentire comune: il popolo italiano è tale solo nelle partite dei mondiali di calcio. Siamo praticamente sotto legge marziale.[8]
1) Il potere delle etichette è micidiale. Viene il voltastomaco a sentire queste conversazioni di under 30 che credono di aver già capito tutto della vita e di avere davanti non meno di cinquant'anni di salute e opportunità. Che godono alla notizia di un pensionato che per morte o altro motivo smette di essere a carico dell'INPS. Che credono che ogni problema origini dai boomer. Che sognano di andarsene all'estero, in qualche paese dal nome prestigioso, e che gli expat che si lamentano sono solo dei mammoni incapaci e sfaticati. Che credono che bestemmiare, abortire, sbronzarsi, siano sacri diritti acquisiti. Sono esattamente come li vuole il Potere, e non se ne rendono conto. E a me che mi accorgo dello stato delle cose danno subito etichette infamanti e ban perpetui.
2) Si scoprirebbe la sorprendente somiglianza fra Conferenza Episcopale Italiana e l'Associazione Patriottica cinese. Proprio dopo aver scoperto quella fra Comunione e Liberazione e l'Azione Cattolica.
3) Come il caso di una donna che reputavo intelligente e che è partita per la tangente col suo intercalare "il-giornale-più-bello-che-c'è", quello di Ferrara, e non voglio infierire ulteriormente.
4) I vertici della Chiesa, col loro divieto di Messa e sacramenti, hanno scaraventato nel cesso quel poco di onore che ancora rimaneva loro. Il Signore saprà ricompensarli con tutti gli interessi (e devo dire persino che un po' mi dispiace). Nel frattempo le forze dell'ordine fanno irruzione per stanare non pericolosi criminali ma chi partecipa a una Messa o una processione. L'imminente ferocissima persecuzione, l'episcopato non potrà dire di non essersela meritata fino all'ultimo spicciolo, anche se ospedali, luoghi geografici, cattedrali, opere d'arte, perfino teoremi di matematica portano i nomi di fior di santi, ma con la Chiesa-istituzione non hanno più molto a che fare, autoridottasi a ONG ossessionata di dover piacere al mondo.
5) Come ad esempio nel caso notevole delle aziende virtualmente già fallite, incapaci di stare a galla senza continuo flusso di cassa. Non avevo certo scoperto l'acqua calda. Se qualcuno avesse voluto mettere in ginocchio l'Italia, non aveva altro da fare che innescare qualche processo che producesse qualche settimana di panico e di necessarie chiusure.
6) Si preannuncia una perdita di almeno dieci punti del PIL, ma non è che il giorno dopo tale perdita tutto si assesta magicamente.
7) 2409 miliardi di debito publico, cioè una media di 40393 euro a cittadino italiano, inclusi neonati e ultracentenari. Non va meglio in USA, dove il debito pubblico è di 65mila dollari a cittadino. Il mondo siede su un'immensa catasta di debiti interconnessi. E non parliamo di interessi….
8) E atea. "Non è la stessa cosa che pregare a casa?" Se fossi un nemico della Chiesa e dello Stato, vista la situazione starei applaudendo con incontrollabile entusiasmo a ciò che han fatto governo e conferenza episcopale.
lunedì 24 febbraio 2020
Il timpa-tumpa-timpa sospeso a tempo indeterminato!
Questo sacro silenzio (che purtroppo mette a tacere anche il gregoriano)[1] è dovuto alla coraggiosissima decisione presa dall'esimia eminenza plenipotenziaria della diocesi ambrosiana, una roba che certamente ha fatto esclamare "ohibò" persino al santo Ambrogio, il quale si starà legittimamente domandando che diavolo ha combinato[2] il suo eccellentissimo successore, per di più nel giorno anniversario della morte di don Giussani.[3]
Padre Pio da Pietrelcina ebbe una volta ad esclamare: "cosa sarebbe il mondo senza la Messa?" - ma erano gli anni in cui non vigevano ancora il Novus Horror e il Timpa-Tumpa-Timpa.
1) Siamo onesti, una certa quantità di canti ciellini rientra nella categoria timpa-tumpa-timpa, cosa che stona un po' in quelle Messe "cielline" in cui c'è anche il canto tradizionale.
2) La Messa? "Seguitela in TV".
3) Naturalmente il sito web del movimento "milanese" per eccellenza tace, ma già vien che ridere a pensare cosa stanno per pubblicare sul tema (ma quanto ci mettono? per eventi politici assai più insignificanti sono sempre stati fulminei…) e come "ubbidiranno" i preti del movimento.
martedì 3 dicembre 2019
Qui bisogna fatturare, capito? Fatturareee!
Un amico ha realizzato per hobby un aggeggino. Tutto a proprie spese, come un qualunque appassionato. Una roba che ha richiesto conoscenze di elettronica, meccanica, informatica, e un considerevole numero di ore di lavoro di progettazione, costruzione, collaudo. "Vieni a proporlo nella nostra azienda", gli dice un conoscente che è il bis-cugino del pro-cognato di uno dei manager, "andrà via come il pane, farai soldi a palate". L'hobbista, dopo numerose insistenze, suo malgrado accetta. Il manager ci mette quindici giorni a fissare un appuntamento, infine programmato all'ora di pranzo di un venerdì.
Al momento della presentazione, il manager da un lato si comporta come se avesse davanti un venditore di aspirapolveri dozzinali, dall'altro come se fosse vagamente interessato ma si aspettasse tutt'altro (ma come? l'aspirapolvere che non fa il caffè? - è la tipica ossessione italiota del tener basse le aspettative commerciali altrui, presumendole esagerate ancor prima di iniziare), nel frattempo facendo domande un po' troppo indiscrete sui dettagli più delicati (come se si sentisse abbastanza furbo da carpire qualche segreto industriale che lo farà campare di rendita per sempre).
Ora, il suo mestiere dovrebbe consistere nel capire le potenzialità che l'aggeggio già ha (e solo in un secondo momento quelle che in futuro potrebbe avere), il costo per trasformare il prototipo in un prodotto, la stima dei ricavi futuri per valutare se affrontare tale costo. Cioè dovrebbe usare l'intelligenza e il buonsenso (e, se ce l'ha, anche l'esperienza e il fiuto), partendo dal fatto che se la cosa va in porto l'azienda ha risparmiato tutta una lunga fase di progettazione e prototipazione. Già, perché le aziende italiane che fanno davvero un minimo di ricerca e sviluppo scarseggiano, per usare un eufemismo. I dipendenti sono considerati un centro di costo, non il motore del profitto, e ricerca e sviluppo sono ancor più un centro di costo qualora prima di cominciare la ricerca non siano ultimativamente chiari tempi e costi e margini di guadagno. "Imprenditoria senza rischio", cioè voler campare di rendita, voler fungere da inevitabili intermediari che con fatica prossima allo zero generano profitti ampi, sicuri, stabili, e magari anche crescenti. Praticamente la versione in giacca e cravatta del parcheggiatore abusivo.[1]
Nel caso di quell'hobbista, la contrattazione ovviamente non va a buon fine. Il manager addirittura trova un sottile modo di rinfacciare al malcapitato di avergli fatto perdere tempo con un aggeggio drammaticamente incompleto (concettualmente assimilandolo ad un aspirapolvere che non fa il caffè), e il tempo è denaro. Non solo tener basse le aspettative, ma anche tentare attivamente di ridurle finché sia possibile (l'hobbista pare timido, poco capace di contrattare, poco informato su quanto valore di mercato avrà il prodotto), anche a costo di ricatti morali, pur non avendo ancora ben chiare le potenzialità dell'aggeggio.
Ora, sappiamo già che in questa società la morale di un'azienda è la massimizzazione del profitto. E che se proprio si parla di dignità del lavoro, del rispetto dei lavoratori, della meritocrazia, ecc., si tratta solo di lip service, di belle parole estranee ai fatti e alle intenzioni e funzionali solo ad abbattere i costi e aumentare i profitti. E che il lavoro è diventato una merce su cui far la cresta, speculare, comprare all'ingrosso infischiandosene della qualità se non quando l'eccessivamente scarsa qualità produce minor profitto. E che per il singolo la capacità di saper contrattare, più il lusso di poter rifiutare un lavoro non conveniente, assommano normalmente ad almeno parecchie migliaia di euro l'anno di differenza. E che la ritrosia dei lavoratori dipendenti italiani nel parlare del proprio stipendio, degli stipendi tipici di un'azienda, finisce per farti scoprire (quando non puoi più contrattare) che l'inamovibile segretaria nullafacente guadagna più di te che sei personale "fatturante".
Ma c'è anche il fatto che all'italiano medio piace svegliarsi al mattino e «trovare tutto già pensato». E che l'Italia è zeppa di aziende virtualmente già fallite o costitutivamente già fallite. E che nel nostro Paese cresce solo la voglia di trovar lavoro a bassa specializzazione, mentre diminuisce l'offerta (quando ad esempio presenteranno la badante-robot avverrà un finimondo). E che qui il mercato del lavoro è sostanzialmente schiavismo.
L'aggeggio in questione è finito in garage a prender polvere. Gran soddisfazione l'averlo realizzato, gran delusione l'averlo presentato. Certo, in Cina ne fanno uno simile con più funzioni e minor costo ma funziona solo se connesso a internet, non è personalizzabile, e comunica ai cinesi in tempo reale tutto ciò che fai.[2]
1) Non è che all'improvviso una generazione di giovani si è svegliata al mattino e ha deciso di campare alla giornata a spese di mammà. Se la scuola è un macello, se in ogni ambito vengono premiati i raccomandati, se chi guida è non solo incapace di notare le tue qualità tecniche ma anche incapace di guardare al futuro più lontano di cinque minuti, non è che al giovane magicamente spunta la voglia di darsi da fare in proprio. Spunta invece la voglia di scappar lontano, o di campare a spese di mammà.
2) Un progetto del genere andava visto come "sartoria su misura". L'imprenditore lo pretendeva ad un prezzo da "grossista cinese dell'abbigliamento". La pressione fiscale in Italia è indicibile, ma non è la pressione fiscale a rendere miopi (e allergici al rischio imprenditoriale) gli imprenditori. Abbiamo intere generazioni che non hanno più idea della dignità del lavoro.
venerdì 8 novembre 2019
Il bombardamento in arrivo
Il Vangelo contiene in sé la più grande lezione di economia di tutti i tempi: "i poveri li avrete sempre con voi".[1] Cioè non solo l'economia non sconfiggerà mai la povertà, ma il passare dalla povertà ad un minimo di agiatezza è un'impresa titanica per il singolo come per il popolo (persino il diritto romano proibiva la "schiavitù per debiti", lezione dimenticata[2] da troppo tempo). Una volta impoveriti, non se ne esce più: diverse generazioni future di greci, per esempio, continueranno a pagare e a inveire contro ignoti.
L'impoverimento dell'Italia è enormemente facilitato dal penoso stato di questo popolo: aziende "statali" significa aziende sprecone, aziende "privatizzate" significa che penseranno solo a massimizzare profitti (anziché fare manutenzione e investimenti), e gli asset strategici (energia elettrica, acqua, ferrovie, telefonia, autostrade…), una volta "privatizzati", non hanno prodotto né posti di lavoro, né risparmio, né qualità.[3] A noi povero popolino bue vengono invece proposte battaglie riguardanti omosessualismo, aborto, vaccini (altra industria bramosa di far grandi ricavi), tutto, purché non si parli troppo del mezzo milione di immigrati incompetenti che entrano e dei 250mila giovani italiani competenti che emigrano all'estero.[4] È un popolo in via di estinzione,[5] e come tale va spolpato per bene prima che attiri l'attenzione di altri. Le crisi politiche fanno solo da noioso scenario sullo sfondo.[6]
Le conseguenze della crisi in corso - che a noi comuni mortali sembreranno "inevitabili" solo perché ce lo dice il telegiornale - sono facilmente prevedibili: il saccheggio dei rimanenti "gioielli di famiglia" (magari opportunamente ri-nazionalizzati all'uopo) continuerà,[7] e se in passato desideravamo farci governare dallo straniero ora ci siamo piegati a farci saccheggiare dallo straniero (diventando di fatto un popolo "schiavo per debiti").[8]
I poveri li avremo sempre con noi perché è facile impoverirsi ma è assolutamente arduo risalire una brutta china. Ma questo agli speculatori non interessa. Quando vedono una percentuale che comincia con il segno più,[9] vi si tuffano come squali desiderosi di terminare un lungo digiuno.[10]
Lo Stato, che in teoria doveva servire il bene comune, in pratica non c'è. L'ultimo vago statista che abbiamo avuto è stato fortunato a finire i suoi giorni in esilio in Tunisia. Chiunque si presenti con un programma che non sia aria fritta attrae un'isteria collettiva di odio (e vien da ridere amaramente a certe omelie della CdO), perché chi ha dimenticato il concetto di bene comune, non può non vedere - a seconda dei casi - lo Stato come vacca da mungere o come ostacolo al proprio tornaconto.[11]
mercoledì 6 novembre 2019
Posso, dunque voglio - anche la bomba atomica
Il meccanismo perverso più in voga nell'epoca moderna è il "si può, dunque si deve". L'affievolirsi della morale, consistito anzitutto nell'affievolirsi della capacità critica, dell'intelligenza critica, della capacità di guardare la realtà "criticamente" (cioè secondo tutti i suoi fattori) è ben riassunto nel modo di dire: "quando hai un martello, tutto sembra chiodo". Che si tratti di sesso, di droga, o di qualsiasi cosa riconducibile ai peggiori istinti umani, il solo fare il nome di una possibilità scatena un meccanismo irrefrenabile di curiosità (cioè di sottinteso desiderio) che può durare anche decenni. Cioè, in fin dei conti, fare il nome di qualcosa di cattivo significa evocarlo.
Il colpire ripetutamente civili inermi con una bomba atomica e l'ubriacarsi solo perché in frigo ci sono abbastanza bottiglie, sono azioni che hanno in comune lo stesso padre: "io sono in grado di farlo: dunque lo faccio". È quel sentirsi "in grado" a facilitare la messa da parte di senso morale, intelligenza, buon senso, e di aprire la strada al corto circuito tra l'accorgersi di potere e il volerlo fare a tutti i costi: "chi sei tu per vietarmelo? in questo momento ho deciso che lo ritengo necessario, sono in grado di farlo, dunque lo faccio". E se tenti anche minimamente di ragionare, "tu vuoi limitare la mia libertà, tu mi giudichi, tu non capisci cosa ho in cuore, sei il solito bacchettone". Per le birre come per l'atomica.
Una enorme percentuale di mali viene evitata dall'ignoranza. Il semplice non sapere che accanto alla mano c'è un martello è spesso più che sufficiente a non scatenare le tempeste del "tutto sembra chiodo".[2] Il non conoscere l'esistenza di certe grandi perversioni, evita materialmente a tantissime persone di compierle.[3] Paradossalmente, nel momento in cui scrupoli e morale scompaiono assieme all'intelligenza e alla memoria, ci tocca benedire l'ignoranza selettiva e addirittura coltivarla (è un paradosso solo perché abbiamo già dimenticato la lezione della Genesi: "conoscere il male" significa in fin dei conti averlo compiuto ed essersi posti nella condizione di poter continuare a compierlo).[4]
1) In quel momento non vedevo altra scelta; a distanza di qualche settimana sono ancora convinto che tutto sommato sia stato il modo migliore per salvare la situazione, anche se non posso essere certo che quella notizia pruriginosa, in mia assenza, non sia transitata di nuovo all'attenzione di quelle deboli anime che col mio strano comportamento ho inteso proteggere.
2) In genere è un processo piuttosto lungo. Dall'evocazione all'accarezzare l'idea, e fino al compiere una determinata malvagità, potrebbero passare anche parecchi decenni (motivo per cui già nel Salmo si domanda umilmente: "assolvimi Signore dalle colpe che non vedo" - non le vedo perché sono in fase di gestazione in qualche scomparto della mia testa, non sono ancora del tutto cosciente di aver cominciato a gironzolare attorno a certe idee, è una china ancora non sufficientemente ripida da destarmi allarme nella coscienza).
3) La rivoluzione pornografica accelerata dall'internet è stata talmente veloce che è ancor oggi sottovalutata.
4) Aveva dunque senso la "damnatio memoriae": il male non ha bisogno di pubblicità, non ha bisogno di essere conservato, non ha bisogno di essere studiato e compulsato da autori che prima o poi finiscono per provare un'invincibile simpatia per il male. Come quel ridicolo gesuita che a furia di respirare l'aria polverosa della propria biblioteca, nel corso degli anni aveva finito per infatuarsi un eretico del V secolo che, a suo dire, andava assolutamente "riscoperto" e "rivalutato". Ecco, ora cominci a provar curiosità anche tu per questo innominato eretico, conoscerne il nome, sapere cosa andò proclamando. È così che funziona l'evocazione.
venerdì 1 novembre 2019
L'Ohio lagga...
Mi si presenta dunque questo ragazzino che straparla dei twitcher di Fortnite che guadagnano "milioni" (sottinteso: "oh, mi aiuteresti a guadagnare? io videogioco a tutte le ore!"). Poi mi dice delle centinaia di milioni di giocatori a Fortnite e, entusiasta ed emozionato, spiega che lui è uno di tali privilegiati, aggiungendo poi il prevedibile fervorino sul quattordicenne che ha guadagnato Centinaia di Milioni vincendo il Campionato di Fortnite.[2] Non so che tipo di risposta si aspettasse ma ho avuto l'impressione che desiderava ardentemente un timbro di approvazione. Questo genere di impressioni mi trasforma istantaneamente in una specie di Hulk.
Anzitutto gli ho detto che tra un paio d'anni lui avrebbe parlato di Fortnite come una robaccia vecchia che non usa più nessuno. Gli ho ricordato che quando c'è stato il boom del Pokemon Go lui obbligava spesso sua madre a guidare attraverso stradine secondarie per catturare i bonus rari, e che ora non solo giudica una robaccia vecchia, ma non ha di che farsene di quei premi virtuali tanto faticosamente raccolti.[3]
Quindi gli ho fatto notare che gli streamer milionari si contano sulla punta delle dita. E che se la sua carriera di streamer dovesse iniziare, dovrebbe ricordare che l'un per cento di chi segue vede le pubblicità, e l'un per cento di tale un per cento eventualmente clicca, guadagnandogli qualche centesimo, e per arrivare a una cifra con almeno un paio di zeri prima della virgola occorre raggiungere un numero pazzesco di fedelissimi seguaci. Che poi è esattamente il motivo per cui gli streamer arricchiti sono così pochi e ben conosciuti.
Poi, con quale speranza di far successo? Una linea internet sgangherata, un PC gaming costruito coi buoni sconto, una cameretta che è tutt'altro che un set televisivo… Forse comincia a capire, forse mi dà anche un po' ragione, e soggiunge: "per esempio quel server dell'Ohio lagga parecchio".
Lo guardo come se avesse una molotov accesa in mano. "Lagga"? Ma lo sai dov'è l'Ohio? Sono ventimila chilometri![4] I pacchetti viaggiano su fibra a un terzo di "c": significa che hai un ping che non può andare al di sotto di duecento![5] Infine alza bandiera bianca - cioè è pronto alla fuga - dicendo che dopotutto il wifi di casa sua è buono… "Wifi?!", lo interrompo sdegnato, sputando fuori qualche concetto sul "reimpacchettamento" dei dati da etere a cavo e che dovrebbe attaccare La Plei col cavo direttamente al Ruter e sperare che mentre gioca nessuno in casa stia navigando, giocando, o girando per Youtube. Fuga per la vittoria ensues very hard.
Anni fa sui giornali si discettava ampollosamente di "nativi digitali", bambini cresciuti a merendine e internet, illudendosi della grande rivoluzione sociale in atto. La rivoluzione è avvenuta al contrario: sono convinti che il Uài Fài sia un diritto universalmente garantito, che l'internet consista nel Ghèming e nei social, che non ci sia praticamente differenza di latenze tra "fili" e "senza fili" (e che da qui a Milano sia lo stesso che da qui all'Ohio), che le infrastrutture facciano parte della natura e crescano automaticamente di uno o due zeri non appena esce qualche Gioco Nuovo (anch'esso prodotto automatico della natura). Sono quelli che poi all'università impareranno a loro spese che studiare quattrocento pagine costa almeno il doppio che studiarne duecento, che prenderanno l'aereo Milano-Roma credendo di ridurre la durata del viaggio quando sia in partenza che all'arrivo avevano comunque bisogno di spostarsi con le metropolitane, che comprando un computer spenderanno il triplo per avere un venti per cento di potenza in più, che pretenderanno il gaming 8k 240Hz senza accorgersi che all'occhio[6] non lo distinguono dal Full HD 60Hz,[7] e che anche dopo la laurea si lamenteranno della lentezza della connessione internet senza capire che in una bottiglia da un litro di vino non ci si possono infilare trenta litri di whisky, anche se la pubblicità dice il contrario.[8]
L'ordine di grandezza è un concetto talmente fondamentale che andrebbe insegnato a scuola ogni anno.[9]
1) A conoscere gli ordini di grandezza, non ci si allarmerebbe di fronte a notizie catastrofiche che cominciano parlando di una probabilità di un evento. Magari imprecisata.
2) "Capisci? Uno si diverte con Fortnite e diventa miliardario!" Sic.
3) Resto sconcertato al ricordare che sua madre mi mostrò tutta orgogliosa il livello da lei raggiunto su un videogiochino del cellulare, livello millecentoottantaquattro, segno di un allucinante numero di ore passate a strisciarne il touchscreen, e di un preoccupante accumulo di stress nelle pupille.
4) In realtà circa 7500, ma "ventimila" era per dire "dall'altra parte del mondo", e dato che il diametro all'equatore è poco più di quarantamila chilometri….
5) Da intendersi: i tuoi pacchetti dati, transitando nei cavi oceanici a un terzo della velocità della luce, cioè a 100mila km/s per 20mila km, impiegano almeno 200 millisecondi per raggiungere il server del gioco, senza contare i packet switching negli apparati e altri rallentamenti, dando cioè una considerevole frazione di secondo di vantaggio ai giocatori americani. Tolti gli arrotondamenti intesi ad impressionare il ragazzo (un valore più realistico è due terzi di c), lo svantaggio teorico - quello reale è comunque più alto - si riduce a diverse decine di millisecondi, un tempo comunque superiore alla persistenza delle immagini sulla retina. I ragazzini credono che la magia di internet consenta di giocare con l'Ohio come se fosse col vicino di casa.
6) Il corpo umano ha dei limiti fisici, e lo sanno bene i costruttori di armi, di veicoli, di attrezzature mediche, ecc. Sembrano invece non saperlo gli uffici del marketing dei videogiochi, dei cellulari, ecc.
7) Ma tanto l'importante non è l'efficacia, non è il risultato tecnico, ma solo il potersene vantare.
8) Se 500 clienti hanno una linea da 1 Mega, ci vorranno "500 mega" di backbone per servirli tutti senza rallentare nessuno. Il fornitore del servizio ce l'ha una rete di trasporto capace di "500 mega" connessa a tutti gli endpoint? No: costerebbe troppo (come nel caso di "milioni" di clienti con "centinaia di mega" ciascuno…) o in alcuni casi sarebbe semplicemente irrealizzabile. Ora, immaginate il classico soggetto Lavoro Spendo Pago Pretendo che fa una lunga sfuriata sul fatto che i "mega" promessi dal suo abbonamento si vedono assai di rado. Sapeva cos'è un'ordine di grandezza? Sapeva la differenza fra tera, giga, e mega? Allora era in grado di capire quanto fosse stata ingannevole la pubblicità che lo aveva convinto.
9) Mentre scrivo queste righe il debito pubblico italiano è di più di 39.000 euro a persona, inclusi i bambini nati oggi e coloro che fra qualche minuto spireranno. Ma è tabù parlarne, perché sono soldi che dovremo pagare di tasse per servizi statali di cui abbiamo teoricamente già usufruito (e di cui teoricamente era grandissima la qualità, dato quanto sono costati). Qualcuno potrebbe notare quanti zeri ci sono dopo quel "39".
sabato 26 ottobre 2019
Potrei scriverci un libro, sulle quarantenni
Nel caso di queste mie conoscenti, viene da riflettere su come siamo passati dall'epoca in cui si diventava nonna prima dei quarant'anni[2] all'epoca in cui dopo una vita poco gloriosamente "avventurosa" perfino per gli standard televisivi di serie B,[3] si comincia a temere l'ultimo rintocco del così detto orologio biologico, cioè l'imminenza della naturale cessazione della capacità di procreare: comincia a far capolino la fretta di "fare un figlio" (attorno ai 40 anni), cioè poter vantare sui social di aver "fatto" almeno una cosa concreta nel termine della parte più ricca della propria vita.
Poi magari ti dicono che quella delle chiavi smarrite non è la solita facilona, no, lei sa tenere a bada i maschietti a caccia delle solite cose (e che disperatamente tentano di farsi notare cliccando Mi Piace su ogni stupidaggine dei suoi show su Instagram/Facebook), lei sa gestirsi il proprio sabato sera: una volta ha fatto una gita (solitaria) in un paesetto ameno sul mare a duecento chilometri di distanza,[4] un'altra volta ha guardato un film francese del 2001, un'altra volta è andata in parrocchia per l'incontro catechetico con annesso momento di agape[5] (altrimenti non ci sarebbe andato nessuno)… Come se la vita fosse solo quella fuori del proprio orario di lavoro, e il momento culminante fosse il sacro Sabato Sera.
Un'attempata bionda, in treno, al telefonino dava consigli ad un'amica o parente: "se ti piace farlo allora non te ne devi vergognare". Lo diceva quasi a bassa voce, come se provasse vergogna a dirlo. Ma se è vergognoso allora perché consigliarlo?[6]
Un'altra attempata bionda, sempre over 40, con occhiali da sole anche al coperto (per non far notare zampe di gallina e occhiaie), abitino attillato e marito panciuto al fianco, mi introduceva al set dove di lì a poco ci sarebbe stato il Servizio Fotografico. Oggetto del sontuoso Servizio era una magrissima signorina in costume da bagno, debitamente dipinta ("si dice truccata!") di giallo e rosa dal collo in giù, alla quale non avrei dato più di tredici o quattordici anni ("macché bambina! è maggiorenne!") che si metteva in posa con uno sguardo torvo e sprezzante ("è perché ci sa fare!"). Uno stuolo di fotografi - tali solo per aver bruciato tre/quattromila euro per fotocamera e ottiche - si affannava a scattare senza sosta. L'occhialuta sorride con malizia e mi dice: "volete rimanere? tra poco a porte chiuse c'è la lingerie". Mi sento un po' un alieno che fatica a capire queste terrestri, così combattive contro la mercificazione della donna, così pungenti e fiscali contro gli sguardi dei mariti, e che però in occasioni a loro modo religiose come quel Servizio sono pronte a mettere da parte la morale e il buonsenso.
Ed un'altra attempata signora, ugualmente over 40, anche lei autotitolatasi fotografa, scattava foto alla "maggiorenne" discinta: "ora una posa più sècsi, su!" Ha fretta di incamerare qualche centinaio di pose risqué[7] da portare al suo capo, che avrà sempre e comunque da ridire. "Ma tanto se non lo faccio io, lo farà qualcun altro", si sarà detta qualche volta tra sé e sé per giustificarsi. Il capo del giornalucolo locale ti manda alla fiera dell'elettronica "ma c'è anche un set con una modella in lingerie, e i lettori…" Sottinteso: i lettori vogliono vedere un po' di prosciutti umani, non portarmi solo foto di gente annoiata in mezzo a chincaglierie cinesi.
1) Ci sarebbe anche la componente del "trasgredire", andata scemando drasticamente perché il nuovo perbenismo in vigore consente in pubblico e sui social ciò che un paio di generazioni fa era possibile solo nella disco. Per essere trasgressivi, per sfidare il mondo e suscitare riprovazione, bisogna farsi beffe del perbenismo in voga oggi, bisogna gettare nel Tevere gli intoccabili totem di oggi. Non a caso le disco storiche vanno chiudendo una a una per mancanza di mercato.
2) Una società più povera della nostra, appena uscita da una inutile guerra, ai tempi in cui si dormiva anche su sedie accostate e si viveva in quattro in un monolocale di venti metri quadrati, aveva molta più speranza nel "futuro", nessuno spavento di fronte al termine "famiglia numerosa", e una assai minor pressione burocratica/fiscale. Bonus aggiuntivo: vedere i figli dei propri figli mentre si era ancora nel pieno delle proprie forze dava ulteriore speranza.
3) Il picco è tuttora il sacro Erasmus, che stando alle lamentele più comuni è il luogo dove gli innamoramenti in corso terminano, e la donzella partita modesta ritorna troiona d'avanzata carriera. Ma è sempre stato noto che il fare esperienze all'estero per un'adolescente (anche solo mentalmente tale) è sinonimo di assaggiare la libertà (in senso libertino).
4) Dopo aver manifestato per una vita intera l'odio per la solitudine, vanno a fare una vacanzina ufficialmente di "solitudine", e guai a te se traduci in italiano quei chiari sottintesi che tentano insistentemente di trasmettere. Un neo-moralismo idiota e cervellotico.
5) Nella Chiesa post-conciliare scarseggiano le vocazioni perché i chiamati al sacerdozio sono più numerosi dei chiamati all'animazione turistica, per cui nelle parrocchie trasformate in luogo di intrattenimento (dove ti adescano con l'agape per poi infliggerti una sciapa predica sulla pace e sull'accoglienza) ovviamente i preti scarseggiano e sono sempre più insipidi.
6) Fra troione ci si giustifica volentieri a vicenda: è un meccanismo "educativo", a suo modo, verso l'irresponsabilità così tanto promossa dai media. Una scena del genere è possibile solo tra donne. Quand'anche tra uomini ci si parla con complicità, interviene sempre istintivamente quel senso di cameratismo che ti mette in guardia, anche se sotto forma di goliardata compiacente. Quella stessa espressione "se ti piace farlo…", se pronunciata tra uomini, a causa del naturale cameratismo suonerebbe come un lavarsene le mani, cioè come un atto d'accusa.
7) Quando ti rifilano continuamente paroloni stranieri significa che la traduzione in italiano rende troppo bene l'idea.
domenica 20 ottobre 2019
Salmista in salmì
Un tale mi si avvicina e con un sorriso idiota mi chiede: «vuoi fare il salmista?»
In quel momento corrono nella mia mente le immagini dei salami, del coniglio in salmì e di altri salumi e salamelecchi. Poi, d'un tratto, il mio intuito brucia tutte le scorte di caffeina rimaste nell'organismo e così, con la faccia più onesta possibile e sommamente sforzandomi di non ridere né proferire turpiloquio, retoricamente gli chiedo: «ehm… cosa?»
Il suo sorrisetto si fa ancora più idiota: «il salmista! oppure la preghiera dei fedeli! ognuno deve fare qualcosa, su!»
Devo aver assunto una faccia da pesce lesso ma per mia somma fortuna uno degli autoimpegnati più volenterosi della parrocchia emerge dal nulla e, più lesto di un vigile urbano che vede la tua auto in quarta fila, grida: «faccio io il salmista!» I due cominciano a battibeccare quel tanto che basta da dileguarmi come un'anguilla accortasi di essere in ritardo.
Partecipare alla Messa è diventata un'arte complessa. La liturgia cattolica, sublime e maestosa, si è quasi ovunque trasformata in un cerimoniale autogestito da buontemponi, con una fittissima selva di regole non scritte.
Ma… cos'è in realtà la liturgia? e perché si è ridotta a questo punto?
Ad entrambe le domande si può rispondere con le parole di Gesù stesso: «fate questo in memoria di Me».
Gesù ha detto queste cose ai suoi apostoli. Ha dato loro non solo l'esclusiva del "fare questo" (munus sacerdotale) ma ha implicitamente garantito che non serve una platea di spettatori-protagonisti. Infatti la Messa è ugualmente valida sia che il sacerdote la celebri con il popolo, sia da solo, sia concelebrando senza popolo, sia col popolo.
Quindi il problema di "cosa far fare al popolo per far riuscire meglio la Messa" è fondato su un equivoco, su un'invenzione di qualche ignorante annoiato. Hanno confuso la "partecipazione" («far parte di») con il "partecipare" («prendere parte a»), cioè hanno confuso l'unirsi spiritualmente al Sacrificio dell'altare… con il fare qualcosa.
Il Messale non è altro che una lista di istruzioni, la descrizione della best practice per fare «questo in memoria di Me». È un librone voluminoso, perché ci sono anche cose facoltative, cose consigliate, cose alternative: non è un software. Ma per qualche misterioso motivo, i preti oggi evitano di seguirlo, prendendosi molta più "libertà" della tanta che già ne concede.
Sembra insomma che i sacerdoti abbiano dimenticato la semplicità del «fate questo» per convincersi che la Messa sia una messinscena, uno spettacolino televisivo, come quei quiz a premi che prevedono la "partecipazione" del pubblico in sala: non a caso, le festicciole parrocchiali prevedono l'imbarazzante obbligo di essere "tutti protagonisti", come se l'urgenza fosse di massimizzare la quantità di parole pronunciate, come se la riuscita fosse proporzionale alla frenesia e alle rumorose risate, come se il successo fosse misurabile col numero di persone che si sono scatenate. Come se l'entusiasmo e l'allegria fossero "partecipazione", come se fossero programmabili.
domenica 25 agosto 2019
Il nipotino si annoia
Entrambi gli aggeggi lo hanno rifornito di tutto l'armamentario di volgarità, perversioni e bestemmioni che il sottoscritto alla sua età considerava peggio che impensabili (e dire che in quegli stessi anni mi sono considerato comunque un selvaggio e ribelle). Preziosi anni della sua vita sprecati senza imparare altro che i latrati dei par suoi, col bonus aggiuntivo che in nome del neo-montessorismo può comportarsi da piccolo delinquente arrogante ricevendo premi anziché sganassoni educativi.
Di fronte a questi soggetti mi sembra di provenire dall'epoca di Neanderthal. A suo tempo, in certe occasioni, le ho prese. Era un'epoca (così vicina, così lontana) in cui un bambino si poteva ancora raddrizzare con un misto di mazzate e di sarcasmi. Il sullodato ragazzino, oggi, se le prendesse di santa ragione non appena le merita, non capirebbe, non capirebbe perché sarebbe la prima volta che le prende, penserebbe che è qualcosa di inaudito e che passata la tempesta potrà tornare a comportarsi peggio di prima.
La tragica sfortuna (chiamiamola così) di quest'epoca è la scomparsa dell'educazione, delegata a soggetti esterni (l'ambiente scolastico, la parrocchia, il branco, i videogiochi o altra attività per tenerlo occupato)... che è sintesi della scomparsa di un popolo.
mercoledì 21 agosto 2019
Investire su se stessi
Un amico mi chiama dopo molto tempo per un consiglio. Sua figlia, a cui piace disegnare, ha chiesto una tavoletta grafica. E l'esperto, a suo dire, sarei io. Dopo un primissimo scambio di battute deduco che ha solo fretta di comprare la più economica possibile e considerare chiusa la questione. Non c'è nemmeno tempo per chiedergli se la ragazzina vuole un giocattolo in più da esibire sulla scrivania o se ha intenzioni più serie. Fra sessanta euro e ottocento euro, non c'è voluto molto a scegliere. Se proprio vuoi diventare violinista, devi prima mostrare gran talento con un mini violino di plastica (sempreché i tuoi lungimiranti genitori te l'abbiano davvero comperato).
Sarà che vengo da una terra di poveracci dove persino i formalmente ricchi erano incapaci di investire. I miei compagni di scuola avevano il ciclomotore e i videogiochi, ma solo perché i loro genitori percepivano il primo come status symbol e i secondi come spesa necessaria a quietare il lardoso pargolo. Sarebbe stata una storia assai più interessante, la loro, se anziché il ciclomotore e la stanza per i giochi avessero avuto a disposizione una piccola officina con una collezione di DeWalt, Makita e Black&Decker.
Intanto i poveracci, anche quando potevano permettersi qualche spesuccia non banale, consideravano uno spreco investire su sé stessi e sui propri figli.[1] Ogni centesimo non investito ma messo da parte viene considerato una vittoria. Del resto erano gli stessi che alla notizia dei pessimi voti a scuola, con un sospiro di rassegnazione chiedevano quanto costasse un doposcuola economico.[2] E quei figli di conseguenza crescevano illudendosi che investire su sé stessi consisteva nel videogioco all'ultima moda, nella Vespa, o in ogni altra idiozia che faccia colpo sui decerebrati che frequentavano la stessa scuola.[3] Sono certo di averlo compreso ancor prima di incontrare il movimento, ma fu solo frequentando gli amici del movimento che capii cosa significava davvero investire su sé stessi, che si tratti di una buona giacca, di una tavoletta grafica, di un'abbondante quantità di libri, della partecipazione agli esercizi e al Meeting...
Sono i ferri che fanno il mastro: se all'epoca avessi deciso di risparmiare quei duecento e rotti euro per la mia tavoletta grafica, non avrei sviluppato la capacità di disegnare che non ero certo di avere. Non puoi emergere dalla povertà se non puoi comprare ferri, o peggio se credi che il comprarli sia una spesa troppo rischiosa. Il povero resta tale per una combinazione velenosa di ristrettezza mentale e ristrettezza economica. La paura di fare un investimento sbagliato ("e se le compro il violino e poi si stufa di impararlo?") scende fino alle piccole cose. I nonni non avevano mai assaggiato il taleggio in vita loro perché "se poi non piace, significa che abbiamo buttato tre euro". Grazie a me ora conoscono decine di formaggi, dopo che per una vita intera si erano contentati di non più dei soliti tre o quattro. Grazie a me che ho incontrato il movimento. E vi ho visto gente investire su sé stessa. Più esattamente, prendere sul serio le proprie passioni.[4]
1) Mi dà ancor oggi una sensazione di disgusto il ricordare l'illusione dei miei di riuscire a mettere da parte abbastanza soldi per avviare l'acquisto di una casa, e l'illusione che l'unico vero investimento consisterebbe nel non spendere soldi "perché in futuro, sai, non si sa mai, se succede qualcosa bisogna essere pronti con abbastanza soldi..." (senza mai precisare quanto esattamente doveva essere quell'abbastanza da coprire ogni <i>ansia</i> presente e futura). Il risultato è consistito in una vita intera passata in affitto e l'inizio degli investimenti su me stesso coinciso col mio primo stipendio.
2) La riduzione dei figli a prodotto da esibire ad un'immaginaria platea di spettatori ha trasformato il doposcuola in una specie di multa ingiusta inflitta dall'autorità Scuola agli sfortunati che non potevano permettersi tale spesa.
3) Per affermare sé stessi - non appena si inizi a percepire l'assenza delle figure paterna e materna - i figli finiscono inevitabilmente per identificarsi col branco. Riesce a non farsi omologare dal branco solo chi ha avuto in dotazione abbastanza passioni e figure adulte da non dover cercare forsennatamente l'approvazione e le manovre anti-noia di un branco.
4) L'attuale e triste declino del movimento di Comunione e Liberazione nulla toglie a ciò che efficacemente trasmetteva fino a non troppi anni fa.
lunedì 19 agosto 2019
Distruggono i franchise che parlano della vocazione
Per fortuna c'è qualche appassionato che pone rimedio. Non è la prima volta. Così, dell'ultimo Avengers Endgame, è stata diffusa una De-feminized Fanedit (aka Anti-Cheese-Cut) da cui hanno tagliato via tutte le scene intese ad accattivare quella parte di pubblico femminile ideologizzata e stupida.[2] Il risultato è ottimo, con pochi percettibili glitch: un montaggio di appena 91 minuti inclusi i titoli di coda, di qualità paragonabile ai primi del Marvel Cinematic Universe, senza scene "cheese!" (termine fotografico per dire "sorridi!" davanti alla fotocamera), senza scene "il gruppo di femmine super-eroine che salva qualche super-eroe maschietto",[3] senza abbracci né scenette melense mid-fight... Sul serio: la prima beneficiaria di questo montaggio piratesco è la Marvel stessa (che pure aveva incassato fior di soldoni da pellicole ideologizzatissime fino alla stupidità, come Black Panther[4] e Captain Marvel).[5]
Il fascino dei fumetti di supereroi - durato parecchie decine di anni e ormai estinto[6] - era per gran parte dovuto a due inconfessabili esigenze del lettore: la percepita necessità di un Messia[7] e l'interesse sul tema della vocazione. Il mondo va a rotoli e quindi anche il sedicente agnostico/ateo[8] trova conforto in una storia di un supereroe che efficacemente affronta le ingiustizie che il potere (legislativo, esecutivo e giudiziario) non riesce a toccare (o peggio le alimenta). La vita è infame e quindi anche il sedicente agnostico/ateo trova sollievo in un supereroe che segue la propria vocazione (i grossi "superpoteri" che gli danno grosse "responsabilità") a costo di vivere nel nascondimento e di distaccarsi dai propri affetti.[9]
Se da un lato è impressionante la riuscita del MCU e del DCEU (che giustifica i ciclopici investimenti di risorse), non meno impressionante è il loro declino dimostrato anzitutto dalla sfacciataggine con cui vengono infilate a forza delle scemenze "politiche" come contentino per minoranze troppo chiassose. Me ne lamento perché non suona molto logico che in un ristorante di lusso ci si veda servire una torta con una bistecca sopra, e ancor meno una torta con una scarpa usata sopra, per quanto di gran marca sia la scarpa. Certo, lo spettatore intelligente e sveglio sorvola sulla forzatura e si permette anche di deriderla. Ma il popolino bue finisce per considerare che quelle sbobbe (diversità, femminismo, omosessualismo...) devono essere temi "importanti", più del tema della vocazione (che era il vero motivo del successo).
1) Un supereroe di colore, ci sta - era nei fumetti già a suo tempo. Super-tecnologico, ci sta, altrimenti le storie sarebbero state noiosi generici combattimenti contro noiosi generici nemici. Re di una nazione africana iper-tecnologica, ci può stare, per rendere misterioso il supereroe, per costruirgli attorno una nobile storia. Ma quando oltre a tutto questo vengono infilati nel film elementi insulsi intesi solo a far gasare lo spettatore negro più stupido e arrogante e lamentoso, oltre ogni ragionevole soglia di avidità commerciale, ti viene la nausea. "Popolare", infatti, non è sinonimo degli standard più bassi possibili.
2) A leggere certi forum americani vengono i brividi per il parossismo idiota con cui la terza ondata di femminismo promuove i propri dogmi. Ma il suo successo è dovuto solo all'essere utile idiota dei poteri che contano.
3) Che un film possa prendersi qualche libertà rispetto al romanzo o fumetto originale, ci sta. Ma che tali libertà siano a senso unico, già fa infuriare il fan pluridecennale. Se poi è una manovrina prettamente politica a favore di una minoranza tanto stupida quanto chiassosa, ancor peggio. Se infine gli artifici introdotti impoveriscono personaggi e trama anziché renderli "più interessanti" o almeno "diversi" (non in senso di diversity), allora veramente si meritano la distribuzione capillare dei De-feminized fanedit aka Anti-Cheese-Cut.
4) Capii che non valeva la pena andare a vedere Black Panther quando il primissimo trailer mostrò un grattacielo con tetto di paglia. Un pizzico di pseudoscienza serve talvolta a giustificare un deus ex machina e a riconnettere un paio di storyline divergenti, ma se serve solo come contentino per gente accecata dall'ideologia (quattro gatti, sebbene molto chiassosi), rovina tutto il film. Quanto a Capitan Marvel, occorre stendere un velo pietoso multistrato: uno spottone propagandistico per le isteriche femministe americane, una sorgente di meme e nient'altro.
5) I tanto vantati incassi sono probabilmente frutto di una gigantesca corsa ai ripari: valanghe di biglietti comprati dalla Marvel stessa per ingrossare un numero già artificialmente gonfiato di spettatori.
6) L'esistenza di nicchie di appassionati è cosa ben diversa dalla religiosa abitudine di andare in edicola a comprare l'ultimo numero e correre a casa per religiosamente leggerlo con cura e attenzione. Abitudine popolare, nel senso che c'era un popolo che riconosceva valida tale agenzia educativa. Anche il sedicente ateo trovava conforto in una rappresentazione di "Messia".
7) Che ovviamente Hollywood ha "umanizzato" a modo suo...
8) L'accanito, ossessivo e irrazionale rifiuto della fede, un vero e proprio dogmatismo, una convinzione religiosa calamitante facili sarcasmi ("l'ateo, se vede un grattacielo, pensa che è sempre esistito") ed ha creato dapprima un sottobosco di sedicenti atei e di sedicenti agnostici, caratterizzati unicamente dal profondo odio alla Chiesa Cattolica, quindi una minoranza fracassona al punto che talvolta pare quasi una maggioranza.
9) Il tema della morte dei parenti, magari dovuta al "crimine", al pari di quello del distacco dalle amicizie, è un comodo artificio narrativo per descrivere un concetto equivalente all'entrata in monastero.
domenica 18 agosto 2019
Lo zucchero per addolcire i telegiornali
Chiedo notizie di un vecchio amico, e mi sento rispondere: "sì, ho conosciuto la sua compagna..." Era nei Memores. Chiedo notizie di un altro vecchio amico: "da quando si è sposato..." Lui e consorte erano nei Memores. Fammi indovinare, ha lasciato anche quella nostra amica che...? "Ah, quasi; ora non abita più nella casa (delle Memores)". Ai bei tempi (cioè sette o otto anni fa) uno intendeva donarsi a Cristo, non al Dialogo. Ai bei tempi uno entrava perché desiderava essere il sale della terra, non lo zucchero per i bollettini diocesani.
Magari è colpa del riscaldamento globale, chissà. Dopotutto, uscendo stamattina per andare a Messa, sento la vicina di casa che mentre fa le pulizie canticchia una cantilena: "Maledizione, maledizione, maledizione". O la nonna che scaccia le mosche con voce rabbiosa: "fanculo, fanculo, fanculo". Per strada cercavo di capire se entrambe stessero riflettendo sullo stato del movimento oggi.
lunedì 12 agosto 2019
La nonna e quei suoi: ''ma come?!''
Uno si rende conto di essere vecchio quando gli arriva una lezione di vita da qualcuno assai più giovane di lui. Alla nonna, alla sua veneranda età, pareva ingiusto farsi dare una lezione sulla realtà e sul buonsenso dal nipote. Perciò, furiosa, ha contrattaccato: "no! tu parli a vanvera!" Ho risposto alzando la posta: "per te parla a vanvera chi ti ricorda i fatti?" Lei, su tutte le furie: "se fosse per me, ammazzerei tutti!" (il "tutti" era naturalmente il sottoscritto). Al che, ridendo: "dunque per evitare di affrontare un problema ammazzeresti chi te lo fa notare?" Finalmente si arrende, sbuffa, e proclama di non voler più parlare.
Anche in altre occasioni, con tutto il possibile rispetto per la parente anziana, non mi ero risparmiato nel far notare che alle azioni corrispondono reazioni. Che la pace è figlia della giustizia. Che se vizi un bambino compi un'ingiustizia che ti si ritorcerà contro nel momento in cui accidentalmente lo incenserai meno di quanto si aspetta. Che se non ti opponi al vicino di casa quando si comporta da incivile, lo stai autorizzando a diventare sempre più incivile... Sono tutti "consigli pratici della nonna" che fino a non troppi anni prima aveva lei stessa generosamente distribuito a figli e nipoti.
La nonna ha sempre avuto la fissa dei negozietti. È lo scenario principale del suo mondo piccolo mentale. Ricordo che da piccolo la ascoltavo cantare le lodi della vita da negoziante: guadagni stabili, stress limitato, clientela fedele, il tutto rendendo un utile servizio alla comunità. Saranno anni che i suoi "ma come!?" danno dure capocciate alla realtà e - come stamattina - alle logiche conclusioni che le somministro volta per volta... e che lei cerca di schivare per poter conservare il suo sogno di paesetto tappezzato di utili negozietti pieni di premurosi addetti, socievoli e gentili, generosi e disponibili...
Stamattina si chiedeva ancora una volta come mai i negozietti non abbassino i prezzi delle merci, costringendo i clienti a preferire il supermercato. In queste lande sperdute e dimenticate compriamo al supermercato quel tal prodotto a marchio francese con scritta in piccolo Made in China, che lei alla mia età non poteva permettersi. Se nel negozietto sotto casa lo paghi il trenta per cento in più, è perché la grande distribuzione fa economia di scala, mentre la "libera circolazione" di merci e capitali ha fatto il resto, indebitando i nostri pronipoti per consentire alla nostra generazione di imbottirsi di orpelli e carabattole. Intanto l'inflazione ci toglie potere d'acquisto giorno per giorno, alimentando il circolo vizioso per cui continuiamo a comprare schifezze cinesi. Nonna, il tuo mondo piccolo sta svanendo proprio perché i prezzi sono così bassi (e sì, quel "cinque euro" era decisamente basso rispetto a quanto costerebbe produrlo qui).
Viviamo in una società dove lo sforzo individuale è ostacolato in ogni modo - che è una delle conseguenze dell'aver ridotto il lavoro a merce, cioè di averne dimenticato la dignità e di essersi illusi di poter campare di rendita, cioè di poter tutti essere imprenditori senza rischio. Le leggi sono calibrate per favorire i pesci grossi. E non c'è niente di strano che una cineseria che ci costò tre euro oggi ne costi cinque.