venerdì 25 settembre 2026

Frattaglie - 35

Il tipico degrado morale femminile inizia finalmente a scontrarsi col clima autunnale. Parafrasando il don Giussani, andrebbe chiesto alle esche sessuali volontarie: “se non ci trovate nulla di male, continuate pure ad abbigliarvi così”, mentre le si guarda viscidamente con piglio da lercio vecchio bavoso (visto che essendo consce del senso della loro volontaria esibizione, considerano istintivamente una perdita di valore l'essere guardate dal maschio “sbagliato”, anche quando fingessero che non gliene importa gran che). Ma ormai non funziona più neppure questo. Non basta più chiedere ragione della percepita necessità a presentarsi così, non basta più trattarle esattamente come il loro dress code richiede: non basta più la ragionevolezza e nemmeno il fare appello all'istinto di autoconservazione. Spade verranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate, mitragliatrici verranno puntate per dimostrare che a vestirsi da troiona si veicola il messaggio “sono una troiona”.

Proporrò all'amico informatico di realizzare un generatore di dibattito ecclesiale: l'intelligenza artificiale provvederà a realizzare pagine blog per lamentarsi dell'andazzo della gerarchia, farcendo le pagine di citazioni bibliche e del catechismo indipendentemente dalla rilevanza, più il contorno di sospiri e di citazioni, ed un quadro comandi con delle rotelle per aumentare o diminuire le percentuali di rassegnazione e di combattività, il tono speranzoso o professorale, gli aneddoti (inventati ma realistici) e magari pure le vignette in tema. Magari anche la rotella “la Cielle”, per usare livelli superiori di gergo ciellino e dotte citazioni di don Giussani e successori. Oggi, mentre ai piani alti (da “parroco” in su) se ne strafregano delle nostre esigenze (dottrina e sacramenti) e si concentrano su delle imbecillità che non migliorano la vita di fede (sinodalità, immigroni…), noialtri sui social non possiamo far altro che le mosche cocchiere o le formiche imbarcate senza biglietto, in entrambi i casi contente che la barca di Pietro non sia ancora affondata (ma non per questo meno allarmate).

Quella volta che reagii poco caritatevolmente fu perché di fronte a un problema oggettivo mi venne consigliata come soluzione un “ma non puoi sopportare un po'?” Magari l'intenzione era buona ma… saperla comunicare per intero è fondamentale (ed è per questo che si dice che il silenzio è d'oro). Anche a costo di concentrare nelle prime parole tutto ciò che hai da dire, perché magari un attimo dopo ti manca il fiato per completare la frase o il rumore del traffico (o qualsiasi altra distrazione) te la copre. Tutto affinché quell'infame “ma non puoi sopportare un po'?” diventi un “pazienta ancora perché x,y,z”.

Poi c'è quella canzone briosa e orecchiabile ma il testo parla di un cretino che si è innamorato di una donna sposata che lo stuzzica ma lo tiene a distanza. E lui anziché voltar pagina continua a crogiolarsi nella sofferenza (perché magari è proprio questo ciò che pensa che dia sapore alla vita). Immagino i madrelingua inglese che a furia di udirla recepiscano i sottintesi libertini e volgarmente romanticheggianti: l'industria moderna dell'entertainment ha come ossessione quella di sdoganare il degrado e l'autodistruzione. La musica pop è bastata da sola a riprogrammare la morale dell'intero occidente, giusto in tempo per l'avvento di un male peggiore (cinema e tv), mentre l'epoca di internet e dei pornazzi a diffusione capillare si stava già attrezzando. Se stiamo affondando più lentamente è perché capiamo poco l'inglese.

Più mi è stato indigesto andare ai funerali e più me ne capitano di inevitabili. Presenzierò al prossimo per meri motivi “politici”. Andrò di proposito in ritardo per restare in fondo alla chiesa. Eseguirò il solito cerimoniale di condoglianze e di saluti, e al momento strategico prenderò irrevocabilmente la via del ritorno a casa. Dopo aver attraversato la strada davanti al sagrato riassaporerò finalmente la pace e la libertà. Che tristezza i tempi in cui andare a una Messa è diventato poco meno che insopportabile. Che tristezza le esequie dove si dà per scontato che il defunto è già in paradiso.

Viaggiare su bus e treni per anni interi sulla stessa tratta ti fa in qualche modo affezionare al territorio. Queste lande brulle e desolate offrono come spettacolo un mucchio di fabbricati e terreni abbandonati (o ai limiti dell'abbandono). Quelle vie del paesetto costellate di negozietti in cui non sei mai entrato (e che magari non esistono più). Quelle abitazioni isolate, che ti ricordi di aver visto illuminate qualche inverno fa, ed ora sembrano abbandonate. Quei cartelli stradali malmessi da mezzo secolo. Quelle strade composte ormai da rappezzi a vario livello di sbiaditura. Quegli aggeggi nelle stazioni, installati in seguito a chissà qualche appalto complicato vagliato da impiegati pignoli con gli occhialetti a metà naso, aggeggi che a memoria d'uomo non hanno mai funzionato.

L'abito della domenica: me l'ero sempre spiegato con la povertà, e invece aveva un altro senso. Il senso di presentare al Signore il meglio di sé stessi. Andare a Messa in jeans, in tuta da lavoro o addirittura in bermuda dovrebbe essere vietato.

Personaggio principale 1 che prima, durante e dopo le sparatorie manifesta sangue freddo, nei momenti di calma si comporta da adolescema isterica. Personaggio principale 2 che per stavolta han deciso che non deve salire sul palcoscenico. Personaggio principale 3 che sta per commettere un grave errore (pronti a rullar tamburi!) ma l'intera scena è un riempitivo che a tagliarlo via il film non perderebbe nulla di valore. Certe volte mi chiedo perché gli sceneggiatori debbano ubriacarsi per bene prima di scrivere una trama. Non sanno raccontare e devono tassativamente inserire delle robacce nella trama. Ma soprattutto fatico a capire la gente che paga per guardare fiction mal recitate, dalla trama estremamente banale, farcite di luoghi comuni obbligatori… proprio come profetizzato dall'orwelliana “macchina generatrice di romanzi”, oggi finalmente divenuta realtà grazie all'intelligenza artificiale.

Fra le parole che mi fanno irresistibilmente ridere c'è “manzo”, utilizzata per descrivere il tipico palestrato. Un manzo, infatti, è utile solo da affettare e cucinare. Ed è tipicamente castrato.

Avevamo bisogno di santi ed eroi, e invece ci siamo beccati scoglionati depressi, schiavi frenetici ma perennemente stanchi, ed eroi disegnati su uno schermo che vincevano sempre e con la musichetta di circostanza. Ogni anno (a volte anche più spesso) nuovi eroi e nuove musichette. È da decenni che il cinema non ha più niente da raccontare. L'eroe che nel primo film salva il mondo, nel secondo lo ri-salva, nel terzo si fidanza (cioè tre quarti del film parlano di lei), nel quarto filosofeggia (come dopo aver bevuto tre birre e anziché allegria ha la depressione), nel quinto cerca (e un pochino trova) sé stesso, nel sesto vorrete mica fargli salvare l'universo?