venerdì 23 aprile 2021

Frattaglie - 17

Tra le cose che più detesto: la visita di qualche parente che viene a parlare del più e del meno. Preferirei buttar tempo nei videogiochi piuttosto che annuire a quella valanga di scemenze. Specialmente in epoca di covidiotismo di massa, con tutto il rituale liturgico di mascherine, saluti col gomito, distanziamenti, igienizzazioni ossessivo-compulsive.

Ho comprato un paio di cuffie nuove. Non appena stava per venirmi lo scrupolo di aver speso più del necessario mi sono accorto di aver pressoché risolto un problema alla schiena e al collo. Era un problema di postura, teoricamente risolvibile allungando il cavo degli auricolari che avevo sempre usato. Che però cominciavo ad avvertire sempre più scomodi, e si sfilavano facilmente dalle orecchie. Forse dovrei interrogarmi non sull'aver speso più del "necessario", ma dell'aver rinviato l'acquisto per "più del necessario".

Una cosa che dovrebbe far odiare tanti videogiochi è l'abilità di certuni a barare. L'aimbot che prende la mira al posto tuo e ti fa centrare il nemico quasi sempre al primo colpo, o il wall-hack che ti consente di vedere la posizione del nemico attraverso i muri, o i bot che emulano il meccanismo ripetitivo delle mosse richieste al giocatore di MMORPG per far udire al server ciò che vuole sentirsi dire, e così un software lavora al tuo posto facendo farming di punteggi e bonus a danno del software remoto. A quel punto, che senso ha giocare?

Nel corso di vari decenni i videogiochi hanno avuto un'unica rivoluzione: gli scenari tridimensionali. Tutto il resto - dalla quantità di colori usati alla fedeltà degli effetti sonori - è solo un miglioramento incrementale, e neanche tanto massiccio, visto che i bip-bip e la grafica finto-tridimensionale dei giochi degli anni '80 e '90 consentiva comunque una certa immersion. Intanto i visori VR non riescono a prendere piede, e le differenze fra full-HD, 4k, 8k, praticamente non si notano: si tratta di rivoluzioni mancate, perché la novità che promettono non è rivoluzionaria. Un raddoppio della risoluzione non è più un raddoppio della qualità percepita dall'occhio.

Una delle soddisfazioni della vita: in un circolino di imbecilli, come un forum di videogiochi, fare un'osservazione su fisica e termodinamica. Qualcuno chiede di saperne di più e rispondo chiarendo concetti e formule, in mezzo al trambusto generale di insulti e di parole inutili. A darmi soddisfazione, molto più che l'impartire una lezione, è l'umiliazione inflitta a chi aveva attivato uno spazio per far caciara sui videogiochi e per un minuto se lo ritrova utilizzato per parlare qualcosa di serio. Il massimo, ovviamente, è parlare di cose di fede, ma in quel posto avrebbero attirato solo bestemmie.

lunedì 29 marzo 2021

Frattaglie - 16

Leggo che i ciclisti anglofoni chiamano cagers gli automobilisti. Da cage, gabbia. Tradurrei piuttosto: "inscatolati". Una scatola metallica in cui c'è appena lo spazio per star seduti e i comandi per trasportarsi in giro. Ai bei tempi, quando gli arresti domiciliari di massa non erano nemmeno immaginabili, un vecchio amico "inscatolato" mi passava a prendere, e macinavamo chilometri girando per tutto il circondario, vedendo posti, edifici e gente da film surreale. Diceva che andare in giro in macchina era rilassante ed aiutava a riflettere, oltre che permettergli le migliori chiacchierate quando in compagnia. Al modico prezzo di pochi euro di benzina.[1]

Un negozietto di souvenir espone in un pannello una ricca varietà di figurette da frigorifero, quelle col magnete. Dopo qualche attimo mi rendo conto che solo una aveva scolpita una scritta (geografica e generica), mentre tutte le altre avevano il nome della città scritto probabilmente con un pennarello in fretta e furia. Un container di magneti da frigo adattabili a qualsiasi posto del mondo con un attimo di pennarello. Nessuno di quei ninnoli è stato fabbricato sul posto (dunque tecnicamente non è un souvenir). Il costo, dunque, riguarda più la sensazione di aver comprato un "significato" che un prodotto.

La desolazione comincia quando uno è pronto a risponderti: "ma io non mi vergogno di ciò che sono". Significa che c'è almeno un punto piuttosto grosso su cui ha deciso che non ha più bisogno di crescere.[2]

C'è gente che per descriversi diceva di amar viaggiare. Bene, ma a che scopo? Per vedere cosa? Sarebbe bello sentirsi rispondere "arte", "fede" o "panorami" (tutte e tre che sottintendono cibo per l'anima), che sono forse gli unici motivi per viaggiare al di là di necessità di lavoro o salute. Sarebbe stato ancora più bello se ci fossero gli occhi giusti per gustare quell'arte e quei panorami a cui l'informatica (col suo diluvio infinito di immagini) ci ha abituato a banalizzare. Mi chiedo che fine abbiano fatto tutti quei mipiaceviaggiare costretti dentro casa, oppure "costretti" a inventarsene di tutti i colori sull'autocertificazione per poter godere un po' di aria aperta in una giornata soleggiata.[3]

Qualche volta ero stato tentato di andare con quegli amici "mipiaceviaggiare" perché c'era la possibilità di visitare con calma diverse chiese che trasudano arte cristiana da ogni anfratto. Ma nelle rimanenti ventitre ore giornaliere mi sarebbe toccato comportarmi da turista come loro. Quando mi è toccato viaggiare per lavoro ho sempre approfittato per infilarmi in ogni chiesa che avesse la forma di una chiesa piuttosto che di un garage. Ho visto posti bellissimi storpiati da cartelloni imbecilli, da pseudoarte cristiana e da "candele" elettriche a lampadine. Ho soprattutto visto chiese tristemente chiuse, o con lavori in corso. Ho visto - e riconosciuto da lontano - i tipici pretini di mestiere.

Definisco carronismo la versione ciellina del confondere il carisma con la persona del capo, che del carisma è solo custode. Anche stavolta una patologia del movimento ricalca una della Chiesa. Vien da dire: aridàtece le persecuzioni. Quando gli esponenti del movimento si beccavano le molotov, non c'era bisogno di esibire il politicamente corretto nelle scuole di comunità.[4]

La povertà materiale è assai più diffusa di quanto non si creda perché oltre che dalla stupidità è solidamente sostenuta da avarizia, accidia e… creduloneria (la convinzione invincibile che "se compri X allora è uno spreco di soldi a prescindere", con X variabile a piacere, almeno finché non succede che tutti i telegiornali improvvisamente descrivano X come vantaggioso). Uno può esser povero sebbene pieno di soldi, perché non si azzarda a comprare cose che non siano strettamente indispensabili. Povero perché ha paura di sbagliare a spendere. Scoprii da solo - e successivamente, grazie al movimento, scoprii molto di più - che uno può investire su sé stesso, e che se una sola volta su dieci l'investimento è giusto e ti fa crescere, le altre nove spese che non hanno portato frutto possono essere spostate dalla colonna perdite secche alla colonna contributi ad un investimento che ha portato frutto.

Da piccolo ho assistito in silenzio ad una scena che mi ha segnato. La nonna doveva comprare qualcosa al mercatino rionale. Chiede ad un venditore. Questi le propone qualche oggetto e lei reagisce infastidita: noo, ha una cosa in più che proprio non mi serve, noo, questo non durerà, nooo, questo costa troppo. Per un attimo sentii di essermi messo nei panni del venditore. Che ha da vendere solo quelle poche cose. Che non aggredisce i clienti, né tenta di imbrogliarli, ma tenta solo di proporre ciò che ha: se non interessa, basta un "no" e avanti il prossimo. Invece la nonna - più per inveterata abitudine che per necessità - agiva come se si aspettasse che l'interlocutore volesse fregarla. Qualsiasi prezzo venisse chiesto, doveva assolutamente contrattarne uno più basso, perché "quelli vogliono sempre bidonarti". Il dolore provato dentro fu tale che ogni volta cercai scuse per non accompagnarla a far spese. Non avevo ancora la capacità di dirle: "basta un sì o un no, lascia che sia lui ad insistere e a decidere se abbassare il prezzo, se tu gli dici no il problema è suo che ha un invenduto e un'occasione persa". Non avevo ancora la capacità di parlarle di dignità del lavoro e del fatto che anche il contrattare continuamente ha un suo pedaggio (sui nervi e sulla nomea), e che a fine mese uno potrebbe essere ben felice di aver speso venti euro in più ma di aver stressato i propri nervi venti volte meno. Ma no, qualsiasi argomento per lei sarebbe stato tradotto in "vuoi dunque farmi buttare i soldi?".[5] Anni dopo, imparai istintivamente e senza che qualcuno me lo insegnasse, a dire di no e a rispondere "grazie ma non è quello che cerco".


1) In pochi periodi della mia vita sono stato costretto a guidare e devo ammettere che dopo poche centinaia di chilometri accumulati guidando da soli si comincia ad avvertire proprio quella sensazione. "La mia macchina è il mio ufficio e il mio angolo libero", mi diceva, mostrandomi orgoglioso come aveva adoperato ogni vano e ogni centimetro del cofano per il suo lavoro e per i suoi hobby. Vien da sorridere a pensare che una non trascurabile percentuale di automobilisti sia composta da cagers, da gente che considera il carburante utile più a trascorrere del tempo "inscatolato" che per spostarsi secondo le necessità. Specialmente nell'epoca delle Perenni Pandemie, delle Sempre Nuove Ondate, dei Lockdown Zonerosse e tutto il resto.

2) È molto più raro che uno non si vergogni di qualcosa di buono. Un non vergognarsi di essere cattolico. Siamo infatti nell'epoca del pride, l'orgoglio del proprio errore, al punto che istintivamente i cattolici si vergognano di essere genuinamente fieri di ciò che è buono, visto quanto è asfissiante il pride generale.

3) Il termine turismo deriva dal francese tour, andar girando, così, senza motivo, senza meta, senza ragione. Girare per il piacere di girare. Vedere una città, cioè un agglomerato di manufatti in cemento, metalli, plastica, gomma, vetro, immerso nell'asfalto, nel chiasso, nella vita frenetica di "gente" che per definizione ha sempre "altro a cui pensare". Eseguire attività di cui potersi vantare: salire in funivia, fare shopping in un punto geografico preciso, pranzare in un luogo dal nome famoso, visitare posti dove vedere dal vivo le cose già viste nell'internet, assistere a spettacoli dove gente di mestiere esegue una performance pur avendo "ben altro a cui pensare", illudersi che le sensazioni e le emozioni provate altrove siano più intense di quelle provabili nel paesetto natìo.

4) La crisi del movimento di Comunione e Liberazione, forse persino suo malgrado, rispecchia fedelmente quella nella Chiesa. Un capo volubile e permaloso che guida verso la deriva. Un preoccuparsi ossessivo del singolo pelo del leone perdendo di vista (e smettendo di riconoscere) il leone intero. Un sostituire la speranza con l'ottimismo, l'appartenenza con una tifoseria, l'osservazione critica come irragionevole polemica. Un inseguire le mode mondane a tutti i costi, un parlare come davanti ad una platea immaginaria di atei gentili e ragionevoli ed a cui prudono le mani di voler applaudire chiunque dica una cosa politicamente corretta. Un seppellire don Giussani lentamente e inesorabilmente. Capi e capetti oggi gestiscono il movimento, non hanno più nulla da scoprire - e quelle loro omelie vuote, tutte uguali nel consolidato gergo altisonante - ti fanno capire che loro ritengono di non aver più nulla da scoprire personalmente. Sanno già tutto, e ti fan la predica contro chi crede di "sapere già tutto". C'era stato un tempo in cui il gestire era stato per loro una solo fastidiosa aggiunta allo scoprire.

5) Come praticamente tutti, anche la nonna ha vissuto tutta una vita desiderando comprarsi casa. Non c'è riuscita. Ogni lira e ogni centesimo risparmiati, andavano dritti nell'immaginario fondo casa, immaginario perché ogni tanto spese varie intaccavano duramente quei piccoli risparmi, e il comprarsi casa restava un sogno. Ho avuto la fortuna di arrendermi all'idea che certe cose non potrò mai permettermele. La fortuna di documentarmi su internet e diventare espertissimo di cose che non avrò mai la possibilità di comprarmi. La fortuna di provare ancora dolore a ricordare che quell'affanno a risparmiare per una vita intera non avrebbe mai portato al riscatto, cioè che non era fondato su una speranza ma su un sogno.

sabato 13 marzo 2021

Una nuova religione sta prendendo massicciamente piede, e non ci posso far nulla

La Nuova Religione che sta selvaggiamente spopolando sui social è senza dubbio il vaccinismo.[1] Fingevo di non notare il suo enorme successo finché non ho perso un amico, talebano dei neodogmi che van per la maggiore, che ha insistito con grave serietà sul valore ineffabile della sacerrima panacea risolvitrice del Nuovo Male Assoluto, al punto che mi ha eliminato dai suoi contatti. Era un amico del movimento,[2] beninteso, cioè uno che con altrettanta serietà ripeteva sempre con entusiasmo le pagine di scuola di comunità relative all'infatuarsi di un'idea.[3] "Sai, il concetto di idolo, come spiegato ne Il Senso Religioso… sai, il ragazzo ateo che vinceva le gare di religione…" Voglio sperare che questa sua conversione non abbia conseguenze irreparabili.[4]

Qualche dubbio sulla suprema bontà dei sublimi vaccini[5] m'era sorto quando ci fu tutta la cagnara sugli Ottanta Gradi Sotto Zero, per poi esibire in tivù la Processione Solenne del Santissimo Vaccino, a favor di telecamere e con pingue scorta di carabinieri, in un furgone FRC, cioè di quei furgoni frigorifero che nel migliore dei casi mantengono 15-20 gradi sottozero, per poi venir maneggiato a mani nude. Subito giunse lo spiegone[6] che nessuno aveva mai annunciato prima: una volta scongelato, perbacco, resiste per cinque giorni, per una settimana! Altro che il filetto di platessa, che una volta scongelato va consumato in giornata. Tutta la cagnara sugli Ottanta Sottozero è rapidissimamente sparita dai media,[7] mentre le peggiori battutacce dei primi giorni (come quelle sul tampone anale) incredibilmente diventano realtà[8] e nel frattempo scompaiono, sommerse dal frastuono mediatico, le rare voci di cattolici riguardo l'uso di feti abortiti[9] negli ineffabili neovaccini a cui la legge obbliga a prestar cieca fede, con pene a partire dalla morte sociale.[10]

Naturalmente mi guardo bene dall'esprimermi in pubblico su queste cose, non vorrei passare per no-vax, l'etichetta infamante che sta rapidamente surclassando in classifica quelle di nazifascioleghismo casapoundaro gombloddaro. La caratteristica dei talebani è quella di vedere il mondo in bianco e nero: se non sei profondamente credente della loro neoreligione televisiva, sei il Nemico Assoluto. Ho paura di scoprire che all'ingresso della Scuola di Comunità (rigorosamente on-line) anziché sbandierare orgogliosi il raro omaggio di Tracce[11] (le miniature plastificate di tutti i volantoni di Pasqua, più introvabili di Snorlax magro) si agiti pomposamente il Certificato di Neobattesimo - sempreché si abbia vinto la roulette russa degli effetti collaterali avversi.

E mentre c'è tutta una gara mediatica forsennata a chi proclama di vaccinare più fantastiliardi di persone al più presto, all'improvviso arriva il "contrordine compagni!": il vaccino russo Sputnik, producibile in Brianza a decine di milioni di dosi, improvvisamente vien "preso a distanze" da lorsignori campioni del vaccinismo, magari avran paura che si tratti del Novichokkolato al latte e - bontà loro - han deciso di preservare la nostra salute, che a loro così tanto sta a cuore.

Ecco, io vorrei che vaccinarsi fosse un atto volontario e senza incentivi né ricatti morali, lasciando che i dubitabondi come me abbiano tempo per riflettere e dando priorità ai più fervorosi credenti della neoreligione,[12] affinché s'immolino sperimentino di persona la bontà delle proprie convinzioni.[13]


1) Mi piace il fatto che vaccinismo fa rima con cinismo. E mi diverte anche l'idea di perdere tre quarti dei miei quindici lettori, che faranno i loro scongiuri (versione laica di preghiere ed esorcismi) perché ho osato mettere in dubbio ciò che Tutti Dicono Essere Indubitabile (guai a toccare l'Inoppugnabile Neoreligione). Pazienza, dopotutto anch'io certe volte sono altrettanto permaloso e smetto di leggere un autore quando per caso ne scopro qualcosa di estremamente ripugnante.

2) Magari è perché mi son perso i più recenti inserti di Tracce e lettere di Carrón; credevo che l'appartenenza al movimento desse quella mentalità restìa a fidarsi ciecamente delle Grandi Novità Televisive.

3) L'infatuazione per un'idea è una malattia spirituale che ha un lungo periodo di incubazione nell'anima, per poi esplodere casualmente ad una piccola accidentale provocazione. Una mia blanda critica alla sciaguratezza delle banche riguardo alla crisi dei subprime fu sufficiente affinché un amico sacerdote perdesse immediatamente tutta la stima che aveva per me, partendo con l'infliggermi - con la bocca a culo di gallina - una gentile intemerata a suon di "nooo, ma cosa dici, nooo, ma non è così, nooo, ma ti sbagli". Chissà, magari aveva un cognato di cognome Goldman-Sachs o Rothschild?

4) Il punto è che il Supremo Vaccino non rende immuni, non esime dagli obblighi di mascherine e distanziamenti, e nel bugiardino le case produttrici si esonerano da qualsiasi responsabilità sugli effetti collaterali. Se contiamo anche il fatto che è stato sviluppato in fretta e furia, ci sono proprio tutti gli ingredienti per starne alla larga per un bel po'. Ma già a gran voce reclamano che i non vaccinati, non godendo di quell'apocalittico "marchio sulla fronte", non potranno né vendere né comprare..

5) Quelli che d'improvviso si son riscoperti finissimi virologi e preparatissimi epidemiologi sono i primi ad accusarti di esserti "informato solo su youtube e facebook", con quella stessa saccenza ed arroganza che esibivano prima dell'avvento della dittatura psicosanitaria.

6) Definiscesi spiegone lo sgangherato sermone post factum che i laici azzecca-garbugli tirano fuori per confermare nella fede i Talebani della Neoreligione, senza riuscire - né minimamente preoccuparsi di riuscire - a convincere i non credenti, ottenendo così di rendere questi ultimi ancora più scettici.

7) Così come "opportunamente" non si sono più viste le messinscene come le Colonne di Camion Militari Zeppe di Bare con Cadaveri Freschi di Covid, o i medici cinesi che cadevano stecchiti all'improvviso e in diretta televisiva, così la faccenda degli Ottanta Gradi Sottozero è magicamente scomparsa dall'elenco delle giaculatorie che i credenti nella Neoreligione erano tenuti a recitare. Come per l'accensione di un motore a combustibile, una volta ottenuta la scintilla iniziale, la reazione (nel nostro caso la paura) si autosostiene. Fu così anche per il glorioso Inside Job dell'11 settembre 2001 e le misteriose lettere all'antrace spedite ad alcuni parlamentari dell'opposizione. Dopo poche settimane di brouhaha, sparì così rapidamente dai media americani che solo i "complottisti" si sono chiesti che fine abbia fatto la Mostruosa Capacità di Al Qaeda di compiere Attentati Bioterroristici di Guerra Batteriologica.

8) Si veda il canale Telegram Eventi avversi dei vaccini Covid.

9) E chissà che altri intrugli da racconto gore. Non siamo tanto lontani dal tempo in cui ci siamo lamentati dei cocktail di vaccini, e già all'epoca ci chiedevamo fino a che punto si trattasse di una soluzione spropositata rispetto al problema.

10) Il giro di vite delle prossime tre settimane di lockdown, infatti, sembra proprio confermare i peggiori timori: è in corso una "guerra batteriologica" contro la società civile, e nonostante il siringamento di milioni di italiani si continuano ad imporre misure restrittive, a chiedere in prestito fiumi di miliardi che sappiamo già si disperderanno in mille rivoli, e a pubblicare statistiche contraddittorie e gonfiate di "morti", "contagi", "casi". Coraggio, «ci aspettano tre settimane orrende, ma il peggio verrà poi».

11) Quella che con ingenua baldanza era la rivista del movimento, e che in origine portava fieramente il nome di Litterae Communionis, è da anni divenuta una raccolta di omelie che non infastidiscono nessuno, corredata di artistiche e spettacolari foto belle da guardare ma che non dicono niente, come la copertina di marzo 2021, "Generazione Covid", in cui si vede un'atleta di strada esibirsi in un improbabile e pericoloso salto mortale sul ponte della tangenziale. La vera "Generazione Covid", a dispetto della redazione di Tracce, è quella dei bimberchi che hanno già imparato che in DaD basta mettere il nastro adesivo sulla webcam (per degradare la qualità video) e lamentare "problemi di connessione", tirar via il cavo del modem quando la prof interroga, mettersi di spalle alla finestra in modo da sballare l'equalizzazione delle luci cosicché il prof non noti che lo sguardo dell'interrogato è incollato a libri e appunti, avere un secondo cellulare fuori campo webcam per giocare o usare Google Translate o farsi dettare le risposte dai compagni sul Discord, e soprattutto beccarsi una serqua di otto e nove perché l'insegnante è stufo del fuoco incrociato della burocrazia scolastica (per la quale se l'alunno è un somaro la colpa è sempre del prof) e delle mamme che alle 22:30 su Whatsapp esigono con furia che l'indomani il compito in classe vada rinviato. Sarà anche gradevole leggere l'omelia di uno che superati abbondantemente i cinquant'anni ha cominciato a insegnare (faccenduccia solitamente poco tipica nelle scuole non abbastanza influenzate dal movimento) e descrive l'accaduto "rapporto sorprendente" coi ragazzi "investiti dallo sguardo". Ma è come stare in stazione e vedere tutti i treni con un'ora di ritardo (il tuo con tre ore di ritardo) e rallegrarsi perché un treno tarda solo di 25 minuti.

12) In realtà già avviene. Certi giovinotti freschi di laurea e senza alcuna apparente connessione con le categorie ufficialmente "meritevoli" (tali di mestiere o di salute) esibivano sui social le immagini della loro avvenuta vaccinazione - evento vantabile perché implica l'aver saltato la fila degli "aventi diritto" -, salvo poi cancellare i loro post per le velenose invidie di altri Credenti nel Vaccino.

13) Lo so che è probabilmente contrario alla carità, ma solo perché è ridicolo tentare di fermare il carretto che sta scivolando giù per il burrone: tanti poveracci - come il sullodato ex amico - hanno delegato ai notiziari mainstream il compito di pensare al posto loro (certi soloni del movimento giustificavano tale delega usando in modi sofisticati l'espressione di don Giussani: "sul comodino, breviario e giornale"), e pertanto non hanno troppa colpa delle conseguenze. Essendo impotenti a fermare o almeno rallentare la guerra non convenzionale in corso contro la società, andrà a finire che ci toccherà esercitare la carità sforzandoci di confortare chi ha rovinato la propria salute con la creduloneria.

venerdì 26 febbraio 2021

Solo una nota a margine

Che l'Italia sia spacciata e beyond repair è ormai un dato di fatto. La conferma più dolorosa di tutte è l'esposizione dei bambini alla blasfemia.

martedì 12 gennaio 2021

Frattaglie / 15

È come il pachinko per i giapponesi: quella faccia ebete del soggetto seduto, palline che cadono fiaccamente, alla rinfusa, con rumori stupidi e insignificanti, qualcuno dei buchi in basso fa vincere altre palline e forse anche soldi. È come il videopoker, il liberarsi di soldi necessari passando il tempo in attesa comatosa del bling-bling! di vittoria senza sforzarsi neppure di voler analizzare la combinazione di figurette sullo schermo. Certe attività - non solo da ludopatici - esigono un cervello spento, ed era incredibile osservare lo zelo degli spegnitori del proprio.

Scena surreale da ventunesimo secolo: il ragazzino di dodici anni che guarda sorpreso e stupito un mandarino di due centimetri di diametro: "incredibile, quanto è piccolo, mamma, hai visto?". Fino a quel momento era davvero convinto che i mandarini nascessero così, senza motivo, già grandi, direttamente sugli scaffali del reparto ortofrutta. Non sapeva che anche la frutta cresce, che va allevata. La sua generazione è perciò naturalmente favorevole all'aborto, al non far figli, al race-mixing, al disprezzo degli anziani "che ci rubano le pensioni" (come se un venticinquenne di oggi avesse veramente speranze di vedere una pensione fra 40 anni). Disprezzano la paternità e la maternità, e se qualcuno fa loro presente che giunti alle soglie dei quaranta non avranno più "la vita davanti", risponderanno stizziti che potrebbero anche essere già morti di "sballo" nel frattempo.

A Natale non sono riuscito ad andare a Messa. Avrei dovuto sorbirmi la pagliacciata del gaio parrochetto locale e le messinscene dei compaesani, proprio non ce l'ho fatta. Ancor prima di non andarci, già avvertivo con coscienza che nei prossimi anni sarà anche peggio. Se tutta la cagnara dell'epidemia fosse stata per assestare un drastico colpo alla Chiesa, ci sono riusciti benissimo. Proprio la libertà di movimento dava una flebile possibilità di andare ad una Messa decente e da un sacerdote disponibile per le confessioni.

Un vecchio amico mi chiede quanto costa risolvere il problema X. Gli rispondo che se è fortunato se la cava con cinque o seimila. "Ma no, è troppo". Rassegnato (perché so già come andrà stancamente avanti la conversazione) gli dico che con le cineserie potrebbe cavarsela poco sotto i tremila, ma perderebbe i vantaggi essenziali della soluzione di X. "Ma no, è ancora troppo, io pensavo al massimo mille". Certo, per millecinquecento troverà una finzione di soluzione, un rinvio del problema X di poco tempo. "Con te non si può parlare". Vorrei rispondergli che vulgus vult decipi, ma svicolo dicendo che sono cifre che non posso permettermi e perciò posso consigliare solo ciò di cui ho ragionevoli certezze. Ma non basta. Vulgus vult proprio decipi, e decipi per bene, altrimenti vulgus non è contentus.

La bimbetta ha preteso il cellulare. Pagamento rateale sanguinoso. La bimbetta ha preteso il giochino. Acquisto di powerbank perché non si può lasciarla senza giochino. La bimbetta ha preteso un costoso personaggio nel giochino e una skin da venticinque euro, e i genitori piuttosto poveri si son detti: mia figlia dovrà avere i lussi che nella mia infanzia non ho avuto. Poche settimane dopo il cellulare finisce a bagno nel lavandino. Addio cellulare e addio skin e personaggio. Mi chiedono come recuperare la password del giochino ma non ricordano con quale email si era iscritta. Non ho potuto far altro che dir loro: la lezione di elettronica e informatica è stata piuttosto costosa, speriamo che l'abbiate appresa. Devo averli urtati, non si sono più fatti vivi. Una volta l'educazione consisteva in dosare bastone e carota. Oggi che le agenzie educative sono Youtube e affini, viziare un figlio (e allevare un ribelle che ti si rivolterà contro) non è mai stato così facile.

Canale Telegram dedicato allo studio di X. Uno dei presenti è all'estero e si lamenta di non riuscire a farsi degli amici. Resisto alla tentazione di rispondere, perché è il solito melodrammone della solitudine in versione zoomer. Sembra una vita fa, eppure a vent'anni io questi problemi non me li ponevo (seppur comprendendo cosa si intendesse alla scuola di comunità riguardo al parlare della solitudine dell'uomo). Oggi, dopotutto, fanno tutto con le apps: più il problema è assurdo e più esistono apps che sembrano risolverlo. Infine non resisto e tento di combinare una risposta in cui c'entri X e l'amicizia, ma la conversazione ugualmente divaga sulle strategie per trovarsi degli amici (con tanto di menzione di alcune apps). Manca solo la goccia che faccia traboccare il vaso e mollare anche quest'altro canale Telegram.

Dodicenne insiste a farmi ascoltare i video di urla letteralmente infernali di gentaglia su youtube. "Guarda come sbroccano", mi dice tutto contento, neanche avesse scovato il manoscritto originale della Divina Commedia. "Questo ha 262mila visualizzazioni!" annuncia trionfante mentre me lo ripropone per la seconda volta. Sono diventato sordo per qualche interminabile minuto, come Moretti che gioca coi trenini in La Messa è finita.

giovedì 17 dicembre 2020

Frattaglie / 14

Siamo da giorni in quell'orrendo periodo dell'anno in cui si scatena la frenesia degli acquisti natalizi.[1] Mi arriva da una mamma moderna, gradita quanto una pugnalata, la richiesta di comprare un tablet per un bambino di neanche otto anni e di custodirlo (per motivi babbonataleschi) per qualche giorno. Per bizzarre politiche familiari non posso dire di no a questa parente. Dio solo sa quanto ho in odio l'idea di mollare a bambini innocenti aggeggi capaci di connettersi a internet (tanto più in questi anni in cui le agenzie educative sono TikTok, Youtube, la chat dei videogiochi, e la sezione Games dei vari app store). Ma al figliuolo prediletto non si può dire di no, ed anzi i genitori moderni sbavano all'idea di potersi vantare che il pargolo nientepopodimeno si connette a internet e lancia su youtube e altrove le proprie goffe bambinerie. La coltellata raddoppia perché il bimbominchione esige la versione con scheda Sim.[2] Mi tocca essere il boia, ancora una volta. Pazienza.[3]

Un ragazzetto apparentemente sveglio, ritenendo di potersi fidare di me, mi confida alcune robette massoniche all'amatriciana. Mentre fa il suo piccolo sermone convinto di star accaparrandosi un discepolo, penso a quanto quelle frasette tra lo smielato e il fantascientifico sembrano quasi uscite da un'omelia di un campo scuola. Il punto cruciale è che certe espressioni che a me suonano come eresia oltre che calamita di pedate, sono solo un goffo tentativo di abbellire fino all'esagerazione qualche idiozia di moda [4] ma che partono dal presupposto di Babele: alle parole ognuno dà il significato che più gli piace. Così come il pretino cretino si illude di essere pastoralmente efficace sputando esplicitamente sul lessico cristiano e descrivendo i sacramenti con termini fra lo psicanalitico e l'amministrativo, così al livello inferiore il ragazzetto crede di aver scoperto il super segretissimo mega segreto di tutte le cose, infilandoci senza alcuna vergogna qualche parolone ebraico di dubbia pronuncia.

Nel paragrafo sui requisiti delle aspiranti di una comunità religiosa femminile leggo che non verranno accettate le persone malate di nervi e di esaurimento nervoso, anche se clinicamente guarite, perché ciò mette in dubbio sia l'esistenza di una vera chiamata di Dio, sia la stabilità della guarigione. Siamo nel 2020 e mi stupisco del normale buonsenso cattolico, visto che nella Chiesa è divenuto merce rara, al pari del parlar chiaro.

Film di nicchia con ottime recensioni. Bella attrice, attorno a cui è costruita la trama, la fotografia e le riprese. Il film è una cagata. Cerco i social dell'attrice, e trovo lo squallore, sorprendendomi dell'essermene sorpreso. Fra i post più recenti, il tipico calcio dell'asino a Trump. Naturalmente nel film è molto più carina che di persona: in pochi anni la sua bellezza si è infranta con un frontale al muro. She hit the wall, come dicono gli americani per indicare lo sfiorire della bellezza muliebre. Ho apprezzato dunque un personaggio che già da tempo non esiste più, una bellezza che è scomparsa non molto tempo dopo l'uscita del film. Come un eroe dei fumetti che resta tale anche a distanza di tempo[5] e che nel leggerlo e rileggerlo non puoi fare a meno di pensare che anche se fosse esistito, oggi sarà solo uno sbiadito ricordo.

Su un forum leggo la "confessione" di uno che avrebbe fatto carriera come autista e inserviente al servizio di Epstein, con retroscena realistici e raccapriccianti e con nomi e luoghi impossibili da verificare. Ma è solo una specie di raccontino ben confezionato.[6] Lo noto dalla descrizione piuttosto povera del suo pentimento:[7] per raccontare un tormento dell'anima occorre prima che l'anima si sia sentita davvero tormentata al punto da volersi liberare da un peso.


1) Per principio non faccio mai acquisti nelle stagioni "apposite". Gli scarponi invernali vanno comprati ad aprile o maggio, gli aggeggi elettronici a febbraio o ottobre, e così via. Sono una mosca bianca, in tal senso. La liturgia degli acquisti natalizi va celebrata con o senza lockdown e tutto il resto.

2) Cioè con un abbonamento in più sulle spalle dei genitori.

3) Per una combinazione fortunata fu solo alle scuole medie che appresi dell'esistenza e dell'accessibilità di certe porcherie. Per questo mi ripugna che a bambini stupidi ma ancora innocenti piovano addosso opportunità di rincitrullirsi meglio. La perversione dei bambini è un ottimo ingrediente della ricetta per far perdere le speranze.

4) Un po' come le bimbe di oggi che amano sorbirsi ore e ore di imbecillità su Youtube a condizione che siano costantemente corredate da bamboline idiote in ogni scena. Sorvolo sul fatto che quelle bamboline vengono rappresentate sempre come fashion, cioè come dedite ad esibire il proprio corpo il più denudato possibile, e ad essere costantemente al centro dell'attenzione in ogni caso.

5) Dopotutto nessuno si è mai chiesto dov'è che Tex Willer comprasse pallottole, tabacco e biancheria di ricambio. Nessuno si è mai chiesto cosa sarebbe significata la vecchiaia per Batman. Oppure le delusioni arrecate a Spiderman da una giustizia che, al pari della politica (anzi, di fatto dirigendola), premia i ricchi e tartassa gli onesti. Oppure la menopausa delle varie eroine femminili, con la cellulite che deborda dall'assurdo costume, i dolori che inceppano i superpoteri, la necessità di correre sempre più spesso dal parrucchiere a farsi tingere i capelli.

6) Glowposting è l'arte di certi servizi segreti di spacciare per rivelazioni anonime su internet qualcosa utile a depistare i diretti interessati o a spargere panzane (corredate di qualche punto vero per sembrare credibili). È un po' come il metodo dell'anonimo mago della Borsa: manda mille lettere con una previsione, dopo l'evento ne manda 500 ai destinatari della prima in cui ci aveva azzeccato, con una seconda previsione; dopodiché ne manda 250 ai destinatari della seconda a cui aveva "previsto" giusto; dunque i 125 rimanenti si ritrovano con un anonimo "mago" che ne ha imbroccate tre difficilissime e consecutive e non vedono l'ora di ricevere la quarta. E qui il mago specula, inducendo i 125 a comprare la sua spazzatura (o a credere alle sue mirabolanti rivelazioni: "sapete, sono un agente segreto…").

7) Pentimento senza ravvedimento, visto che annuncia (ma non ci credo) di voler "farla finita" prima che i diretti interessati lo scovino. E no, non basta rimarcare di essere finito nel tunnel della cocaina e dell'alcool per rendersi più credibili.

lunedì 26 ottobre 2020

La scienzaaah degli ipoastraenti

Per l'ennesima volta mi hanno fatto cascare le braccia più tutto il cascabile consentendomi di realizzare ancora una volta che questa generazione di 'gggiovani[1] è completamente estranea a qualsiasi più elementare concetto filosofico e teologico. Blaterano della Scienza come se fosse un magico oracolo ma non sanno distinguerne né i più elementari limiti, né il fatto che è limitata dalle conoscenze del momento; soprattutto, credono acriticamente che sia "scienza" qualsiasi cosa spacciata per tale dai Padroni del Discorso.[2]

A questi 'gggiovani in cui mi sono imbattuto manca poi la capacità di astrazione.[3] Anche da laureati in filosofia, vanno avanti con la lavagnetta di Buoni e Cattivi, ubbidendo fedelissimi alla moda del momento. Uno di loro reclama il diritto di bestemmiare "perché non offende nessuna persona concreta". Gli faccio presente che ieri era vietato bestemmiare ed era consentito essere razzisti, oggi è consentito bestemmiare ed è vietatissimo essere razzisti.[4] In altre parole, oggi come ieri esistono categorie di uomini che possono essere odiati senza conseguenze: ieri si poteva istituire l'apartheid, oggi si possono devastare chiese. Se dunque ieri era "dittatura" e "barbarie", perché oggi non si può chiamarla "dittatura" e "barbarie"? Non ci arrivano.[5] Sono incapaci di astrazione.

L'incapacità di astrarre è un solido fondamento del neopaganesimo, oggi di larghissima maggioranza.[6] Con le sue favolette autorizzate, da credere ciecamente, pena la pubblica esecrazione (o peggio).[7] Vieni bandito perché hai osato ricordare che non esiste solo il virus, ma anche la scenografia di contorno; non esiste solo la lotta al virus, ma anche gli approfittatori autorizzati (e invogliati) dalla legge; non esistono solo i dispositivi di protezione dal virus, ma anche e soprattutto quelli per rinfocolare l'isteria di massa.[8] Il tutto con sullo sfondo la devastante interruzione di esami medici e interventi clinici (con centinaia di migliaia di morti in più della media annuale per problemi cardiocircolatori, mancata prevenzione di tumori, e altre cause, più l'onda lunga nei prossimi anni). Ma tanto the show must go on…

È triste ritrovarsi ad avere ragione sulle conclusioni raggiunte pressoché da ragazzino. Era facile leggere don Giussani a proposito di una società che si diceva cristiana ma non lo era più, rispetto ad oggi che non si dice più cristiana ed ha abbracciato di cuore il nuovo Pantheon obbligatorio (e frequentemente aggiornato) in cui solo i cristiani stupidi pensano di trovare accoglienza. Erano ancora i tempi in cui era facile andare a Messa, ed era complicato - ma non un supplizio di Tantalo - trovare un buon confessore e una Messa celebrata come Dio comanda. Erano ancora i tempi in cui potevi permetterti di uscire di casa senza accurata pianificazione, di improvvisare una cena fuori con gli amici senz'altra preoccupazione che l'attesa di quaranta minuti davanti alla pizzeria perché tutti i tavoli erano già occupati, di prenotare esami medici e servizi vari senza dover temere fino all'ultimo momento annullamenti improvvisi dovuti ad un tampone inspiegabilmente positivo[9] o ai tanto draconiani quanto stupidi provvedimenti governativi.[10]

Il movimento di Comunione e Liberazione anche stavolta[11] non ha nulla di concreto da dire, pur riconoscendo che la «situazione difficile» (eufemismo per "grande show neopagano impostoci dal Potere") «sembra fatta apposta per impaurirci, per bloccare qualsiasi iniziativa e far svanire nel nulla ogni impeto».[12] È come concentrarsi sul pelo del leone e non riuscire a vedere il leone intero (proprio lo stesso risultato dei 'gggiovani incapaci di pensiero astratto). È come aver riconosciuto la trappola (del confondere la virtù della speranza con l'autoimposizione dell'ottimismo) e però gettarvisi dentro con sempre rinnovato entusiasmo.[13]

Ma dal movimento sembra non ci sia più da aspettarsi una guida paterna, quella di cui ancora si potevano gustare buoni sgoccioli quindici o vent'anni fa. L'istituzionalizzazione (piovutaci addosso da Giovanni Paolo II) ci impone la political correctness, l'obbligo di essere sagrestia-compatibili e col sorriso beota anche quando nascosto dalla mascherina.[14] La varietà di sensibilità (cioè la percentuale di persone pronte ad abbandonare il movimento qualora il capo faccia un'affermazione incompatibile con la narrativa del telegiornale della sera prima) impedisce di esprimere nelle scuole di comunità idee men che generiche.[15] È una fortuna, per capi e capetti del movimento, che i simpatizzanti abbiano la memoria corta e il televisore sempre acceso.[16] Quelli che hanno cominciato a chiedersi perché mai ci si debba parlare addosso - di persona o in videoconferenza - avvertono sempre più che il movimento è ormai un club religioso indistinguibile dagli altri, una roba per il raro tempo libero (dei summenzionati credenti nella Scienzaaah) anziché una liberazione.


1) 'Gggiovani nel senso di under 50. Ma forse sarebbe più corretto parlare di mentalità non abbastanza navigata, o meglio, con scarso senso del destino e scarsi ideali. Resta comunque vero che nell'epoca in cui ci si sposava a vent'anni, lo spartiacque tra giovane e adulto era piuttosto netto. Ormai "adulto" è un termine meramente anagrafico.

2) Pure in queste lande brulle e desolate è arrivata notizia che il famigerato "studio" tarocco pubblicato dalla "prestigiosa" e "infallibile" The Lancet fu ritirato dopo meno di due settimane, e ciononostante viene ancor oggi adoperato dall'AIFA come scusa per non curare i malati.

3) Buttavo lì una battuta, volutamente provocatoria, per far capire il livello di isteria a cui si è giunti: "una volta la quarantena era per i malati, non per i sani", e subito va su tutte le furie il 'gggiovane interlocutore: "allora cosa proponi!?!" Proprio come in un romanzo orwelliano, danno per scontato che le Soluzioni Ufficiali non abbiano alternative, e che qualsiasi cosa diversa dagli slogan di regime sarebbe eversione da combattere con sarcasmi preconfezionati, schedature, odio e violenza. Sono incapaci di astrarre. Sono incapaci di riconoscere la differenza fra cura, precauzione, imposizione, eccesso, ingiustizia: o buono, o sbuono. Sono quelli che godono moltissimo nell'utilizzare formule impersonali ("così si è deciso") e sottintesi per rinforzarle ("allora cosa proponi?", sottinteso: la tua proposta non coincide col "così si è deciso" o con la strategia di oggi del governo, pertanto è da rigettare e insultare). Sono incapaci di astrazione, condannano le dittature ma sono incapaci di riconoscere quelle in vigore. Solo perché i dittatori contemporanei non fanno il passo dell'oca, non hanno i baffetti, non esibiscono svastiche.

4) «Neppure lo Stato liberal-democratico contemporaneo è in grado di permettersi uno scambio di opinioni a 360 gradi, e questo perché tutte le società – ripeto, tutte – hanno un implicito fondamento religioso: si tratta di sapere quale esso sia. Nell'Europa attuale, l'unico fondamento religioso ecumenico è la religione dell'Olocausto e del giudeocentrismo metafisico di espiazione, quindi è sottratto, sul piano giuridico e giudiziario, alla sfera della libertà d'opinione. (…) Non esistono società politiche senza fondamento religioso presupposto sottratto alla punibilità giudiziaria: in Iran, e penalmente proibito dire che Allah non esiste che, quindi, Maometto non era il suo profeta; in Europa è legalmente possibile farsi beffe di Dio, di Allah e di Maometto, ma è legalmente proibito dire che l'Olocausto non c'è mai stato» (Costanzo Preve, Il popolo al potere, Arianna Editrice, Casalecchio, 2006, p. 60).

5) Una dittatura è maggiormente efficace quando ha l'appoggio popolare. Appoggio che non necessita di sincere convinzioni: in URSS i comunisti genuini, alla Getmanov di Vita e Destino, erano la minoranza. Tutti, Getmanov incluso, vivevano col fondato terrore che un gesto insignificante trasformasse definitivamente la propria vita in un inferno perché qualche solerte soggetto in vena di delazioni vi aveva intravisto un che di controrivoluzionario trotskista (KRTD). Così anche oggi, gli entusiasti sostenitori del regime, che ti aggrediscono come se la loro reputazione, il loro stipendio, il loro quieto vivere dipendessero dalle valutazioni di una giuria più o meno immaginaria che controlla ogni attimo della loro vita, ogni gesto insignificante di ognuno. Vivono una dittatura, subiscono la dittatura, temono la dittatura, l'avvertono come dittatura, eppure al sentirla chiamare dittatura negano risolutamente e con tutte le proprie forze, quasi gridando: "eeh, le dittature sono solo quelle con la svastica, i baffetti, l'olio di ricino!".

6) Ai tempi del pontificato di Ratzinger, chi l'avrebbe mai detto che si sarebbero visti in Vaticano, in presenza compiaciuta del suo successore, la statua di Lutero e della Pachamama? Chi l'avrebbe mai detto che un Papa avrebbe "aperto" alle unioni omosessuali (sia pure per far campagna elettorale contro Trump)?

7) Qualche settimana fa davano notizia dell'app Immuni che aveva totalizzato 6,7 milioni di download, identificando nientemeno che 338 positivi al tampone e distribuendo cinquemila notifiche. Trecentotrentotto su oltre sei milioni. È come se la pandemia in corso fosse dello stesso ordine di grandezza di un'influenza stagionale.

8) Sono più di sei mesi che tento inutilmente di far presente che se le mascherine fossero almeno un pochino efficaci come dicono, il cattivo o mancato utilizzo avrebbe dovuto proporzionalmente scatenare focolai d'infezione clamorosi. Anche perché la maggioranza assoluta delle mascherine in circolazione non è né certificata, né nuova. Le mascherine, in quanto amuleto obbligatorio per legge, novelle coccarde tricolore della Rivoluzione, dovevano tassativamente essere imposte anche nelle scuole.

9) La roulette russa del tampone è un potentissimo ansiogeno. È come quando in URSS un tuo lontano parente veniva sospettato di trotskismo.

10) Siamo seri: se un provvedimento non serve a "qualcosa", significa che serve a "qualcos'altro". Quando ti dicono che coprifuoco e mascherine servono a "qualcos'altro" di non scientifico (esempio 1, esempio 2) significa che non stanno facendo guerra al virus, ma alla società civile: significa che il virus è una scusa per il Grande Reset accuratamente pianificato e annunciato da anni. Coraggio, gente, datevi da fare a «cedere quote di libertà»: ve lo dice uno che trova positiva «la tutela e l'esigenza di preservare un ordine mondiale».

11) Duole dire "anche stavolta", ma è purtroppo vero. Si veda ad esempio il paragrafo Piccola antologia del conformismo civile.

12) Editoriale di Tracce di ottobre 2020.

13) Orsù, quanti ciellini hanno già in cameretta il quadretto "Tutto Andrà Bene"?

14) Nanni Moretti nel 1989 aveva già profetizzato l'eutanasia volontaria di Comunione e Liberazione.

15) L'ampollosa e sterile ripetizione di parole del lessico di don Giussani, ai bei tempi, era la penosa abitudine dei chierici che venivano a celebrare da noi e volevano guadagnare la simpatia della platea. Oggi pare diventata la parlantina ufficiale di capi e capetti, per i quali il movimento è una cosa da gestire, non più un'esigenza vitale personale.

16) Con "televisore" intendo per estensione tutti i media fruiti passivamente. L'interazione coi social, ad esempio, nel lasciarsi guidare dalla timeline e dagli "algoritmi" che scelgono i "contenuti più interessanti per te" (cioè per il mercato pubblicitario e per la politica aziendale), è una fruizione di fatto passiva.

martedì 25 agosto 2020

Il movimento, cortigiano della storia?

La sgradevole sensazione che mi cresce da qualche tempo è che cielloti e giussanologi - cioè quelli che riducono il movimento a un attivismo e quelli che lo riducono ad un discorsetto postprandiale salottiero - abbiano irreparabilmente preso il sopravvento. Inutile nasconderselo tentando di dirsi che se una cosa era vera quindici anni fa è vera ancor oggi: lo sbando è delle persone, non di ciò che a suo tempo abbiamo vissuto.[1] Se quelle persone non hanno più molto da spartire con quel vissuto - perché hanno cambiato idea, perché hanno ridotto il movimento a un discorsino compatibile coi salotti televisivi e con le anticamere curiali - non è colpa mia, ed è disonesto chiamarmi nostalgico.[2]

Nel frattempo costa sempre più fatica dimostrare a un loro seguace il cambiamento avvenuto nel movimento, anche se loro stessi lo hanno visto e vissuto. Come per l'effetto Chernobyl di cui parlò don Giussani, "fuori" sembra tutto più o meno uguale: è "dentro" che qualcosa è cambiato. Quando ci si sacrificava non poco per andare al Meeting era perché quell'università estiva ripagava ampiamente ogni sacrificio fatto.[3] Per qualcosa che ti faceva verificabilmente crescere era facile affrontare traffico, intemperie, ritardi ferroviari, persino gli sguardini di sufficienza di amici e familiari.

Il cambiamento nel movimento è stato lento e lungo, ed è forse iniziato da prima della morte di don Giussani. C'è stata una costante crescita di autoimpegnati e di professoroni da salotto (per l'appunto, cielloti e giussanologi), entrambi dalla pancia piena, che per qualche misterioso motivo hanno confuso l'ubbidienza con l'esecuzione di ordini, l'ossequio alla gerarchia ecclesiale con l'adulazione, la passione per la società civile con l'applauso automatico a politici e imprenditori, l'impegnarsi di cuore con un mini-volontarismo ossessionato dal misurare i propri successi… Ed è tutta gente teoricamente d'accordissimo che c'è una grossa differenza tra uno che attinge con entusiasmo ai testi di don Giussani e uno che ripete la Predica Ciellina™ omnicomprensiva di pause, turpiloquio, sospiri, espressioni preconfezionate e finale prevedibile.[4]

Il movimento sta andando lentamente incontro alla peggior sorte che gli si poteva augurare: quella della decrescita felice, dove "felice" va inteso in senso di beota.[5]


1) Bei tempi quelli in cui s'andava al Meeting per apprendere, in cui c'era ressa perfino per riuscire ad entrare ad un incontro contro l'aborto, tempi in cui gli applausi agli invitati erano commisurati all'intelligenza delle affermazioni. Ma da qualche tempo i vertici del movimento sono stati espropriati da giussanologi e cielloti, e la linea di Giussani è stata sostituita da un fumoso carronismo costantemente plaudente.

2) Per esempio, ha un che di spettacolare - in senso grottesco - ciò che il movimento è riuscito a dire e a non dire riguardo al Covid-19.

3) Abbiamo a suo tempo seguito anche incontri con personaggi non esattamente limpidi, che però giungevano al Meeting convinti di dover convincere, convinti di avere una platea a cui per strappare applausi occorre guadagnarseli. Ironia della sorte, in tv dicevano che il Meeting era la passerella di politici e imprenditori. Oggi invece arrivano convinti di avere l'applauso garantito e la comoda intervista leccapiedi. Proprio come ci dipingeva la tv all'epoca.

4) Per fortuna i carroniani son più facili da riconoscere, visto che sono perfettamente allineati al capo.

5) Il cringe che costella i gruppi Whatsapp ciellini è da tempo palpabile.

mercoledì 19 agosto 2020

Materialmente poveri

Ricordo un racconto dove il giovane protagonista incontra un uomo misterioso che lungo dieci anni lo educa e lo porta al successo nella vita. L'uomo misterioso è in realtà lui stesso proveniente dal futuro, ed è il motivo per cui il giovane riconosceva tanto facilmente l'affinità con lui, ed è anche il motivo per cui costui sa già quali scelte sbagliate farà, quali sprechi e quali illusioni seguiranno.[1]

Ma per stavolta l'aspetto della storia che mi ha colpito non è la rappresentazione della fortuna di avere un adulto da seguire, in cui riporre fiducia, e da cui apprendere.[2] Quello che mi ha colpito è che per garantire il successo del ragazzo viene descritto come indispensabile un fiume di soldi. Stabilito un solido rapporto di fiducia con un adulto (evento statisticamente improbabile), partendo da una buona condizione familiare e sociale (il giovane non aveva problemi economici, né mancavano adulti da seguire), fin dalle scene iniziali l'uomo misterioso ha bisogno di estrarre denaro da qua e là e di spenderlo con discrezione per costruire e consolidare il "nido" in cui far fruttare i talenti del giovane, cioè di sé stesso. Col caldo che fa, vuoi metterti a studiare senza accendere il climatizzatore?[3] Ti illudi che quella moda durerà più di un paio d'anni? Devi marcar presenza lì perché a suo tempo si ricorderanno di te…

La missione dell'uomo misterioso è in realtà la funzione di padre (la letteratura moderna è curiosamente orbitante sul tema del supplire all'assenza del padre). L'educazione non consiste nel riempire un secchio, ma nell'accendere un fuoco (e di conseguenza, scegliere oculatamente i materiali con cui accenderlo, la posizione in cui accenderlo…). È una missione difficile, bisognosa di tempo, soldi e dedizione. In mancanza di almeno uno di questi tre fattori[4] il risultato sarà meno che ottimale (ferma restando l'inclinazione al peccato del singolo: dopotutto non siamo macchine da programmare).

Mi tornano in mente tre compagni di liceo. Il Chad della classe, l'obeso, l'intellettuale. Tutti e tre caratterizzati da famiglia ricca, grande casa, stanza personale, e larga collezione di "giocattoli seri" a cominciare dal canonico pianoforte a coda. Il Chad si rovinerà con la cocaina a vent'anni, non si hanno più sue notizie. L'obeso resterà tale, ereditando un'attività imprenditoriale già avviata e collaudata, cioè una rendita. L'intellettuale invece l'ha sfangata avviando una carriera presso una grossa azienda (un altro, suo simile ma con meno soldi e meno conoscenze, si ritroverà invece a tentar mille mestieri prima di arrendersi a fare l'impiegato precario). Ci vuole un padre, sì, ad accendere il fuoco, ma ci vogliono anche circostanze favorevoli. Il sottoscritto, essendo nato povero, è rimasto povero,[5] sia pure con notevoli risultati rispetto alla magra disponibilità di risorse lungo tutta una vita. Studiare col cappotto, d'inverno, o prima dell'alba, d'estate ,perché non c'era il climatizzatore. Appassionarsi alla musica classica senza aver mai avuto uno strumento musicale in casa. Costruirsi con pazienza il proprio arsenale (libri e strumenti di lavoro, scelti con pignoleria) lungo gli anni anziché nell'arco di poche cliccate di mouse. Non riesco a invidiare quella carriera prestigiosa o il diploma di direttore d'orchestra, ma non posso fare a meno di notare come il sottoscritto sia sempre stato effettivamente fuori da quei giochi - forse la stessa cosa che direbbe l'obeso del Chad a proposito di ragazze.[6]

La società del "produci-consuma-crepa" ha accentuato quei requisiti. Un adulto è condizione necessaria, ma - a meno di miracoli - non sufficiente. Occorrono mezzi materiali. Il mecenatismo non esiste più[7] perché i nuovi ricchi bramano di assecondare qualche vizietto, non qualcosa che elevi loro lo spirito o almeno il livello culturale.[8] L'educazione, cioè ē-dūcĕre, tirar fuori il meglio di ognuno, non esiste più: si riempiono secchi, si costruisce il mito dell'uomo di successo con macchinone, stipendione, e magari casone e femminone.[9] E quindi, alla fine della fiera, l'infanzia e l'adolescenza sono solo dei vuoti da riempire con attività e oggetti[10] in attesa che il pargolo faccia le sue esperienze e si tolga finalmente dalle balle andando a farsi stritolare nel "produci-consuma-crepa".

La crescita della povertà spirituale è sostenuta dalla crescita della povertà materiale, a sua volta sostenuta dallo spreco. La barbarie avanza a grandi (sempre più grandi) passi, sostenuta dall'impoverimento materiale, in quel circolo vizioso che ha il nome di decadenza.


1) Infatti c'è un piano morale di scelte personali "giuste", adeguate alle circostanze (circostanze in cui il "giusto" è ampiamente sub-ottimale), e un piano complessivo di scelte "indovinate" - giuste o apparentemente sbagliate sul piano morale ma ultimamente vantaggiose per la vita materiale e ancor più per quella spirituale a causa di bizzarre circostanze. È per questo motivo che di fronte al mondo occorre anzitutto il disincanto, occorre aver buona memoria (affinché gli errori passati non solo non vengano ripetuti in futuro ma siano sempre di lezione per il presente), e che per sostenere la vita morale occorre con urgenza una buona vita di fede (il solo "ingrediente" che può darvi senso non pateticamente kantiano). La claque ciellina che ieri ha tanto applaudito Draghi è uno di quei casi cringe che mi fanno sentir fiero di essere rimasto a casa anche per questo Meeting di Rimini. "Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza" disse colui che impose la deflazione salariale all'Italia. Ma i neo-ciellini, diversamente dai ciellini della vecchia guardia, hanno la memoria corta e l'applauso facile. Carità uguale galateo, no?

2) La presenza dell'adulto è necessaria perché il buonsenso non si può comprare - ed è il motivo per cui esistono tanti figli degeneri di riccastri che si sono illusi di comprarlo assumendo il più titolato tutor sul mercato.

3) Viviamo in una società di poveracci. Un mio compagno di classe poteva permettersi di studiare piano perché oltre al climatizzatore aveva anche un'ampia stanza libera per il pianoforte (strumento musicale notoriamente non alla portata del ceto medio-basso) in una villa isolata (niente vicinato, niente ore di silenzio da rispettare).

4) In una società a misura d'uomo, il padre riesce ad essere presente ed anche con un minimo sindacale di risorse da investire sui figli. In una società schiavista, è già tanto che il padre riesca a spanarsi il sedere per garantire la sussistenza e a non far tracimare sulla famiglia lo stress accumulato.

5) Leggo che a Firenze, dai tempi di Dante ad oggi, c'è in tutto una dozzina di famiglie (diciamo casati) che si è sempre trasmessa le grosse proprietà nonostante la frequenza di figliuoli prodighi. Nel senso che lungo i secoli i ricchi son rimasti ricchi, i poveri e il ceto medio hanno al massimo avuto qualche vicendevole scambio di posizioni.

6) Quando vivi di rendita trovi automaticamente moglie, ma per tutta la vita - o fino allo statisticamente probabile divorzio - ti resterà il dubbio sui suoi veri sentimenti per te.

7) Un cinese compra una grossa villa nel nord Italia. Durante i lavori affiora un pavimento mosaicato di origine romana. Il cinese, con la sua mentalità secondo cui "ciò che è antico è vecchio", comanda di coprirlo a secchiate di malta, e gli operai desolatamente eseguono. Questa mentalità da barbari senza storia è anche qui. La mammetta spende fior di quattrini per la collezione di Pokemon al bimbetto viziato. Poco più di un anno dopo il bimbetto, ormai dodicenne, ha già dimenticato i Pokemon. La mammetta gli chiede, timorosa, se ci gioca ancora. "No". Allora li butto via? "Ma sì". Mai giocati, solo lì un anno e mezzo a prendere polvere. La mammetta si giustifica con me: sai, ho assecondato un suo desiderio, e poi quando non desiderava più ho fatto pulizie, almeno non gli resta il trauma di non aver avuto da piccolo ciò che desiderava. I nuovi barbari verticali - tra cui i cinesi naturalizzati italiani, e i giovani italiani figli di italiani - crescono nell'abbondanza degli sfizi, nel disprezzo del passato, e nella carenza di un padre, di un adulto da seguire, di una passione da ereditare (da non confondersi con la moda del momento dei compagni di classe).

8) Scenetta tipica. Impari il giapponese? Allora hai la yellow fever, sei un weaboo. Ma come, sei uscito con una cicciona? Allora non hai più la yellow fever? Ma allora perché sprechi tempo ad imparare qualcosa che non è strumentale ad assecondare gli istinti più belluini? Ti piace perdere tempo? Impari il turco, il russo, il greco antico? Ma se non serve a niente! Forse il russo può servirti a rimorchiare qualche ragazza, ma dove le vedi tutte 'ste russe in questa landa brulla e desolata?

9) Merce cinese, femminone di seconda mano e assurdamente propense al divorzio, remunerazioni "grosse" per modo di dire e comunque tali solo finché non arriva la Guardia di Finanza, più il sostanziale e irrecuperabile blocco degli ascensori sociali… Decadentismo terminale di fine Impero.

10) I bambini vengono diseducati con eccesso di gratificazioni e scarsità di punizioni. Questo aberrante sbilanciamento li rende drogati di stimoli. Non riescono ad appassionarsi perché anche lo stimolo più accattivante ed intelligente è percepito sullo stesso piano di tutti gli altri. Il loro perdere spropositate ore su Brawlhalla, Roblox e cagate che fra pochi anni nessuno ricorderà più è dovuto non ad un appassionarsi, ma all'animalesco istinto di conformarsi al branco.

martedì 18 agosto 2020

Personaggi e persone

Sversare online le piccole cose belle (e meno belle) che vivevo o di cui venivo a conoscenza era passato da piacevole diversivo a valvola di sfogo. Parlare ad una platea immaginaria è sterile, ma scrivere un blog - con una platea non immaginaria, ma distante nello spazio e talvolta anche nel tempo - fa effettivamente crescere, anche se trattata solo come valvola di sfogo. Mettere in ordine le parole significa far spazio nella testa. Come a casa, mettere ordine significa talvolta occupare più spazio ma anche possedere di più le cose appena riordinate.[1]

Una delle domande più fastidiose ricevute in diverse occasioni in questi anni di blog è "chi sei?". A leggere Tolstoj non viene una simile domanda. Nemmeno a leggere l'autobiografia scientifica di Einstein. O di Woody Allen. Di loro sappiamo già quel che ci interessa sapere, di loro possiamo aggiungere conoscenza culturale, ma nulla di umano.[2] Invece, quando mi chiedono chi sono, è perché sono vivo. Sono vivo come Woody Allen, ma non sono un prodotto. Quando Allen scrive di sé sta pensandoti come cliente, non come amico. Lui (o meglio, il suo ghostwriter) sta calibrando le parole in funzione del successo di pubblico e critica, non in funzione di ciò che ritiene vero per sé e per gli altri. Ed anche a me è capitato di conoscere qualcuno solo on-line, e di ritenere entusiasmante - sebbene quasi sempre irrealizzabile - il conoscerli anche di persona.[3]

Come costoro anch'io sono allergico al far sapere chi sono.[4] La mia persona e il mio nome non aggiungono nulla a ciò che ho scritto qua e là nell'internet, potrebbero al massimo meravigliare - e non molto in positivo - i miei amici.[5] È come quando desiderano ascoltare il personaggio ma non la persona e si illudono che la persona completerebbe in grande stile il personaggio.[6]

In un consesso on-line, tempo fa, sono stato sgamato. Più volte, visto che mi iscrivevo con nuovi nomi, cambiavo stile di scrittura e argomenti preferiti, cambiavo posizioni politiche, ma su certi punti - quelli che toccano il profondo della mia fede - non riuscivo proprio a fingere. Fui sgamato da uno di quei soggetti che fanno dell'odio una ragione di vita, uno di quelli che a prima vista sembrano civili ma che a conoscerlo a poco a poco scopri che vivono per odiare, ossessionati dal "chi devo odiare oggi" ma in maniera elegante e forbita, con un'attenzione maniacale ai particolari e una suscettibilità da strumenti di precisione. Mi sgamò per un paio di battutine insignificanti, un blando beffarsi di un paio dei suoi più rinomati idoli. Non sapevo che sarei stato un Fantozzi che facendo il tiro al piattello fa esplodere una nave con una fucilata, contavo - come sempre - sul fatto che non tutti leggono tra le righe, non tutti stanno ad analizzare ogni tua mossa, non tutti scavano nei tuoi interventi passati a cercare il pelo nell'uovo. Contavo insomma sulla distrazione conseguente al "c'è troppo da leggere oggi".[7]

Ho detto sgamato perché il soggetto ha capito bene che avevo cambiato nom de plume più volte e che stavo per cambiare di nuovo.[8] Mai sottovalutare lo zelo di chi ha le fiamme infernali che gli sprizzano dagli occhi e dalle orecchie, specialmente se una battutina, in modo involontario, centra perfettamente il bersaglio con effetti più devastanti del gridare che il re è nudo. Mi toccò dunque abbandonare per un bel pezzo quello spazio on-line, immaginando - magra consolazione - il rosicamento del soggetto che probabilmente avrebbe voluto suonarmele per bene (e alquanto a lungo, e senza freno alla crudeltà) e magari anche offrirmi una birra a mo' di onore delle armi per essere stato tra i pochi a farlo infuriare così tanto. Se sapesse che abitiamo a neanche quindici chilometri di distanza in questa landa brulla e desolata e che forse abbiamo anche un parente comune…

Insomma, ci sono almeno due buone categorie di motivi per conservare il proprio flebile anonimato nell'internet. Non me ne vogliano coloro a cui ho risposto senza firmarmi col nome. Le persone passano, i personaggi rischiano di sopravvivere loro.


1) Dovendo in queste settimane affrontare l'hoarding altrui con più calma di uno scacchista, di spazi apparentemente persi ma riconquistati ne so qualcosa.

2) Salvo clamorosi successi ciellini nelle mostre dei Meeting degli anni passati, con notevole dispendio di risorse mentali e qualche colpetto di fortuna.

3) Roberto - uno di questi - è muto da un mese, temo seriamente per motivi di salute.

4) Inutile tirarmi sardoni, non risponderò. Ho una pagina blog che lo spiega, programmata in pubblicazione fra un annetto, scadenza che ogni tanto prorogo. Così, quando non sarò più in grado di scrivere qui, comparirà la pagina conclusiva.

5) C'è anche il fatto che le pagine di questo blog restano come "bozza" per molto tempo - alcune sono ferme da parecchi anni perché non mi convincono, non trovo un finale, o le trovo ancora carenti - prima di venir pubblicate. Non ho alcuna fretta. Del resto non posso permettermi di aggiungere correzioni e rincorrere i lettori per dire: ehi, ho corretto la svista, ho aggiustato la forma, torneresti a rileggere la pagina?

6) Ho già braggato riguardo un caso vagamente attinente.

7) In questa triste epoca di youtuber è diventato impossibile. È un prezzo altissimo, quello pagato dai fanatici dell'esprimersi in video (cioè dai pigroni che preferiscono fare un video di quattro minuti invece di scrivere una pagina blog di due righe): il non poter cambiare personaggio e il dover sperare che il proprio cringe finisca tutto nell'oblìo nel momento della cancellazione del canale. Vale anche per tiktok e affini.

8) Per rendere più difficile il compito ai miei inseguitori, imparavo dagli altri. Facevo mie espressioni altrui - gergali, idiomatiche, politiche, fissazioni, risposte già date a quesiti a cui intendevo rispondere io - in onore del volkoffiano "non ti darò informazioni false ma consentirò che me le rubi".

venerdì 31 luglio 2020

E ti prolungano pure lo stato di emergenza

La cosa più spaventosa di questa pandemia è la velocità con cui le masse[1] (e ancor prima i capi in alto loco, da quelli religiosi a quelli civili) si sono adeguate ai dettami televisivi.[2] È stato un risultato eccellente dal punto di vista del terrorismo mediatico. È stata la dimostrazione che si può costruire efficacemente una dittatura ottenendo la collaborazione della popolazione[3] bramosa di farsi mettere catene, guinzaglio e cappio.

Quel virus tanto tanto pericoloso si è rivelato letale quanto una tipica influenza stagionale.[4] Ogni anno in Italia muoiono 1500 persone per incidenti stradali, 4000-5000 di suicidio, 13.000 di polmonite, 18.000 di influenza stagionale, 31.000 di problematiche del sistema nervoso, 53.000 del sistema respiratorio, 81.000 di aborto procurato, 180.000 di tumori, 240.000 per problemi cardiaci, a fronte alle 35.000 vittime "del Covid (o col Covid)". Ma quando l'opinione autorizzata è solo quella dettata dai media, per quanto irragionevole, il dato della realtà viene volontariamente ignorato,[5] il passato - anche recente - viene subito dimenticato, vige implacabile La Paura Del Giorno (detta anche Notizie di Oggi), come un branco di lemmings volenterosi ci si lascia guidare (anzi, si chiede imperiosamente di farsi guidare) dagli Spaventi Ufficiali ufficialmente spaventosi.

Spazzato via il dato della realtà, resta solo l'invincibile brama di apparire come Cittadino Modello™ approvabile dai telegiornali (cioè dalla società schiava del sacro notiziario). Quando fa la spesa il sottoscritto indossa la mascherina (cioè il costume di scena obbligatorio, la novella coccarda rivoluzionaria tricolore) solo perché si rende conto che sono tutti così televisionati che il non indossarla implicherebbe tutto un drama e una commotion, come dicono gli americani, o una inutile e fastidiosissima caciara, come dicono gli italiani.[6] Ci adeguiamo, pur senza credere al Super Mega Imminente Pericolo, alla nuova morale obbligatoria imposta al popolo.[7] Quando ti tocca assecondare le masse su una convenzione di cui le stesse masse farebbero volentieri a meno, è il segno vincente della nuova dittatura.[8] Quando in pochi mesi la libera opinione diventa reato sociale o addirittura penale, capisci che vivi in una dittatura molto più cruenta di quelle ufficiali descritte nei libri di storia.[9]

Il Cittadino Modello™ è tale non perché tema "il virus", ma perché teme molto di più la morte sociale, teme di sembrare un Complottista© (termine con cui si definiscono i novelli untori, gli eretici che i talebani laicisti intendono sterminare), il tutto senza pensare a quanto questa pagliacciata delle mascherine comporterà danni alla salute a medio e lungo termine (tanto più che grandissima parte delle mascherine sono vecchie di settimane o mesi).

In giro non si parla d'altro che di depressioni e di psicologi, si sente sempre più gente vantarsi della propria Diagnosi Ufficiale di ("inserire un disturbo psichico a caso, specialmente se di quelli alla moda: OCD BPD ADHD…"). Faccio i miei complimenti agli autori della "pandemia" sul piano mediatico: un bombardamento a tappeto su tutta l'Italia sarebbe stato più costoso e avrebbe fatto meno danni materiali e molti meno danni psicologici.

Ci siamo dati tanto da fare per la nostra comunità e per il nostro popolo, ma di fronte a questo triste spettacolo vien da chiedersi che fine abbiano fatto quel popolo, quei legami, quei denti bianchi, quando in tempi meno indecenti, cioè sei mesi fa, ancora potevamo liberamente lamentarci dell'insulsaggine delle prediche salottiere e del bramare di farsi guidare dalla Notizia del Giorno.[10]


1) Uso di proposito il termine "masse" perché sono il risultato di una massificazione ben riuscita.

2) Mi sono sempre lamentato della droga più amata dagli italiani: il telegiornale, cioè "ehi, mi si dica di cosa devo preoccuparmi oggi". L'avevo associata solo ai salottieri dalla pancia piena… che ingenuo.

3) Si considerino ad esempio gli occhiuti kapò zelantissimi nel denunciare e ridicolizzare chiunque vedano senza mascherina (e c'è stato persino il rischio che venissero istituzionalizzati: per fortuna in Italia tante epiche decisioni finiscono rapidamente in farsa). O anche solo il tempo che dedicano, sui social, a raccontare i propri stracciamenti di vesti riguardo a coloro che non sono completamente credenti e praticanti del nuovo andazzo imposto dai media (una sorta di "pornografia per indinniati cronici", dove ognuno racconta cose che triggerano gli altri "indinniati" come lui).

4) La disonestà del voler attribuire al virus le morti in cui il virus era al massimo una concausa in una situazione clinica già grave, più la virus-fobia autoalimentatasi sui giornali, basterebbe da sola a confermarlo.

5) È una malattia che don Giussani aveva già diagnosticato 65 anni fa: gran parte de Il senso religioso - e di tutta la sua produzione successiva - batte sull'avere uno sguardo leale sulla realtà, sul non censurare la realtà, sul prendere atto della realtà, sull'adeguarsi alla realtà, sul riconoscere la realtà… A giudicare da quanto siano stati zelanti i neo-ciellini (cioè i carroniani dell'era post-Giussani) nel conformarsi alla figura del Cittadino Modello™ imposta dai telegiornali, si direbbe che è l'ennesima conferma che l'opera di don Giussani è stata da loro veramente sepolta tra le scartoffie della soffitta.

6) I novelli Desmoulins de' noantri pare quasi che l'abbiano imposta senza ricevere ordini perentori da parecchio più in alto di loro.

7) Una tassa sul quieto vivere. Il quieto vivere è la merce più tassata in assoluto.

8) Riduttivo chiamarla "dittatura terapeutica", visto quanto è pervasiva in tutti i campi, e visto quanto si accanisce contro la Chiesa e la scuola.

9) Parte del successo della dittatura è l'estremizzazione delle sfumature. È in voga, specialmente tra i 'gggiovani che vogliono sentirsi dank, deep, edgy e perspicacemente intelligenti, l'idea che chiunque nutra dubbi sulla Versione Ufficiale™ dev'essere per forza un cretino negazionista. Se hai dubbi sulla pericolosità del virus devi essere per forza un nemico della ragione, del buon senso, della società, della pace. Se credi che il virus abbia un tasso di mortalità pari a quello di un'influenza stagionale, devi essere per forza uno che nega l'esistenza del virus. Nel peggior periodo della rivoluzione francese o dello stalinismo erano tutto sommato le istituzioni il motore principale del terrore. Oggi gran parte del lavoro lo hanno fatto i don Abbondio - quelli in alto loco per primi, e giù fino al popolino bue che fino a sei mesi fa ancora aveva un briciolo di buonsenso.

10) Quello che don Giussani voleva fosse un evitare di estraniarsi dalla realtà è diventato una foga di prendere posizione sulla notizia del giorno e di mostrarsi Cittadini Modello™ in attesa di applauso da platee immaginarie. Lo è diventato in tempi non sospetti, parecchi anni fa. Un esempio fulgido è quella clamorosa castroneria di Carrón alla conclusione degli esercizi della Fraternità del 2013, quando esigette imperiosamente un applauso a Napolitano che aveva nientepopodimeno che accettato di restare in carica come presidente della repubblica per qualche altro mese.

lunedì 8 giugno 2020

Friendzone, stavolta dal lato facile

Qualche tempo fa nello svegliarmi un mattino mi accorsi di aver sognato di stare sotto mentite spoglie in una specie di Mordor, in un pubblico assembramento di strani mostri, e per non farmi scoprire mi toccava ballare come un idiota davanti ad un'orco femmina. Praticamente la descrizione di una discoteca, in realtà era il mio subconscio che interpretava correttamente la cena della sera prima.

Un vecchio amico si era rifatto vivo e aveva proposto una cena in un superbo ristorantino a qualche decina di chilometri da qui. Venne a prendermi presentandosi senza preavviso con un esemplare di orco femmina (absit iniuria verbis). A tavola mi raccontano di un loro grazioso week-end di cui fatico a cogliere i sottintesi, e delle interazioni familiari e sociali, su cui metto all'opera il vecchio talento acquisito fin dalle scuole medie - risvegliarsi dal torpore ogni tanto e combinare brillantemente qualcuna delle ultime buzz-word ostentando attenzione e interesse. All'uscita la gentile donzella vuole andare a braccetto col sottoscritto: essendo bassina, l'aggancio involontariamente all'ascella. Insomma, il contenuto del sogno non era "discoteca" ma solo l'eco della serata e della fatica del digerire le pietanze.

Come potevasi facilmente prevedere, durante il ritorno in macchina, dopo averla accompagnata a casa, l'amico mi confida che la fanciulla vorrebbe finalmente una storia seria (notare l'avverbio finalmente[1] detto a mezza voce,[2] che non poteva tacere), e che lei avrebbe visto qualcosa in me (suppongo il mio status di celibe senza manovre in corso). Nientemeno, vorrebbe "aggiustarmi" un po' - sic! Statisticamente ho bisogno di un po' di aggiustaggio perché non appena faccio "blip" in qualche radar femminile, per prima cosa decidono di cambiarmi tutta la configurazione.[3] Suppongo che la radarista di turno non sarebbe tanto allegra[4] se sul "blip" comparisse l'indicazione "occhio che anche lui potrebbe voler riconfigurarti (a cominciare magari dal peso)".[5]

A distanza di poche settimane, me ne capita un'altra. Una che che conoscendomi quasi esclusivamente da ciò che scrivo, più forse un paio di mie vecchie foto e una singola telefonata in tempi lontani, ha scoperto di provare qualcosa per me.[6] Mi aveva lanciato più di qualche segnale - segnali che per loro natura, essendo sufficientemente ambigui e non "compromettenti", puntualmente avevo ignorato (a mia discolpa posso però dire che succede sempre e ovunque così). Avevo avuto qualche avvisaglia che avevo ignorato sapendo bene che manifestazioni di affetto non sono certo rarità in campo femminile.[7] Così, un mattino presto, mi sveglio e mi accorgo che mi ha scritto chiedendomi se sono interessato a lei come un uomo è interessato a una donna.

Da adolescente semi-ribelle moderato scoprii con dolore cosa significa essere rifiutato. Inspirai una buona dose d'ossigeno per mantenere insieme le ramificazioni del sistema nervoso e risposi da uomo, accettando la sconfitta senza i sindacalismi del "ma tu mi avevi sempre fatto capire che", sorprendendomi successivamente per la dignità delle parole con cui mi accollavo persino il conto dei suoi segnali contrastanti: "se ti dicono qualcosa, rispondi che mi sono inventato tutto". Avevo scoperto, ancor prima di leggerne come situazione drammaticamente frequente, cos'era la friendzone, diventando perciò da quel momento in poi inguaribilmente diffidente nei confronti dei mixed signals e piuttosto severo riguardo all'umano difetto di ammorbidire la propria percezione della realtà a suon di sogni e sensazioni.[8]

Dunque, quel mattino presto, appena possibile, le ho telegrafato: "Risposta breve: no", riservandomi mentalmente di dare spiegazioni più tardi visto il momentaccio. Il medico pietoso fa soffrire inutilmente il paziente, per cui meglio sembrare cinico che menare il can per l'aia. Naturalmente lei non l'ha presa bene, e mi ha scaricato addosso una serie di accuse che si riassumevano in: non sei quello che speravo che fossi. Sarà stato per l'imprinting che mi ha lasciato il movimento (l'unico posto dove si seguono ideali senza legittimare sogni), l'ho percepita come una conferma di aver fatto bene.[9]

La legge marziale in vigore (attenuata ma tuttora in corso) ha impedito ulteriori sviluppi.[10] Non ha impedito, però, di far sì che il sottoscritto facesse "blip" in qualche altro radar femminile,[11] probabilmente mi toccherà friendzonare mio malgrado una terza damigella in pochi mesi.

Mi sia consentito un voletto pindarico. Qualche tempo fa un gattino randagio era davanti alla porta di casa ad aspettarmi per farmi le feste. Giocherellone e affettuoso, incurante del rischio che avrei potuto allontanarlo in modo poco gentile. Il giorno dopo era di nuovo lì, sul pianerottolo, altrettanto affettuoso e giocherellone, ne approfittai per scattargli una foto. E il giorno dopo era di nuovo lì ad aspettarmi. Mi si era affezionato senza contropartita. Ero sempre stato scettico e beffardo tutte le volte che qualche gattara mi diceva che "i gatti ti scelgono", stavolta ero stato "scelto". Gli ho allungato uno straccetto di carne avanzata, che ha mangiato facendo le fusa come un trattore a regime. Non l'ho accolto in casa perché non posso permettermelo, ma non ho più perso occasione di dargli qualche avanzo.

Da allora sono comparsi altri gatti.[12] L'odore dei residui di brodo di pollo è stato un richiamo irresistibile. Commisi il madornale errore di darne un po' per ciascuno, e qualche gatto più famelico già cercava di arraffare ciò che non gli spettava, addirittura aggredendo a zampate.[13] Da allora ho accuratamente evitato di dar da mangiare agli altri gatti, e fatto sempre la guardia al micetto "che mi ha scelto" fino all'ultima leccata alla scodellina. I gatti ingordi e quelli mafiosi, nel giro di qualche settimana, non si sono più fatti vivi. Non è che morissero di fame, eh, visto che nei giorni in cui si saziavano dal vicinato non sprecavano troppe energie per passare anche dalle mie parti.

Uno di loro che era sempre stato piuttosto sfuggente e sospettoso, si è a poco a poco trasformato in un coccolone machiavello. Le carezze sono sempre gratis, ma sei fuori tempo massimo per guadagnarti il pranzo. E dopotutto ci dev'essere più di qualche gattara nei dintorni, visto che non sembri affatto dimagrito. Se l'altro mangia e tu no, è perché l'altro quando non era garantito che avesse nulla in cambio è stato giocherellone anziché evasivo, è stato affettuoso anziché diffidente, era l'intimidito anziché il mafioso. E poi se do qualcosa a te, andrai comunque anche dalla gattara per fare il bis e il tris. Spiacente, un randagio basta e avanza - e mi basta quello che mi ha scelto pur non ricevendo niente in cambio.

Anche se detestano a morte il sentirlo accennare, le donne sono come quei gatti randagi. Opporturnismi, fusa interessate, mafia, sgomitare per salire un gradino più su, c'è chi cavalca la giostra finché non riesce ad accasarsi, e in generale non si stancano mai di controllare se il radar fa "blip".[14] Uno come me può commuoversi di fronte ad un offrirsi gratuito e senza certezze, ma resta indifferente - se non diffidente - di fronte a una contrattazione (come l'orco femmina di cui sopra, che aveva "visto qualcosa in me" ma già pianificava di riconfigurarmi per bene), e non troppo convinto della sincerità delle fusa di chi evidentemente cerca di scroccare un pasto gratis.[15]


1) Come scriveva un amico, «praticamente tutti i consigli normie su come approcciare le ragazze si basano "sull'essere se stessi": ma se il me stesso vuole sapere se l'hai data a mezza Casalpusterlengo, perché dovrei fingere di essere un altro al quale non interessa di essere cornuto ancor prima di nascere?».

2) Mi diverto spesso a punzecchiare questi giovincelli che credono di essere edgy perché disprezzano la "verginella" e trovano addirittura consigliabile stabilire una relazione con una "che ha esperienza" (cioè un troione). Che poi è un modo infantile di nascondere la disperata voglia di far sesso (cioè la droga di cui sono disperatamente schiavi). La "verginella", infatti, potrebbe "avere i suoi tempi", o addirittura decidere di aspettare fino al matrimonio.

3) Salvo rare eccezioni, una donna non ha altro da offrire in cambio che sesso (e manutenzione figli), servizi di casa, e compagnia. Tutte le menate sull'innamorarsi, sui "progetti insieme", eccetera, sono un sentimentalismo piuttosto passeggero (ed infatti per il sacramento del matrimonio occorre un libero impegnarsi, non un dolce infatuarsi; è un contratto a vita, non un certificato di avvenuto giretto di farfalle nello stomaco). Doveva saperlo bene il don Giussani, che non ebbe mai tempo da perdere sui sentimentalismi se non in modo canzonatorio. E no, non è un discorso di emancipazione o banalmente economico (dopotto la moglie che lavora finisce sempre per sacrificare tempo che avrebbe potuto dedicare ai figli; e mi fermo qui perché il filone è piuttosto vasto, costellato di tabù e di neo-dogmi a cui han finito per credere anche tanti cattolici), ma si viene etichettati talebani e retrogradi a farlo notare.

4) "Quando hai vent'anni ti ci vuole la mogliera": una società che procrastina tranquillamente oltre i trenta e vede il primo figlio quando già sfiora i quaranta e comincia a pensare di tirare i remi in barca, è matematicamente una società di vecchi. Vecchi che sentono l'urgenza di "finalmente" accasarsi, e di avere una bestia da compagnia, possibilmente umana. Non ci sarebbe da ridire se non fosse così frequente. Lascia sgomenti il veder quasi ovunque che il pieno del matrimonio è nei quaranta anziché nei venti.

5) Qualche giorno prima lo stesso amico mi aveva esibito il profilo Facebook di un'altra possibile riconfiguratrice che riteneva adatta ai miei gusti: "tutta casa e chiesa" (salvo poi esibirsi in bikini in spiaggia in foto "pubbliche", probabilmente con qualche sottinteso) annuncia trionfante l'autodiplomato sensale, precisando che lei viaggia solo coi pellegrinaggi parrocchiali e fa la babysitter. Poi, nell'enfasi del momento, si lascia sfuggire che "se si trucca è anche caruccia". Sfodero fulmineo il deprecabile Wilde - "il volto di un uomo è la sua autobiografia, il volto di una donna è la sua fiction" - e le grasse risate probabilmente rinviano l'inconsapevole poveretta al prossimo Buon Partito che si premureranno di procurarle.

6) Sto braggando senza sosta.

7) Le manifestazioni d'affetto non sono rarità nemmeno da parte di donne che ti avevano friendzonato irrevocabilmente nel momento esatto in cui si erano accorte della tua esistenza, senza possibilità di appello.

8) Che è pure uno dei principali motivi per cui la tomistica insistenza del movimento sul partire dalla realtà mi trovò sempre così entusiasta.

9) Magari lei minaccerà di abbandonare anche la Chiesa, senza rendersi conto che ciò implicherebbe che se io avessi corrisposto ai suoi sentimenti la sua fede sarebbe stata una finzione intesa a tenermi buono.

10) C'è stato un periodo in cui il mio blog era salito in vetta alle ricerche per una paginetta intitolata "innamorarsi di una persona sposata" in cui riflettevo sul caso di persone di mia conoscenza che in nome di un'infatuazione hanno scatenato inutili pasticciacci. Viste le keyword con cui veniva raggiunta la pagina fui costretto a toglierla: le ricerche erano tutte autogiustificatorie.

11) La solitudine è una brutta bestia, beato chi può desiderarla.

12) Sembravano più presenti quando il vicino cucinava carne alla griglia.

13) "Siccome qui si mangia, allora è mio territorio!".

14) A costo di urtare qualche sensibilità, devo ricordare le tre droghe irresistibili per la donna: ricevere attenzioni, sentirsi "validata", e ovviamente i soldi. Il "buon partito" sta bene a soldi, ti circonda di attenzioni e ti convalida ogni volta che ne hai voglia. Ovviamente c'è sempre un "partito" migliore del tuo a fare "blip" sul radar, e quando sarà diventato troppo oneroso fare monkey-branching esternerai la solita pioggia di micro-veleni addosso a quello che era "buon" partito.

15) Al gattino randagio è andata bene, a me da giovane non andò bene - e non è andata bene nemmeno alla lettrice dei miei scritti, che si è trovata friendzonata non per il suo valore "economico" e sociale, non per il suo aspetto fisico, non per la sua storia, ma perché non aveva ancora scoperto che il sottoscritto ha ancora una missione da compiere.