sabato 29 marzo 2025

Alle radici della crisi del movimento

Nonostante il titolo, non abbiamo grossi titoli da vantare. Come i bambini, per indicare che qualcosa non va abbiamo ben pochi strumenti oltre al piangere. D'altronde la pretesa di trovare su un blog una mastodontica e rigorosa dissertazione su perché il movimento di Comunione e Liberazione stia andando a rotoli da almeno vent'anni, è un po' da pretenziosi.[1] I quattro gatti che ci leggono comprendono abbastanza bene i motivi del nostro disagio. Colgono fra le righe ciò che non riusciamo ad esprimere nelle righe.[2]

È come quando entri in deposito a prendere un pezzo di ricambio. Ce ne sono vari, uguali, disposti sullo scaffale. Ma da indizi che non riusciresti a descrivere scegli l'unico decente, lasciando al prossimo addetto la fregatura di trovar pezzi non più adatti, infischiandotene di avvisare il responsabile, sordo a ogni osservazione.[3] È stato un odore particolare? È stato un colore più opaco? È stato un sentire al tatto che la confezione non è sigillata? Non sai descriverlo, sai solo che qualcosa non quadra, sai che l'intuito non ti sta ingannando, sai solo che il volantone di Pasqua era nato per far riflettere, non per fare sviolinate.[4]

Da troppo tempo i discorsi del movimento[5] sono stati imbottiti di comodi romanticismi, facili psicologismi, melense citazioni.[6] Al netto di questi, se dalla scuola di comunità ne cavi un'unica espressione che ti sveglia, il tuo tempo e le tue risorse sono state ben spese.[7] Ma da troppo tempo cresce l'idea che le nostre assemblee debbano produrre anzitutto un certo numero di minuti contenenti ognuno un certo numero di parole. Il don Giuss ci diceva che se la scuola di comunità non ti cambia, è inutile. E noialtri ci si sforzava di scoprire questo cambiamento, di restar fedeli in attesa di scovare finalmente i denti bianchi dalla carogna (che magari consisteva solo nell'opportunità, a fine serata, di passare qualche momento più fruttuoso con gente che la fede ce l'aveva davvero).[8] Dopo tanti anni di paziente dentibianchismo abbiamo visto spopolarsi le scuole di comunità e diffondersi la percezione che erano diventate riunioni di un club,[9] con la sua parlantina, il suo gergo, il suo stanco ripetersi.[10]

Per esempio, il caro Pizzaballa, essendo arcivescovo, non parla dei bombardamenti di Gaza, dei morti innocenti, del genocidio in corso. Parla come se i cattolici - anche quelli locali - fossero meri spettatori. «La guerra è sempre una catastrofe»: perbacco, chi l'avrebbe mai sospettato? «L'anno giubilare… [qui in Terrasanta] non poteva arrivare in un momento più opportuno»: perdindirindina, sotto droni, mitragliatrici, bombe e altre armi indicibili, ebbene, i sofferenti, i feriti, quelli che piangono la perdita di casa o peggio di amici, parenti, figli, a suo dire… aspettavano un'opportuna celebrazione giubilare? E non parliamo del Concerto della Speranza (quante bombe avrà evitato?) e del Musical Natalizio (poffarbacco, ora sì che si va a nanna tranquilli). Sta' a vedere che lo fanno Papa (deve prima ricordarsi di augurare Buon Ramadan).[11]

Quando insomma ci arriva parecchio rumore insieme al segnale,[12] ci accorgiamo che qualcosa non va. Quando le omelie - anche di pezzi grossi del movimento - sono troppo farcite di ovvietà (quando non di trite banalità), ci accorgiamo che non ci trasmettono nulla. Quando la virtù della speranza consiste nello sciorinare un baldanzoso e sorridente ottimismo, capisci che il capo o capetto è al capolinea. Ci accorgiamo che i sermoni inflittici dalla gerarchia servono più a nascondere (e confondere) che a chiarire; ci accorgiamo che i sermoni inflittici dai capi del movimento servono più a far passare un congruo numero di minuti che a trasmettere qualcosa di vitale; ci accorgiamo che gli amici del movimento, come il sullodato patriarca, sembrano addirittura contenti di supercazzolarti.[13] Di fronte al sangue innocente vengono normalmente grida di dolore (e preghiera, appunto, come grido più intenso), non i complimenti al laicato del Centro di Formazione. A leggere quel sermone, si avrà l'impressione che lui “la guerra” l'abbia a stento sentita nominare da qualche telegiornale… o che sia talmente nel mirino, da non potersi permettere di dire altro.

La crisi del movimento è tutta da quella stessa radice. La foga di mostrarsi “papisti” in epoca bergogliana, ha prodotto solo supercazzole, snaturamento, decrescita, danni peggiori di quanti non ne potessero fare giussanologi e cielloti. Onore a quanti intendevano donarsi a Cristo e hanno avuto da patire persecuzioni perché l'improvviso ordine di scuderia è stato di donarsi al dialogo e all'avviare processi.[14]


1) Spero non abbiate dimenticato episodi (come quello sulle unioni omosessuali sei o sette anni fa) in cui Carrón e altri pezzi grossi del movimento ci supercazzolarono fortemente. Proprio quando conveniva almeno tacere. Erano evidentemente convinti che l'ubbidienza a costui dovesse essere un servilismo, un'adulazione. A furia di episodi in cui “conveniva almeno tacere”, si finisce per riconoscere che Carrón non è più autorevole, non ti è più “padre”, nulla togliendo alla riconoscenza per il bene ricevuto.

2) Cos'era il movimento di Comunione e Liberazione una volta? «Cl era il movimento cattolico che amava i cardinali Giacomo Biffi, Carlo Caffarra e Joseph Ratzinger, prima che quest’ultimo divenisse papa; era il movimento che sceglieva, come libro dell’anno, “L’ultimo crociato. Il ragazzo che combattè a Lepanto”, di Louis de Whol, non proprio un manifesto filo islamico e pro-invasione; era il movimento che fiancheggiò più di tutti Camillo Ruini, nella battaglia culturale e politica del referendum sulla fecondazione artificiale; era, ancora, il movimento che celebrava senza vergogna il Concilio di Trento, producendo una valida letteratura contro le eresie e le violenze di Martin Lutero… Poi il tempo cambiò, la politica mutò, il papa in carica divenne “emerito” e … e ci trovammo Galantino e Spadaro, mai prima neppure considerati, come ospiti d’onore ai Meeting ciellini di Rimini, al posto di Caffarra e Biffi, divenuti quasi innominabili. […] Povera Cl! Fa molta pena vedere persone che per decenni hanno manifestato pubblicamente, nei loro campi (quello medico, quello universitario, quello giornalistico…) un cattolicesimo militante e ragionato, divenire improvvisamente dei sagrestani, pronti ad omaggiare solennemente gli avversari di ieri, mettendosi in fila dietro le narrazioni di Repubblica e del Corriere!».

3) Triste la situazione quando non riesci più ad avvisare i capi di qualche problema perché si lamenterebbero che sei troppo lamentoso ed esigerebbero dimostrazioni matematiche in carta bollata per riconoscere che il cielo è blu. Forse ci sarà qualcuno che ha paura di perdere prebende, strapuntino, e altri piccoli privilegi?

4) Nel volantone di Pasqua 2025 compare una citazione del Bergoglio in cui - come al solito - si alternano parole care al nostro lessico e parole care al gergo soggettivista-psicologista. Avrebbe fatto meno brutta figura fermandosi alla primissima frase. Sa comunque di tafazziano citare colui che ti ha sempre etichettato sprezzantemente “autoreferenziale”, fatto di tutta l'erba un fascio, e che infliggendoti un lungo commissariamento insiste che le sue accuse kafkiane sarebbero ancora fondate. Quando ci veniva insegnato che un padre lo segui anche se non capisci, che solo chi ubbidisce non sta censurando niente, si dava sempre per scontato che ultimamente ti volesse essere padre.

5) Il servilismo nasce inquinando il rapporto bidirezionale tra padre e figlio. Nel movimento, in questi ultimi vent'anni, il genuino desiderio di essere figli è degenerato in un “certificarsi” figli, cioè un difendere una coerenza: “ehi, sto dalla parte del Papa, io: applauditemi!” Così quando il Bergoglio ha esalato le castronerie che lo fanno passare (in modo ben poco onorevole) alla Storia, per qualche bizzarro motivo i vertici del movimento hanno ritenuto necessario prenderle sul serio: è stato tutto un “non bisogna occupare spazi ma avviare processi”. Dove “processi” è nel migliore dei casi qualcosa di sfumato, anodino, inefficace. Ma fermatevi un attimo a riflettere: con che faccia di bronzo, e ancor più con che coscienza, hanno riconosciuto una supercazzola ma hanno ritenuto necessario somministrarla ai “figli”? Come se tacere non fosser un'opzione, come se il “discorso” restasse incompleto senza la supercazzola.

6) Per carità, basta con le frasi fatte, che per giunta ci rifilate senza il dovuto corredo di cuoricini e buongiornissimi!

7) Quel “Tu solo hai parole di vita eterna” è indirettamente una severa accusa a capi, pastori e Vicari, per tutte le supercazzole che hanno inflitto a noialtri agnelli e pecorelle.

8) Troppe volte il vero risultato della scuola di comunità era consistito nelle poche parole scambiate all'uscita con gente di fede. A volte anche solo una battuta scherzosa era stata preziosa, e addirittura più preziosa di tutto il resto.

9) Che triste fine esser diventati proprio la caricatura che ne facevano i nemici del movimento.

10) Alle scuole di comunità “che vale la pena seguire”, stranamente quasi nessuno arrivava in ritardo. A quelle “club della logorrea” quasi nessuno arrivava in orario, neppure l'autoincaricato del sermone.

11) Sotto le bombe desideri anzitutto che le bombe cessino immediatamente. Qualsiasi discorso - ad eccezione della preghiera, per i vivi e per i defunti - rischia seriamente di sembrare una considerazione salottiera da gente fisicamente e mentalmente lontanissima.

12) La virtù della sintesi non è quella di accorciare, ma quella di tagliare il superfluo.

13) Il gergo ciellinese moderno serve a mostrarsi adulti e attenti alle istanze del mondo, contentandosi di ficcare a forza il nome di Nostro Signore nell'estemporaneo commento al telegiornale della sera prima, e appuntarsi un'altra medaglia immaginaria. La parabola del carronismo - che sabato scorso a Caravaggio ha radunato appena duemila persone, non proprio una “prova tecnica di scissione” come preannunciavano le malelingue - è tutta qui. E non mi pare un'eredità del Giuss; pare invece un'eredità della sviolinata a quel famoso Napolitano agli esercizi della Fraternità del 2013. Gli amici Memores tuttora “carroniani” hanno infatti sempre fretta di liquidare qualsiasi questione scottante con un “ma dai” o nell'applaudire freneticamente al mondo speranzosi che ciò consenta di star lontani dai guai.

14) Ironia della sorte, entrambe le fazioni gareggiano nel sembrar bergogliane, come se ciò - proprio adesso - servisse ad accreditarsi, come se credessero che la propria esistenza dipendesse dall'adulazione al regime ecclesiastico del momento, dimentichi del fatto che la Cielle è cresciuta proprio grazie all'ostilità di curie e sagrestie, proprio perché non eravamo incasellabili, non eravamo una claque, non eravamo un club.

lunedì 17 marzo 2025

Carrón y Liberación

Accolgo con divertito stupore la notizia delle “prove tecniche di scissione” nel movimento di Comunione e Liberazione.[1] Mi vien da ridere perché la situazione “è grave ma non è seria”: le accuse al movimento (una vera e propria supercazzola), il commissariamento di fatto (blindato fino al 2031), il Prosperi che per spiegare le accuse si limita ad un “arrangiatevi”,[2] la fazione dei “carroniani” (ereditanti carisma), tutti tasselli che sembrano compatibili col grande progetto clerical-curiale di appiattire la Cielle e farla confluire nella zombificata Azione Cattolica.

La crisi del movimento ha radici lontane e complesse ma riconoscerei come tappe principali l'istituzionalizzazione (il periodo 1982-2002, cioè Giovanni Paolo II che riconosce la Fraternità di CL e vent'anni dopo conferma), la carronizzazione (il periodo 2005-2013), e la bergoglieria[3] (2013-oggi).

Dal 1954, da quei passi sulla brevissima gradinata del liceo Berchet, al 1982, i momenti difficili erano stati tanti sia per la furiosa opposizione di clero e vescovi,[4] sia per l'aspetto di movimento - cioè la facilità con cui gli aderenti venivano influenzati da dibattiti e mode politiche del momento (nel 1976 ad Assago don Giussani doveva ancora una volta tirare le redini; nel 1981, in seguito al fallimento del referendum contro l'aborto, gli sfuggiva un “sarebbe bello essere solo in dodici in tutto il mondo”). Lo chiamerei volentieri il periodo d'oro.[5]

L'istituzionalizzazione è stata di fatto una pugnalata[6] perché il fastidiosissimo e prevedibilissimo effetto è stato quello di doversi rendere presentabili nelle curie, nelle sagrestie e negli episcopii (che fino a quel momento ci avevano attivamente perseguitato, ostinatamente boicottato, o almeno trattato come estranei che non meritano neppure una briciola),[7] quello del dover lasciarsi “inserire” in qualche “pastorale”,[8] scendendo a compromessi perfino su cosa si poteva dire e fare.[9] Probabilmente Giovanni Paolo II intendeva solo rimpolpare le stantìe e desertificate parrocchie e dare una strigliata alle devianze di tanti altri movimenti.[10] Il principale (indesiderato?) risultato fu quello di “clericalizzarli”.[11]

S'è detto che il 2013 fu l'annus horribilis per il movimento in quanto fallirono entrambi i sogni di gloria (Scola papa[12] e Formigoni capo del governo). È l'inizio della bergoglieria e anche il momento in cui Carrón finalmente getta la maschera e procede, agli esercizi spirituali della Fraternità, ad una spettacolare sviolinata a favore di un certo Napolitano, eroe per essere rimasto incollato a una poltrona. L'istituzionalizzazione del movimento aveva prodotto solo conformismo e sfascio, mentre il “papismo di maniera” comodamente abituato a un Wojtyła e a un Ratzinger, doveva improvvisamente bergoglizzarsi (don Pino, ma che stracazzo mi combini?).

E quindi ora ci ritroviamo il movimento “commissariato”[13] da un Prosperi che sta barcamenandosi in attesa che passi la tempesta,[14] mentre la fazione emergente dei bergoglian-prosperiani auspica[15] una scissione di cui già sabato prossimo a Caravaggio intravedrà le “prove tecniche”.[16]

Davanti a tale auspicata scissione sono solo un osservatore. Sono entrato nel movimento non per tesseramento o per pensosa decisione di aderire, ma perché tutti quelli che più mi rappresentavano la vita di fede erano del movimento.[17] Le dinamiche interne (dal gossip alle nomine importanti) non mi hanno mai stuzzicato (tranne qualche motteggio), ancor meno entusiasmato. Ho però avuto sentore che non tutto fosse bellissimo, anche solo per aver dovuto sopportare prediche (quando non interi esercizi spirituali) di gente che del movimento aveva capito solo “platea plaudente, pacchetto di voti, lavoro, appalti”.[18] Dunque da osservatore vedo che fra commissariamento e scissione, in ballo non c'è il santificarsi attraverso ciò che ci ha insegnato il don Giuss, ma un assicurarsi un peso nello scenario ecclesiale[19] (come se fosse urgente) e l'autocertificarsi come papisti (come se dal 1954 ad oggi ciò ci fosse stato almeno una volta necessario). Vale a dire che le fosche nubi che s'addensano su quel che resta del movimento non possono che diventar tempesta e diluvio. Chissà, magari ripartiremo da “solo in dodici”.


1) Scrivo questa paginetta senza che sia minimamente scalfita la gratitudine per aver incontrato il movimento (quei volti, non “quella struttura”), e vedendo ben separati i venti di crisi dall'oggettivo bene ricevuto dagli esercizi degli universitari, dal Meeting di Rimini, fino a vacanzine e incontri con gli amici che vivevano la stessa fede. L'ipotesi di una scissione, sebbene occasionalmente discussa (sottovoce) fin da quando il carronismo cominciava a sgomitare, non cambia ciò che abbiamo vissuto, e non cambia né la “scelta religiosa” carroniana (che -ahinoi!- purtroppo non è consistita nel “curare la vita interna”), né le manovre bergogliane (atte a snaturare il movimento e i Memores Domini a suon di commissariamenti e sinodalizzazioni), nè certe decisioni e prese di posizione di soggetti importanti del movimento (come ad esempio l'invitare la Bonino, o prendersela tragicomicamente contro “il Papa dell'Adriatico”).

2) Sul serio: nel movimento siamo stati educati ad essere allergici alle prediche fumose, alle supercazzole, alle accuse kafkiane. Perciò se lo spiegone ufficiale, alla semplice domanda «quali sarebbero gli errori che la Chiesa ci ha fatto notare?» risponde solo con «Ciascuno di noi è chiamato a rispondere personalmente a questa domanda e ha a disposizione gli strumenti per farlo», cioè con “arrangiatevi”, si deve dedurre come minimo che non sa cosa rispondere… oppure che qualsiasi altra risposta verrebbe usata dal circolo bergogliano contro il movimento. Come se Prosperi volesse solo aspettare che passi la tempesta.

3) Chi accusa Carrón di non aver seguito le indicazioni bergogliane gli sta facendo un favore, gli sta riconoscendo un merito che non è detto che abbia. Infatti per la maggioranza di parroci, curie, prelati, e per lo stesso Bergoglio, la Cielle non è un popolo nato dal prendere sul serio gli aspetti elementari della fede, ma solo una massa di gente con capacità organizzative un po' sopra la media, e quindi comoda da utilizzare una volta che sia stata sinodalizzata e normalizzata, ma che essendo una massa ciellina non merita nulla, nemmeno per le numerose volte che ha già gratuitamente e silenziosamente tappato i buchi della pastorale (vedasi ad esempio la gentile obiezione al Tettamanzi quando nel 2002 s'insediò a Milano). Non siamo visti come gregge da guidare e da confermare nella fede, e veniamo dunque subdolamente invitati a sostituire l'ubbidienza col servilismo.

4) Ai bei tempi gli aspiranti sacerdoti provenienti dalla Cielle venivano rifiutati dai seminari, tra cui gli stessi Negri e Scola, checché ne dicano certi giornalisti azzeccagarbugli che non sono stati né nel movimento, né vicini ai fatti, né adeguatamente documentati; la cieca ostilità contro seminaristi ciellini perdurerà in tante diocesi italiane almeno fino ai primi anni Duemila.

5) Pur avendo aderito al movimento solo molto tempo dopo, riuscii comunque a goderne dei buoni effetti. Se ti si spegne il motore mentre sei in autostrada, prosegui comunque per un bel tratto prima di fermarti.

6) Giovanni Paolo II, esigendo che i movimenti ecclesiali avessero una regolazione statutaria, li ha di fatto sterilizzati. Sebbene nella gran maggioranza dei casi c'è solo di che applaudire - a causa delle loro derive settarie e del culto della personalità dei propri fondatori -, in qualche caso (come anche il nostro) è stata - suo malgrado? - una pugnalata alle spalle. Il tanto desiderato riconoscimento dall'autorità, che per noi era praticamente l'agognata autorizzazione a continuare ad esistere, a continuare a promuovere le cose buone che don Giussani ci aveva estratto dall'infinito tesoro spirituale della Chiesa, all'improvviso diventava un'etichetta su un prodotto inscatolato, con codice a barre e arbitrarie date di scadenza e indicazioni burocratiche. Diventavamo una pedina variamente colorata da far spostare spocchiosamente qua e là sulla scacchiera delle manovre curiali. Avevamo sperato in una carezza paterna, ci ritrovammo solo gratuite pedate negli stinchi. Nelle sagrestie e curie non ci era più vietato l'accesso, ma annotavano minuziosamente le nostre presenze e assenze. A nulla valse far buon viso a cattivo gioco, e il darsi da fare per parrocchie e diocesi fu sempre un frustrante constatare che il marchio d'infamia “ciellino” era ancora valido, e che al massimo anziché taglienti parole di disprezzo provocavamo risatine e diffidenza. Qualcuno è stato più fortunato, magari anche spesso, ma non al punto di non aver mai dovuto strozzare in gola risposte cielline ai clericalismi, come quella al Tettamanzi nel 2002.

7) Tutti quei vescovi che ti avevano sempre boicottato o almeno aristocraticamente ignorato, erano poi gli stessi che per ordine di Giovanni Paolo II dovevano in qualche modo valorizzarti (e liberi di non scegliere mai il modo migliore). Non fa meraviglia che anche decenni dopo ci considerassero solo un club dotato di alcuni inutili libri, di un po' di melensi canti, di rognose posizioni politiche.

8) Finché i ciellini erano per le curie emeriti sconosciuti, sconosciuti anche di consistenza numerica, si era più liberi. Finita quell'epoca, ora sinodalmente va più o meno così: “Sei ciellino!” “Sì, ma non praticante” “Non è vero, tu leggi Tracce, eri agli Esercizi!” “Ma sono miei gesti personali, non ho mica coinvolto…” “No, questa cosa non va bene! Bisogna essere aperti a tutti! la Chiesa in uscita! avviare processi! eleggere delegati! cammino sinodale!…” E a quel punto stai valutando se è il caso di mandarlo a Fanculo™ o se una professione di fede nel Dialogo ti salverà. Opti per la seconda e scopri che non basta. In qualità di ciellino - non importa di quale risma, non importa quanto carroniano o prosperiano, non importa se giussanologo o ciellota, non importa se fresco entrato o col numero di tessera della Fraternità a due o tre cifre - sei marchiato a vita.

9) Una scena tipica di tale istituzionalizzazione: il pellegrinaggio Macerata-Loreto passò dall'essere un'iniziativa “del movimento” ad un'iniziativa in cui il movimento era solo uno dei 157 ingredienti pur curandone l'organizzazione, dove gli altri 156 infaticabilmente sgomitavano per i posti d'onore. Da un lato, l'onore che un'iniziativa del movimento venisse “fatta sua” dall'istituzione, cioè dalla diocesi; dall'altro, il vederla ridurre a folklore canterino, a show trascinato perché bisogna pur riempire i notiziari. L'inventore fu poi premiato con l'episcopato, e a sua volta si “istituzionalizzò”.

10) Grandissima parte degli altri movimenti ecclesiali, grandi e piccoli, parte dal neanche troppo celato presupposto che la Chiesa sbaglia e che loro sono la correzione. In realtà la crisi ecclesiale è una crisi di fede (oggettivamente constatabile anche solo dallo squallore liturgico postconciliare), ed era proprio tale crisi ad aver reso accattivante l'idea di fondare qualcosa di nuovo. Ad eccezione di don Giussani (che non intendeva fondare alcunché ma solo ribadire aspetti elementari della fede) il boom dei movimenti è stato una risposta fai da te alla crisi, per lo più nel senso di un avvantaggiarsi del momento propizio per costituire qualcosa che la Chiesa “dovrà riconoscerci”, di un ubriacarsi per non sentire la fame.

11) Per clericalismo deve intendersi anche la sostituzione dell'autorità con l'autoritarismo, la distinzione tra figli e figliastri, il trattarti a pesci in faccia solo per onorare il capo-capetto del momento, il non indicare i fatti concreti che danno sostanza alle accuse…

12) Quella degli auguri della CEI a Scola per essere stato eletto Papa è una delle storie che non ci si stancherà mai di raccontare ai propri nipotini. Scola aveva occupato entrambe le massime rampe di lancio per il pontificato - Venezia e Milano - e si era ulteriormente accreditato con gli auguri per il Ramadan (come se nel conclave entrassero più imam che cardinali), aveva persino ottenuto la maggioranza nei primi scrutini. Poi è successo qualcosa di tuttora poco chiaro - in cui “rivalità” e “Comunione e Liberazione” non sono spiegazioni ragionevoli - per cui ci ritrovammo l'impresentabile papa Buonasera.

13) Ironia della sorte, il commissariamento è stato uno degli ultimi atti del Bergoglio prima di dipartire, perfetta sintesi della famigerata “misericordia” gesuitica del colpire duramente gli innocenti affinché i colpevoli possano provare un pochino di dispiacere. Pur di fronte a tre problemi seri - “cielloti, giussanologi e carroniani”, cioè la riduzione del movimento ad attivismo, a un club culturale, o a un culto della personalità -, il Pachapapa è riuscito a scegliere la strategia più funesta (sarà magari per l'innata ostilità gesuitica verso il movimento). E a quanto pare è riuscito a lasciare in pace qualche altro movimento il cui fondatore è alla guida da oltre sessant'anni. Come sempre, il Potere è forte con i deboli (e ubbidienti), e debole con i forti (e disubbidienti).

14) Bene ha fatto il caro Martinelli (che è stato ai vertici dei Memores Domini) qualche giorno fa a ricordare che le foglie sono verdi in estate, cioè che «…mancano i fatti concreti che diano sostanza a queste affermazioni… Del resto, non è la ripetizione continua di preoccupazioni e richiami a renderli più veri, ma la conoscenza dei fatti che li motivano… il rischio è di creare situazioni di falsa obbedienza e sottomissione che possono diventare la premessa per situazioni di abusi… finché le questioni non si chiariranno fino in fondo, non sarà possibile nel caso correggersi, e rimarrà un alone di sfiducia sul cammino fatto e che si sta facendo, con il rischio che queste affermazioni non chiarite vengano usate per demonizzare alcuni…».

15) “Teme”, cioè auspica: come nelle partitelle fra ragazzini in cui ci si accorda per non passare mai la palla all'antipatico, sperando che si stufi e se ne vada spontaneamente (possibilmente dando di matto), per poter ponziopilatescamente lavarsene le mani: “è stato lui il problematico, è stato lui lo scismatico”.

16) Riuscirà il nuovo movimento Carrone e Liberazione a conservarsi un po' di rilevanza ecclesiale e i comodi strapuntini qua e là? Riusciranno i carroniani a continuare a considerare accettabili le napolitanate e le boninate?

17) Dopo tanti anni di militanza nel movimento, qualcuno può essersi ritirato dietro le quinte, i più sono invecchiati (nel senso che hanno scelto un percorso più da poltrona che da battaglia - come persino certi Memores che si accontentano di distribuire graziose citazioni del Gius e di cardinali e santi, per poi ruggire solo quando qualcuno fa notare l'ambiguità degli strali di Bergoglio e Farrell) mentre non avveniva un ricambio generazionale.

18) Tanto più quando applausi e altri tipi di sviolinate erano principalmente intesi a garantire una poltrona a qualche amico del movimento o qualche appalto o permesso.

19) È pur vero che molte “opere del movimento” sono a rischio di sequestro e snaturamento da parte di curie e clero. Quando però sono in gioco posti di lavoro, spese consistenti mai rientrate, buone attività di lungo corso su cui molti fanno ancora affidamento per il futuro, è purtroppo non illegittimo tentare di acquisire “peso ecclesiale” al solo scopo di difendere quelle opere dagli elefanti vogliosi di farsi una cavalcata nella cristalleria. Ma è esattamente il motivo per cui si evitava il più possibile di coinvolgere anche solo indirettamente gli elefanti curiali. Mandateci pure nudi, ma lasciateci la libertà di educare: persa quella, possiamo anche essere ben vestiti, ma non ha più senso di spendersi.

martedì 4 marzo 2025

Negli ultimi "dieci anni"...

È arrivato lo spiegone di Prosperi.[1]

Dopo essere stati approvati, incoraggiati, sostenuti da Wojtyła, ci arrivò addirittura un Ratzinger. Facile essere gli ultras del Papa quando sei in grande sintonia con un Ratzinger. Molto meno quando ti piove addosso il papa “Buon Pranzo”. L'errore madornale dei vertici del movimento fu quello di continuare con lo stesso ordine di scuderia, di imbergoglirsi per conservarsi l'etichetta ecclesiale di ultrà del Papa:[2] fummo infatti accolti da una gelida strigliata.[3] Attribuisco ai vertici, cioè anzitutto a Carrón,[4] l'errore di non aver comandato, almeno ufficiosamente, di coprire quell'etichetta fino a nuovo ordine: dopotutto ci interessa più vivere ciò che abbiamo ricevuto attraverso don Giussani,[5] o il consolidarci il posto nella classifica ecclesiale?[6]

Carrón[7] aveva da tempo evidentemente scelto quest'ultimo. Il movimento si era liquefatto in movimentismo, la testimonianza di fede era ridotta a un generico “ehi, guardatemi: io sto dalla parte del Papa, eh!”, si era del tutto impreparati di fronte all'ipotesi di avere un Papa non solo ostile ma indifendibile. Sì, indifendibile, perché la quantità e densità di vaccate bergogliane - fin da quell'inequivocabile “Buonasera”, un vero e proprio programma di pontificato - è tale da stuzzicare addirittura il sospetto che non abbia mai voluto veramente pascere gli agnelli e le pecorelle.[8]

L'ubbidienza è una forma di amicizia, giusto? Ma il vero amico ti usa il bisturi, non ti dà una coltellata alle spalle. Il bisturi è motivato, per quei casi gravi e nel punto accuratamente scelto, con estrema precisione, per il minimo indispensabile. L'autorità non ti fa piovere addosso accuse generiche e fumose dove anzitutto non capisci di cosa sei imputato e perché. L'ubbidienza è una forma di amicizia, sì, ma vale anche per l'autorità (che altrimenti degraderebbe in autoritarismo). Sono debole, insisto a riconoscerti come padre e a volerti seguire,[9] ma se mi sei instancabilmente “mercenario” dandomi continuamente ragioni per non riconoscerti come padre, a una certa m'incazzo e comincio a prenderle sul serio, ed è tua gravissima responsabilità davanti a Cristo l'avermi alacremente dimostrato che non ti sono mai veramente stato figlio.[10]

Dunque qualche giorno fa è arrivato il tanto atteso spiegone di Prosperi[11] che dopo i paragrafi di sviolinata obbligatoria iniziale e qualche timido tentativo di aggiustare il tiro, passa a rielencare a suon di virgolettati le questioni della “successione del carisma”,[12] della confusione fra libertà in Cristo col “hai l'esperienza, giudica tu”,[13] e dell'imprecisato “rilancio missionario” (che sa tanto di rebranding).[14]

Dopodiché gli è inevitabile citare finalmente la legittima domanda «Quali sarebbero gli errori che la Chiesa ci ha fatto notare?», per rispondere che è tutto nelle comunicazioni bergogliane e dei dicasteri, e che «possono forse risultare difficili da comprendere e da accogliere… Ciascuno di noi è chiamato a rispondere personalmente a questa domanda e ha a disposizione gli strumenti per farlo». La mia risposta personale è quella del ragionier Fantozzi riguardo alla Corazzata Potëmkin. Prosperi (ahilui!) non può, o non vuole, rispondere meglio, confermando che siamo soggetti a un regime polpotiano dove tutti devono fare ossessivamente autocritica, lui compreso, e che la «correzione che ci viene fatta riguarda tutti noi, e dobbiamo esserne grati». Tutti noi, non solo chi ha sbagliato, “tutti noi”, non solo i carroniani, i giussanologi, i cielloti, ma proprio “tutti noi”. Una punizione collettiva, con la velata minaccia che se non vi piace qualcosa, la porta è quella (minaccia espressa col solito linguaggio clericale: «…percorrere insieme questa strada, senza perdere nessuno»). Sipario.


1) Avevo già commentato la supercazzola bergogliana un mese fa. In questa pagina sto invece commentando la lettera di Prosperi agli iscritti alla Fraternità, datata 28 febbraio 2025.

2) Abbiamo visto fin troppo spesso come dei Pezzi Grossi™ del movimento, con carriera politica o lavorativa facilitata dal sostegno di tanti ciellini, passano allegramente ad altri lidi, come ad esempio il Lupi. Finché potevo limitarmi a soprassedere o ironizzare, l'ho fatto. Ma quando le questioni hanno toccato direttamente la mia vita, dopo un po' di rospi mandati giù a forza, qualche domandina ho iniziato a farmela: quella stessa voce che ci chiede di applaudire una Bonino o un Napolitano, ci ricorda poi il pagamento del fondo comune e di riconoscere Cristo presente… Bene: Cristo c'entra con tutto, anche con la matematica, ma la mia capacità di ingoiare rospi e di elogiare denti bianchi di carcasse è limitata. E se alle domande oneste e legittime sfuggi, o peggio rigiri la frittata presumendomi in malafede o troppo pigro, sei tu ad aver incrinato il nostro rapporto.

3) A suo tempo definii “meritata” quella strigliata perché pur riconoscendola gratuita speravo che scuotesse coloro che avevano ridotto il movimento a un club culturale o a un attivismo frenetico.

4) Vedo una connessione teologica (oltre che ironica) fra la carroniana sviolinata a Napolitano del 2013 e la sferzata bergogliana del 2015. A dispetto del dottor Faust, i patti col diavolo non comportano mai veri vantaggi.

5) Nota per i diversamente sagaci: non è in discussione la fedeltà a Pietro ma il capire quando è necessario ribadirla, poiché “niente è tanto incredibile quanto la risposta a una domanda che non si pone”, e niente è più cringe di una tifoseria interessata. Dunque quando il “magistero liquido” esalava fumose banalità come «dobbiamo avviare processi e non occupare spazi», occorreva avere il cattolico coraggio di tacere (passare ad altro argomento) anziché ripeterle a pappagallo agli universitari e alle scuole di comunità, perché quando vieni supercazzolato abbestia crolla irreparabilmente la fiducia: “in quel momento ho perso un mito e ho perso un tic”.

6) Qualcuno mi spieghi per quali concreti motivi nel 2013 il movimento che tanto piaceva a Ratzinger improvvisamente diventa per Bergoglio “autoreferenziale” e “chiesa in entrata” e “spiritualità di etichetta”. Magari anche per quali concreti motivi siamo cresciuti tumultuosamente quando ecclesialmente eravamo dei paria e perché la decrescita e l'imborghesimento son giunti insieme ai riconoscimenti dei dicasteri, e il crollo in concomitanza col bergoglismo.

7) Carrón fu scelto personalmente da don Giussani e nei primi anni ci sembrò che fosse stata la scelta migliore…

8) Considerate non le mie argomentazioni da blog di sperduta periferia, ma i solidi argomenti presentati da gente più preparata e qualificata di me, come ad esempio nella Correctio Filialis. E cercate di ricordare se dal 2013 ad oggi ci sia stata almeno una singola espressione del Bergoglio che abbia confermato la vostra fede (e sottolineo confermato la vostra fede). Con un Ratzinger o un Wojtyła, poteva ancora succedere. Col Bergoglio abbiamo dovuto ostinatamente cercare “denti bianchi” come la battutina contro la “frociaggine” (a proposito, quali cambiamenti ha prodotto concretamente nei seminari?).

9) Quando ti si accumulano dubbi e incertezze e per tutta risposta ottieni praticamente un sarcasmo - “ma secondo te cosa ti sta dicendo il Signore con questo?” - devi sforzarti di resistere alla tentazione di prenderlo a pedate mentre gli ripeti quella stessa espressione insulsa.

10) Vale per la “paternità” di un pastore, vale anche per la “paternità” di chi ci guida nel movimento. Tanta urgenza di incensare una Bonino e tanto aristocratico disprezzo a noi che eravamo le anime sotto la loro responsabilità.

11) Nello spiegone prosperiano, coi virgolettati al posto giusto, sembra che la crisi ciellina sia solo di questi ultimi “dieci anni” - cioè coincida di fatto con l'imbarazzante epoca bergogliana. Come se anche lui aspettasse che si levi qualcuno a dire ciò che va detto.

12) Per poter campare di rendita in senso ecclesiale, cioè conservarsi lo strapuntino nel club dei VIP chiesastici, c'è stato chi ha ritenuto utile bergoglizzarsi, chi ha ritenuto utile personalizzarsi la propria mandria di seguaci, e chi ha pensato a entrambe le cose. Per quanto ci sia non poco di vero nell'accusa che Carrón si riterrebbe erede esclusivo del “carisma di don Giussani”, l'accusa continua a conservare un che di caricaturale. Come se lo scopo delle manovre in corso fosse qualcosa di più complesso, e riguardasse lo snaturare il movimento proprio durante il suo declino, e giocando la solita carta-jolly del richiamo all'ubbidienza. Nell'epoca postbergogliana che sta per iniziare sarà interessante, per chi ha buona memoria, commentare le contraddizioni e la doppiezza dei bergoglizzati di oggi.

13) Devo essere onesto: mi pare piuttosto improbabile che ci sia stata gente - e addirittura fra i Memores - che abbia inteso quell'espressione in senso davvero soggettivista. Sarà che io nelle case dei Memores ci sono stato. Ho visto l'aria che si respira, in quelle maschili come in quelle femminili. Li ho avuti come compagni di stanza nelle grandi occasioni a Rimini, li ho avuti a tavola, e in lunghe telefonate, e in lunghi percorsi in auto e autobus. Ho udito, insomma, quanto basta per capire che l'accusa di “soggettivismo” - passata addirittura come “eresia”, perbacco, la faccenda è grossa - è alquanto campata in aria, e sarà dovuta forse a qualche lettera di qualcuno che doveva vendicarsi del non essere riuscito ad aderire alla società dei Memores.

14) Quando in ambienti ecclesiali ti si dice di “rilanciare”, l'accusa è che non stai facendo nulla. Quando ti si dice di “riscoprire”, l'accusa è che non avresti capito nulla. La missione, fin dai tempi in cui s'andava a far caritativa nella Bassa, era un risultato di un'esperienza già vissuta, non una casellina da marcare in un immaginario foglio Excel della Bontà del Carisma.

domenica 9 febbraio 2025

Una collezione di libretti delle ore

Qualche tempo fa sul trenino che fermava al Gemelli c'era una tipa con la borsa blu pastello a recitare sommessamente le Lodi da un libretto che sembrava proprio quello del movimento.[1] Ogni tanto eventi del genere mi ispirano nostalgia di quando il movimento incideva così spettacolarmente nelle nostre vite da farci prendere in giro dagli stessi familiari, movimento che oggi sembra un cadavere tiepido (e non solo per le strigliate e la burocrazia bergogliane,[2] per la carronizzazione sistemica di cui sembra ancora lontana la guarigione, e per l'ordine di scuderia di far buon viso a cattivo gioco).[3]

Non ho mai pregato la liturgia delle ore da solo: il libretto delle ore e quello dei canti ce li ho avuti solo per portarli agli Esercizi spirituali e alla Vacanza della fraternità. È come se avessi sempre percepito che certe tradizioni del movimento avevano come unica ragione qualche remoto diktat curiale che nessuno ricordava più e che il Giuss aveva accolto con ubbidienza sorprendendo magari lo stesso curiale che l'aveva esalato solo per arieggiare l'ugola. La liturgia delle ore è roba per preti e consacrati, e noialtri non eravamo né gli uni né gli altri (ma si era in tempi postconciliari, cioè tempi in cui la semplice preghiera comunitaria del rosario avrebbe scatenato molta più furia rabbiosa clericale). Oppure potrei immaginare che qualche prete “moderno” a cavallo degli anni '70 abbia rimproverato i ragazzi del Giuss di non essere abbastanza adulti nella fede, col sottinteso che gli adulti celebrano la liturgia delle ore proprio come i preti[4] con un libretto della liturgia delle ore largamente semplificato[5] (ma con imprimatur della curia), e la forza dell'abitudine l'ha tenuta in vita nonostante nessuno ricordi più né il nome del rimproverante, né l'anno del rimprovero. Poi magari mi si dirà che don Giussani ci teneva e ci credeva (ma non saprebbe dire in che misura il don Giussani stesse solo ubbidendo ai superiori).[6]

In quei formidabili primi anni '70 - quando Luigi Negri era solo un laico impegnato in Azione Cattolica - e fino ad almeno i primi anni '80, l'universitario ciellino si distingueva per avere sempre in mano[7] il libretto delle ore e quello dei canti, particolarmente malridotti dal continuo utilizzo.[8] Il secondo, inutile, perché dopo pochi anni a ripetere i canti da quel libretto li hai già imparati tutti a memoria. Il primo, invece, una sorta di dichiarazione di appartenenza, di quella che faceva rosicare i veri comunisti, che con tutto il proprio genuino impegno non riuscivano a farsi vedere in giro tutto l'anno con sempre in mano il libretto di Mao[9] (o le massime marxiste-leniniste).[10]

L'ondata successiva di giovani del movimento era già in via di disarmo. Fu quella che don Giussani chiamò “effetto Chernobyl”: fuori sembravano uguali, dentro erano completamente svuotati, senza più ideali, nemmeno gli ideali sbagliati.[11] Fu quella che anni dopo, cresciuta, incontrai io, quella in cui i due libretti apparivano raramente, per lo più in occasioni cielline, quella che ancora aveva un po' di casi di ingenua baldanza ed entusiasmo - che noi giovincelli vedevamo totalmente assente in qualsiasi altro ambiente, scuola e parrocchia in primis. L'indizio principale del degrado, che avrebbe dovuto insospettirmi subito, è che a certuni venivano perdonate un po' troppe cosucce. Erano come ciellini che “ci credevano” solo quando si ritrovavano in determinati contesti (vacanzina, esercizi, scuola di comunità), e che una volta fuori tornavano ad essere normies. Mi chiedevo, infatti, come fosse possibile che una cosa così vera, un'esperienza così ricca e concreta, potesse rischiare di diventare un attività da club,[12] e proprio alla luce del venir continuamente messi in guardia da tale riduzione.

Ero disposto a soprassedere su giussanologi e cielloti (cioè sul fatto che alcuni vivevano il movimento come un circolo culturale o un attivismo), convinto che fossero solo limiti mentali temporanei (uno desideroso di fare tante attività trova pane per i suoi denti ed è sufficientemente distratto da non vedere tutto il resto).[13] Ci vollero anni prima di accettare definitivamente l'idea che quei “limiti” erano il più delle volte destinati ad essere insuperabili. C'era gente che aveva aderito solo perché desiderava avere un club a cui appartenere, ed aveva un'indistruttibile corazza mentale che dopo anche decenni di frequentazione impedisce di cambiare idea su quel punto. Quella gente, purtroppo, era destinata a diventar maggioranza, specialmente a partire dalla trionfalmente tronfia epoca bergogliana. Quei libretti, salvo le grandi occasioni, erano spariti del tutto.

L'ondata successiva la chiamerei di disadattati, alluvionati, depressini.[14] Cioè i giovani di questi ultimi anni, abituati a non saper valutare, non saper desiderare, non saper adattarsi.[15] È con loro che il movimento è “invecchiato”. Gli stessi ciellini d'alto rango che venivano a spiegarci robe imponenti al Meeting e agli Esercizi, avevano figli storditi dal piattume moderno, peggio che l'effetto Chernobyl di cui sopra (e sempre con la soluzione sbagliata: lo psicologo, le canne, il ribellarsi come metodo di affermazione di sé). Non è passata molta acqua sotto i ponti da quando le vecchine del paese definivano “la Messa dei giovani” quella infrasettimanale del movimento, a quando alla Via Crucis del movimento o alla Giornata di Inizio Anno la fascia di età 0-39 contava pochissime presenze e i capelli bianchi erano la stragrande maggioranza.

La mia collezione di libretti delle ore prosegue dunque imperterrita nella sua vocazione a collezionar polvere.


1) Credo di averne almeno quattro. Cioè di averlo dimenticato a casa in almeno tre Esercizi spirituali a Rimini. Così lo ricompravo, e dalla volta successiva usavo sempre quello nuovo.

2) Ha un che di comico che i capi di Comunione e Liberazione ammettano le strigliate del Bergoglio e contestualmente assumano l'espressione untuosa e la voce ampollosa per annunciare che “il Papa ci ha dato questa parola”… La parola di 'sta minchia: «la potenzialità del vostro carisma è ancora in gran parte da scoprire», detto da lui equivale a un “finora per gran parte non avete capito niente, dovreste già da tempo dedicarvi ad altro”, e però l'ordine di scuderia è fingere di aver visto i soli denti bianchi della carogna e sperare che non arrivino altre strigliate.

3) C'è una linea sottile che divide il movimento genuino - quello fatto di scuola di comunità, caritative, educazione - e quello invischiato (spesso persino suo malgrado) nei programmi di qualche esponente clericale (programmi spesso solo immaginari, come quando il parroco esige la presenza del “gruppo di cielle” perché teme di non avere una claque sufficientemente ampia). Quella sottile linea viene continuamente attraversata da capi e capetti (gran parte dei quali motivata solo dalla foga di dover far bella figura o da un doverismo autoimposto). Il minor numero di guai e seccature l'abbiamo avuto solo nelle occasioni in cui il clero ci vedeva come “solo un gruppo di amici”.

4) In occasioni ufficiali abbiamo sempre recitato l'Angelus o il Regina Coeli in versione compressa, con una sola Ave Maria. Non ricordo di aver mai visto un rosario comunitario che non sia stato autoorganizzato da minuscoli gruppetti di amici. Il temporaneo successo del libretto delle ore è che si poteva “sbrigare” la preghiera in dieci minuti o meno.

5) In quel libretto delle ore compaiono un mucchio di espressioni desuete e talvolta involontariamente comiche. Sono tali perché figlie di una moda dell'epoca (presto dimenticata) e dell'incrocio fra gergo comunistoide e nuovismo vaticansecondista fai-da-te.

6) Don Giussani ha detto di non aver mai voluto disubbidire ai propri superiori. E sì che è stato ossessivamente torchiato e persino spedito in esilio in USA, pur di allontanarlo dal movimento che volevano affossare. Per quanti distinguo abbia operato, vedo sempre il consistente rischio di trasformare l'ubbidienza tam baculum - cioè “sempre a disposizione e senza pretese” - in un'ubbidienza cieca e servile, quella a cui sono stato insistentemente invitato io stesso proprio da parte di chi cercava di spiegarmi il Giuss.

7) Proprio come oggi i 'ggiovani hanno sempre in mano il cellulare.

8) Osservo sempre con simpatia quanto sono gualciti i libretti altrui, esibiti con l'orgoglio dell'«io c'ero».

9) È pur vero che i comunisti imitavano le liturgie cattoliche, riconoscendone involontariamente la solennità e sublimità. Come ad esempio le processioni in URSS, celebrate -pare- fino alla metà degli anni Ottanta, coi compagni in sobria compostezza a portare in alto i cartelloni con l'effigie a mezzobusto dei massimi burocrati del dipartimento locale del Partito.

10) Don Giussani raccomandava ai preti di avere sul comodino il breviario e il giornale. Nel senso di osservare i propri doveri sacerdotali (se aveva da raccomandarlo, è perché i preti conciliari avevano praticamente smesso di pregare l'Ufficio, pur semplificato da 9 salmi a “due salmi e un cantico”) e di avere uno sguardo attento sul mondo. Che sarà anche bello da dire e difficilissimo da spiegare altrimenti, ma è come dire che occorre adeguarsi alla narrativa giornalistica - sempre più disonesta anno per anno - pur di avere qualcosa da dire ai laici.

11) Negli anni Ottanta la dittatura ideologica cedette il passo alla dittatura del moderatismo. Dal libretto di Mao alla “Milano da bere” fu un attimo.

12) Ricordo, ancora ridendomela, della polemica di uno dei giessini locali, furente perché il “fare scuola di comunità a casa” - cioè leggere e meditare gli scritti del don Giussani da soli - gli era stato contestato come se non avesse svolto i compiti per le vacanze. Il giovincello, tempo poche settimane, sparì del tutto. Ma il capetto locale della Giesse restò imbambolato e incredulo. Il suo moralismo, proprio quel moralismo contro cui don Giussani ci aveva sempre messo in guardia, è rimasto intatto nel corso dei decenni successivi, sì da ridurre la Fraternità locale a quattro persone (inclusi giessini e tutto), quattro, di cui i primi due erano lui e la moglie.

13) Tipico elemento di una giornata di inizio anno: la marcata differenza di sonorità fra il sermone, la testimonianza e gli avvisi. Come se tutte e tre le cose fossero un prodotto industriale coi suoi jingle eleganti.

14) Tanti, nel movimento, si son troppo spesso creduti autorizzati a varcare continuamente il confine fra l'onesta analisi di limiti, paure, tensioni, e i soliti psicologismi d'accatto (sia pure spesso celati in eleganti logorree). Anche gente piuttosto quotata puntualmente cedeva all'invincibile tentazione di cortocircuitare ragionamenti per applicare la Magica Formuletta Risolutrice, psicocazzate indistinguibili da quelle pubblicate ovunque nei social. Perfino i preti del movimento (e purtroppo persino in confessione). Il che spiega almeno in parte - il grosso è dovuto allo stato penoso della società e delle strutture educative dominanti - il motivo dei figli depressini e alluvionati di tanti ciellini. Che è parente non troppo remoto dei divorzi ciellini.

15) Se la giornata di inizio anno è una sagra delle rughe e dei capelli bianchi, con vistosa assenza di ragazzi e giovani (a casa concentrati sui TikTok), e pochissimi bambini - i ciellini non figliano più come una volta? -, le carrozzine-passeggino sostituite dalle carrozzine-anziani, il titolo avrebbe dovuto essere “Houston (Milano), abbiamo un problema”: la cielle si sta estinguendo a causa di un'improbabile mancanza di coscientizzazione.

mercoledì 5 febbraio 2025

Supercazzola bergogliana sull'itinerario di coscientizzazione

Era bello il movimento di Comunione e Liberazione quando il problema principale era trovare altri modi per farsi beffe di giussanologi e cielloti - cioè di quelli che lo riducevano a un'associazione culturale, e di quelli che lo riducevano ad un'associazione volontaristica.[1] Oggi ci aggiriamo fra le macerie di quello che fu,[2] prima che il carronismo[3] e il bergoglismo lo desertificassero.[4]

La “scuola di comunità” ridotta al gruppetto del “sempre gli stessi da trent'anni a questa parte”, gli universitari ridotti a pochi anonimi e ben nascosti, la quasi totale sparizione della fascia di età dai 9 ai 39… e la lettera bergogliana del 1° febbraio scorso che discetta di «provvidenziale itinerario di assunzione di consapevolezza delle problematiche», cioè che loda l'autoannichilimento come se fosse stato totalmente operato dall'interno.[5] E ha perfino il barbaro coraggio di chiamarlo «grande fermento nella vita di CL». “Minchia”, verrebbe da rispondere laconicamente, se non fosse che un attimo dopo rincara la dose lamentando che «questo itinerario di coscientizzazione non è giunto al suo compimento».[6] Come se Bergoglio vivesse su Plutone, anzi no, più lontano, e credesse che il movimento sia stato fondato da Tafazzi.[7]

A leggere quella lettera torna il ricordo amaro di quando nelle assemblee del movimento si menzionava qualcosa della fede accompagnando con un fervorino tipo “il Papa ci ha detto”.[8] In epoca ratzingeriana era tutto sommato ancora facile aggiungerlo. Dal 2013 quella pericolosa moda è inspiegabilmente continuata (sarebbe bastato tacere), e per quanto ben selezionato ogni fervorino finiva per banalizzare o confondere,[9] invece di sostenere e confermare. E anche dopo la doccia fredda di dieci anni fa (non fu la prima né l'unica), l'ordine di scuderia è rimasto lo stesso: apparire come plaudente tifoseria papista, pur sapendo - fin da quel “buonasera” del 13 marzo 2013 - di star scommettendo sul ronzino anziché sul fuoriclasse.[10]

In tempi non sospetti ci si diceva dietro le quinte che bisognava pensare alla vita interna del movimento, proprio perché il movimento cresceva. Cioè perché aderivano in tanti, nuovi, e piuttosto a digiuno di dottrina e sacramenti. Certo, partecipavano alle scuole di comunità, alle preghiere, alle Messe, al Meeting di Rimini (ai tempi in cui al Meeting c'era molto da imparare anziché da sbadigliare), ma che lasciati a sé stessi sarebbero tornati alla noiosa quotidianità precedente.[11] Un caro amico, pur assiduo alla Messa e alla scuola di comunità, mi dice distrattamente che saranno quasi due anni che non si accosta alla confessione. Lo stesso amico a cui in più di un'occasione ho dovuto spiegare concetti elementari del catechismo. Sanno tutto della polemica fra tal ministro e tal esponente di partito, sanno perfino l'episodio del giovane Giussani persosi nel bosco di Tradate, ma dopo decenni di partecipazione al movimento… come diavolo hanno fatto ad abolire il sacramento della riconciliazione? Cos'è che nel movimento è andato storto?

A chi ancor oggi si fregia di appartenere alla Cielle, farebbe bene ogni tanto dare uno sguardo imparziale dall'esterno, chiedendosi cos'è stato veramente il movimento nella propria vita, e quale è davvero l'attrattiva che induce a rimanervi,[12] e se ha davvero a che fare con la vita cristiana (a partire da dottrina e sacramenti).[13] Dall'esterno, cioè come di chi fosse materialmente impossibilitato, se non perseguitato.[14]


1) Un movimento ecclesiale ha senso solo se aiuta a vivere la fede. Altrimenti è un club di perditempo, anche se si fregiasse di un'etichetta culturale o volontaristica. Il movimento di CL nacque perché don Giussani, a furia di spiegare gli aspetti più elementari della fede cattolica, si ritrovò attorno un popolo, che nelle parrocchie e nelle iniziative diocesane non trovava altrettanto nutrimento spirituale. Fu solo verso il '69, quando un gruppetto di universitari affisse un volantino intitolato “Comunione e Liberazione”, che prese tale nome; e non passò molto tempo che un burbero cardinale di Milano, Colombo, dichiarò che CL era un'entità a sé stante. Probabilmente una dichiarazione di antipatia, che però ci procurò quella preziosa libertà dalle burocrazie di sagrestia, e che per oltre un ventennio fece crescere ciò che don Giussani aveva seminato fin dal '54, fin da quando si rese conto che la gioventù cattolica era spettacolarmente ignorante delle questioni più elementari della fede.

2) I movimenti ecclesiali sono strutture passeggere. Non sono necessari né alla fede, né all'organizzazione della Chiesa. Esistono solo per il desolante stato delle parrocchie, stato peggiorato in modo sempre più marcato a partire dal dopoguerra ad oggi. Quella “autonomia” goduta da CL l'hanno goduta anche gli altri movimenti… e solo perché oltre alla perenne ignoranza di catechismo, c'era nella Chiesa anche una crescente anarchia, penetrata specialmente grazie alla rivoluzione sessantottarda. E che - almeno in quegli altri movimenti, anche se la nuova moda è accusarne anche la Cielle - partiva dal presupposto (di fatto scismatico) che l'autorità della Chiesa non avrebbe diritto di interferire con la vita interna di un movimento, o addirittura di commissariarlo o scioglierlo.

3) Don Carrón fu scelto da don Giussani stesso a succedergli, frustrando le ambizioni di qualche prete italiano che aveva tutte le carte in regola. La deriva carronista è iniziata anni dopo, manifestatasi con la permalosità e con l'accentramento, anche se qualche indizio (come ad esempio l'emarginare subito il Cesana) era stato abbastanza rivelatore. Tutte le critiche che possiamo muovere a tale deriva non tolgono nulla al desiderio dei bergogliani di addomesticare la Cielle e trasformarla (o addirittura farla confluire) in Azione Cattolica, cioè in un associazionismo sostanzialmente irrilevante e autoincaricantesi di rimpinguare le asfittiche parrocchie. Conviene sempre diffidare di chi blatera di riscoperta del carisma, perché il primo sottinteso è che si sente autorizzato a cambiare quel che gli pare; e quindi conviene fortemente diffidare del clan bergogliano che infligge decisioni intese a portare cambiamenti non dichiarati (né dichiarabili…), proprio dopo un quindicennio di continua decrescita (dei Memores, di Gioventù Studentesca, degli universitari…).

4) Il Potere è forte con i deboli, e debole con i forti. E quindi il Potere Clericale mazzola gli ubbidienti (come CL), e accarezza i disubbidienti (altrimenti si capirebbe che il Potere non ha potere su questi ultimi). Per cui Bergoglio che eroicamente decide di saccagnare la Cielle, lo fa non solo per la furiosa antipatia nutrita dalla mentalità gesuitica, ma anche perché i ciellini sono gli unici che possono essere falsamente etichettati “autoreferenziali” dal capo ufficiale della Chiesa, e applaudire sorridenti quasi come se non avessero capito. Il medico pietoso fece morire il paziente? Il medico furioso lo sta facendo crepare. Non ci vuole chissà che genio per capire che se vuoi correggere un problema dovuto al “capo” di un movimento, ti sarà sufficiente schiodarlo dalla poltrona e metterci qualcuno di quelli che lui ha più furentemente silurato, e il resto verrà da sé. Invece, dopo dieci anni, ci viene comandato un supplemento (a tempo indeterminato) di tafazzismo: «questo itinerario di coscientizzazione non è giunto al suo compimento», come a dire che sarà compiuto quando la Cielle sarà ridotta peggio delle caricature che ne facevano i comunistelli all'università.

5) Dopo che per decenni venivamo messi in guardia dal “parlarci addosso”, ecco che El Jesuita ci comanda di rinunciare a ciò che ci ha fatti crescere, e di procedere a “parlarci addosso” (raghi, a che punto siamo con la coscientizzazione?). Non prendiamoci per il culo: lo sappiamo benissimo quale è l'ideale della Chiesa Sinodale, che era lo stesso della Chiesa Dialogante, che era lo stesso della Chiesa Moderna, che era lo stesso della Chiesa attenta ai Segni dei Tempi… È sempre la stessa sbobba conciliare, con nuovi altisonanti nomi, fatta di cattoliconi da salotto, poco avvezzi a dottrina e sacramenti ma autoimpegnati a discettare finemente sull'aria fritta, che si “parlano addosso” come i quattro autoimpegnati della sagrestia di periferia che elucubrano sui massimi sistemi, «per il raggiungimento di quella rinnovata e fondamentale maturità ecclesiale tanto auspicata» ma mai veramente chiarita né onestamente spiegata.

6) Qualcuno metta mano al Vangelo e mi spieghi perché un “pastore” debba supercazzolare le “pecore”.

7) La reclamata «fase di implementazione del testo statutario potrà essere cruciale per il nuovo passo di maturità ora necessario». Tradotto dal clericalese sinodal-bergoglista, il movimento è sempre stato immaturo, ha sempre mancato di fasi “cruciali”, si è sempre guardato bene dall'avere un testo statutario da “implementare”, non ha mai compiuto abbastanza passi di “maturità” neppure quando erano necessari, e dopo oltre un decennio di strigliate si trova ancora crucialmente immaturo e obbligato a fare passi assolutamente indispensabili e subito… Indipendentemente da ciò che pensate di Carrón, se non siete capaci di riconoscere il masochismo e la volontà di massacrarvi, avete qualche problema di comprensione della lingua italiana.

8) Siamo onesti, evitiamo tifoserie: ci fu un tempo in cui quando una persona seria parlava, prendevi appunti perché trovavi talmente intelligenti le cose che aveva detto, che non volevi rischiare di dimenticarne qualcuna. Non era la stessa cosa di chi prende appunti perché deve riferire il contenuto di un discorso. In epoca bergogliana, invece, non riesci a prendere appunti, perché non ci trovi niente di coinvolgente per la tua fede, e praticamente niente da riferire a persone assenti. Lo scambio di lettere Bergoglio-Prosperi di cui parlo in questa pagina, al netto degli untuosi fronzoli clericali, poteva essere riassunto così: “il movimento continua a non piacermi, continua a bergoglizzarlo almeno fino al 2031” - “OK”.

9) Cioè l'esatto contrario di ciò che avrebbe ufficialmente dovuto fare. Chiederei senza alcuna ironia: abbiamo bisogno di prediche o di parole concrete? Se un fervorino si limita a esalare un'insalata di belle parole ma c'entra come i cavoli a merenda e magari addirittura risponde ad una domanda che non si pone, il messaggio che passa è che il movimento è una predica, cioè aria fritta, cioè un invitare a non ascoltare più con attenzione (e quindi decresce, oh ma che sorpresa). Bastava tacere, bastava semplicemente evitare di infilare a forza una citazione obbligatoria del Papa, del cardinale, del vescovo. Bastava tacere e passare all'argomento successivo, senza farsi prendere dall'ossessione di sembrare papisti come se fossimo in qualche quiz televisivo in cui conteggiano gli applausi della platea.

10) Si può rispettare il successore ufficiale di Pietro anche tacendo. Anzi, è meglio evitare slinguazzate e cambiali in bianco. Non c'è nulla di meno credibile di una tifoseria di una squadra che non si pone…

11) Don Giussani l'aveva capito - specialmente quando diceva che sarebbe stato bello ricominciare in dodici - ma aveva ancora davanti un popolo.

12) Non in senso carronista (pur con gratitudine al Carrón per quelle volte che ci ha fatto conoscere il don Giussani). E non in senso modernista - di quel modernismo da sagrestia, dove i “denti bianchi” della carcassa del cane vengono osannati e incensati, dove s'invita la Bonino a tenerci lezione perché qualche pezzettone grosso del movimento deve urgentemente farsi bello con qualche pezzettone grosso della politica.

13) Il movimento non è nato in sostituzione delle parrocchie ma ha paradossalmente trasmesso la sete di dottrina e sacramenti proprio mentre le parrocchie continuavano a castrarsi, che negli anni '50 facevano concorrenza alle sedi del PCI a suon di calciobalilla e cineforum, e che già dagli anni '70 non avevano più niente da dire se non “campetto di calcetto”, “musical teatrale”, “estate ragazzi”.

14) Vien voglia di obiettare al movimento: you had one job. Avevi un solo compito, non mille. Le primissime volte che partecipai alla Messa del movimento restai colpito dal fatto che tutti si inginocchiassero alla consacrazione, e che non tutti andassero a fare la Comunione. Segno che anche solo per aver visto gli altri, facevano esame di coscienza, si confessavano, si comunicavano. È stato probabilmente uno dei migliori indizi del vero carisma del movimento: ti parlava anche senza parole. Oggi che il movimento è ridotto alla caricatura di sé stesso - assemblee fatte di psicologismi “ma con intercalare ciellino” -, alla ripetizione di formule, alle interminabili mini-prediche dei partecipanti, alle massacranti «considerazioni» bergogliane che a leggerle «con massima attenzione e disponibilità di cuore» si deduce solo l'invito a spazzar via tutto ciò che di buono abbiamo vissuto, e nell'ultradecennale situazione kafkiana dell'«itinerario di coscientizzazione» misteriosamente ancora non «giunto al suo compimento», che dobbiamo pensare?

mercoledì 29 gennaio 2025

Pompieri privati

Durante gli incendi a Los Angeles di alcune settimane fa, qualche residente disperato chiedeva con urgenza sui social se fosse disponibile una squadra di pompieri privati: “pagherò qualsiasi cifra”.

Per il principio del “nulla è meno credibile della risposta ad una domanda che non si pone”, e dall'osservazione che l'offerta di pompieri privati è per adesso incapace di soddisfare la domanda,[1] si deve dedurre che nella terra del liberismo non basta avere tanti soldi: ne servono molti di più, e serve anche sufficiente fortuna da non scoprire un bel mattino che i disastri ambientali facilitati dalle ideologie eco-climatiche non favoriscano proprio gli incendi che le assicurazioni si rifiutano di coprire.[2]

Sono stufo di ripetere, inascoltato, in tutte le salse, il principio di sussidiarietà.[3] La sconfitta per la dottrina sociale della Chiesa iniziò con l'introdurre nel dibattito categorie e gergo alternativi, da tifoseria. Li senti pontificare favorevoli al liberismo (convinti che basti essere anticomunisti per essere cristiani, come se volessero battere il record mondiale di ingenuità), quello stesso liberismo che ad esempio ci ha donato le bollette della luce ballerine, zeppe di intermediari, di voci bizzarre, di numeretti mutevoli. Contemporaneamente sono tifosi dello statalismo, soprattutto invocando nuove tasse ogni volta che si sente parlare di furbetti e presunti tali: letteralmente la lotta di classe 2.0, dove il carcerato non auspica una riduzione della propria pena, ma un inasprimento di quella dei suoi compagni antipatici. Intanto quella minoranza di contrari allo statalismo finisce per applaudire ogni liberismo fingendo di non essere colpita da casi come quell'aberrante (poiché sincera) richiesta di pompieri privati. Per il 2000 ci promettevano macchine volanti e 4 ore lavorative totali settimanali; siamo nel 2025 e il sogno si è avverato solo per chi guadagna milioni al mese (jet ed elicotteri costano), sempre che abbia scelto il posto giusto per la sua villetta con piscina (altrimenti… “pagherò qualsiasi cifra”).

“Qualcuno” ha insegnato efficacemente alle nuove generazioni che la bestemmia è solo un intercalare, che le vere questioni della vita sono “ben altro”, che lo psicologo è il vero direttore spirituale, che il matrimonio è un irrilevante e barocco ritualismo sociale, che lo Stato debba impegnarsi ad aumentare le tasse agli altri perché sarebbe l'unico modo di risolvere sprechi, corruzione, indebitamenti… Addirittura ha insegnato a riconoscere (e deprecare, e pavlovianamente odiare) qualsiasi cosa buona della fede,[4] qualsiasi ragionamento non riconducibile ai belati richiestici dal regime, qualsiasi concetto che al momento non faccia parte dell'universo TikTok e dell'ordine del giorno giornalistico. Soprattutto, ha insegnato a odiare ogni sforzo intellettuale, ha fatto disimparare la capacità di astrarre, ha innescato il meccanismo istintivo del “guardare il dito” di qualunque saggio che indichi la luna. Così, riguardo a quegli incendi, resteranno solo le voci di chi non sa pensar altro che “avevano villette da 20-30 milioni, allora se lo meritano”, incapaci di rabbrividire (o anche soltanto di alzare un sopracciglio come accenno di temporaneo sbigottimento) di fronte alla domanda urgente di “pompieri privati” e alle sue vere radici.


1) Si è scoperto poi che ai vertici dei pompieri di Los Angeles c'erano delle diversamente etero impegnate a promuovere l'agenda DEI, diversity-equity-inclusion, secondo il principio che non importa più la qualità del servizio ma solo la diversità del personale. Son fioccate le vignette satiriche sulla reale utilità dei pompieri DEI (immagina pagare mezza milionata l'anno al capo dei pompieri per sostituire prontezza ed efficienza con DEI e ideologie di moda), resta da vedere se cambierà davvero qualcosa.

2) Il paradosso è che in questo caso quelle assicurazioni non hanno tutti i torti perché non sono capaci di rivalersi efficacemente contro chi ha innescato il disastro ambientale (sempre che non si tratti di DEW, armi ad energia diretta, perché erano incendi selettivi capaci di radere al suolo villette moderne - mica favelas di assi sottili e spago - ma di lasciare in piedi gli alberi attorno). Dopotutto l'assicurazione è un'impresa privata, dedita al profitto, e campa solo se il rapporto fra pagamenti degli assicurati e casi da risarcire è parecchio alto: è naturale che nelle clausole in piccolo scrivano che non risarciranno un “act of God” o un wildfire.

3) Nella religione laicista contemporanea, nessuno osa domandarsi se stati e unità di stati abbiano il diritto di andare contro i cittadini. È un tabù, anche quando è manifesto che lo Stato è contro il cittadino: il tipico cittadino NPC (non-playing character, una comparsa muta e irrilevante nello scenario pre-programmato) ti obietterà con voce stridula che le leggi vanno rispettate, che lo Stato fa quel che può, che certi sacrifici sono necessari… Solo grazie a tale maggioranza di NPC, che si nutrono del telegiornale della sera e dei titoloni sparati in prima pagina al mattino, è stata realizzabile la prima Grande Offensiva Vaccinale del 2020-2022.

4) Ricordo la ghignante soddisfazione da apparatchik sovietico sulla faccia del seminarista che mi dava un passaggio in macchina alla parrocchia, dopo che aveva notato in sottecchi che avevo con me qualche copia di Piccole Tracce, “il giornale dei bambini”, che sebbene edito da gente del movimento di Comunione e Liberazione, era veramente destinato ai bambini e citava il don Giussani solo occasionalmente. Sarà stato più di vent'anni fa, quando la rivista (che purtroppo oggi non esiste più, e di cui conservo ancora alcune preziose copie, i cui contenuti non sono affatto invecchiati) non la conoscevano nemmeno nel movimento. Lui era già informato e pavlovianamente pronto a puntare il dito ferocemente accusatore contro la rivista “di Cielle” (con chissà quali fantasiosi sottintesi), e chiedeva insistentemente che io gli dicessi “chi” la pubblica. Ingenuamente non lo assecondai, cosa che gli triplicò l'odio e la soddisfazione di quell'interrogatorio staliniano, ma capii quanto siano zelanti, addestrati e indottrinati gli adepti della “chiesa” che ama dirsi moderna.

sabato 28 settembre 2024

Frattaglie - 28 - altre brevi riflessioni sparse che non divennero articoli

Caratteristica di tutte le fiction recenti: adulare le “minoranze”. Tecnicamente indistinguibile dalle bambine che giocano creando scenette in cui le bamboline si lodano a vicenda. “Ehi, facciamo un telefilm in cui un esponente della minoranza 456 è il capo eroico e incompreso che però vince contro il maschio bianco etero. Sì, ma mettiamoci una reginetta esponente della minoranza 173 che contribuisce a risolvere il caso per poi innamorarsi di lui. Ok ma infiliamoci pure un esponente della minoranza 381 che elogia entrambi e vince concorsi importanti, anche se non serve a niente nel contesto della trama, bisogna pur far vedere che vince e rivince. Benissimo, ma ficchiamoci pure un esponente della minoranza 219 i cui bizzarri gusti sessuali gli fanno ottenere per puro caso un ambitissimo premio…”

Abbiamo appurato che il nostro amico-nemico GoogleBlogspot ogni tanto ama bullizzarci impedendoci l'accesso per giorni (o settimane) dando erroneamente errore di password, facendolo solo per avere la scusa di richiedere il numero di telefono per autenticarci (e no, non ti darò il mio numero). Dopo giorni (o settimane) fa finta di niente e il login riesce al primo colpo, infliggendoci solo l'invito a inserire un altro indirizzo email o numero di telefono. “Amico” perché tutti i servizi che mi ha dato gratis in tanti anni sono stati utilissimi nel mio cammino (ivi inclusa la mappa e le immagini stradali di quel bel santuario, grazie alle quali son poi riuscito a visitare di persona), “nemico” perché pur vivendolo ai margini del suo territorio di caccia (è sempre a caccia di informazioni, pesca a strascico) sono stato bersaglio di rotture di scatole pazzesche come questa del login che ufficialmente risultava sempre errato (a suo tempo ebbi già da abbandonare un altro account, divenuto davvero inaccessibile senza motivo; per fortuna non era tanto essenziale da farmi fare il diavolo a quattro per recuperarlo).[1]

Quando ci ricordano che l'ubbidienza è una forma di amicizia dimenticano sempre di chiarire che vale anche dal versante opposto: colui a cui ubbidisci deve meritarsela, quell'ubbidienza: “non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge”.[2] Per cui se dopo tutto il mio impegno ad ubbidire vengo gratuitamente insultato e calpestato, devo dedurre che sto erroneamente chiamando “ubbidienza” il servilismo, e “amicizia” un'autoimposta tifoseria.[3] Posso ammettere - anche di fronte ad un singolo fioco indizio - che lo spadroneggiare sia motivato da cose importanti che non conosco ma in mancanza anche del più fioco indizio, beh, resto ai margini ad osservare la scena.[4]

Il primo figlio, un mollaccione “divano e videogiochi”. Il secondo, vacanze, lavoro, terapie, sfascia non uno ma due paia di occhiali, telefonino seminuovo caduto in piscina, “ma tanto c'è uno che li ripara”, il viaggio con gli amici, a inizio luglio aveva già bruciato tutti i risparmi e anche i futuri guadagni del resto dell'estate. “Però ha dei ricordi, mica di intere estati passate sul divano coi videogiochi”. Ricordi di attività frenetiche, di vacanze non riposanti, di fisioterapie al risparmio (chiedevano 45 euro a seduta, “ma tanto se ci parlo mi faranno un prezzaccio”, certo, certo, aspettano proprio di ascoltare il tuo convincentissimo discorso), di intere settimane passate con gli occhiali sbagliati (e di medici in ferie, e di ottici costosissimi perché il posto è turistico…). Entrambi, una volta quarantenni, per raccontar qualcosa ai propri amici diranno di aver fatto pazzie irreplicabili, moltiplicando i dettagli fantasiosi e chiedendosi mentalmente a quale bivio sbagliarono strada.

Mi chiedono quale autore ascolterei quando sono giù di morale. Ho in mente già almeno una dozzina di nomi ma mi rendo conto che non vale la pena indicarli perché non sono i miei rimedi alla tristezza, perché funziono in maniera diametralmente opposta a quel che insinuava quella domanda. Quando le cose stanno maluccio, al più metto qualcosa di ancor più deprimente. Uso la musica come il camion dell'indifferenziata, non come il furgone del gelataio. Quando ho bisogno di pace, metto su qualcosa di scontroso. Quando sono nervoso, ho bisogno di musica rabbiosa.[5] Mi sembra più virile così. È come se avere un “cantante preferito” da usare per tirarsi su di morale, fosse una sorta di droga, di metodo per sognare, un modo per ingannare sé stessi.

Il vero dramma dei blog e social cattolici è che sembrano esser buoni solo per il cattolico da salotto. Ahimé, tante mie pagine blog soffrono dello stesso malanno. Quando hai fatiche e sofferenze, certe disquisizioni su quant'era bravo e bello Nostro Signore sembrano provenire da attempate casalinghe che pasteggiano elegantemente vermouth e biscotti esclusivi, certe che l'aria condizionata d'estate non si fermerà, e che la peggior preoccupazione del mese è quella cacca di piccione sul portellone del cofano. “Quando hai mal di testa, hai bisogno di una cazzo di aspirina, non di una predica del cazzo su emicranie, sul significato del dolore, sulla sopportazione”.

Quella frenesia collettiva di prepararsi un surrogato di viaggio di nozze, prepararsi un surrogato di vita da VIP come quella che si vede nei film, prepararsi un surrogato di avventura instagrammabile. Viviamo di surrogati. Come le numerose bevande di “reintegratori minerali”, che son tutte acqua e zucchero e un pizzico di sale, letteralmente, ma contengono nella confezione, nel design, nel nome, quel tocco di eroica forza sovrumana, come nei film.

Una coppia si dedica per trent'anni a rimettere in sesto un piccolo bosco, di poco più di un centinaio di ettari, in un paese dall'altra parte del mondo. “Hanno scelto di non avere figli”, proclama leccandosi i baffi il giornalista che riporta la notizia. Pioggia di like da vecchie carampane in menopausa, specialmente dalle onnipresenti in parrocchia. “Una storia di rinascita”, commenta la carampana più pomposa e gettonata. Resisto faticosamente alla tentazione di rispondere “rinascita di 'sta minchia” mentre mi rendo conto che era stata quella stessa carampana a farmi notare il pretino che logorroicamente vantava la balneabilità di una spiaggia.


1) Ha un che di surreale l'ipotesi di dover ringraziare il Signore anche per aver avuto sempre comodo accesso a entità come GoogleBlogspotGmailMaps.

2) 1Pt 5,3.

3) “L'ubbidienza è una forma di amicizia” veniva detto ai cari amici dei Memores per giustificare i rospi da mandar giù. Finché avevi ancora un minimo indizio che la “casa” e la società dei Memores fossero “per te”, mandavi giù e capivi. Ma in mancanza anche di quello, cominciavi a chiederti perché cazzo eri ancora lì: avevi mendicato di entrare perché volevi donarti a Cristo, non al dialogo.

4) Un paio di settimane fa a Singapore il Bergoglio ha implicitamente dichiarato di essere l'inutile capo ufficiale di un ente che lui stesso dichiara inutile: «Tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio». Bizzarro che nessuno lo abbia spernacchiato. Condoglianze ai ciellini che fin dall'incipit «Buonasera» si stanno ancora sforzando di trovare almeno un dente bianco nella carogna per poterla applaudire ed incensare.

5) Il motivo per cui qui non indico ciò che ascolto è che… sono esattamente autori e stili di cui ordinariamente consiglierei di stare alla larga. Robaccia che insinua, che suggestiona, che celebra cose di cui ti avrebbe fatto piacere continuarne a ignorare l'esistenza, (beh, dai, esageravo un po') che condisce i testi con sufficiente irrazionalità e incoerenza per fare in modo che siano le tue paure a completare il quadro. Conoscerne anticipatamente il “funzionamento”, e sapere di quali malattie mentali e spirituali soffrono gli autori (o fingono di soffrirne, per motivi meramente commerciali), normalmente è già sufficiente a sterilizzare tutto e a trattenere di un autore i pochissimi pezzi - o l'unico pezzo - meritevole di attenzione. La logica, poi, fa il resto: sapendo come l'autore intende alzare la tensione ne scovi lo stratagemma verbale e musicale. Sai già che l'autore che sta celebrando quel tipo di droga, probabilmente non l'ha mai assaggiata. O ricordi quel cantante che ammise, in un'intervista, che gran parte di ciò che ha cantato non l'ha mai vissuto “altrimenti sarei morto”.

venerdì 28 giugno 2024

Sul ringraziare e sul pretendere

Un episodio di Arcipelago GULag: un detenuto, in un polveroso ufficio, in attesa che gli trascrivano il documento di fine pena, mendica delicatamente all'addetto di dimenticare una lettera. Cioè di trascrivere la sigla KRD (detenuto politico) anziché KRTD (detenuto politico trotkista). L'addetto ci pensa un attimo, e “dimentica” quella T, rendendogli così la vita parecchio meno infernale. Il beneficiato va via senza neppure un cenno di ringraziamento ma Solženicyn commenta: è un favore così grosso che è impossibile ricompensare adeguatamente chi te l'ha fatto, e chi te l'ha fatto lo sa e non avverte il bisogno di ricordartelo.[1] Tra uomini, dopotutto, non ci si perde in formalità e salamelecchi, e se l'addetto avesse accidentalmente sbagliato a danno del detenuto, sarebbe stato impossibile veder riconosciuti i propri diritti (era pur sempre l'epoca staliniana). Se io fossi stato al posto dell'addetto, avrei stroncato qualsiasi tentativo di ringraziarmi.

Quell'episodio lo ricordo perché una delle cose che più mi irritano è l'arroganza di chi invece dovrebbe provare sincera riconoscenza. “Ma io devo curare i miei interessi”, sbottò uno a cui stavamo già facendo un enorme favore ed a cui non si poteva concedere nessuno dei benefit aggiuntivi, ed i cui interessi cozzavano clamorosamente contro quelli dell'ente e anche del buonsenso. Non so cosa s'inventò col pavido pretino che dirigeva la baracca ma l'ebbe vinta. Appena possibile smisi di collaborare col pretino, perché è frustrante vedersi puntualmente scavalcare da ogni arrogante di passaggio.

Sì, c'è sempre da tener in conto la possibilità che qualcuno sembri arrogante solo per incapacità di esprimersi. O che non ha abbastanza fiato per i salamelecchi. Oppure che per stress pregresso non ce la faccia neanche a tacere. Ma dopo tante, troppe volte che hai rivisto quel pattern, non hai più l'ingenuità di voler dare sempre un'ultima possibilità a chi ti sta di fronte. Le delusioni e le frustrazioni forgiano il carattere, l'esperienza rende praticamente irreversibile quella forgia. Col risultato, ad esempio, di non aver remore a rimbrottare - anche rumorosamente - qualche anziano capriccioso e ostinato. L'età e le malattie non ti esonerano dal provare riconoscenza per chi ti assiste. Non voglio salamelecchi, basterà un virile silenzio - come in quell'ufficio russo dove una lettera T viene accidentalmente dimenticata -, e quel minimo sindacale di doverosa collaborazione, perché è fastidioso e frustrante cercare di aiutare chi rifiuta di essere aiutato. Tollero anche lo sterile lamentarsi ma non tollero i procurati allarmi. Non sono un giocattolo da usare come passatempo, non sono il telecomando che premi per sport anche a televisore spento, non stai collaborando se mi chiami d'urgenza mentre sto dormendo, mentre sto alzando la forchetta per il primo boccone, mentre sto letteralmente cagando, e poi non è per nulla urgente. C'è differenza tra una richiesta di aiuto e un pretendere intrattenimento.

Il pretastro in confessione mi ha detto di trattare quel nonnetto come Cristo. Mi è venuto un brivido, perché sembrava una di quelle affermazioni da predica, cioè “in teoria verissima, in pratica dubbia”.[2] Per fortuna sono anni che quando un confessore me la spara grossa ho capito che non devo impressionarmi ma solo sforzarmi di decifrare cos'è che aveva inteso.[3] Piegarsi all'arroganza non sempre è un gesto di umiltà. Abbracciare chi ti tratta da giocattolino è un atto che può riuscire a dei santi (abbracciateli voi coloro che si sono imposti come missione di frustrarvi il più sadicamente possibile, dopodiché potrete farmi la predica). Fra la santità e la pazzia il confine è labile, e se non riconosco il bisognoso in cui abbracciare Cristo avrò sempre il dubbio di star collaborando al sadismo altrui. Caritatevole sì, e con tutto lo sforzo possibile, ma fesso no. E “possibile” implica dei limiti.

È una società malata, che ha abolito la riconoscenza sostituendola coi formalismi, coi cartellini del prezzo, coi salamelecchi, con l'adulazione, ferma restando la salute necessaria per eseguire quei prescritti rituali. Per questo regna l'arroganza. Quando sono stanchi, hanno fretta, hanno bisogno di distrazione, o sono su di giri per qualsiasi motivo, scattano tutte le pretese, dimenticano totalmente la realtà, agiscono come bambini capricciosi a cui tutto è dovuto, tutto e di più, incluso il capire magicamente cosa hanno per la testa in quel momento e cosa avranno subito dopo. Per cui, quando possibile, rimprovero: “molla quel cellulare e pensa a guidare!”, sperando che la pubblica figuraccia gli sia più educativa che umiliante, prima che metta di nuovo in serio pericolo me o qualcun altro.


1) Solženicyn ama ricordare gesti di carità del genere da quell'infernale “arcipelago”.

2) Quante volte dall'ambone ci hanno altisonantemente comandato di “uscire a proclamare il Vangelo”, o di andare “dai nostri nemici a dire: ti perdono!”…

3) Aiuta molto il figurarsi mentalmente il professorino col dito alzato che inizia ogni frase con “sì, ma devi…”.

martedì 25 giugno 2024

Frattaglie - 27 - altri argomenti che non svilupperò

Dovrei girare un documentario sull'impegno (degno di miglior causa) che ci mette certa gente a finanziare la propria vanità.

Mammetta giuliva mi parla orgogliosamente dei due figli adolescemi. Il primo è peggio di un lumacone in pensione che spende la paghetta in videogiochi e il cui viaggio più lungo è dal divano al frigorifero. Il secondo è un iperattivo distrattone che si fa rubare il motorino, perde gli occhiali durante una festa, organizza una vacanza con un suo amico accorgendosi troppo tardi di scadenze e impegni, si procura una lesione muscolare giocando e gli resta un danno permanente (poca cosa ma permanente) perché sapeva che le terapie gli avrebbero annullato tornei e vacanze. Alla loro età anch'io ero disorientato. Anche a me l'unico orientamento fornito era “togliti dalle balle, economicamente e silenziosamente, ma togliti dalle balle”. Anch'io ebbi praticamente da mendicare una presenza adulta, una guida, un maestro, finendo per scegliermene io di volta in volta (nel branco e non) e cercando di attribuirvi una qualche importanza, finendo per dimenticarne una e passare alla successiva. Finché non mi accorsi che le cose migliori dei miei migliori amici avevano a che fare col movimento.

Alla fine si è avverata l'ennesima profezia di 1984: una canzonetta creata dall'intelligenza artificiale mi risulta orecchiabile e cantabile. In 1984 si immaginava di rimbambire i prolet fornendo loro romanzetti fabbricati automaticamente da macchine (e dunque, per estensione, canzoni e altre forme di entertainment, che neppure Orwell aveva saputo immaginare). Per natura, all'uomo piace sentirsi raccontar cose, cantar cose, suggerire immagini su cui fantasticare (ohibò, quanti libri sacri - e opere profane - sono stati a lungo trasmessi solo oralmente?).

Ricordavo una band metallara con capelli a cresta di pollastro e giubbotti gialli che a fine concerto lanciava Bibbie agli spettatori (non nel senso metallaro di scagliarle addosso ma nel senso di distribuirle gratis). Un'americanata, nel vero senso protestante della parola. Così, per scherzo più che per assaggio, ho cominciato ad ascoltare le trasmissioni di una radio specializzata in Christian metal. Il principio è questo: siccome i giovani sono convinti che per essere ribelli ci sia da ascoltare musica metallara (quella fatta di “uaaaargh!” e di voci cinque ottave sotto i piedi), allora qualcuno si dà da fare per ammannire loro musica biblically correct e moralmente accettabile (salvo il non proprio buon gusto delle schitarrate, delle urlate e delle voci roche). Tra gli slogan della radio quello che mi fa più ridere è: Powerful Music for a Powerful God, “musica potente per un Dio potente”. Powerful. Anzi, quell'altro: To blow the devil away, “per spazzar via il diavolo”. Suppongono cioè che il demonio disprezzerebbe quella musica solo per il contenuto dei testi. Che anziché essere ambigui, cupi e brutali come quelli delle varie branche di trash metal, death metal, ecc. (che lo sono perfino quando apparentemente cantano romanticherie), sono invece zeppi di citazioni della Bibbia, raccomandazioni morali e citazioni dottrinali.[1] Dubito, però, che ci siano state conversioni o almeno maggior rettitudine morale da parte degli ascoltatori.

Nel mondo fai-da-te americano riecheggia ancora nostalgicamente il nome degli Home Depot, catena di negozi rinomata non solo per la vastità del catalogo ma anche per il fatto di assumere gente “del mestiere” (idraulici, carpentieri, ecc.) e di pagarla bene[2] (non come un qualsiasi spostapacchi). E che quando lavoravano fra gli scaffali capivano cosa cercava davvero il cliente e lo accontentavano. Ma un bel giorno la catena si becca una grossa causa contro la discriminazione perché gli incompetenti e gli ultimi arrivati lamentavano di essere pagati meno degli esperti. Sorpresa sorpresina: nel 2004 l'azienda perde la causa, sborsa fior di milionate di risarcimenti, e per forza di cose cambia politica di assunzioni. Così da allora ad oggi il personale è fatto di incompetenti e di spostapacchi. Cioè gente che se ti vede con dei tubi di rame intesi a essere saldati non sa la differenza tra un saldature a butano e una torcia a propano.

Perché in 1984 c'era bisogno di trasmettere la “confessione” di Goldstein? Perché il grande pubblico è fatto principalmente di coglioni ai quali piace “svegliarsi al mattino e trovare tutto già pensato”. Cioè non usano la logica, non sanno riconoscere le evidenze, o meglio, rifiutano la logica e le evidenze perché hanno paura di dover cambiare idea. Hanno bisogno di un Super Cattivo da odiare, perennemente descritto come tale, possibilmente “reo confesso”. Dunque finché qualcuno non viene descritto come nemico dell'IngSoc, finché non si trasmette qualche spezzone video “incriminabile”, per l'italiano coglione medio non può essere “cattivo”, può essere al massimo criticabile o oggetto di motteggi. Cosicché dopo la dittatura del ConteDraghi, finché i due soggetti non andranno in tv a dire “abbiamo preso ordini dai Nemici del Popolo”, l'italiano coglione medio si rifiuterà categoricamente di riconoscere i fatti, le evidenze, le connessioni, persino la logica stessa (l'abuso delle “zone colorate” e dei lockdown, e tutti gli abusi collegati). Non a caso, di fronte a scenari di guerra che nessun sano di mente vuole, l'italiano coglione medio continua a cibarsi della campagna d'odio contro il Goldstein russo, senza capire minimamente chi e perché sta manovrando il branco di utili idioti.

Qualche tempo fa mi regalarono un tablet cinesissimo. Era in omaggio con un televisore; l'amico in vacanza dall'altra parte d'Italia compra il televisore in un negozietto ambiguo e al ritorno mi dona il pacchetto dicendo di avere già troppi tablet in casa. La prima sensazione fu di capire quanto siamo disperatamente dipendenti da cineserie e da infrastrutture cino-americane. Sulla confezione non c'era scritto nulla, né le caratteristiche, né il nome del modello, solo un'immagine generica. Alla gente non importa sapere quanta memoria ha, quanto spazio libero c'è il primo giorno. “Ci funziona Uozzappe? Si può usare per i Ticche Tocche? La didattica a distanza la fa?[3] Allora va bene”. Procedo a installare un po' di apps scoprendo che richiedono un cumulo di permessi assurdi. A cosa diavolo serve ad un'apps di previsioni del tempo (che non fa altro che presentare in modo carino i contenuti di un sito web) il permesso di usare fotocamera, storage, identità e quant'altro? A cosa diavolo servono i tremila permessi per un'apps che serve solo a pubblicare foto e spezzoni video? L'utonto queste domande non se le fa: “l'importante è poter vedere le signorinelle discinte”. O peggio, “la Pubblica Amministrazione ha deciso che devo fare tutto con l'apps ufficiale”. Naturalmente quasi tutte le apps sono imbottite di pubblicità fino all'eccesso, cosa che sul mio laptop non ero abituato a vedere (e pure sul vecchio cellulare ho preso tante contromisure). Il manualino, scritto in caratteri minuscoli, è completamente inutile (parla solo di apps da installare, cioè l'unica cosa che si può fare senza assistenza). Per capire le caratteristiche hardware ho dovuto installare un'apps apposita: sono piuttosto altisonanti (gigabyte di qua, gigabyte di là…) ma il tablet si comporta come se fosse un gadget di dieci anni fa, lento e farraginoso (chissà con cosa hanno simulato l'esistenza di tanta memoria). Inoltre, al tatto, fa rumore da incollaggio storto. Dopo aver installato un po' di apps,[4] una si rifiuta di partire e dice che il tablet non è sicuro perché risulta attivato il “root”.[5] Cosa che non avevo fatto, ma si tratta pur sempre di aggeggi cinesi, non sai mai cosa c'è dentro, né quanto a software, né quanto ad hardware: non mi fido ad inserirvi cose importanti e faccio bene, visto che due settimane dopo inspiegabilmente non partono più neppure i giochini. Riformattare è un'impresa titanica e ostacolata in ogni modo. Il tablet prenderà qualche mese dopo un urto leggero che distrugge lo schermo. Non vedevo l'ora di riportarlo all'isola ecologica. L'amico si meraviglierà che mi era durato così tanto.


1) L'aspetto divertente del protestantesimo è che ti mostra sempre cosa succederà quando il prossimo cattolico cercherà di inseguire l'applauso del mondo.

2) Si dice che una rinomata azienda dal nome francese e non proprio economicissima tenti maldestramente di fare lo stesso, ma tutte le volte che sono andato a prendere qualcosa ho incontrato solo degli “spostapacchi”.

3) Eh, si era in tempi in cui il boom della didattica a distanza provocò lo svecchiamento dei magazzini di tablet, con gran gioia degli importatori di cineserie.

4) Nel gergo moderno i termini commerciali, le loro sigle, i loro diminutivi, sono diventati parte del vocabolario comune. Apps! E subito ti si illuminano gli occhi, come di fronte ad una magica soluzione a mille problemi. Sei disperato? Apps! Sei povero? Apps! Sei senza femmine? Apps! Tutto è apps, signori.

5) Evidentemente il tablet aveva già il malware precaricato di fabbrica, e chissà quanta gente più ingenua di me c'è già cascata.